{"id":505694,"date":"2020-08-26T10:43:56","date_gmt":"2020-08-26T08:43:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=505694"},"modified":"2020-08-26T10:43:56","modified_gmt":"2020-08-26T08:43:56","slug":"teologia-ateistica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/08\/teologia-ateistica\/","title":{"rendered":"Teologia ateistica"},"content":{"rendered":"<p>\u201cDa sempre i poeti avevano parlato della vita e della propria anima. Non cos\u00ec i filosofi. Da sempre i santi avevano vissuto ed erano vissuti per la propria anima. Ma, di nuovo, non cos\u00ec i filosofi. Poi venne un uomo che sapeva la propria vita e la propria anima, un poeta, alla loro voce ubbidiva come un santo ed era per\u00f2 un filosofo\u201d. Sono le parole con le quali Franz Rosenzweig descrive l\u2019uomo ed il pensatore Nietzsche. L\u2019incontro tra il filosofo che ha annunciato la morte di Dio, Nietzsche appunto, ed il tragico pensatore ebreo che riconosce nella Rivelazione la \u201cStella della redenzione\u201d, Rosenzweig, genera una proposta prospettica di grande modernit\u00e0 e originalit\u00e0, quello che lo stesso filosofo ebreo, definir\u00e0 come \u201cnuovo pensiero\u201d. Mi sembra importante ricordare, senza scendere in eccessi biografici, che Rosenzweig collabor\u00f2 fino alla morte ad una nuova traduzione della Bibbia in tedesco con Martin Buber, il teologo che scriveva: \u201csi pu\u00f2 parlare con Dio, non si pu\u00f2 parlare di Dio\u201d, insomma, quel Dio, che per Nietzsche era morto, diviene la pietra angolare del pensiero di chi tanto perentoriamente ha compreso l\u2019imprescindibilit\u00e0 della rivoluzionaria filosofia nietzscheana.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_759\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_759\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Com\u2019\u00e8 possibile che due filosofie apparentemente antitetiche, quella di Nietzsche e quella di Ronenzweig, possano essere tanto prossime? Com\u2019\u00e8 possibile, come fa Rosenzweig, titolare un saggio \u201cTeologia ateistica\u201d? Proviamo a cogliere i nessi apparentemente paradossali, e lo sono in un\u2019ottica convenzionale, che ci conducono alla \u201cradura\u201d, per dirla con Heidegger, alla quale si accede fuoriuscendo dal bosco per incontrare finalmente se stessi. Mi si perdoni l\u2019estrema sintesi con la quale provo a presentare il percorso del pensiero di Rosenzweig: comincia dal suo riscoprire le proprie radici ebraiche, ancora un\u2019antitesi con Nietzsche? No, se si \u00e8 compreso che Nietzsche non contesta la riconosciuta profondit\u00e0 di un simile pensiero, ma i suoi cascami, cio\u00e8 quel \u201crisentimento\u201d che denuncia in esso suggerendone lo squallore etico, ma che, precisa, \u00e8 alla radice della crisi della cultura occidentale. Il secondo passaggio \u00e8 la contrapposizione alla filosofia idealistica hegeliana seguendo le tracce ed i sospetti sussurrati dal pensiero di Kierkegaard, Schopenhauer e, inevitabilmente, ancora Nietzsche. Del primo condivide la centralit\u00e0 del singolo in antitesi al sistema totalizzante di Hegel; del secondo coglie, nel suo conclamato pessimismo, la fede nella riscoperta dell\u2019uomo come misura assolutamente relativistica della realt\u00e0; non poteva, infine, che approdare alla filosofia di Nietzsche affermando che \u201clui \u00e8 quegli da cui nessuno di quanti devono filosofare pu\u00f2 oramai prescindere\u201d. \u00c8 importante a questo punto domandarsi: Chi deve filosofare? Chi non pu\u00f2 non farlo se non negando se stesso? Credo di interpretare correttamente il pensiero di Rosenzweig affermando che la risposta \u00e8: ogni essere umano!<\/p>\n<p>Nella speranza di non essere stato noiosamente didattico passo al momento in cui il percorso dell\u2019originale filosofo ebreo pu\u00f2 riconoscersi buon compagno di viaggio dei viandanti che siamo noi che celebriamo la bellezza e l\u2019urgenza di \u201cun pensiero altro\u201d. Il grande messaggio, che sia ebraico, cristiano, induista, laico, che importa? Il grande messaggio \u00e8 che non ce ne facciamo nulla di una filosofia che tutto inghiotte in un deterministico ordine assoluto: ogni singolo individuo, ogni pi\u00f9 profonda emozione, la paura della morte, l\u2019eccezionalit\u00e0 di ogni particolare vita. Non \u00e8 una buona filosofia quella che