{"id":87751,"date":"2010-04-26T08:50:50","date_gmt":"2010-04-26T06:50:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=87751"},"modified":"2010-04-26T15:06:24","modified_gmt":"2010-04-26T13:06:24","slug":"la-recessione-e-alle-spalle-intervista-alla-d-di-unicredit-alessandro-profumo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2010\/04\/la-recessione-e-alle-spalle-intervista-alla-d-di-unicredit-alessandro-profumo\/","title":{"rendered":"La recessione \u00e8 alle spalle, intervista all&#8217;A.D. di Unicredit: Alessandro Profumo"},"content":{"rendered":"<p>Intervista all\u2019amministratore delegato di UniCredit, Alessandro Profumo, che affronta numerosi temi come la situazione economica, gli enormi deficit del bilancio statale, la Grecia e i conseguenti pericoli per l\u2019euro, la regolamentazione dei mercati finanziari, la bank tax e, nella sua posizione di presidente del consiglio di sorveglianza.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_468\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_468\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_468').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_468\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\"><strong>Un anno fa i mercati finanziari toccarono il minimo storico in seguito alla crisi. Le quotazioni azionarie hanno ormai recuperato il terreno perduto ma l\u2019economia reale continua a soffrire. Abbiamo superato la crisi?<br>\n<span style=\"font-weight: normal;\">Da un punto di vista tecnico, la recessione \u00e8 finita e l\u2019economia sta facendo registrare nuovi segnali di crescita. Tuttavia, la situazione economica \u00e8 caratterizzata da fragilit\u00e0 e debolezza e necessita ancora di azioni di sostegno. Tra i principali motivi che destano la mia preoccupazione figura l\u2019elevato tasso di disoccupazione. I tassi di crescita restano troppo bassi per creare nuovi posti di lavoro. Inoltre, dobbiamo confrontarci con il problema di governi e banche centrali costretti a ridurre i programmi di stimolo senza soffocare l\u2019economia.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong>A livello globale, centinaia di miliardi di euro sono stati destinati all\u2019economia tramite pacchetti d\u2019incentivi economici. Queste misure hanno sortito l\u2019effetto desiderato o si sono rivelate soltanto un dispendio di denaro? <\/strong><br>\nLe misure adottate si sono dimostrate importanti. Non dobbiamo dimenticare che stavamo affrontando una crisi grave di dimensioni pericolose. Tuttavia, non abbiamo assistito alla fine del mondo. Non oso pensare quali conseguenze avrebbe avuto la mancata adozione di tali misure. I pacchetti d\u2019incentivi hanno contribuito al contenimento di tali conseguenze. L\u2019intervento messo in atto ha dato risultati abbastanza soddisfacenti. Tuttavia, il prezzo da pagare \u00e8 rappresentato dagli elevati deficit del bilancio statale a cui dover far fronte. Si \u00e8 verificato uno scambio tra debito privato e debito pubblico.<\/p>\n<p><strong>A causa della crisi i sistemi di controllo dei deficit sono saltati portando alcuni paesi come la Grecia sull\u2019orlo della bancarotta. A tal riguardo anche paesi come la Spagna, il Portogallo e l\u2019Italia vengono considerati casi problematici.<\/strong><br>\nLa situazione \u00e8 estremamente complessa poich\u00e9 da un lato \u00e8 necessario riportare i bilanci pubblici in equilibrio, ma dall\u2019altro le misure di risparmio economico non devono compromettere la ripresa in quanto un ritorno alla recessione dovuto alla riduzione del gettito fiscale e all\u2019aumento dei tassi di disoccupazione creerebbe nuovi costi per i governi. Dobbiamo porci fondamentalmente due domande: In primo luogo, come \u00e8 possibile impedire che una crisi di queste proporzioni possa ripetersi in futuro e, in secondo luogo, quali sono i fattori trainanti della crescita futura?