{"id":78042,"date":"2009-10-23T11:28:01","date_gmt":"2009-10-23T09:28:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/2009\/10\/23\/coldiretti-consigli-anticrisi-per-le-aziende-agricole\/"},"modified":"2009-10-23T13:38:19","modified_gmt":"2009-10-23T11:38:19","slug":"coldiretti-consigli-anticrisi-per-le-aziende-agricole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2009\/10\/coldiretti-consigli-anticrisi-per-le-aziende-agricole\/","title":{"rendered":"Coldiretti, consigli anticrisi per le aziende agricole"},"content":{"rendered":"<p>[thumb:10025:l]La crisi picchia duro sulle aziende agricole di medie e grandi dimensioni che producono merci indifferenziate (commodities, ma colpisce l\u2019intera agricoltura, anche se con un certo ritardo rispetto agli altri settori economici. E\u2019 quanto emerso dall\u2019indagine campionaria condotta dal prof. Donato Romano in collaborazione con la Coldiretti su un campione di 326 aziende che coprono tutte le principali filiere, presentata al Forum Internazionale dell\u2019Agricoltura e dell\u2019Alimentazione di Cernobbio. In termini assoluti, le performance del settore agricolo peggiorano a causa delle caratteristiche strutturali della filiera agricola e del potere di mercato degli intermediari commerciali, che determinano una trasmissione asimmetrica delle variazioni dei prezzi, sia a valle che a monte dell\u2019azienda agricola.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_692\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_692\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">In pratica, ci\u00f2 determina un peggioramento notevole dei redditi agricoli attesi per effetto di un peggioramento della ragione di scambio della fase di produzione agricola, di un aumento dei margini distributivi e di un\u2019amplificazione delle fluttuazione dei prezzi all\u2019azienda. In altre parole, la crisi mette in evidenza i mali antichi del settore, come la presenza di una struttura di mercato largamente imperfetta lungo tutta la filiera, in cui le imprese agricole rappresentano i vasi di coccio tra i vasi di ferro degli intermediari a valle e a monte. Inoltre, i risultati dell\u2019indagine campionaria del Prof. Donato Romano mostrano come la crisi sia un fenomeno altamente discriminatorio, che colpisce in maniera differenziata le diverse tipologie di impresa. Infatti, in un quadro in cui la maggior parte delle imprese agricole denuncia un peggioramento del proprio fatturato, c\u2019\u00e8 quasi un 10% di aziende che migliorano, determinando cos\u00ec una polarizzazione dei risultati aziendali, continuando una tendenza gi\u00e0 in atto dallo sgonfiamento della bolla dei prezzi. In generale, soffrono maggiormente le aziende strutturate di dimensioni medie e medio-grandi (tra i 10 e i 50 ettari), mentre vanno relativamente meglio le imprese familiari pluri-attive, confermando che, come  in altri settori, la piccola impresa familiare sembra essere maggiormente capace di assorbire gli shock, anche per la diversificazione del portafoglio delle sue attivit\u00e0. In particolare, poi, la diversificazione delle attivit\u00e0 aziendali, per esempio associando attivit\u00e0 agrituristiche alla semplice produzione di beni agricoli, consente di resistere meglio alla crisi, con quasi 15 punti percentuali in pi\u00f9 di aziende il cui fatturato \u00e8 stabile e 10 punti percentuali in meno di aziende che hanno un fatturato in diminuzione.<\/p>\n<p>Infine, resistono meglio alla crisi quelle aziende che riescono a differenziare le proprie produzioni: ad esempio, la trasformazione aziendale dei prodotti garantisce un differenziale di 14 punti percentuali in meno di aziende che dichiarano un fatturato in diminuzione e un differenziale di oltre 9 punti percentuali in pi\u00f9 per quelle che dichiarano un fatturato in aumento; un andamento simile si verifica nel confronto tra aziende che producono beni certificati (DOP, IGP, biologico, ecc.) e non. Almeno 5 le linee di azione su cui \u00e8 necessario agire in maniera prioritaria iniziando da una maggiore competitivit\u00e0 della filiera e\/o ribilanciamento del potere contrattuale delle fasi a valle e a monte dell\u2019azienda agraria. Riposizionando, quindi, il mix produttivo, verso prodotti maggiormente differenziati qualitativamente, e commercialmente, attraverso canali che preservino l\u2019identit\u00e0 (produzioni certificate, trasformazione aziendale dei prodotti, ecc.). Di grande rilevanza poi la ridefinizione  delle regole e delle formule contrattuali di collocamento dei prodotti nelle prime fasi della filiera; il miglioramento della produttivit\u00e0 aziendale, attraverso investimenti soprattutto di carattere strutturale; la diversificazione  del portafoglio di attivit\u00e0 a livello aziendale (agriturismo, servizi ambientali, produzione energia, ecc.), in modo da garantire una maggiore resilienza dell\u2019impresa agli shock. \u201cNumerose  imprese agricole  \u2013 afferma Paolo Calcagno, Presidente Provinciale Coldiretti Savona, che ha partecipato ai lavori di Cernobbio \u2013 hanno gi\u00e0 messo in atto anche nella nostra provincia, le azioni individuate per uscire dalla crisi, puntando sulla produzioni di qualit\u00e0, l\u2019origine, la diversificazione delle attivit\u00e0 quali l\u2019agriturismo, le Fattorie Didattiche, l\u2019accorciamento della filiera tramite punti vendita aziendali, la produzione di energie. Questo dimostra un dinamismo che lascia ben sperare per il futuro\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[thumb:10025:l]La crisi picchia duro sulle aziende agricole di medie e grandi dimensioni che producono merci indifferenziate (commodities, ma colpisce l\u2019intera agricoltura, anche se con un certo ritardo rispetto agli altri settori economici. E\u2019 quanto emerso dall\u2019indagine campionaria condotta dal prof. 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