{"id":520894,"date":"2021-03-17T11:21:31","date_gmt":"2021-03-17T10:21:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=520894"},"modified":"2021-03-17T11:21:31","modified_gmt":"2021-03-17T10:21:31","slug":"penombre-heideggeriane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2021\/03\/penombre-heideggeriane\/","title":{"rendered":"Penombre heideggeriane"},"content":{"rendered":"<p>\u201cCredo sia indispensabile attenuare la luce, quella che da secoli pretende di svelare il vero, anche e soprattutto quella della ragione. \u00c8 un inganno, \u00e8 banalizzazione, \u00e8 omologazione. Ogni uomo ha bisogno di un lungo cammino in ascolto, nella penombra dei sentieri che inventa ad ogni passo, per sperare nell\u2019incontro con se stesso in una prossima radura\u201d. Eravamo in silenzio da molto, come ci succede in alcune serate, un silenzio gravido di pensieri e, forse, di parole sospese, poi Gershom pronunci\u00f2 la frase che ho citato in apertura e la lasci\u00f2 posarsi lieve e pregna tra di noi. Non dissi nulla, non era il momento di dire nulla, ma l\u2019appuntai ad un angolo della coscienza, lasciandola in attesa  di me, poi me ne scordai. Pochi giorni fa, rileggendo un passo di Heidegger, credo di aver colto il senso profondo di quelle parole. Mi riferisco ad un concetto del filosofo espresso, come spesso gli accade, attraverso una metafora. Non mi importa condurre un\u2019esegesi ortodossa del suo pensiero, questo \u00e8 lo spazio per un pensiero \u201caltro\u201d, cos\u00ec mi permetto una iconoclasta promiscuit\u00e0 tra Gershom ed Heidegger per affrontare un tema che, mi sembra, riguardi ognuno di noi: regalarsi la possibilit\u00e0 di un incontro con noi stessi.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_975\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_975\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_975').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_975\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">La luce alla quale faceva riferimento il mio caro compagno di bevute e silenzi e parole \u00e8 la guida della civilt\u00e0 occidentale dalle sue radici socratiche a Cartesio, da Hegel allo scientismo contemporaneo; ma \u00e8 una luce che, cancellando le sfumature che si intravedono solo nelle penombre, appiattisce la realt\u00e0 in una sorta di manicheismo gnoseologico che cancella la singolarit\u00e0 e con essa la possibilit\u00e0 di una vita \u201cautentica\u201d, per ricorrere ad un lessico heideggeriano. La metafora del filosofo tedesco, alla quale mi sto riferendo, \u00e8 quella della Lichtung, credo sia un suo neologismo che si pu\u00f2 tradurre con il termine italiano \u201cradura\u201d ma che significa, nel suo pensiero, ben altro e che, ritornando a Gershom, sostengo riguardi non solo i \u201cpensatori dell\u2019essere\u201d e gli amanti della riflessione ontologica.  Radura \u00e8 il chiarore tanto cercato eppure inatteso nel quale il viandante che attraversa un fitto bosco si scopre, si incontra e coglie ci\u00f2 che \u201cnon \u00e8 pi\u00f9 nascosto\u201d. Altra possibile traduzione che coglie il senso Heideggeriano-Gershomiano della Lichtung \u00e8 \u201cvenire alla luce\u201d, la radura diviene cos\u00ec il luogo del nostro imo nel quale possiamo \u201cvenire alla luce a noi stessi\u201d, dopo aver percorso innumerevoli itinerari interrotti, ripresi, abbandonati, ecco che il nostro coraggio, pi\u00f9 o meno consapevole, di inventarci nuove tracce invisibili che creiamo al nostro incedere, ci conduce al luogo dell\u2019incontro con una luce che, dando senso all\u2019oscurit\u00e0, ne smussa gli angoli inaccessibili rivelando, in una serie di suggerimenti, ci\u00f2 che si disvela, quello che i greci definivano aletheia. \u00c8 il momento in cui luce ed ombra si determinano reciprocamente nel luogo dell\u2019incontro che \u00e8 appunto la radura. In essa appaiono nuovi colori e oscurit\u00e0, la stessa sonorit\u00e0 si rivela per altro da ci\u00f2 che abbiamo sempre creduto, la parola assume diversi significati, \u201cComme de longs \u00e9cohos qui de loin se confondent\/Dans une t\u00e9nebreuse et profonde unit\u00e9,\/Vaste comme la nuit et comme la clart\u00e9,\/Les parfums, les couleurs et les sosns se r\u00e9pondent\u201d per usare i versi di Baudelaire.