{"id":516141,"date":"2021-01-13T08:30:03","date_gmt":"2021-01-13T07:30:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=516141"},"modified":"2021-01-12T10:53:12","modified_gmt":"2021-01-12T09:53:12","slug":"sul-concetto-di-perdono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2021\/01\/sul-concetto-di-perdono\/","title":{"rendered":"Sul concetto di perdono"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLe pi\u00f9 difficili da perdonare sono le persone alle quali si \u00e8 fatto del male\u201d. Ho l\u2019onore della frequentazione di Gershom Freeman oramai da diversi anni e, di conseguenza, mi \u00e8 ben noto il suo amore per il paradosso, ma quella sera davvero la sua affermazione mi parve assolutamente insostenibile. Ne nacque una conversazione che provo a sintetizzare e che, una volta tanto, non ci vide concordi ma, di questo sono certo, ci \u201cperdonammo\u201d reciprocamente il nostro dissenso. Ironia ed autoironia a parte l\u2019affermazione di Gershom va esplicitata anche per essere meglio contestata e mi ci prover\u00f2 senza tendere a far pesare maggiormente la mia opinione sul piatto della bilancia della conversazione. Bene, cosa pu\u00f2 mai significare dover o poter perdonare persone alle quali io ho fatto del male? L\u2019idea stessa di perdono, normalmente, presuppone che devo essere io quello che ha subito il torto. L\u2019inconsueta affermazione del mio caro amico si chiarisce nel momento in cui il senso di colpa di chi ha fatto del male viene stuzzicato dall\u2019esistenza di chi il torto lo ha subito per cui perdonare la causa del proprio dolore significa, di fatto, riuscire a perdonare se stessi. Concetto che avevo gi\u00e0 trovato, in altra forma, nelle parole di Rousseau che sosteneva fosse pi\u00f9 probabile che l\u2019offeso perdonasse piuttosto che l\u2019offensore.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_192\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_192\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_192').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_192\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Ma se \u00e8 questo il senso allora il perdono diventa un atto d\u2019amore verso se stessi e di poco rispetto verso chi si \u00e8 danneggiato. Addirittura penso sia pi\u00f9 facile perdonare chi si disprezzi di chi si stimi proprio perch\u00e9 il danno causato da una persona che non si apprezza sar\u00e0 di poco conto e facile da rimuovere, la delusione provocata in noi da chi si ama e si ammira diviene una ferita terribile. Ricordo una citazione di Gershom, nel corso della conversazione, la ricordo soprattutto perch\u00e9 riferita ad un teologo, credo americano, che non conoscevo e del quale ancora oggi non ho letto nulla, ma la trovai interessante ed anche poetica. Si tratta di un certo Lewis Benedictus Smedes che affermava: \u201cPerdonare significa aprire la porta per liberare qualcuno e realizzare che eri tu il prigioniero\u201d. Credo che l\u2019idea di Gershom fosse che chi ha subito un torto da te in qualche modo ti condanna all\u2019autopunizione e, solo perdonandolo, ti consente di tornare ad essere libero ma continuai e continuo a rimanere perplesso. Mi \u00e8 capitato di subire dei torti e mi \u00e8 stato molto difficile perdonare, perdonare davvero, che vuol dire dimenticare, gi\u00e0, perch\u00e9 se perdoni ma conservi in una piega della memoria il torto subito il perdono \u00e8 solo maquillage. Lo so che l\u2019accidioso Schopenhauer non sarebbe d\u2019accordo, affermava che perdonare e dimenticare \u00e8 rinunciare alla consapevolezza di un\u2019esperienza; possiamo allora affermare che \u00e8 opportuno sotterrare l\u2019ascia di guerra almeno cos\u00ec profonda che l\u2019andarla a disseppellire ci comporti una fatica assolutamente disincentivante.<\/p>\n<p>Inevitabilmente ognuno di noi parte dalla propria esperienza per organizzare le proprie categorie valoriali tra le quali un posto significativo spetta proprio al concetto di perdono, io credo che, come tutti, ho subito dei torti ed altre volte ne sono stato responsabile, ma so anche che nel primo caso ho fatto un grande lavoro su di me per perdonare e nel secondo sono certo di non averli mai fatti deliberatamente. Certo, il danno causato non cambia: rammento quando da bambino giocando feci male ad un amico involontariamente, il malcapitato piangeva disperato ed io continuavo a ripetergli che no lo avevo fatto apposta fino a che spazientito grid\u00f2: \u201cHo capito, ma fa male