{"id":511320,"date":"2020-11-04T08:00:40","date_gmt":"2020-11-04T07:00:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=511320"},"modified":"2020-11-03T11:01:29","modified_gmt":"2020-11-03T10:01:29","slug":"il-circonfuso-di-luce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/11\/il-circonfuso-di-luce\/","title":{"rendered":"Il circonfuso di luce"},"content":{"rendered":"<p>\u201cDov\u2019era andato il nano? E la porta maestra? E il ragno? E tutto il sussurrare? Stavo dunque sognando? Mi ero destato? A un tratto mi trovai fra selvagge rupi, solo, deserto, nel pi\u00f9 deserto chiaro di luna. Ma qui giaceva un uomo\u201d. Siamo all\u2019epilogo del viaggio all\u2019interno del mito dell\u2019eterno ritorno dell\u2019uguale, epilogo che, in verit\u00e0, vuole essere un principio \u201cpoich\u00e9, a dire il vero, per simili cose su questa terra il tempo non esiste\u201d. L\u2019ordine convenzionale \u00e8 scardinato, il tempo si conclude in se stesso negandosi e affermandosi all\u2019istante, il bene e il male sono ormai svuotati di senso, come comprendere se ci\u00f2 che vedo \u00e8 sogno o se finalmente mi sono destato? Zarathustra si concede alla verit\u00e0 assoluta di una visione che sconvolge anche la sua capacit\u00e0 di accettare il mistero: \u201cquel che allora vidi non avevo mai visto l\u2019uguale\u201d.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_887\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_887\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Lo spettacolo che si mostra al filosofo \u00e8 quello di un giovane pastore che, forse addormentatosi sul prato, non si \u00e8 accorto che \u201cun pesante serpente nero\u201d gli si era infilato in gola dove si era aggrappato con i denti. Il giovane stava soffocando, si contorceva in preda al panico, il volto sconvolto, e non sapeva come salvarsi da \u201ctanto orrore e tanto schifo\u201d. Immediatamente Zarathustra cerc\u00f2 di aiutarlo afferrando il rettile e tentando di strapparlo dalla sua bocca, ma non riusciva, il viscido animale non cedeva alla sua presa. Fu allora che sent\u00ec una voce che gridava dentro di lui, una voce che fu udita anche dal pastore, una voce potente che urlava \u201cMordi! Mordi! Staccagli la testa! Mordi\u201d, questo diceva la voce interiore, urlava \u201cil mio orrore, il mio odio, il mio schifo, la mia compassione, tutto il mio bene e il mio male\u201d. A questo punto della sua narrazione il filosofo si arresta e si rivolge ai suoi lettori: \u201cVoi audaci intorno a me ! Voi che cercate e sperimentate, e chi di voi si imbarc\u00f2 con accorte vele su mari inesplorati! Voi amanti degli enigmi! Scioglietemi dunque l\u2019enigma che io vidi, spiegatemi dunque la visione del pi\u00f9 solitario fra tutti!\u201d. Raccogliamo l\u2019esortazione nietzscheana e proviamo a \u201csciogliere l\u2019enigma\u201d: il pastore \u00e8 la persona comune, l\u2019uomo al cominciare del suo cammino, ma \u00e8 anche il filosofo; come sappiamo, infatti, i primi filosofi erano pastori, persone che avevano e si concedevano tempo per pensare, per cercare un senso, per mettere ordine nel mistero. Credo che il messaggio della visione si nasconda proprio nel principio del viaggio del pensiero, un inizio che si fonda sul disperato bisogno di mettere ordine nel caos! La questione si fa impervia e non voglio aggrovigliarla eccessivamente, ma non \u00e8 possibile nemmeno risolverla gordianamente. Proviamo: se il tempo, e ci limitiamo ad una nota inevitabilmente sintetica, non \u00e8 nelle cose ma nel pensiero dell\u2019uomo che ricorda e ipotizza generando passato e futuro ed il loro incontro in un improbabile presente, la conseguente fondativa sistematizzazione dell\u2019essere \u00e8 una delle pretese pi\u00f9 deleterie della metafisica. Se, come sostiene genialmente Rovelli, la nostra vista \u00e8 offuscata per consentirci di non vedere ci\u00f2 che ci destabilizzerebbe, anche lo spazio diviene un\u2019ipotesi. Se la realt\u00e0 non ha n\u00e9 progetto n\u00e9 progettista, il caos \u00e8 l\u2019unica verit\u00e0, negarlo \u00e8 un autoinganno utile alla sopravvivenza dei \u201csuperflui\u201d ma avvilente per chi ha il coraggio di \u201cavere un caos dentro di s\u00e9\u201d tanto da poter divenire creatore di \u201cuna stella danzante\u201d.