{"id":85579,"date":"2010-03-27T09:51:50","date_gmt":"2010-03-27T08:51:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/2010\/03\/27\/genitori-dialogo-e-regole-coi-i-figli-ma-non-mancano-gli-scopaccioni\/"},"modified":"2010-03-27T10:58:17","modified_gmt":"2010-03-27T09:58:17","slug":"genitori-dialogo-e-regole-coi-i-figli-ma-non-mancano-gli-scopaccioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2010\/03\/genitori-dialogo-e-regole-coi-i-figli-ma-non-mancano-gli-scopaccioni\/","title":{"rendered":"Genitori: dialogo e regole coi i figli, ma non mancano gli scopaccioni"},"content":{"rendered":"<p>Affetto, dialogo, regole e punizioni. Questi gli ingredienti del \u201cmix educativo\u201d dei genitori italiani anche se ancora il 25% utilizza le punizioni corporali, dallo schiaffo alla sculacciata. E\u2019 quanto emerge da una ricerca di \u2018Save the children\u2019 sui sistemi educativi familiari in Italia, realizzata da Ipsos. Un rapporto in bilico tra dimensione normativa e affettiva.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_46\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_46\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">L\u2019educazione impartita ai figli dai genitori, infatti, \u00e8 una combinazione di affetto (37%), dialogo (30%), regole (23%) e sistemi di punizione (10%). \u201cI genitori italiani \u2013 spiega Valerio Neri, direttore generale per l\u2019Italia di \u201cSave the children\u201d \u2013 vivono il proprio ruolo educativo come un continuo equilibrio tra la necessit\u00e0 di stabilire delle regole e porre dei limiti da rispettare, e quella di trasmettere amore e fiducia. Il superamento di tale dialettica tra dimensione normativa e affettiva, secondo molti genitori, \u00e8 mediato dalla comunicazione e l\u2019ascolto\u201d.<\/p>\n<p>\u201cTuttavia \u2013 aggiunge Neri \u2013 accanto a questa posizione di equilibrio, ne esistono due contrapposte: quella di chi teme di compromettere la relazione con il proprio figlio e tende a farlo diventare il dominus della relazione, e quella di chi invece, ancora utilizza la violenza per affermare la propria autorit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Accanto a coloro che sono troppo indulgenti e non riescono a fissare delle regole e farle rispettare, esiste infatti ancora una media del 25% dei genitori italiani utilizza le punizioni corporali, dallo schiaffo alla sculacciata, come metodo correttivo. Se una punizione \u00e8 necessaria, quelle pi\u00f9 efficaci sono considerate l\u2019imposizione di una restrizione (in media il 71% dei genitori), \u201csgridare i figli con decisione\u201d (32%) e \u201ccostringerli a svolgere delle attivit\u00e0 non gradite\u201d (21%).<\/p>\n<p>Tuttavia, tra i genitori con figli da 3 a 5 anni, un 14% ritiene utile ricorrere alla sculacciata, percentuale che diventa del 10% per chi ha figli dai 6 ai 10 anni. Ma quanto frequentemente si fa ricorso a questi metodi? Sicuramente la pratica \u00e8 molto ridimensionata rispetto ad un tempo, eppure permane una percentuale di genitori che utilizzano lo schiaffo come metodo correttivo (il 25%, di cui una parte piu\u2019 esigua pari al 2% lo fa quasi tutti i giorni, mentre il 23% lo fa qualche volta in un mese).<\/p>\n<p>Una media del 19% dichiara che non capita mai di ricorrere allo schiaffo e di essere decisamente contrario (percentuale che sale al 21% per i genitori di ragazzi adolescenti tra gli 11 ed i 16 anni), o di non utilizzarli quasi mai (57% in media, che sale al 70% in caso di figli pi\u00f9 grandi). In situazioni limite, tuttavia, ben il 53 % dei genitori italiani dichiarano di ricorrere alla punizione fisica, percentuale che tra i genitori con bambini pi\u00f9 piccoli sale al 63% e tra quelli di adolescenti scende al 40%.<\/p>\n<p>Il restante campione dichiara di non aver mai dato uno schiaffo ai propri figli, anche se di questi il 25% dichiara di averne avuto la tentazione. In base alla persistenza, seppure ridotta rispetto al passato, delle punizioni corporali in ambito familiare, una campagna di sensibilizzazione all\u2019utilizzo di metodi educativi improntati sul dialogo e non sulla violenza sarebbe accolta positivamente dal 66% dei genitori italiani: per il 39% di essi, infatti, potrebbe far riflettere i genitori pi\u00f9 maneschi e violenti, per il 27% conforterebbe quelli gi\u00e0 propensi a questa linea improntata sulla genitorialit\u00e0 positiva.<\/p>\n<p>\u201cAlla luce di questi dati \u2013 ha affermato valerio Neri \u2013 la nostra associazione, in linea con le sollecitazioni provenienti a livello europeo ed internazionale, intende promuovere anche in Italia un cambiamento culturale, che coinvolga tutti i principali attori delle Istituzioni, della societ\u00e0 civile, del mondo dei media ed ogni singolo cittadino, volto alla tutela dei bambini contro qualsiasi atto di violenza, anche all\u2019interno del contesto familiare e se utilizzato con intento educativo\u201d.<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 per questo \u2013 annuncia Neri \u2013 il 31 marzo, nel corso di una tavola rotonda che ospiter\u00e0 i maggiori esperti nazionali ed internazionali in materia, \u2018Save the children\u2019 lancer\u00e0 il primo \u2018Manifesto per un\u2019educazione non violenta\u2019, che ad oggi ha gi\u00e0 raccolto le adesioni di alcuni dei pi\u00f9 prestigiosi esponenti della pedagogia, della neuropsichiatria infantile, del mondo giuridico e dell\u2019associazionismo, e che intende essere la pietra miliare per un impegno concreto contro qualsiasi atto che sia degradante o umiliante per un bambino, per promuovere una cultura del rispetto della loro dignita\u2019 umana ed integrit\u00e0 fisica e mentale\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Affetto, dialogo, regole e punizioni. 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