{"id":507446,"date":"2020-09-16T08:00:11","date_gmt":"2020-09-16T06:00:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=507446"},"modified":"2020-09-15T13:46:17","modified_gmt":"2020-09-15T11:46:17","slug":"entro-nellantro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/09\/entro-nellantro\/","title":{"rendered":"Entro nell\u2019antro"},"content":{"rendered":"<p>\u201cOrbene \u2013 ripresi io \u2013 paragona la nostra natura, per ci\u00f2 che riguarda sapienza e ignoranza, a una situazione siffatta: immagina, dunque, degli uomini in una dimora sotterranea, simile a una caverna, che abbia, lunga quanto l\u2019antro, una vasta entrata aperta verso la luce\u201d. In molti avranno riconosciuto l\u2019incipit del VII libro della Repubblica platonica dove si narra il mito della caverna. L\u2019abilit\u00e0 narrativo \u2013 evocativa del filosofo ha prodotto miti che sono divenuti fondazionali per il pensiero occidentale e che, a distanza di 2500 anni, conservano un\u2019 incredibile attualit\u00e0. In questi giorni, poi, in cui, nel mezzo di feroci diatribe politiche, riaprono le scuole, il tema gnoseologico diviene ancor pi\u00f9 centrale. Solo una breve notazione di carattere quasi cronachistico che, chi segue questi nostri appuntamenti lo sa bene, non ci occupiamo di eventi attuali se non per leggerne gli aspetti trasversali e meta-temporali: dunque, l\u2019elemento del mito platonico che, a mio modo di vedere, dovrebbe essere chiave di volta anche dell\u2019attuale dibattito sul tema della scuola, quello dei contenuti, della didattica, del progetto culturale, non compare minimamente cos\u00ec fagocitato com\u2019\u00e8 dalle diatribe sui banchi a rotelle e sulle mascherine. Ora, se \u00e8 lecito sottolineare la particolarit\u00e0 di questi mesi di pandemia, non possiamo dimenticare che, tristemente, l\u2019elemento culturale \u00e8 scomparso dal dibattito sulla scuola da diversi decenni rendendo la scuola stessa ancella del mondo produttivo. Se \u00e8 questa la strada imboccata, ebbene, il mito della caverna, specie nella lettura che prover\u00f2 ad esprimere, riveste una rilevanza sociale e antropologica forse come mai prima d\u2019ora.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_106\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_106\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_106').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_106\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">\u201cQuesti uomini sono l\u00e0 dalla loro infanzia, con le gambe e il collo incatenati, per modo che non possono muoversi, n\u00e9 guardare se non innanzi a s\u00e9, impediti, come sono, dalle catene, a girare perfino la testa\u201d. Cos\u00ec prosegue il filosofo ricorrendo a quel suo peculiare linguaggio Mithos che contiene quello pi\u00f9 convenzionale del Logos, arricchendolo, per\u00f2, di incredibili possibilit\u00e0 ermeneutiche. Non credete che sia lecito riconoscere nell\u2019antro platonico, nel quale sono collocati esseri umani indotti ad acquisire una precisa prospettiva di osservazione nei confronti della realt\u00e0, proprio l\u2019apparato educativo che nel sistema scolastico tanto evidentemente si esplicita? Il compito delle istituzioni scolastiche, secondo questa direzione, \u00e8 quello di offrire opportunit\u00e0 gnoseologiche ed operative che consentano ai \u201cfruitori\u201d, che vi entrano piccini e intonsi e che ne usciranno almeno maggiorenni, di acquisire le competenze necessarie ad \u201cusare\u201d correttamente del mondo che vanno a conoscere. Se questo \u00e8 vero \u00e8 vero anche che quelle che Platone chiama catene devono essere lette come le indicazioni vincolanti offerte dall\u2019ottica dominante e che gli studenti devono dimostrare, per essere premiati con la promozione, di saper assimilare adeguatamente. Non \u00e8 ovvio, per\u00f2, che se l\u2019alunno impara ad \u201cusare il mondo\u201d secondo precise direttive gli \u00e8, implicitamente, impossibile scoprire \u201caltro\u201d nel mondo rispetto a quello che un certo tipo di fruizione gli consente di vedere? Non voglio essere frainteso e pertanto preciso che in questo momento non sto esprimendo giudizi sulle prospettive nelle quali si colloca lo studente, per ora mi sto limitando ad una osservazione tanto lapalissiana da essere pleonastica: il sistema educativo, sempre meno gestito dalla famiglia, impegnata a produrre, sempre pi\u00f9 delegato alle istituzioni, in primis la scuola, ancor pi\u00f9 espletato dai mass media, con a capo internet e dintorni, genera una omogeneit\u00e0 prospettica tanto riconosciuta quanto stigmatizzata, inutilmente, sia da tutti gli addetti ai lavori che dai semplici osservatori del sistema.