lo stesso\u201d. Aveva assolutamente ragione, smisi di scusarmi e andai a prendere dell\u2019acqua fredda per alleviare il suo dolore, in realt\u00e0 feci maggior danno ai suoi abiti ma probabilmente fu allora che compresi che \u00e8 un gesto d\u2019altruismo cercare di rimediare al danno provocato e solo egoismo esigere il perdono. Quando riportai l\u2019episodio a Gershom, nel corso della conversazione oggetto dell\u2019attuale incontro, ancora una volta lo osserv\u00f2 da un diverso punto di vista. \u201cIl tuo amichetto di allora \u2013 mi chiese \u2013 ti fu grato dell\u2019aiuto e rimosse il rancore? Come mai ricordi ancora cos\u00ec nitidamente l\u2019episodio affondato nella notte medioevale della tua infanzia?\u201d. A parte l\u2019iperbole sull\u2019et\u00e0 visto che siamo pi\u00f9 o meno coetanei, l\u2019interrogativo era: ti sei perdonato? O ancora: lo hai perdonato di averti fatto sentire in colpa? E se lui non lo ha fatto devi perdonarlo ugualmente?<\/p>\n<p>Adesso che riporto quel dialogo mi sembra tutto ancora pi\u00f9 irrisolto, sono certo che sia tanto difficile quanto necessario perdonare, per dirla con le parole di Confucio: \u201cColui che non riesce a perdonare gli altri rompe il ponte su cui lui stesso deve passare\u201d, vero, ma se chi deve perdonare \u00e8 l\u2019amichetto che continuer\u00e0 a portarti rancore senza accettare le tue scuse per un danno infertogli involontariamente chi \u00e8 l\u2019offeso e chi l\u2019offensore? E se non capisce l\u2019involontariet\u00e0 della tua violenza \u00e8 giusto che la sua incapacit\u00e0 divenga dolore in te che la subisci? Allora che dovresti fare, perdonargli una colpa della quale nemmeno \u00e8 consapevole? Perdonarlo per il male che continua a procurarti quando, non avendone coscienza, non ha interesse al tuo perdono? Ebbene, in quest\u2019ottica la provocazione di Gershom diviene pi\u00f9 chiara: la difficolt\u00e0 consiste nel perdonare la persona alla quale hai fatto del male e per la quale avresti fatto di tutto per alleviare il dolore e che, a causa della sua incapacit\u00e0 sia al perdono che alla comprensione, sottolineo che le due cose sono sempre connesse, continua a procurarti sofferenza? Certo, in quel caso devi essere tanto abile da perdonare cos\u00ec che finalmente sia tu a non soffrire della tua colpa involontaria e della sua ottusit\u00e0 inconsapevole.<\/p>\n<p>Stavo leggendo, tempo fa, un articolo nel quale si sosteneva che gli uomini perdonano pi\u00f9 raramente e sono pi\u00f9 vendicativi delle donne, non ne sono cos\u00ec sicuro ma non sostengo nemmeno la tesi opposta, fatico a connettere la genitalit\u00e0 con l\u2019etica individuale, mi sembra possibile una simile distinzione solo in un\u2019ottica antropologica. Le donne \u2026 sarebbe pi\u00f9 illuminante il termine \u201cil femminile\u201d, spero sia chiaro che non \u00e8 la stessa cosa, ha subito la prevaricazione e la violenza del maschile affinando la sopportazione ma anche l\u2019arte del perdono proprio nella consapevolezza della propria superiorit\u00e0. \u00c8 importante chiarire che il femminile non \u00e8 tutte le donne ma solo quelle che hanno conservato la magia del femminile, magia che pu\u00f2 albergare anche nell\u2019uomo. Provo ad essere ancora pi\u00f9 inequivocabile: il femminile \u00e8 l\u2019intelligenza della comprensione, del saper vedere con lo sguardo dell\u2019altro, il non giudicare e, di conseguenza, il perdonare. Il maschile, non ribadisco il concetto oramai palese, afferma la propria ottusa limitatezza nel rancore e nel reputarsi depositario di grandi certezze morali. Non so, infine, quale delle due visioni, mia e di Gershom intendo, sia quella pi\u00f9 prossima alla \u201cverit\u00e0\u201d, ma sono certo che entrambe siano caratterizzate da una profonda componente femminile e se qualche \u201cmaschietto\u201d si sente tanto macho a non perdonare e portare rancore gli ricordo le parole di Nelson Mandela: Il risentimento \u00e8 come bere veleno e sperare che uccida i tuoi nemici.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-516141","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/516141","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=516141"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/516141\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=516141"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=516141"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=516141"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}