<\/p>\n<p><strong> Quali potrebbero essere i fattori trainanti della crescita?<br>\n<\/strong>Esistono settori infrastrutturali su cui sarebbe opportuno investire. Inoltre, non dobbiamo naturalmente dimenticare l\u2019innovazione. A tal proposito, la demografia riveste un ruolo di cruciale\u00a0importanza. La popolazione europea \u00e8 relativamente vecchia. Pertanto, lo sviluppo demografico non rappresenta un fattore di crescita contrariamente a quanto accade in Asia o negli USA. Dobbiamo concentrare la nostra attenzione sull\u2019innovazione la cui base \u00e8 costituita da risorse umane dotate di un\u2019adeguata formazione. L\u2019attuale crescita si basa in modo eccessivo sull\u2019indebitamento e tale situazione non potr\u00e0 essere sostenuta.<\/p>\n<p><strong>Ritiene plausibile l\u2019ipotesi di un crollo dell\u2019Eurozona in seguito ai problemi di deficit come prevedono alcuni esperti? <\/strong><br>\nRitengo assolutamente di no. Al contrario: l\u2019effetto positivo creato dalla crisi \u00e8 rappresentato dall\u2019acquisita consapevolezza della necessit\u00e0 di una maggiore presenza dell\u2019Europa, non il contrario. La soluzione ai problemi pu\u00f2 essere trovata soltanto agendo di concerto e adottando misure condivise. Mi sento ottimista a tale riguardo. Subito dopo l\u2019inizio della crisi, il Presidente della Commissione Barroso ha iniziato a lavorare su regolamentazioni standard e misure coordinate con gli stati membri. Personalmente non saprei decidere sulla necessit\u00e0 di un fondo monetario europeo. Ci siamo resi conto, tuttavia, che occorre una soluzione europea comune indipendentemente dalle sue caratteristiche poich\u00e9 le misure intraprese dai singoli stati non sortiscono il risultato sperato sul mercato finanziario globalizzato. \u00c8 un tema importante. E discuterne rappresenta gi\u00e0 un fattore positivo.<\/p>\n<p><strong>Le banche vengono ritenute le principali responsabili della crisi. In questo momento \u00e8 necessario mettere a punto regolamentazioni migliori sia per i mercati finanziari che per le banche al fine di impedire un futuro crollo speculativo. Se spettasse a lei decidere, quali caratteristiche dovrebbe avere questo nuovo sistema di regolamentazioni?<br>\n<\/strong> I fattori di maggiore rilevanza del settore bancario sono costituiti dalla reputazione e dalla fiducia dei clienti. Entrambi i fattori hanno subito una battuta d\u2019arresto in seguito alla crisi. \u00c8 necessario in primo luogo ripristinare la reputazione delle banche fornendo un sistema di vigilanza migliore e credibile. Pertanto, l\u2019idea di un\u2019autorit\u00e0 di vigilanza bancaria a livello europeo rappresenta la scelta pi\u00f9 opportuna. Ritengo inoltre che l\u2019eventuale discussione sull\u2019argomento a livello di G20 possa essere positiva poich\u00e9 le nuove regolamentazioni devono trovare applicazione a livello globale. Tutte le banche devono godere delle stesse condizioni concorrenziali a livello internazionale, con la garanzia di un campo equo. Personalmente ritengo che ci\u00f2 costituisca l\u2019obiettivo pi\u00f9 importante.<\/p>\n<p><strong>Si teme che le nuove regolamentazioni saranno adeguati maggiormente ai requisiti USA rispetto ai desideri europei.\u00a0In qualit\u00e0 di presidente della Federazione bancaria europea nutre gli stessi timori?<\/strong><br>\nLe differenze tra USA ed Europa attengono prevalentemente alla materia contabile. Tramite l\u2019utilizzo dei cosiddetti meccanismi di compensazione, le banche USA sono in grado di ridurre le posizioni speculative in modo effettivo. Naturalmente, \u00e8 necessario tenere in debita considerazione tali differenze poich\u00e9, in caso contrario, si creer\u00e0 una situazione iniqua. Tale considerazione deve essere tenuta presente anche per quanto concerne il sistema di regolamentazione Basilea III.