{"id":507986,"date":"2020-09-23T08:00:16","date_gmt":"2020-09-23T06:00:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=507986"},"modified":"2020-09-22T13:37:37","modified_gmt":"2020-09-22T11:37:37","slug":"luce-ed-ombra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/09\/luce-ed-ombra\/","title":{"rendered":"Luce ed ombra"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLa luce giunge ad essi da un fuoco che arde alle loro spalle, alto e lontano; tra quel fuoco e i prigionieri corre una strada soprelevata lungo la quale si innalza un muricciuolo [\u2026] lungo questo muro si muovono uomini che portano ogni sorta di oggetti e figure umane e d\u2019animali, di pietra, di legno o di altra materia\u201d: cos\u00ec prosegue Platone nel presentare il suo famoso mito della caverna. L\u2019immagine pu\u00f2 sembrare un poco surreale ma, appena esplicitata nella parte successiva del suo ragionamento, ecco che il senso dell\u2019allegoria diviene chiarissimo. Platone sta rappresentando quella che, a suo modo di vedere, \u00e8 la condizione comune a tutti gli uomini, costretti da catene per la mente che li costringe a osservare i fenomeni da un solo vincolante punto prospettico. La domanda cruciale posta dal filosofo \u00e8: \u201c[\u2026] credi che essi vedano di se stessi e dei loro compagni qualcos\u2019altro fuorch\u00e9 le ombre proiettate dal fuoco sulla parete della caverna che sta loro di fronte?\u201d. \u00c8 inevitabile per noi oggi come per Glaucone allora rispondere all\u2019interrogativo che Platone fa porre da Socrate in maniera univoca: \u201cCome potrebbe essere altrimenti se essi sono costretti a tenere la testa immobile per tutta la vita?\u201d<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_295\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_295\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_295').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_295\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Siamo ad un ulteriore snodo concettuale che richiede una riflessione che, seppur breve, visto il contesto, prover\u00e0 ad essere un contributo per \u201cun pensiero altro\u201d. Il tema posto dal filosofo \u00e8 alla base di qualsivoglia approccio alla gnoseologia. Per essere pi\u00f9 chiaro: \u00e8 la domanda intorno a cosa e come possiamo conoscere. In verit\u00e0 in tale interrogazione, specie nell\u2019ottica socratico-platonica, \u00e8 implicito anche un fondamentale \u201cperch\u00e9?\u201d. Certo, la motivazione alla conoscenza \u00e8 determinante e, credo inevitabilmente, condiziona ed \u00e8 condizionata dal come e dal cosa. Facciamo un esempio: se Antonella incontra Filippo inevitabilmente intercorre tra i due una relazione gnoseologica, ora, non credete sia profondamente diverso l\u2019approccio se i due sono singol o impegnati, se le et\u00e0 sono prossime o molto distanti, se l\u2019estetica e la chimica si muovono in un senso o in quello opposto, se il rapporto \u00e8 di natura personale o professionale, se l\u2019uno o l\u2019altra o entrambe vivono una condizione psicologica di disponibilit\u00e0 o di chiusura \u2026 le variabili che potrei elencare sono innumerevoli e qui mi fermo, credo che il senso del mio procedere sia esplicito. \u00c8 evidente ad ognuno di noi che, al variare di uno o pi\u00f9 elementi del contesto, la comunicazione gnoseologica tra le parti subisca un determinante condizionamento prospettico. Bene, quello che ci insegna il mito \u00e8 che gran parte del contesto non \u00e8 libero, non lo scegliamo, ne siamo parte; ecco che il dialogo fra i due risulta preventivamente intenzionato. Le prime parole che i due si scambiano, il sorriso o meno che li condivide, la postura dei corpi e tutta la semantica della relazione, ci fanno capire alla prima riflessione cosa intende genialmente Sini con la necessit\u00e0 di \u201csuperare la superstizione del significato\u201d, cio\u00e8, ogni gesto ed ogni suono divengono altro all\u2019interno della cassa psichica di risonanza della relazione a priori generata dal contesto: ma torniamo alla caverna.