{"id":79517,"date":"2009-11-25T18:08:37","date_gmt":"2009-11-25T17:08:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/2009\/11\/25\/stagione-di-castagne\/"},"modified":"2010-02-12T16:21:35","modified_gmt":"2010-02-12T15:21:35","slug":"stagione-di-castagne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2009\/11\/stagione-di-castagne\/","title":{"rendered":"Stagione di castagne"},"content":{"rendered":"<p>Carissimi tutti, vista la stagione, mi pare opportuno parlarvi di castagne, frutto del quale come territorio siamo particolarmente ricchi. Colgo cos\u00ec l\u2019occasione per presentarvi un altro Presidio Slow Food: Castagna essicata nei tecci di Calizzano e Murialdo Per molti secoli il cibo pi\u00f9 diffuso nell\u2019Appennino ligure \u00e8 stato la castagna: economico, conservabile (in farina), era il piatto della tradizione contadina per eccellenza e venne soppiantato, lentamente, solo dall\u2019arrivo della patata. In Liguria la farina di castagne sostituiva quella, pi\u00f9 costosa, di frumento, sia nella preparazione del pane, sia in quella della pasta.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_351\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_351\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">In Val Bormida sopravvive un\u2019antica tecnica un tempo diffusa in tutto l\u2019arco appenninico ligure e nelle valli piemontesi: l\u2019essiccatura delle castagne nei \u201ctecci\u201d. I seccatoi, o tecci, sono piccole costruzioni in pietra di un solo locale. All\u2019interno, all\u2019altezza di due o tre metri da terra, un soffitto di graticci in legno, la graia, permette al calore e al fumo di raggiungere le castagne. Ancora oggi, nell\u2019Alta Valle Bormida, si trovano tecci attivi:.dopo la raccolta, le castagne, prevalentemente della variet\u00e0 \u201cgabbina\u201d (o \u201cgabbiana\u201d), si pongono sui soffitti a graticcio, sopra un fuoco basso e costante alimentato dalla potatura dei castagni o dalla pula.<\/p>\n<p>Al termine delle varie fasi di raccolta, le castagne si girano, portando quelle inferiori allo strato superiore per rendere uniforme l\u2019affumicatura. Dopo questa operazione le castagne sono esposte al fumo ancora per cinque, dieci giorni e poi battute per eliminare la scorza.<br>\nSi consumano secche oppure sono ingredienti per biscotti, confetture, creme e gelati. A Natale, con i frutti pi\u00f9 grandi e belli, si preparano tradizionalmente le viette: la ricetta prevede di lessare le castagne secche per cinque ore in una pentola con un peso sopra che le mantenga sempre completamente sommerse dall\u2019acqua. Particolarmente dolci, hanno un sapore che ricorda la frutta candita.  Il Presidio di Slow Food si propone di valorizzare questa antica tecnica di raccolta e conservazione.<\/p>\n<p>Castagnaccio<br>\nIl castagnaccio \u00e8 un dolce antichissimo che un tempo si cuoceva nei forni di campagna, o sulle piastre bollenti delle case. Nutrientissimo, grazie alle calorie presenti nella farina di castagne, nell\u2019olio e nei pinoli, il castagnaccio fu, per secoli, il dolce dei bambini, soprattutto dei bambini di paese, che cominciavano a mangiarlo in grosse fette calde la sera dei Morti, per smettere soltanto alla vigilia di Pasqua. \u00c8 un dolce casereccio il cui aroma inconfondibile impregnava le cartelle e i libri di scuola di tutti i piccoli liguri. Diffuso in moltissime aree dell\u2019Appennino italiano, ha in Liguria una leggerezza tutta particolare, data probabilmente dall\u2019olio extravergine e dal finocchietto selvatico.<br>\nNelle zone montane dell\u2019entroterra tigullino e genovese il castagnaccio si chiama Panella e si pu\u00f2 preparare sia dolce sia salato. Preparazione e impasto sono uguali: l\u2019unica differenza \u00e8 la presenza o meno di pinoli, zucchero e uva passa. Il nome, probabilmente, viene dalle \u201cpanellette\u201d: focaccine che si cuocevano nei testi, usando farina di castagna o di mais. Le donne che preparavano queste pietanze, erano solite usare un accorgimento particolare per non farle attaccare al testo: mettevano, a modo di \u201ccarta forno\u201d delle foglie di castagna sul fondo.<br>\nDa un altro modo di preparare le castagne viene un nomignolo usato affettuosamente per i bambini. Quando venivano lessate con la buccia diventavano delle palline, \u201cbalette\u201d: e cos\u00ec nelle case genovesi si usa ancora chiamare i bambini pi\u00f9 piccoli.<br>\nSaluti golosi a tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carissimi tutti, vista la stagione, mi pare opportuno parlarvi di castagne, frutto del quale come territorio siamo particolarmente ricchi. 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