<\/p>\n<p>Mi rendo conto del peso di certe affermazioni e di quanto possano apparire criptiche, provo ad esplicitarle: il mito dell\u2019eterno ritorno dell\u2019uguale svuota di significato quel pensiero che, divenuto \u201cglobale\u201d ed imperante, ha edificato il sistema culturale attuale, in tutte le sue variabili politiche, religiose, economiche \u2026 facce apparentemente diverse di un\u2019 unica ragione ingannevole. L\u2019uomo comune ha bisogno di certezze, che siano fondate o meno poco importa, ci\u00f2 che conta \u00e8 che funzionino. Ma il verbo funzionare prevede un progetto, un progettista ed un uso. Mi spiego: se provo ad usare il mio rasoio elettrico come cellulare non funziona, ma ecco che, ricondotto al suo fine, pu\u00f2 radermi correttamente. Questo pu\u00f2 apparire tanto lapalissiano quanto pleonastico ma, se al posto del rasoio ci metto il pensiero, ecco che il tutto assume una luce profondamente diversa. Nel caso del rasoio \u00e8 certo che prima sia nata la necessit\u00e0 di radersi, in seguito ad essa \u00e8 sorta l\u2019idea in un progettista, quindi la realizzazione del mezzo e l\u2019inevitabile necessit\u00e0 dell\u2019impiego corretto dello steso. Ma chi pu\u00f2 affermare che solo un certo modo di pensare sia quello che coglie la verit\u00e0 della vita? E se, al contrario, non esistesse una verit\u00e0 ma solo la prospettiva generata dalla mia volont\u00e0? Tutte le categorie convenzionali sarebbero scardinate, si tornerebbe al caos! \u00c8 un po\u2019 quello che \u00e8 accaduto al mondo dopo la comprensione che il pianeta non \u00e8 piatto, non \u00e8 fermo, non esiste un sopra e un sotto, alla vigilia del Rinascimento, l\u2019epoca nella quale il pensiero dell\u2019uomo si solleva pi\u00f9 su per \u2026 rimettere in ordine il caos improvviso che gli si \u00e8 palesato. Ed oggi l\u2019esempio \u00e8 valido anche per le nuove fisiche che si lacerano in questo sconvolgente problema filosofico: l\u2019ordine che voglio trovare \u00e8 preesistente o solo una rete gettata sul magma dell\u2019esistenza per tentare di afferrarla e comprenderla? Pu\u00f2 aiutarci un\u2019allegoria: se l\u2019essere \u00e8 il perenne divenire a-progettuale rappresentato dall\u2019oceano, ecco che il pescatore (scienziato, teologo, matematico etc) tenta di comprenderlo cacciandone gli abitanti con la sua rete. Ovvio che possa cogliere gli ospiti e mai l\u2019oceano stesso, inoltre le maglie delle varie reti sono diverse a seconda della categoria del pescatore. Il pescato \u00e8 osservato attraverso queste maglie cos\u00ec diviene ordinato e comprensibile a seconda delle forme delle maglie stesse, certo maglie diverse ma unite dal medesimo fine e dallo stesso strumento fondativo \u00e8 per questo che i linguaggi diversi divengono traducibili.<\/p>\n<p>Capisco bene che il problema \u00e8 enorme, ma dobbiamo concludere l\u2019analisi del testo e, per ora, ne abbandoniamo lo sviluppo in questa fase embrionale. Perch\u00e9 il serpente non cede alla presa di Zarathustra? Perch\u00e9 \u00e8 radicato nel pastore? Perch\u00e9 \u00e8 parte di lui, \u00e8 l\u2019inganno che abita ogni essere umano e nessuno ti pu\u00f2 liberare dal suo morso, devi farlo tu. Nel paragrafo precedente, in realt\u00e0, mi sono provato ad estrarre il serpente, non credo di aver avuto miglior fortuna di Zarathustra. \u201cMa il pastore morse, come il mio grido gli consigliava; morse con buon morso! E sput\u00f2 lontano la testa del serpente: e balz\u00f2 in piedi\u201d. Il presunto pessimismo nietzscheano svapora davanti al sole di questa affermazione; il filosofo crede che l\u2019uomo avr\u00e0 il coraggio di sputare lontano l\u2019inganno metafisico, la vigliacca rinuncia all\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 sulla propria vita, e sapr\u00e0 balzare in piedi. Credo che l\u2019epilogo del passo dello Zarathustra, a questo punto, possa essere riportato senza pi\u00f9 richiedere ulteriori interpretazioni.<\/p>\n<p>\u201cNon pi\u00f9 pastore, non pi\u00f9 uomo, un trasfigurato, un circonfuso di luce, che rideva! Mai ancora sulla terra aveva riso un uomo come rise quello! O miei fratelli, udii un ridere che non era il ridere di un uomo, e adesso mi divora una sete, una nostalgia che mai si placa. La nostalgia di quel riso mi divora: oh, come sopporto di vivere ancora! Ma come sopporterei di morire ora!\u201d<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-511320","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/511320","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=511320"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/511320\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=511320"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=511320"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=511320"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}