{"id":55303,"date":"2009-04-04T16:01:04","date_gmt":"2009-04-04T14:01:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=55303"},"modified":"2009-04-06T08:03:31","modified_gmt":"2009-04-06T06:03:31","slug":"frana-a-capo-noli-lanalisi-del-geologo-filippi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2009\/04\/frana-a-capo-noli-lanalisi-del-geologo-filippi\/","title":{"rendered":"Frana a Capo Noli: l&#8217;analisi del geologo Filippi"},"content":{"rendered":"<p><strong>[thumb:11326:l]Noli<\/strong>. Si parla comunemente di movimento franoso, ma per un geologo l\u2019espressione non \u00e8 proprio calzante: quello che \u00e8 accaduto a Capo Noli, per il secondo anno consecutivo, \u00e8 per la precisione un \u201cribaltamento di singoli massi disancorati\u201d. La distinzione terminologica poco conta per i commercianti del levante finalese, per gli automobilisti costretti a bypassare la frana utilizzando l\u2019autostrada o per quelli che scorrendo sulla litoranea rischiavano di essere travolti da un masso, ma l\u2019approccio corretto al fenomeno potrebbe fare la differenza.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_762\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_762\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Lo spiega Giampietro Filippi, professionista di lungo corso specializzato in geotecnica, che spiega la genesi della parete lungo l\u2019Aurelia, \u201cGli ammassi rocciosi che formano la zona di Capo Noli e Malpasso, come peraltro quelle di Torre del Mare o della Caprazoppa, hanno ben precise caratteristiche chimico-fisiche e mineralogiche, risalgono a condizioni paleogeografiche instauratesi sul pianeta tra i 250 e i 150 milioni di anni fa ed hanno subito, come un\u2019infinit\u00e0 di altri ammassi nel corso dell\u2019orogenesi alpina in milioni di anni una serie di violenti stress. Gli effetti cio\u00e8 di quel grandioso fenomeno che, nella migrazione della zolla africana verso quella euroasiatica, ha coinvolto miliardi di sedimenti dell\u2019antico oceano, ha ridotto quest\u2019ultimo all\u2019attuale Mediterraneo, ha prodotto la formazione delle Alpi e di altre catene\u201d.<\/p>\n<p>Gli ammassi quindi, derivati da migliaia di metri di sedimenti marini, sono stati compressi, sollevati, deformati, contorti, rovesciati, costretti a scorrere gli uni sugli altri, spostati di decine di chilometri rispetto alla loro posizione iniziale, per cui, mentre le loro parti pi\u00f9 plastiche si sono essenzialmente deformate, quelle rigide si sono intensamente fratturate. \u201cSuccessivamente, soprattutto nel corso degli ultimi 5-6 milioni di anni \u2013 prosegue Filippi \u2013 le masse gi\u00e0 definitivamente emerse hanno subito ancora altri fenomeni che le hanno ulteriormente indebolite: per primo l\u2019assalto del mare a diversi livelli, con formazione delle falesie, con l\u2019induzione di fenomeni di fessurazione in grande per aver portato le masse a condizioni di verticalit\u00e0; valgano per tutti due esempi: poco oltre il ciglio della grande falesia che affianca l\u2019Aurelia all\u2019altezza del viadotto del Malpasso, a partire dalla zona dell\u2019osservatorio fino a circa la galleria del Malpasso, \u00e8 presente una frattura aperta di diversi centimetri, che corre pi\u00f9 o meno parallela al ciglio e separa verticalmente la parte esterna della parete dalla zona retrostante; la stessa condizione \u00e8 quella della zona della Caprazoppa\u201d.