{"id":542580,"date":"2021-09-22T08:00:15","date_gmt":"2021-09-22T06:00:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ivg.it\/?p=542580"},"modified":"2021-09-21T09:07:53","modified_gmt":"2021-09-21T07:07:53","slug":"eterno-ungarettiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2021\/09\/eterno-ungarettiano\/","title":{"rendered":"Eterno ungarettiano"},"content":{"rendered":"<p>\u201cTra un fiore colto e l\u2019altro donato\/ l\u2019inesprimibile nulla\u201d molti avranno riconosciuto l\u2019inconfondibile poetare di Giuseppe Ungaretti; si tratta di una brevissima lirica dal titolo \u201cEterno\u201d composta da due soli versi che apre la sezione \u201cUltime\u201d, collocata in apertura alla sua prima raccolta: \u201cL\u2019Allegria\u201d. Per i pi\u00f9 curiosi preciso che il titolo Ultime non \u00e8 in contraddizione con la sua posizione nella silloge, la scelta dell\u2019autore si spiega in quanto le poesie della sezione sono la conclusione di un percorso che si pu\u00f2 riconoscere nella raccolta e stanno ad indicare una linea di confine che, meravigliosamente, segna la fine di ci\u00f2 che \u00e8 stato e il cominciare di ci\u00f2 che verr\u00e0. Quello che \u00e8 rilevante, a mio modo di vedere, \u00e8 che il poeta ha scelto Eterno per dare inizio al suo incontrare il lettore, inevitabilmente ci\u00f2 sta a significare che attribuisce a quei versi la capacit\u00e0 di divenire una sorta di chiave interpretativa della sua poetica. Io, almeno, l\u2019ho vissuta in quella prospettiva e ritengo che sia paradigmatica di tutto l\u2019itinerario fondativo dell\u2019ermetismo e di quella ricerca di valore e senso, di quella disperata volont\u00e0 di rendere la parola capace di mettere in relazione, di unire anche e soprattutto nei suoi silenzi, negli spazi bianchi, in tutta la sua possibilit\u00e0 logica ed evocativa che sono le cifre peculiari dell\u2019arte del primo novecento ma che, e forse ancor di pi\u00f9 oggi, lanciano un grido d\u2019allarme all\u2019uomo affinch\u00e9 riprenda a pensarsi come tale e ad ascoltare \u201cle voci degli altri\u201d.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_845\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_845\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_845').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_845\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">La ricerca del poeta si riconosce in tutta la sua scarna essenzialit\u00e0, nella capacit\u00e0 di trasformare un limite in un\u2019occasione: mi spiego. Affermava Nietzsche pochi decenni prima de \u201cL\u2019Allegria\u201d che \u201cNon ci libereremo mai di Dio se non ci libereremo della grammatica\u201d; il senso della sua affermazione appare evidente nei percorsi dei poeti del periodo: Dio \u00e8 l\u2019ordine necessario della pensabilit\u00e0 dell\u2019essere che diviene simultaneamente comprensione e rinuncia, comprensione di ci\u00f2 che \u00e8 pensabile che sia e rinuncia a ci\u00f2 che non rientra nelle possibilit\u00e0 del logos. Concetto estremamente complesso e gravido il cui approfondimento non pu\u00f2 trovare spazio ulteriore in questa sede ma che mi auguro sia possibile cogliere almeno nella sua essenza. La grammatica diviene, nella prospettiva nietscheana, la possibilit\u00e0 della parola di dire l\u2019essere come \u201csembianza ed essenza del logos\u201d che rende il reale razionale nell\u2019inganno pi\u00f9 o meno consapevole della razionalizzazione dell\u2019assoluto. Gran parte della critica filosofica riconosce in questo atteggiamento le radici del nichilismo, della tristezza generata dalla tragedia dell\u2019incomunicabilit\u00e0 e della conseguente solitudine dell\u2019uomo, io credo che la poesia di cui ci stiamo occupando risponda positivamente a questa tesi rovesciandola: non si tratta di rinuncia, di accettazione dell\u2019impossibilit\u00e0 di afferrare con la \u201cparola logos\u201d ci\u00f2 che \u00e8 inaccessibile addirittura alla \u201cparola mithos\u201d, ma di creazione-scoperta di un \u201clinguaggio altro\u201d. Il percorso ungarettiano, come di tanta arte del ventesimo secolo, \u00e8 riconoscibile nella ricerca di una parola, di un segno, di un suono che possa oltrepassarsi fino a carezzare l\u2019essenza che splendidamente \u00e8 espressa nel secondo verso dell\u2019originale distico: \u201cl\u2019inesprimibile nulla\u201d.