<\/p>\n<p><strong>In merito al sistema di regolamentazione Basilea III: nelle negoziazioni in materia di regolamentazioni sono presenti numerose proposte che comporterebbero un\u00a0innalzamento dei requisiti patrimoniali per le banche. Un aumento del coefficiente del capitale pari a un punto percentuale corrisponderebbe a pi\u00f9 di 100 miliardi di euro di nuovo capitale in tutta Europa. Da dove sar\u00e0 attinto tale aumento di capitale?<br>\n<\/strong> Occorre essere molto prudenti quando si affronta questo argomento. I coefficienti del capitale delle banche sono gi\u00f9 aumentati nel corso degli ultimi anni. Non credo che sia necessario disporre di un capitale maggiore, ma di un migliore sistema di vigilanza. Il semplice fatto che un aereo possa schiantarsi contro una montagna non significa necessariamente che dovremmo bandire qualsiasi attivit\u00e0 di volo ma che dovremmo migliorare il sistema di controllo del traffico aereo. Ad esempio, potremmo affermare che gli aerei non devono volare a 8.000 metri di altezza ma solo a 12.000 metri. Per conseguire tale obiettivo, in relazione alle banche, non occorre necessariamente disporre di maggiore capitale. Un punto \u00e8 evidente: se i requisiti patrimoniali vengono innalzati eccessivamente, le banche non sono in grado di concedere finanziamenti nella stessa misura influendo in tal modo negativamente sull\u2019economia. Pertanto, una decisione di questa importanza deve essere accuratamente ponderata.<\/p>\n<p><strong> Per tentare di ridurre gli enormi deficit accumulati, numerosi stati europei hanno preso in considerazione l\u2019introduzione della bank tax analizzando vari modelli. Quali tra questi modelli ritiene possa essere il pi\u00f9 adeguato?<br>\n<\/strong> Il metodo pi\u00f9 efficiente consisterebbe nella raccolta dei proventi ricavati da tale imposta in un fondo di emergenza europeo che potrebbe finanziare le future misure di emergenza per le banche in difficolt\u00e0. Tuttavia, un fondo di questo genere richiede un organismo di vigilanza bancaria efficiente e coordinato poich\u00e9 i paesi dotati di un organismo pi\u00f9 debole non devono dipendere da tale fondo. Il modello che prevede una tassazione fissa sul totale dello stato patrimoniale, tuttavia, non rappresenta una soluzione n\u00e9 adeguata n\u00e9 equa.<\/p>\n<p><strong> La discussione in Austria si \u00e8 incentrata esattamente su questo tipo di modello. Il Cancelliere Faymann ha proposto l\u2019introduzione di tale imposta.<\/strong><br>\nVa tenuto presente che Vienna \u00e8 la nostra sede principale per l\u2019Europa centrale e orientale. In caso di tassazione dei nostri asset relativi alla regione CEE in Austria, si creerebbe una situazione evidentemente iniqua. Inoltre, Bank Austria \u00e8 l\u2019unica tra le principali banche austriache a non aver richiesto gli aiuti di stato. Tuttavia, siamo fiduciosi che il governo austriaco trover\u00e0 una soluzione equa.<\/p>\n<p><strong> Se tale imposta sar\u00e0 introdotta potreste trasferire la vostra sede principale a Bratislava, a quaranta chilometri di distanza. Ritiene possa essere un\u2019opzione praticabile?<\/strong><br>\nRibadisco quanto ho gi\u00e0 espresso: la tassazione sul totale dello stato patrimoniale non sarebbe una soluzione equa. E non ritengo che il governo austriaco approver\u00e0 una regolamentazione iniqua.<\/p>\n<p><strong>Che cosa ne pensa dei risultati economici di Bank Austria e come valuta la situazione della regione CEE?<\/strong><br>\nSono molto soddisfatto. Naturalmente, esistono sempre margini di miglioramento, ma Bank Austria ha conquistato una posizione eccellente sia in Austria che in Europa orientale. La regione\u00a0CEE, in modo particolare, rappresenta un solido supporto per il nostro gruppo. Un anno fa molti osservatori preannunciarono un crollo dell\u2019Europa orientale. E cosa accadde? L\u2019Europa orientale \u00e8 ancora in piedi. E ne sono lieto: abbiamo sempre affermato che questa regione costituisce un importante fattore di crescita per il nostro gruppo e ne abbiamo avuto la prova. Nei prossimi anni si prevede che la regione CEE far\u00e0 registrare tassi di crescita record pari al 4%, due volte superiori rispetto all\u2019Europa occidentale. Naturalmente, tale sviluppo sar\u00e0 vantaggioso per noi.