<\/p>\n<p>E ci si \u00e8 messo anche il fenomeno carsico, per cui acque acidulate hanno sciolto la roccia, hanno creato inghiottitoi, grotte, cunicoli, hanno ulteriormente sconnesso, in grande ed in piccolo, la gi\u00e0 precaria omogeneit\u00e0 strutturale delle varie masse rocciose. Infine gli stress termici, i fenomeni di dilatazione e contrazione per la variazione dell\u2019insolazione, hanno ulteriormente disarticolato la roccia, soprattutto nei livelli pi\u00f9 superficiali. \u201cIn queste condizioni \u00e8 necessario affrontare il problema con molta seriet\u00e0 e con grande consapevolezza dello stato degli ammassi rocciosi \u2013 osserva Filippi \u2013 gli interventi di superficie, seppur doverosi, non riusciranno mai a risolverlo; \u00e8 talmente vario, articolato e diffuso tanto in superficie quanto in profondit\u00e0, che, o si riveste tutta la montagna, partendo dalla zona dell\u2019Hotel Capo Noli e, quanto meno, sino alla Baia dei Saraceni, oppure, se, anche per problemi economici, si procede a settori, cercando le zone che dall\u2019esterno appaiono pi\u00f9 sconnesse, ne rester\u00e0 sempre almeno un\u2019altra che, senza preavviso, potr\u00e0 rilasciare frammenti rocciosi\u201d.<\/p>\n<p>La soluzione strutturale al problema che oggi si propone \u00e8 quella di una galleria che sfrutti l\u2019ex tracciato ferroviario. \u201cPersonalmente non sono molto d\u2019accordo \u2013 \u00e8 l\u2019opinione di Filippi \u2013 Infatti, a parte la oggettiva difficolt\u00e0 degli innesti sulla Via Aurelia, a levante ed a ponente della zona pericolosa, teniamo presente che la linea Genova-Ventimiglia risale a circa 150 anni fa e che la sezione della galleria dovrebbe essere quanto meno raddoppiata. Di conseguenza si opererebbe in un contesto che attraversa ammassi rocciosi nella condizione che ho appena descritto, interviene su un\u2019opera dove, tra rivestimento e volta e pareti, per 150 anni ci sono state condizioni ottimali per fenomeni di ulteriore alterazione delle condizioni della roccia, dove le venute d\u2019acqua si sono accentuate, dove quindi lo stato complessivo \u00e8 di precariet\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>A giudizio di Filippi, pur in altri contesti geologici, ma per gli stessi motivi di fondo, le gallerie ferroviarie, abbandonate o no, hanno indicato una situazione di debolezza. Spiega cos\u00ec: \u201cLa galleria che attraversa Capo Vado, quella poco oltre il complesso della \u2018Fiorita\u2019 tra Varigotti e Finale, la galleria di Capo Cervo, tutte e tre deformate o franate. E ci si ricordi che la nuova galleria ferroviaria di M. Mao ha richiesto un avanzamento con le tecniche del congelamento, la nuova galleria tra Spotorno e Finale ha completamente drenato l\u2019altopiano delle Manie ed ha intercettato falde carsiche sottraendole al loro naturale percorso\u201d.<\/p>\n<p>Secondo il geologo, la soluzione potrebbe essere una galleria paramassi esterna, perch\u00e9 di pi\u00f9 facile realizzazione e di costi inferiori rispetto ad una galleria allargata o del tutto nuova. \u201cOggi esistono tecniche estremamente valide per realizzarla in termini assolutamente non impattanti, con il rispetto delle peculiarit\u00e0 ambientali e paesaggistiche. Ma, certo, anche in questa ipotesi, vanno effettuate tutte le necessarie verifiche\u201d conclude Giampietro Filippi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[thumb:11326:l]Noli. Si parla comunemente di movimento franoso, ma per un geologo l\u2019espressione non \u00e8 proprio calzante: quello che \u00e8 accaduto a Capo Noli, per il secondo anno consecutivo, \u00e8 per la precisione un \u201cribaltamento di singoli massi disancorati\u201d. La distinzione terminologica poco conta per i commercianti del levante finalese, per gli automobilisti costretti a bypassare [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34],"tags":[3644,2838,2742,5221],"class_list":["post-55303","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cronaca","tag-capo-noli","tag-frana","tag-galleria","tag-geologo","post_cat_citta-andora","post_cat_citta-finale-ligure","post_cat_citta-noli"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/55303","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=55303"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/55303\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=55303"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=55303"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=55303"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}