{"id":68677,"date":"2009-07-30T07:28:10","date_gmt":"2009-07-30T05:28:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=68677"},"modified":"2009-07-30T07:56:43","modified_gmt":"2009-07-30T05:56:43","slug":"italiani-bocciati-a-tavola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2009\/07\/italiani-bocciati-a-tavola\/","title":{"rendered":"Italiani bocciati a tavola"},"content":{"rendered":"<p>[thumb:13388:l]Quasi tutti dicono di prediligere cibo ed ingredienti made in Italy, ma all&#8217;atto pratico gli italiani dimostrano di non conoscere alimenti e piatti della tradizione, tanto che per 1 su 3 il salame felino conterrebbe carne di gatto e l&#8217;aceto balsamico per 1 su 4 \u00e8 realizzato unendo a normale aceto delle erbe di montagna.<\/p>\n<p>Per quasi 9 italiani su 10 i prodotti alimentari made in Italy hanno una marcia in pi\u00f9: sono pi\u00f9 buoni e genuini (27%), danno maggiori garanzie in termini di sicurezza (21%), per non parlare dei sapori unici e inconfondibili che sono in grado di offrire. Fin qui tutto bene, almeno in apparenza, ma la musica cambia quando le domande riguardano proprio alcuni di quei prodotti e piatti che dicono di considerare irrinunciabili.<\/p>\n<p>Ecco allora che se il culatello \u00e8 giustamente indicato come uno dei salumi pi\u00f9 pregiati dal 44%, c&#8217;\u00e8 chi pensa che sia un modo dialettale di chiamare il &#8220;lato b&#8221; dei bambini (21%). Allo stesso modo quando si parla di &#8220;datterino&#8221; solo il 7% sa che \u00e8 una variet\u00e0 di pomodoro, mentre il 39% pensa si tratti di una tipologia particolarmente piccola di dattero o addirittura un tipo di pesce (27%).<\/p>\n<p>Le cose non vanno meglio quando dagli alimenti si passa ai pi\u00f9 famosi piatti tipici della tradizione regionale: le celebri sarde a beccafico per ben il 51% degli intervistati non sono altro che sarde cucinate in salsa di fichi, mentre la &#8220;parmigiana&#8221;&#8216; \u00e8 un piatto a base di parmigiano (19%). E la tanto decantata dieta mediterranea? Per il 29% si tratta di un tipo di alimentazione che prevede esclusivamente pesce.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 ci\u00f2 che emerge da un&#8217;indagine condotta da vie del Gusto, il mensile di turismo ed enogastronomia diretto da Domenico Marasco, su un campione di 1300 uomini e donne di et\u00e0 compresa tra i 18 ed i 55 anni intervistati sui prodotti del made in Italy e della tradizione culinaria italiana. Per gli italiani made in Italy \u00e8 sinonimo di garanzia, genuinit\u00e0, tradizione e gusto, ma in molti ammettono di non conoscere bene i prodotti e le sigle che ne certificano la qualit\u00e0.<\/p>\n<p>E a sorpresa le donne meno preparate degli uomini. Il 62% delle intervistate ha commesso almeno 3 errori nel questionario, contro il 28% degli uomini. Ma cosa significa made in Italy? Per il 29% degli intervistati, sono i prodotti che esistono solo nel nostro Paese, per il 23% \u00e8 un prodotto presente solo in alcune aree geografiche mentre per il 19% \u00e8 sinonimo di tradizione.<\/p>\n<p>Nonostante la dichiarata intenzione di prestare attenzione all&#8217;etichetta ed alla provenienza dei cibi e delle bevande italiane, una grossa fetta degli intervistati non nega di avere grosse difficolt\u00e0 con nomi e sigle spesso incomprensibili (44%).<\/p>\n<p>Sulla carta solo il 16% degli italiani non presta cura alla provenienza degli articoli alimentari acquistati o comunque non la reputa una caratteristica degna di nota. Per il 34%, infatti la provenienza rigorosamente italiana rappresenta un elemento irrinunciabile, a cui si aggiunge il 28% che la ritiene molto importante e l&#8217;11% che pensa che lo sia abbastanza. Una parte importante nella scelta ce l&#8217;hanno anche i ricordi personali: l&#8217;11% sceglie prodotti made in Italy perch\u00e9 ricordano sapori a cui si \u00e8 abituati.<\/p>\n<p>Quando si passa dalla teoria alla pratica queste difficolt\u00e0 emergono con grande evidenza, tanto che errori e strafalcioni non si contano, sia sugli alimenti e prodotti, che sui piatti della tradizione. La dieta mediterranea? Un&#8217;alimentazione ipocalorica a base di pesce. Il capocollo \u00e8 un formaggio, la tinca un vino e la parmigiana \u00e8 un piatto tipico a base di formaggio.<\/p>\n<p>Ecco tutti gli svarioni degli italiani in cucina. Il culatello \u00e8 uno dei salumi pi\u00f9 pregiati, che ci viene invidiato da tutto il mondo, cosa di cui il 41% degli intervistati sembra essere a conoscenza, ma per il 21% si tratta di un modo simpatico di chiamare il sederino dei bambini o addirittura un &#8220;vezzeggiativo&#8221; per una signorina che ha delle curve particolarmente attraenti (17%). Allo stesso modo il capocollo \u00e8 identificato correttamente dal 22% come insaccato, mentre per il 25%, memore forse di alcuni vecchi film di Lino Banfi, dove l&#8217;attore minacciava di &#8220;spezzare la noce del capocollo&#8221;, si tratta della parte superiore del collo di un uomo. Addirittura, per il 21%, altro non \u00e8 che un formaggio.<\/p>\n<p>Il salame felino? Il 26% sa che il nome deriva dal luogo di produzione, c&#8217;\u00e8 chi lo associa alla diceria per la quale i veneti mangiano i gatti e ritiene quindi che si tratti di un insaccato veneto a base di carne di gatto (33%). E la Tinca Gobba Dorata? Solo il 19% sa che si tratta di un pesce, per il 42% si tratta di una malformazione di un osso della gamba (viene insomma confusa con la tibia), ma c&#8217;\u00e8 anche chi si dice convinto del fatto che sia un pregiato vino delle Langhe (12%).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[thumb:13388:l]Quasi tutti dicono di prediligere cibo ed ingredienti made in Italy, ma all&#8217;atto pratico gli italiani dimostrano di non conoscere alimenti e piatti della tradizione, tanto che per 1 su 3 il salame felino conterrebbe carne di gatto e l&#8217;aceto balsamico per 1 su 4 \u00e8 realizzato unendo a normale aceto delle erbe di montagna. 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