<\/p>\n<p>L\u2019altro elemento, chiarissimo nella simbologia platonica, \u00e8 che noi osserviamo, nella condizione di schiavi, solamente delle ombre. Ombre che presuppongono una fonte luminosa ed un corpo che, frapponendosi tra noi e la stessa, determini sullo schermo le immagini. Ma se tutti noi possiamo osservare solo delle ombre, inevitabilmente ed omogeneamente, le riterremo essere la realt\u00e0. Ovvio che il ragionamento del filosofo sottintende, e comunica surrettiziamente, l\u2019esistenza di una realt\u00e0 vera rispetto a quella ingannevole che fruiamo come tale, concetto che \u201cappare\u201d estremamente fondato ma che prover\u00f2 a commentare in una prospettiva diversa! Bene: procediamo per ordine. Cosa sarebbero le ombre fuor di metafora? Torniamo ad Antonella e Filippo: se Antonella \u00e8 una direttrice di filiale e Filippo un debitore che deve implorare una dilazione perch\u00e9 la moglie \u00e8 gravemente malata e lui ha perso il posto di lavoro, lo sfortunato questuante difficilmente noter\u00e0 il taglio dei capelli e la fragranza del profumo della donna anche se preesistessero condizioni fisico chimiche per tale osservazione. Filippo vedrebbe \u201cuna professionista\u201d, la \u201cdirettrice di filiale\u201d, molto difficilmente \u201cla donna\u201d. La voce di Antonella diverrebbe spietata o dolce non in base alle sue dinamiche ormonali ma in conseguenza alla concessione o meno del prestito o della dilazione. Insomma, il pi\u00f9 delle volte riusciamo a vedere la professione o il ruolo e non l\u2019attore materiale che ne \u00e8 solo l\u2019interprete. Ma il messaggio platonico \u00e8 ancor pi\u00f9 profondo, nel bene o nel male \u00e8 bello e buono che lo decida il lettore; infatti Platone sostiene che le ombre, il titolo ed il ruolo nella nostra allegoria, sono parvenze di \u201cogni sorta di oggetti e figure umane e d\u2019animali\u201d portate a spalla da esseri umani. Mi sembra palese il senso, noi ci relazioniamo efficacemente tra ombre, come \u00e8 funzionale alla sopravvivenza del sistema sociale, ma dobbiamo sapere che la realt\u00e0 fisica \u00e8 altro, quindi non il ruolo ma il corpo della direttrice e la marca del suo profumo, senza dimenticare che tutto questo ha senso solo se comprendiamo che la vera realt\u00e0 \u00e8 l\u2019essere umano che porta a passeggio un corpo che recita una parte. Nell\u2019ottica platonica, quella oramai profondamente radicata in tutta la cultura occidentale e, forse, planetaria, la \u201crealt\u00e0-vera\u201d \u00e8 lo spirito, l\u2019anima, l\u2019essenza, possiamo chiamarla in mille altri modi, che nel mito \u00e8 rappresentata dai portatori di statue.<\/p>\n<p>Quanto ancora ci sarebbe da argomentare intorno alla questione, ma lascio ai miei lettori il piacere personale per ulteriori sviluppi e riflessioni per passare all\u2019ultimo elemento della breve citazione di apertura. Mi riferisco alle parole di Glaucone: \u201cCome potrebbe essere altrimenti?\u201d. Gi\u00e0, messa in questi termini sembra che non esistano speranze di poter accedere alla verit\u00e0 per i malcapitati schiavi. L\u2019inconsapevolezza delle loro catene li rende docili, incapaci ad altre prospettive, anche solo ipotetiche, quindi, schiavi per sempre. Un po\u2019 come dire: chi mai oggi potrebbe sostenere la staticit\u00e0 del pianeta, con ovvia deroga per i terrapiattisti? Eppure tutti gli illuminati contemporanei, se fossero vissuti in epoca pre copernicana, avrebbero giurato sulla staticit\u00e0 del pianeta, sul concetto di sopra e sotto e su innumerevoli altri errori comuni di natura fisica, teologica e antropologica. Certo, ora tutti si contendono i natali di Colombo, ma allora non fu semplice per l\u2019ardito navigatore avere estimatori. Sarebbe indispensabile un Colombo anche per Platone, uno capace di avere coscienza delle catene e dotato di sufficiente coraggio per voltarsi vero la luce. Personalmente credo che in ogni essere umano abiti la scintilla della ribellione, ma capisco bene che per farla risplendere \u00e8 necessario avere coscienza della propria condizione di carcerato. Per dirla con le parole dell\u2019amico Gershom Freeman: \u201cOgni uomo \u00e8 figlio del proprio coraggio e della profondit\u00e0 del proprio sguardo\u201d e capisco bene anche che oggi, cos\u00ec indaffarati ad essere performanti, sia comune dimenticare cosa significa profondit\u00e0 del proprio sguardo e, pertanto, anche il coraggio trova facile anestesia nelle subdole catene del quotidiano. Ma il viaggio prosegue.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-507986","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/507986","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=507986"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/507986\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=507986"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=507986"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=507986"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}