<\/p>\n<p><strong>Sono in programma ulteriori acquisizioni nella regione? <\/strong><br>\nNo, la nostra priorit\u00e0 \u00e8 la crescita organica.<\/p>\n<p><strong>Avete priorit\u00e0 e programmi precisi?<\/strong><br>\nCerto. Uno dei nostri obiettivi consiste nell\u2019apertura di sessanta filiali in Turchia e nel rafforzamento della nostra posizione sul mercato retail della Repubblica Ceca. In Russia, stiamo lavorando alla nostra espansione e procederemo all\u2019apertura di nuove filiali. In questo paese il gruppo vanta gi\u00e0 pi\u00f9 di un milione di clienti. In generale, tuttavia, il nostro obiettivo consiste nel crescere in tutta la regione.<\/p>\n<p><strong>Provando a immaginare il futuro da qui a cinque \u2013 dieci anni: come cambier\u00e0 il settore bancario in seguito alla crisi finanziaria?<\/strong><br>\nForse \u00e8 soltanto un mio desiderio, ma ritengo che l\u2019Europa sar\u00e0 maggiormente presente. Si assister\u00e0 a un rafforzamento e a una standardizzazione del sistema di vigilanza a livello UE. L\u2019intero sistema sar\u00e0 pi\u00f9 stabile. Per quanto concerne le singole banche, si assister\u00e0 a una polarizzazione. Esisteranno banche locali estremamente forti e gruppi internazionali pi\u00f9 grandi. Le banche locali rivestiranno una posizione centrale poich\u00e9 saranno maggiormente a contatto con i clienti, le comunit\u00e0 locali e le regioni. Gli operatori globali, dall\u2019altro lato, saranno in grado di sostenere le attivit\u00e0 dei gruppi internazionali grazie alle proprie dimensioni. Il nostro gruppo, che rappresenta sia una realt\u00e0 globale che locale, acquisir\u00e0 una posizione di maggiore forza.<\/p>\n<p><strong>Cambier\u00e0 anche l\u2019attivit\u00e0 bancaria?<\/strong><br>\nRispetto al periodo prima della crisi, quando l\u2019attivit\u00e0 bancaria si \u00e8 concentrata sul profitto a breve termine, ritengo che ci saranno dei cambiamenti. Credo che le quattro parole chiave per il futuro dell\u2019attivit\u00e0 bancaria siano: attenzione al cliente, semplicit\u00e0, trasparenza e integrit\u00e0. Poich\u00e9 \u00e8 l\u2019integrit\u00e0 che crea la fiducia necessaria per instaurare relazioni bancarie a lungo termine.<\/p>\n<p><strong>Infine, l\u2019equilibrio dei poteri tra Asia, USA ed Europa si sposter\u00e0 nel corso dei prossimi decenni?<\/strong> Ritengo che l\u2019Europa dovr\u00e0 affrontare maggiori difficolt\u00e0 rispetto a USA e Asia. Gli USA rappresentano un mercato comune. L\u2019Europa fino ad oggi non lo \u00e8 diventato. Questo aspetto costituisce un punto chiave. Inoltre, la popolazione USA \u00e8 ancora in fase di crescita. Ritengo che la demografia rappresenti un fattore di cruciale importanza. I consumi e la propensione al risparmio differiscono in base alla situazione demografica di una societ\u00e0. E a tal proposito, l\u2019Europa si trova in una situazione pi\u00f9 svantaggiata. Dobbiamo pertanto dar prova di un maggiore\u00a0impegno. Non ha alcun senso addossare le colpe agli altri. Lamentarsi non serve a nulla. Dobbiamo lottare per conquistare il successo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista all\u2019amministratore delegato di UniCredit, Alessandro Profumo, che affronta numerosi temi come la situazione economica, gli enormi deficit del bilancio statale, la Grecia e i conseguenti pericoli per l\u2019euro, la regolamentazione dei mercati finanziari, la bank tax e, nella sua posizione di presidente del consiglio di sorveglianza. 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