{"id":511803,"date":"2020-11-11T08:00:07","date_gmt":"2020-11-11T07:00:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=511803"},"modified":"2020-11-10T09:44:57","modified_gmt":"2020-11-10T08:44:57","slug":"io-siamo-una-folla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/11\/io-siamo-una-folla\/","title":{"rendered":"Io siamo una folla"},"content":{"rendered":"<p>\u201cPrima di tutto, io vengo ad esistere in quanto me per la mia coscienza irriflessa. Questa irruzione del me \u00e8 stata spesso descritta: io mi vedo perch\u00e9 mi si vede [\u2026] Ora la coscienza irriflessa \u00e8 coscienza del mondo. Il me esiste dunque per essa sullo stesso piano degli oggetti del mondo [\u2026] Io per me sono solo un puro rinvio ad altri\u201d. Ho appena concluso la lettura di un intrigante romanzo fondato su una storia vera che si occupa proprio di personalit\u00e0 ed identit\u00e0, mi riferisco a \u201cUna stanza piena di gente\u201d scritto da Daniel Keyes. Racconta la storia di Billy Milligan, autore pi\u00f9 o meno confesso di stupri e rapine, arrestato il 27 ottobre 1977 per essere sottoposto a un processo dall\u2019esito scontato. Nel corso della perizia psichiatrica a suo carico, per\u00f2, compaiono in lui diverse personalit\u00e0, soggetti di et\u00e0 e sesso diversi, che parlano lingue diverse, che hanno capacit\u00e0 e passioni assolutamente contrastanti. Il numero complessivo arriva a 23 pi\u00f9 una, quella che dovrebbe o potrebbe \u201cfondere\u201d le forze centrifughe del caos in un equilibrato essere umano. Vicende terribili e violenze infantili hanno innescato il lacerante processo di scissione e l\u2019epilogo pu\u00f2 essere sintetizzato da quanto Billy scrive a Keyes: \u201cSolo chiudendo la porta sul mondo reale, noi potremo vivere in pace nel nostro\u201d<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_605\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_605\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_605').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_605\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">A parte suggerire la lettura del romanzo che si presenta come una sorta di thriller psicologico, mi \u00e8 parso utile andare a riprendere una antica conoscenza, Jean \u2013 Paul Sartre ed, in particolare, il passo della nostra apertura tratto dal suo \u201cL\u2019essere e il nulla\u201d. Il tema inquietante, la domanda imprescindibile che, nella pi\u00f9 o meno presunta normalit\u00e0, nemmeno ci si pone data la supposta ovviet\u00e0 della risposta, \u00e8: chi sono io? Nel caso di Billy \u201cio siamo noi\u201d, anzi, essendo impossibile la coesistenza in un\u2019unit\u00e0 psichica di Ragen, un ventitreenne serbo croato di una ferocia animalesca mosso da istinto di protezione verso i pi\u00f9 deboli, Arthur, un ventiduenne intellettuale e snob, una giovane lesbica, una bimba di pochi anni e tutti gli altri, \u00e8 corretto affermare: \u201cnoi siamo io\u201d! L\u2019argomentazione sartriana \u00e8 sottile e complessa, impossibile analizzarla nella sua totalit\u00e0, mi limiter\u00f2 ad assumere alcune affermazioni e a tentare di tradurle in un quotidiano pi\u00f9 prossimo ad ognuno di noi. La consapevolezza di s\u00e9 attraverso lo sguardo dell\u2019altro, fenomeno che Sartre sottolinea nella vergogna e (a volte) nell\u2019orgoglio, determina una sorta di scissione tra l\u2019io per me e l\u2019io in me. L\u2019io che si incontra \u00e8 ci\u00f2 che esiste per l\u2019altro, \u00e8 un io che non mi appartiene n\u00e9 mai potr\u00e0 appartenermi, \u201cIo sono \u2013 scrive il filosofo \u2013 al di l\u00e0 di qualsiasi conoscenza, quel me che un altro conosce\u201d. Ma questo mi angoscia, per l\u2019altro io sono un dato del mondo, come \u00e8 questa tastiera o la porta del mio studio, ma io mi so anche come \u201cmia libera creazione coscienziale\u201d. Ma rapportarsi con l\u2019altro \u00e8 fondamentalmente riconoscergli il diritto alla sua libert\u00e0 e la sua libert\u00e0 \u00e8 possibilit\u00e0 prospettica, cio\u00e8 la sua creazione di me in lui attraverso il suo sguardo, il suo mondo, il suo scorrere fuori di me. Posso far coincidere i due me stesso, quello per me e quello per l\u2019altro?