{"id":506204,"date":"2020-09-02T08:00:35","date_gmt":"2020-09-02T06:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=506204"},"modified":"2020-09-01T13:43:45","modified_gmt":"2020-09-01T11:43:45","slug":"del-nuovo-idolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/09\/del-nuovo-idolo\/","title":{"rendered":"Del nuovo idolo"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLo Stato non \u00e8 qualcosa che si pu\u00f2 distruggere con una rivoluzione, dato che esso esprime una condizione, una certa relazione tra gli esseri umani, una modalit\u00e0 del comportamento umano; lo possiamo distruggere solo contraendo altri tipi di relazioni, assumendo altri tipi di comportamento.\u201d Si tratta di una delle pi\u00f9 citate tesi di Gustav Landauer, un anarchico tedesco vissuto tra la fine dell\u2019800 e l\u2019inizio del XX secolo. Il suo pensiero \u00e8 stato ripreso e apprezzato da diversi studiosi, fra i molti basti ricordare Colin Ward ed Erich Fromm, tanto da essere considerato, senza nulla togliere alla fondamentale centralit\u00e0 dell\u2019opera di Proudhon, il fondatore di un nuovo anarchismo che sappia combattere, eliminare e sostituire pacificamente il concetto di Stato attualmente considerato da tutti o come incontrovertibile e da accettare come male minore o come nemico da eliminare con la violenza.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_21\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_21\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_21').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_21\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Come spesso \u00e8 occorso a pensatori anarchici, la formazione e l\u2019inizio del percorso di Landauer si realizza nell\u2019ambito dell\u2019area marxista ma ben presto il suo progetto rifiuta la lotta di classe e la violenza, non solo per ragioni etiche, ma fondandosi su una precisa analisi filosofico politica. Era sua convinzione, infatti, che non sarebbe stato possibile per un sistema di persone distruggere lo Stato in quanto \u201clo Stato sono le persone stesse\u201d. Da questa premesse consegue inevitabilmente che, se non \u00e8 possibile eliminare lo Stato, diviene indispensabile adeguarlo, renderlo funzionale ai bisogni dell\u2019uomo, alla sua ricerca della felicit\u00e0. Come non riconoscere, infatti, che lo Stato, che avrebbe dovuto essere a nostro servizio, \u00e8 divenuto il nostro despota? Credo che il presupposto logico si potrebbe cos\u00ec sintetizzare: noi abbiamo costruito lo Stato per consentirci ad una organizzata vita sociale, ebbene, poich\u00e9 siamo stati noi a costruirlo saremo noi a modificarlo. Mi ricorda, mutatis mutandis, la riflessione roussoiana: se \u00e8 responsabilit\u00e0 dell\u2019uomo la perdita del paradiso ed \u00e8 nel potere e nelle scelte dell\u2019uomo il riconquistarlo, a che serve Dio? Ho inevitabilmente sintetizzato ma la prospettiva \u00e8 chiara, pu\u00f2 essere applicata anche al concetto di denaro: com\u2019\u00e8 possibile che noi che lo abbiamo creato per nostra esclusiva comodit\u00e0 si sia diventati oggetto di mercato con un cartellino del prezzo stampato sulla fronte o, pi\u00f9 tecnologicamente, un codice a barre? E lo stesso vale per il mercato, anch\u2019esso una nostra creazione nei confronti della quale siamo divenuti proni \u201cproduttori consumatori\u201d in ottusa e disperata lotta per guadagnare di pi\u00f9 e acquistare di pi\u00f9, incomprensibilmente convinti che questa corsa verso l\u2019abisso sia, al contrario, la risalita all\u2019Eden.<\/p>\n<p>La proposta di Landauer per un mondo diverso prospetta un ritorno alla terra, la costituzione di fattorie comunitarie, ricorda alcuni progetti di Fourier e poi di Ward, nelle quali il concetto di propriet\u00e0 privata verrebbe meno non grazie all\u2019azione dall\u2019alto di uno stato comunista e dittatoriale ma attraverso la creazione di nuovi e pi\u00f9 naturali rapporti tra le persone e tra le stesse e la natura. Il suo sogno era di dimostrare operativamente che l\u2019uomo \u00e8 naturalmente felice in una condizione prossima ed armonica con la natura che, inevitabilmente, deve fare a meno di Stato, Denaro, Mercato. Ovviamente il primo pensiero di ogni lettore sar\u00e0: \u201cCerto, sarebbe bello, ma \u00e8 un\u2019utopia\u201d. I pi\u00f9 strutturati sosterranno, come Wayne Price, che \u201cLe classi al governo hanno raramente permesso agli sfruttati di vivere diversamente; esse usano la forza per mantenere le loro istituzioni, specialmente lo Stato \u2013 e gli oppressi sono costretti ad usare la violenza per difendere le loro scelte oppure ad arrendersi ai padroni.