<\/p>\n<p>Paradosso? Forse! Affermare che \u00e8 anche solo ipotizzabile \u201cdire l\u2019indicibile\u201d pu\u00f2 apparire assurdo, quanti ho ascoltato ironizzare su una simile pretesa ma, poich\u00e9 so che i miei lettori sono dotati delle qualit\u00e0 necessarie, curiosit\u00e0 e pazienza, vorrei provare ad arrivare alla dimostrazione di come sia possibile una simile impresa grazie a chi ci \u00e8 riuscito, Ungaretti in questi versi, appunto. Credo che il senso della poesia, al di l\u00e0 della fondatezza delle numerose parafrasi presenti nelle varie antologie scolastiche, vada riconosciuto nell\u2019affermare che \u201ceterno\u201d \u00e8 \u201cl\u2019inesprimibile nulla\u201d meravigliosamente evocato nel primo verso. L\u2019eterno, lo stesso che \u201csovvien\u201d a Leopardi nell\u2019Infinito, che \u00e8 poi l\u2019altra faccia dell\u2019eterno, \u00e8 per antonomasia la negazione del tempo, o meglio, della sua riduzione alla pensabilit\u00e0 dello stesso attraverso le pre categorie gnoseologiche dell\u2019uomo. Si tratta di \u201cuna questione con le corna\u201d affermerebbe l\u2019amico Nietzsche, in effetti: se il pensiero dell\u2019uomo, necessariamente espressione dell\u2019 hic et nunc anche quando ricorda o prevede, per il principio stesso di non contraddizione non \u00e8 in grado di cogliere n\u00e9 l\u2019eterno n\u00e9 l\u2019assoluto, come pu\u00f2 un segno, una parola, una nota pretendere di divenire la voce di quell\u2019atrove inaccessibile? Insomma, per dirla ancora con Nietzsche, la donnaccia ingannatrice, la grammatica, e il linguaggio conseguente non sono inevitabilmente prigioni dalle quali non \u00e8 possibile nemmeno spiare quell\u2019altrove? Allora la ricerca ungarettiana non ha speranza di successo? Rileggiamo il primo verso: cosa distingue i due fiori? Il fiore una volta colto \u00e8 divenuto \u201cun\u201d fiore, rappresentato da un articolo indeterminativo. Ci\u00f2 significa che quando si coglie il fiore lo si nega alla sua essenza, diviene anonimo poich\u00e9 sradicato, propriet\u00e0 di chi lo ha ucciso, magari anche per compiere un gesto d\u2019amore, inconsapevolmente strumento di vero nichilismo, nella metamorfosi mortale da \u201cil fiore\u201d ad \u201cun fiore\u201d, l\u2019annichilimento dello stesso \u00e8 opera dell\u2019uomo che crede di averne preso possesso, lo stesso gesto del ,logos nei confronti dell\u2019assoluto. Il fiore donato, al contrario, rimane \u201cil\u201d, esattamente \u201cquello\u201d, sorretto da un articolo determinativo, \u00e8 ancora se stesso, permane nella sua essenza. Ecco che il vero atto d\u2019amore si invera nell\u2019indicare una stella, condividerla con l\u2019amato sussurrandogli \u201cTe la regalo\u201d; sar\u00e0 un per sempre, anche dopo l\u2019eventuale conclusione di quell\u2019amore, l\u2019istante si infinita, gli amanti inverano nel gesto condiviso l\u2019attimo kierkegaardiano, l\u2019infrazione dell\u2019istante nell\u2019eterno.<\/p>\n<p>Quando ti lasci abitare dal kaos o, forse meglio, quando accetti di essere kaos e non pretendi di negarti definendoti, inevitabilmente corri il rischio di non essere condivisibile, ecco profilarsi ai confini dell\u2019anima la tragedia della solitudine. Ancora una volta illuminanti le parole di Nietszche: \u201cOra \u00e8 come se appartenessimo a mondi diversi e non parlassimo la stessa lingua. Mi muovo tra loro come uno straniero, come un proscritto, senza che mi arrivi una parola, uno sguardo. Ammutolisco \u2013 perch\u00e9 non comprendono le mie parole \u2013 ahim\u00e8 non mi hanno capito. E\u2019 terribile essere condannato al silenzio quando si ha tanto da dire. L\u2019incomunicabilit\u00e0 \u00e8 la pi\u00f9 terribile delle solitudini.\u201d Ma probabilmente \u00e8 corretto affermare che se \u00e8 vero che nella solitudine il solitario divora se stesso, ancora pi\u00f9 terribile credo sia essere divorato dai molti nella confusione del mercato. Solitudine abisso orrendo, ma se \u00e8 vero che \u201cEssere soli significa non riconoscersi negli occhi dell\u2019altro\u201d allora se l\u2019altro avverte il profumo indicibile della tua essenza, se non pretende di dargli un nome, se non esige il suo permanere, se lo osserva mutarsi divenire, morire e risorgere, senza vincolarlo a nessun ceppo n\u00e9 logico n\u00e9 morale, ecco che, in un\u2019istante di eternit\u00e0, l\u2019uomo riscopre di essere divino e anche un solo rapido ed effimero istante di eterno \u00e8 l\u2019eterno stesso, capace di sussurrare all\u2019orecchio di chi \u00e8 disposto ad ascoltare, \u201cLa tua vita \u00e8 stata degna di essere vissuta ed ancora lo sar\u00e0 per sempre\u201d, allora un sussurro per chi lo sapr\u00e0 ascoltare: \u201cNon cogliere \u201cun fiore\u201d ma dona \u201cil fiore\u201d della tua bellezza\u201d.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[45296,118826],"tags":[99780],"class_list":["post-542580","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-copertina","category-magazine","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/542580","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=542580"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/542580\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=542580"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=542580"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=542580"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}