<\/p>\n<p>In effetti nella riflessione platonica la supposizione dell\u2019esistenza di catene che obblighino l\u2019osservazione da parte degli uomini da una certa angolazione \u00e8 data per acquisita, ma credo che soffermarci sull\u2019esplicitazione delle natura delle catene stesse sia indispensabile. Chi le ha imposte? Il fine era progettuale o inconsapevole? Chi le ha realizzate vi \u00e8 sottoposto o ne \u00e8 libero? Sono catene di ferro o \u201cprigioni per la mente\u201d? \u00c8 evidente che in questa ottica la questione si complica considerevolmente e l\u2019analisi pu\u00f2 essere profondamente diversa a seconda della prospettiva del commentatore. Non pretendo, pertanto, di offrirne una analisi definitiva, sarebbe conflittuale con la prospettiva di \u201cun pensiero altro\u201d che ispira i nostri incontri, ma solo di suggerire qualche spunto che spero sia gravido di contributi personali da parte di ogni lettore. Le catene sono, a mio modo di vedere, i preconcetti con i quali \u00e8 bene porsi nella bagarre del quotidiano con l\u2019intento di partecipare al gioco collettivo, che chiamiamo vita, ottenendone i vantaggi maggiori. Nella definizione appena offerta un interessante sottotesto si innerva in diversi termini-concetto, come, per esempio, vantaggio. Dare per scontato che il vantaggio sia, per esempio, una collocazione ben remunerata o di prestigio, \u00e8 un \u201canello della catena\u201d, infatti se il vantaggio fosse inteso come la capacit\u00e0 di relazionarsi disinteressatamente, modi e fini della catena sarebbero altri e il senso complessivo dell\u2019apparato presupporrebbe un\u2019idea di essere umano assolutamente diversa. Capisco la complessit\u00e0 del mio argomentare ma credo che il concetto sia chiaro, insomma, una volta seduto al tavolo da gioco, unica possibilit\u00e0 che hai \u00e8 cercare di vincere, ma se il tuo obiettivo \u00e8 di giocare un diverso gioco, le tue chances si riducono considerevolmente.<\/p>\n<p>Proviamo a proseguire sviluppando l\u2019allegoria del gioco con l\u2019intento di rendere pi\u00f9 chiaro e comprensibile il concetto: se appena apparso alla vita ti trovi circondato da persone che giocano a poker e per le quali la ragione dell\u2019esistere \u00e8 di vincere il maggior numero di mani possibile, inevitabilmente diverr\u00e0 fondamentale per te, al fine di partecipare alla vita-gioco con la speranza di uscirne vincitore, imparare oltre alle specifiche regole, a bluffare. Se le tue propensioni etiche e mentali sono pi\u00f9 adatte al gioco degli scacchi, evidentemente non sarai un vincente al tavolo verde e non sarai per nulla apprezzato dai competitori che ti circondano, tutti protesi alla realizzazione di una scala reale che non riesce n\u00e9 ad emozionarti n\u00e9, di conseguenza, a motivarti. Che potr\u00e0 mai suscitare in tutti gli osservatori la tua competenza nel sacrificare una regina per ottenere uno scacco matto? Che alternative ha un simile scacchista? Ma la domanda cruciale ritengo sia: chi ha deciso che si debba giocare a poker? E se si puntassero denari su ogni mossa e fosse remunerato ogni pezzo \u201cmangiato\u201d potrebbe divenire interessante per il pokerista anche il gioco degli scacchi? E se a qualcuno interessasse poco o nulla di ottenere denaro ma la motivazione all\u2019agire fosse il piacere sottile di un confronto con un antagonista che diviene un\u2019occasione per misurare me stesso e crescere e non mai un bottino di cui impossessarsi?<\/p>\n<p>Ci siamo appena inoltrati nell\u2019antro platonico ed abbiamo soffermato brevemente la nostra attenzione su un solo anello delle catene che legano i poveri \u201cschiavi\u201d, eppure credo che il viaggio si sia sin d\u2019ora rivelato gravido di mille possibilit\u00e0 per \u201cun pensiero altro\u201d, per cui mi auguro di avervi ancora intelligenti compagni di viaggio nel lungo percorso verso la luce dove, si spera, presa coscienza di s\u00e9, gli schiavi sapranno essere uomini.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-507446","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/507446","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=507446"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/507446\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=507446"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=507446"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=507446"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}