{"id":91038,"date":"2010-06-04T09:54:17","date_gmt":"2010-06-04T07:54:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=91038"},"modified":"2010-06-04T16:18:14","modified_gmt":"2010-06-04T14:18:14","slug":"reportage-da-via-becchignolo-due-anni-di-stranezze-nel-cantiere-discusso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2010\/06\/reportage-da-via-becchignolo-due-anni-di-stranezze-nel-cantiere-discusso\/","title":{"rendered":"Reportage da via Becchignolo: due anni di &#8220;stranezze&#8221; nel cantiere discusso"},"content":{"rendered":"<p><strong>Finalborgo<\/strong>. Una sequenza di scatti che immortala il grosso uncino di una gru \u2013 una \u201cpinza\u201d, come viene chiamata dagli addetti ai lavori \u2013 che, senza tanti\u00a0 complimenti, strappa letteralmente via la parte centrale del tetto di una casa. Poi tegole\u00a0 che cadono disordinatamente, tra polvere e calcinacci che rendono l\u2019aria irrespirabile.\u00a0 Tutt\u2019attorno le abitazioni dei residenti di via Becchignolo, a Finalborgo, che, ogni tanto, sentono vibrare i muri dei propri appartamenti, e si chiedono se questo sia un \u201cnormale\u201d effetto collaterale della demolizione.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_780\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_780\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">L\u2019obiettivo della macchina fotografica si sofferma poi sull\u2019utilizzo, da parte degli operai del cantiere, di grossi tiranti che vanno a perforare il terreno sottostante le case \u2013 ovviamente abitate \u2013 a circa 8 metri di profondit\u00e0. Troppo pochi per non avvertire ogni tanto una sensazione di \u201ctremol\u00eco\u201d e per non domandarsi se si tratti di un'\u201dinvasione domiciliare\u201d non autorizzata. In effetti lo \u00e8. Secondo quanto dice il Codice Civile, quando si \u00e8 proprietari di un\u2019abitazione, si pu\u00f2 disporre infatti anche della parte \u201cinterrata\u201d, almeno fino a \u00a0una certa profondit\u00e0, magari per costruirci un giorno dei box. Ora l\u00e0 sotto ci sono per\u00f2 dei grossi \u201cfili\u201d metallici (in una foto sono evidenziati con un cerchio rosso), imposti dai lavori di un cantiere che i residenti di via Becchignolo hanno\u00a0 messo sotto esame anno dopo anno, e \u201cclic\u201d dopo \u201cclic\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 come se molti di loro si aspettassero che\u00a0 prima o poi qualcosa sarebbe accaduto. O meglio, \u201ccaduto\u201d, come \u00e8 successo per la parte di collina che il 4 maggio scorso \u00e8 venuta gi\u00f9 portando allo sgombero di 4 famiglie (una sola residente fissa in via Becchignolo, e gi\u00e0 tornata a casa). Una frana che, secondo chi vive qui, \u00e8 stata quantomeno \u201csollecitata\u201d dai lavori del cantiere immortalato nelle foto: \u201clavori dozzinali \u2013 dicono \u2013 e condotti \u2018al risparmio'\u201d, come dimostrerebbero gli scatti che ci sono stati proposti.<\/p>\n<p>Via Becchignolo \u00e8 interessata da due anni dalle operazioni di demolizione dell\u2019ex conceria di Finalborgo\u00a0 che verr\u00e0 trasformata in abitazioni e attivit\u00e0 commerciali. I cittadini che abitano qui hanno subito in tutto questo periodo una serie di snervanti disagi che imputano ad una presunta disorganizzazione dell\u2019impresa del cantiere che ha chiuso le strade di accesso alle loro case (costringendoli a \u201ccircumnavigazioni\u201d chilometriche, magari con spesa e carrozzine al seguito) e portato avanti operazioni \u201ca singhiozzo\u201d e negli orari pi\u00f9 improbabili. Il tutto, racconta chi vive qui, nel completo disinteresse delle istituzioni. A nulla \u00e8 servita la petizione del 17 novembre 2008 con la quale, vista la lentezza dei lavori, una trentina di cittadini chiedeva la riapertura delle vie di accesso alle loro case (poi in parte concessa, ma solo per il weekend) cos\u00ec come ora paiono inascoltate tante altre richieste. Prima fra tutte: quella di vedere l\u2019elaborato del progetto dell\u2019ex conceria, per verificare eventuali errori o mancanze. \u201cAd