<\/p>\n<p>Lichtung \u00e8 il \u201cboschetto sacro\u201d (locus) nel quale va in scena il nostro \u201cscoprirci\u201d, sono i \u201cmomenti difficili\u201d e  quelli meravigliosi nei quali mettiamo in discussione il lungo cammino che ci ha condotti esattamente dove ci troviamo, che ci ha reso ci\u00f2 che siamo, ma \u00e8 anche il luogo dal quale prendono l\u2019avvio i prossimi sentieri, \u00e8 il sito della scelta, ci siamo offerti innumerevoli futuri percorsi ed ora, mentre tracciamo un \u201cilluminante\u201d bilancio di quanto \u00e8 stato, stiamo preparandoci a ci\u00f2 che sar\u00e0 e che mi render\u00e0 altro ma anche esprimer\u00e0 meglio ci\u00f2 che sono gi\u00e0. \u00c8 un luogo che pu\u00f2 anche mettere paura, \u00e8 l\u2019istante in cui avverto di essere prossimo ad una verit\u00e0 definitiva che mi riveler\u00e0 a me stesso ma anche alla contemporanea consapevolezza che l\u2019eccesso di luce uccide la verit\u00e0 poich\u00e9 essa \u00e8 \u201cl\u2019incontro delicato e reciprocamente rispettoso tra l\u2019essere che si d\u00e0 e l\u2019uomo che lo determina\u201d. Non \u00e8 l\u2019arrogante presunzione, la vera e propria hybris, della ragione, della scienza, dell\u2019oggettivit\u00e0, una tracotanza che pretende di affermare con certezza uccidendo la vita, \u201ce dunque non ti tocchi chi pi\u00f9 t\u2019ama\u201d direbbe Montale; bens\u00ec la silenziosa disponibilit\u00e0 a lasciare spazio al timido disvelarsi dei segreti pi\u00f9 profondi.<\/p>\n<p>Non voglio che il ragionamento appaia eccessivamente criptico e da \u201caddetti ai lavori\u201d anche perch\u00e9 sono convinto che la radura, nell\u2019ottica ibridante di Gershom ed Heidegger, sia la capacit\u00e0 di ognuno di \u201dcreare spazio dove possa accadere l\u2019incontro\u201d e tale incontro  \u00e8 il momento in cui ci scopriamo altro da quanto pensavamo di essere e, contemporaneamente, ci cogliamo per quel quid che di noi abbiamo sempre saputo. Un tema caro a Sloterdijk, un filosofo tedesco contemporaneo, che, sempre riprendendo il pensiero del suo famoso connazionale, descrive l\u2019uomo come \u201cprodotto antropotecnico e paranaturale\u201d suggerisce ulteriori prospettive: nella radura incontro me stesso e intraprendo una conversazione, per raccontarmi e conoscermi, per sapere ci\u00f2 che ero, quel che sono, come diverr\u00f2. Lo strumento della parola, in questo apparentemente folle monologo-dialogo, diviene fondamentale. \u00c8 la parola che d\u00e0 vita alla realt\u00e0, solo nel mio narrarmi divengo e mi scopro. Ora, il problema ha le corna, direbbe \u201cil filosofo\u201d, dobbiamo interrogarci:  Se le parole che uso sono l\u2019espressione del contesto socio culturale nel quale sono stato gettato dal caso, se ho imparato ad usarle poich\u00e9 non avevo altra scelta ed usandole sono divenuto le parole stesse, allora il pericolo della banalizzazione, dell\u2019omologazione, dell\u2019impossibilit\u00e0 di sapermi come altro da tale mistificazione \u00e8 non solo con le corna, ma mi ha gi\u00e0 inevitabilmente infilzato; se davvero sono un ex animale e un fenomeno \u201cantropotecnico paranaturale\u201d poich\u00e9 l\u2019aver imparato ad usare la tecnica mi ha reso un suo prodotto, il mio narrarmi pu\u00f2 rivelarmi me stesso o non riesce a fare altro che celebrare quella  che mi consentir\u00e0 di sapermi nella mia forma ingannevole e sistemica?<\/p>\n<p>Ed ecco chiarito il senso dell\u2019affermazione dell\u2019amico Gershom: smettiamola di chiedere alla ragione di dirci chi siamo; smettiamo di pensarci come un fenomeno biologico razionale, proviamo a riscoprire il silenzio, ad ascoltarci, \u201cnati non fummo\u201d per limitarci a sopravvivere o per giocare una partita che non ci riguarda profondamente. Dobbiamo renderci conto che tutti noi camminiamo in un bosco, ma sono i nostri sensi che lo inverano, la nostra sensibilit\u00e0 che lo rendono ombra e luce. Nel viaggio ci creiamo e ci conosciamo, ma \u00e8 necessario inventarne i sentieri con il coraggio dei nostri passi. .. e infine, proviamo a chiederci cosa stiamo lasciando a chi verr\u00e0 dopo di noi, certo, oltre ad un immenso debito pubblico: stiamo lasciano le nostre penombre, le parole che abbiamo creato sussurrando a noi stessi nelle radure? O abbiamo abdicato delegando la ricerca  del senso e del perch\u00e9 a ci\u00f2 che pu\u00f2 accedere solo al come? Se il nostro conversare sono state luce accecante e omologante o silenzi ammutoliti dal rumore o della chiacchiera comune, potremo avere il coraggio di guardare negli occhi i nostri giovani ai quali abbiamo precluso la magia peculiarmente umana: la parola sussurrata, assaporata e reinventata nella penombra delle nostre radure?<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-520894","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/520894","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=520894"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/520894\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=520894"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=520894"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=520894"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}