<\/p>\n<p>Gi\u00e0 la vicenda si complica: in un primo momento comprendo di aver colto la rappresentazione di me nell\u2019altro ed aver acquisito coscienza dell\u2019essere visto indipendentemente da come mi so; quindi prendo coscienza di divenire a seconda degli infiniti sguardi del mondo e che sono tenuto a riconoscere la libert\u00e0 di quegli sguardi che mi reificano senza poterli determinare; infine mi rendo conto di trovarmi nel cuore di una spirale psico-ermeneutica che mi determina come altro da me, per sempre in fuga in ogni direzione intorno a me, rendendomi un vortice inarrestabile e inconoscibile. Se conoscenza \u00e8 controllo, l\u2019impossibilit\u00e0 di sapermi mi annienta! La conclusione di Sartre \u00e8, forse, meno drammatica: \u201cNon \u00e8, a dire il vero, che io senta di perdere la mia libert\u00e0 per diventare una cosa, ma essa \u00e8 laggi\u00f9, fuori della mia libert\u00e0 vissuta, come un attributo dato dell\u2019essere che io sono per l\u2019altro\u201d. Mi sembra che si possa affermare che la tragedia di Billy che, ad alcuni, \u00e8 parsa un\u2019esagerazione psicanalitica, in qualche misura si consumi nella realt\u00e0 esistenziale e quotidiana di ognuno di noi. Forse pu\u00f2 apparire un\u2019 iperbole da psicologi e filosofi, un pensiero solo pensabile e mai verificabile nella nostra vita di persone comuni, con problemi pi\u00f9 pratici come la rata del mutuo o il fastidio provocato dalle liti dei vicini, ma vorrei alleggerire e avvicinare tutto il nostro argomentare proprio al nostro \u201ctuttigiorni\u201d:<\/p>\n<p>Sicuramente, con un pizzico di impegno, ognuno riesce a riportare alla propria memoria presente il ricordo di un appuntamento importante, che fosse di lavoro o d\u2019amore in fondo non \u00e8 rilevante, preferisco esemplificare con il secondo caso perch\u00e9 il coinvolgimento emotivo si riveste inevitabilmente di ben altri sapori. Bene: provate a rappresentarvi i preparativi, come avete curato la vostra persona, la scelta del profumo o del dopobarba, l\u2019attenzione nell\u2019abbigliamento, magari avete deciso di indossare quel capo che \u201cporta bene\u201d. Non era solo scaramanzia o desiderio, il tutto si basava sulla precisa consapevolezza sartriana che sareste stati esattamente quello che l\u2019altro avrebbe rappresentato a s\u00e9 all\u2019interno dei margini di libert\u00e0 creativa e rappresentativa con i quali anche lui\/lei si stava preparando all\u2019appuntamento. Sapevate anche che l\u2019esito positivo o meno dell\u2019incontro avrebbe gratificato o ridimensionato la vostra autostima, vi avrebbe reso felici e, quindi, ottimisti, disponibili oppure frustrati e intimiditi. Una volta all\u2019appuntamento, ipotizziamo per comodit\u00e0 una cena, avreste cercato di essere simpatici, interessanti, se possibile addirittura affascinanti, mettendo in campo quelle che reputavate le vostre migliori qualit\u00e0 ma anche pensando a quali delle stesse sarebbero risultate pi\u00f9 gradevoli al vostro commensale, forse anche immaginando che la stessa operazione stesse consumandosi nell\u2019altro campo. Paradossalmente la serata sar\u00e0 stata vantaggiosa se il partner non avr\u00e0 deciso di frequentarvi, lo so, sembra assurdo, ma in caso contrario il vostro successo sarebbe risultato una inconsapevole gabbia comportamentale che l\u2019altro vi ha, pi\u00f9 o meno deliberatamente, chiavato addosso. E lo stesso avrete fatto voi \u2026 e poi? Gli appuntamenti successivi? Come essere sempre adeguati al ruolo senza rinunciare a quello che pensiamo di \u201cessere realmente\u201d, oppure ci scopriamo a divenire il personaggio interpretato, il riflesso di noi che cogliamo nello sguardo innamorato di ci ci \u00e8 ora cos\u00ec vicino?<\/p>\n<p>Certo, solo un trauma terribile pu\u00f2 indurre una psiche a disintegrare un \u201cBilly\u201d in 24 altri, ma piccole sconfitte quotidiane, innumerevoli microscopiche rinunce ci fanno perdere di vista la coscienza fluida e mutevole che siamo, quella folla di possibilit\u00e0 che ogni giorno potremmo incontrare in noi, che, certo, potrebbe spaventarci; ma se tutti imparassimo a ri-conoscerci ogni giorno, non potremmo con gioia ed un sorriso incontrare infiniti altri intorno a noi senza la necessit\u00e0 di ingabbiarli per collocare una targhetta all\u2019esterno delle sbarre con scritto un nome, una specie, una data, che non avranno mai modo di esprimere a noi chi rimarr\u00e0 da solo dall\u2019altra parte delle sbarre.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-511803","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/511803","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=511803"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/511803\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=511803"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=511803"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=511803"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}