esempio, abbiamo voluto sapere se la ditta che ha portato avanti i lavori avesse pagato il suolo pubblico, dal momento che ognuno di noi, se solo osasse mettere una transenna in una strada, dovrebbe provvedere in tal senso \u2013 raccontano qui -. Alla fine abbiamo scoperto che, nonostante non fosse stato pagato un centesimo, siamo stati obbligati a subire le loro snervanti limitazioni. E ora, improvvisamente, esiste un contenzioso tra la ditta in questione e il Comune per il pagamento di circa 80mila euro. Un ritardo quantomeno singolare\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come \u201csingolari\u201d sono le fotografie che, mese dopo mese, alcuni hanno scattato dalle loro finestre. Tra gli abitanti del quartiere di via Becchignolo ci sono anche \u201caddetti ai lavori\u201d che sanno riconoscere un lavoro fatto bene da uno approssimativo. E cos\u00ec veniamo a sapere che utilizzare un martello pneumatico per le demolizioni, per quanto lecito, non sia la soluzione ideale per una zona abitata, proprio per le sollecitazioni che esso provoca al terreno. E\u2019 per questo che, in casi simili, di solito si usano malte espansive, decisamente pi\u00f9 \u201csoft\u201d e senza \u201ceffetto terremoto\u201d. Certo, sono costose, ma decisamente pi\u00f9 sicure.<\/p>\n<p>E nemmeno l\u2019utilizzo di una pinza che \u201cstrappa\u201d i tetti delle case sarebbe raccomandabile dal momento che tegole e massi cadrebbero in modo incontrollato, col rischio di ferire magari qualcuno. Se poi quel qualcuno \u00e8 un operaio che lavora senza caschetto (cos\u00ec come ogni tanto accadeva ed \u00e8 verificabile da alcuni scatti) il rischio diventa pi\u00f9 concreto.<\/p>\n<p>Per non parlare della pericolosit\u00e0 di un cantiere come questo che spesso stava per lunghi periodi in stato di abbandono e veniva \u201cadottato\u201d dai bambini come luogo per i loro giochi, tra buche insidiose e pezzi di metallo altrettando pericolosi. A poco servivano le basse transenne poste a delimitare la zona: scavalcare era facile anche per ragazzini come questi, immortalati mentre corrono tra i massi e impugnano tubi arancioni.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come molti non si spiegano come mai nessuno si accorgesse dello stato precario del muraglione sottostante le case, quello che il 4 maggio \u00e8 parzialmente crollato. Le foto che lo ritraggono in uno stato decandente sono datate giugno 2009. Bisogna aspettare il gennaio 2010 perch\u00e8 la ditta provveda a rinforzarne una parte con una rete elettrosaldata e ricoperta col cemento, come si vede in una delle immagini che vi mostriamo. Un altro lavoro dozzinale e insufficiente, secondo i residenti, a scongiurare la frana.<\/p>\n<p>\u201cOggi, a distanza di un mese dallo smottamento, tutti i ponteggi sono stati tolti \u2013 precisa uno dei \u201cfotografi improvvisati\u201d \u2013 il cantiere \u00e8 stato in parte sistemato e pare che stiano per costruire una passerella per farci accedere alle case. Questo, per\u00f2, non ci ripaga di due anni di disagi enormi nell\u2019indifferenza delle istituzioni. Il nostro reportage \u2018fai da te\u2019 dimostra che l\u2019organizzazione in quel cantiere lasciava quantomeno a desiderare, che alcuni errori tecnici sono stati commessi, che la sicurezza era in alcuni casi un optional e che se i lavori fossero stati condotti con maggiore attenzione e con gli strumenti giusti magari la frana non si sarebbe verificata. Capiamo che ogni ditta abbia un budget da rispettare ma risparmiare sulla nostra incolumit\u00e0 mi sembra inaccettabile. Noi pensiamo che sia successo questo. Che il comportamento di chi ha condotti i lavori sia stato arrogante e che le istituzioni siano state scandalosamente assenti\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finalborgo. Una sequenza di scatti che immortala il grosso uncino di una gru \u2013 una \u201cpinza\u201d, come viene chiamata dagli addetti ai lavori \u2013 che, senza tanti\u00a0 complimenti, strappa letteralmente via la parte centrale del tetto di una casa. 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