\u201d o che anche l\u2019esperimento israeliano dei kibbutz sia poi sfociato nell\u2019ennesima forma di stato capitalista. Mi torna tristemente alla memoria il racconto sveviano \u201cLa trib\u00f9\u201d, ma sar\u00e0 per un prossimo incontro. Riprendiamo il nostro ragionamento dalle fondamenta: perch\u00e9 sostenere l\u2019impossibilit\u00e0 di modificare una struttura che noi stessi abbiamo prodotto se ci rendiamo conto che qualcosa in essa non funziona? Con quale logica possiamo sostenere che la violenza esercitata dallo Stato borghese sia intrinsecamente una bestemmia etica per giustificare l\u2019ipotesi di uno Stato comunista altrettanto violento, anzi, molto di pi\u00f9, con l\u2019arroganza di sostenerne l\u2019assoluta eticit\u00e0? Possibile che dopo secoli di errori ci siano ancora fanatici, in nome di una fede religiosa, politica o etica che importa, convinti di fare il bene di chi subisce la violenza della loro fede?<\/p>\n<p>In verit\u00e0 temo che la vera forza del potere non risieda nelle grandi istituzioni, queste sono l\u2019effetto, non la causa. Non avrebbero nessun potere se ogni uomo non glielo riconoscesse arrogandosi la supponente certezza di essere un agente, in nome di Dio o dell\u2019uguaglianza sociale, la cui missione sulla terra \u00e8 controllare e censurare i comportamenti altrui. Il marcio, il peccato originale risiede nel credere di poter combattere i pochi degenerati che reclamavano il potere dando vita ad un presunto soggetto super partes che li tenesse a bada. Una volta nata la bestia, questa ha trovato facili alleati nei primi e, successivamente, ha ingoiato la possibilit\u00e0 di \u201cun pensiero altro\u201d rendendo tutti parte di s\u00e9. \u00c8 evidente che chi \u00e8 nato e cresciuto nel ventre della bestia non sappia che pensarsi come sterco del demonio, ma se non riusciamo a trasformare anche questo fango in oro, per dirla con Nietzsche, davvero saremo perduti. Diffidate dei fanatici, ammoniva inascoltato Kant, il suo riferimento era Robespierre, e quanti piccoli fanatici, infatti, celebrano ogni giorno la propria mediocrit\u00e0 confermando il sistema!<\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare contraddittorio ma nel 1919, ricordiamo che da poco si era conclusa la prima guerra mondiale ed aveva preso il potere la rivoluzione bolscevica negli ex territori dello Zar, Landauer prese parte in Baviera al tentativo di dare vita ad una repubblica dei lavoratori. Lo Stato socialdemocratico, non quello borghese o di destra, reag\u00ec con estrema durezza. Landauer venne arrestato, prima fu colpito pi\u00f9 volte con armi da fuoco ed infine, grazie ai calcagni di altri \u201cesseri umani\u201d che lo calpestarono, trov\u00f2 la morte come accadde a Rosa Luxenburg. Ancora Erich Fromm afferma che, con la morte di Landauer e della Luxemburg \u201cvenne uccisa insieme a loro anche l\u2019umanistica tradizione di aver fede [nell\u2019umanit\u00e0]\u201d. Mi \u00e8 occorso di avere uno scambio di pensieri con una intelligente lettrice che mi ha scritto sottolineando la mia visione tragica del rapporto dell\u2019uomo col potere, in realt\u00e0 credo profondamente nella possibilit\u00e0 di una palingenesi generata dall\u2019uomo, anche se troppo spesso mi \u00e8 capitato di incontrare chi, in buona o cattiva fede \u00e8 tutto da decidere anche se poco rilevante per gli effetti, ha assunto il ruolo di faccia individuale della bestia. Ma questo non ha ucciso la mia fede nella possibilit\u00e0 della parola, del rispetto dell\u2019intelligenza, della disponibilit\u00e0 ad osservare il mondo con gli occhi dell\u2019altro.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-506204","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/506204","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=506204"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/506204\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=506204"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=506204"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=506204"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}