{"id":81403,"date":"2010-01-09T07:20:07","date_gmt":"2010-01-09T06:20:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=81403"},"modified":"2010-01-09T12:52:56","modified_gmt":"2010-01-09T11:52:56","slug":"studio-usa-i-cellulari-potrebbero-funzionare-da-medicine-anti-alzheimer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2010\/01\/studio-usa-i-cellulari-potrebbero-funzionare-da-medicine-anti-alzheimer\/","title":{"rendered":"Studio Usa: i cellulari potrebbero funzionare da medicine anti-Alzheimer"},"content":{"rendered":"<p>[thumb:16031:l]Finora si era sempre sentito dire che erano pericolose e potenzialmente molto dannose per la salute. Adesso invece, secondo una ricerca, salta fuori che invece le onde elettromagnetiche del cellulare servirebbero per tenere lontano l&#8217;Alzheimer. Ecco quindi che una chiacchierata al telefono potrebbero avere, alla lunga, un effetto &#8220;scudo&#8221; contro la demenza senile sempre pi\u00f9 diffusa a causa dell&#8217;invecchiamento progressivo della popolazione.<\/p>\n<p>Lo studio che lancia questa tesi \u00e8 americano ed \u00e8 stato pubblicato sul &#8220;Journal of Alzheimer&#8217;s Disease&#8221;, condotto sui topi dagli scienziati del Florida Alzheimer&#8217;s Disease Research Centre. Gli autori invitano comunque alla prudenza: servir\u00e0 molto tempo, avvertono, per accertare con ulteriori ricerche i benefici delle radiazioni emesse dai cellulari, pi\u00f9 volte sospettati di possibili danni alla salute. Meglio aspettare, dunque, prima di &#8220;attaccarsi al telefono&#8221; sperando di salvare la memoria.<\/p>\n<p>Lo studio Usa ha utilizzato 96 topi, la maggior parte dei quali geneticamente modificati in modo da sviluppare nel cervello, invecchiando, le placche beta-amiloidi caratteristiche dell&#8217;Alzheimer. Tutti gli animali, sia il &#8220;gruppo Alzheimer&#8221; sia quello controllo (topi normali), sono stati quindi esposti a un campo elettromagnetico prodotto da un comune telefono cellulare: due &#8220;sedute&#8221; da un&#8217;ora al giorno, per 7-9 mesi. Tutte le gabbiette venivano sistemate alla stessa distanza dalla fonte di radiazioni.<\/p>\n<p>Il team guidato da Gary Arendash ha cos\u00ec osservato che, se l&#8217;esposizione alle onde iniziava quando i topi modificati in modo da ammalarsi di Alzheimer erano ancora dei giovani adulti, quindi prima che mostrassero segni di perdita di memoria, le capacit\u00e0 cognitive dei roditori risultavano protette. E se l&#8217;esposizione alle radiazioni del telefonino riguardava topi anziani, con problemi di memoria gi\u00e0 evidenti, le loro &#8220;defaillance&#8221; scomparivano. Buone notizie anche dall&#8217;esame delle autopsie eseguite sui roditori post-mortem: gli animali &#8220;trattati&#8221; con onde elettromagnetiche non presentavano anomalie n\u00e9 al cervello n\u00e9 agli organi periferici.<\/p>\n<p>&#8220;Servir\u00e0 del tempo per determinare l&#8217;esatto meccanismo coinvolto in questi effetti benefici sulla memoria &#8211; sottolinea Arendash, gi\u00e0 autore di uno studio sulla possibile azione anti-Alzheimer del caff\u00e8 -. Ma una cosa \u00e8 chiara: i benefici cognitivi a lungo termine dell&#8217;esposizione alle onde elettromagnetiche sono reali&#8221;, sostiene lo scienziato, ricordando che i vantaggi sono stati osservati nei topi del gruppo Alzheimer sia durante gli esperimenti condotti con obiettivi di prevenzione sia in quelli che puntavano a far regredire danni gi\u00e0 in atto.<\/p>\n<p>Insomma, secondo l&#8217;equipe statunitense potrebbe profilarsi all&#8217;orizzonte una strategia anti-Alzheimer efficace, non invasiva e che non necessiterebbe di farmaci. L&#8217;unico problema sarebbero i tempi, riflettono gli studiosi, perch\u00e9 se nei topi i benefici sono visibili dopo vari mesi, nell&#8217;uomo potrebbero servire periodi ancora pi\u00f9 lunghi. Per questo Arendash e colleghi intendono sperimentare l&#8217;azione di onde con frequenze diverse, per cercare di capire se \u00e8 possibile ottenere vantaggi sulla memoria in tempi pi\u00f9 rapidi.<\/p>\n<p>I ricercatori puntualizzano inoltre che l&#8217;effetto benefico non vale per le onde elettromagnetiche a bassa frequenza come quelle delle normali linee telefoniche: radiazioni che, secondo studi precedenti, rischierebbero al contrario di aumentare il rischio di Alzheimer. Chuanhai Cao, un altro autore dello studio, evidenzia infine che la scoperta potrebbe rappresentare una speranza non solo contro l&#8217;Alzheimer, ma in generale per contrastare la produzione e l&#8217;aggregazione di proteina beta-amiloide. Accumuli tipici, per esempio, anche di alcuni danni cerebrali post-traumatici come quelli che colpiscono i soldati in guerra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[thumb:16031:l]Finora si era sempre sentito dire che erano pericolose e potenzialmente molto dannose per la salute. Adesso invece, secondo una ricerca, salta fuori che invece le onde elettromagnetiche del cellulare servirebbero per tenere lontano l&#8217;Alzheimer. 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