suppone di essere la parola dell\u2019assoluto, solamente razionale, una filosofia che sa spiegare anche Dio, anzi, che \u00e8 Dio stesso, ricordiamo le parole di Buber citate nell\u2019apertura. La proposta di Rosenzweig, innovativa e ancora in cammino, \u00e8 di accettare la meraviglia della rivelazione-relazione  che \u00e8 \u201cincontro\u201d, per il credente con Dio, per il laico con se stesso e con l\u2019altro da s\u00e9 nel quale riflettersi e riconoscersi. Non \u00e8 un caso il lavoro parallelo tra Rosenzweig e Buber il quale afferma \u201cLo scopo della relazione \u00e8  [ \u2026 ] il contatto con il Tu; poich\u00e9 attraverso il contatto ogni Tu coglie un alito del Tu, cio\u00e8 della vita eterna\u201d. Se smettessimo per un attimo di contrapporre  un dio all\u2019altro vivendoli come simulacri e  riconoscessimo il divino che \u00e8 in noi come possibilit\u00e0, allora anche un ateo convinto come me e come il mio amico Federico, mi riferisco a Nietzsche ovviamente, potrebbero convivere proficuamente con i credenti, ecco cosa significa \u201cTeologia ateistica\u201d.<\/p>\n<p>Mi si permetta una breve considerazione autobiografica: nel mio percorso come docente di filosofia ho incontrato, oltre a splendidi professionisti, anche  coltissimi colleghi filosofi, atei, politicamente prossimi, per quanto \u00e8 possibile per un anarchico, al mio pensiero, ma ottusamente manichei e bigotti, hegeliani o marxisti che fossero, arroccati dietro o dentro le proprie certezze, incapaci di lasciarsi stupire dall\u2019incontro con un Tu fuori dagli schemi, disperatamente protesi a \u201cricollocare ordinatamente la destabilizzante ipotesi di un pensiero altro\u201d. E quante volte ho avuto modo di collaborare con insegnanti di religione che non si proponevano come depositari di verit\u00e0 ma del coraggio di una fede, ricercatori della libert\u00e0 di ogni uomo. Certo, in ogni uomo, come Rosenzweig, vedevano la luce di Dio, per me era ed \u00e8 la luce dell\u2019uomo, ma osservavamo ed amavamo la stessa luce chiamandola in due modi differenti, che importa? Certo, non sono mancati docenti di religione espressione del pi\u00f9 gretto conservatorismo e della pi\u00f9 ottusa cultura da santa inquisizione, e allora? Questo dimostra, a mio modo di vedere, quanto poco siano rilevanti la collocazione, il ruolo, l\u2019etichetta, e quanto sia meravigliosamente pi\u00f9 vero il coraggio di amare, di cercare di capire chi non osserva dal tuo punto di vista, quale e quanta ricchezza in quegli incontri. Ricordo la compiaciuta sorpresa dei miei studenti assistendo, proficuo paradosso, a mie lezioni in compresenza con colleghi credenti\u2026 ma \u00e8 bene concludere ritornando all\u2019esperienza umana di Rosenzweig.<\/p>\n<p>Rosenzweig soffriva di sclerosi laterale amiotrofica, una malattia che lo accompagner\u00e0 alla morte, una morte forse addirittura attesa come liberazione dal dolore e dal decadimento fisico, ma affrontata con orgogliosa dignit\u00e0, lavorando lucidamente fino alla fine, sostenuto dall\u2019amore e dal connubio intellettuale con la moglie, dall\u2019affetto degli amici. Una vita ed una morte che rappresentano una sorta di manifesto filosofico, contro il vero nichilismo, quello della arroganza dell\u2019idealismo e del positivismo, un vita che \u00e8 una proposta concreta per la rinascita di un \u201cnuovo pensiero\u201d. Potrebbe il nostro tempo accogliere la straordinaria libert\u00e0 di una simile filosofia? Non so, gli stessi che hanno dichiarato di aver compreso la fragilit\u00e0 delle nostre certezze nel momento tragico della pandemia, si sono tuffati a capofitto nel depensamento festaiolo post-covid o reclamano le assolute verit\u00e0 della scienza. Quello che so \u00e8 che trova spazio in queste righe nelle quali pu\u00f2 riconoscersi lo sfortunato pensatore, e chiss\u00e0, forse qualche lettore si chieder\u00e0 chi era, ed altri lo ricorderanno per la pulizia etica del suo agire, magari anche qualche inconsapevole hegeliano smetter\u00e0 di sentirsi depositario di verit\u00e0 definitive ed omologanti per regalarsi alla bellezza di una filosofia che non cerca l\u2019assoluto, ma che sa riconoscere la magia in ogni uomo, in ogni fragile peccatore che sa rialzarsi e riprendere il proprio cammino con il coraggio e l\u2019orgoglio di chi \u00e8 caduto ma ha saputo rialzarsi. \u00c8 sar\u00e0 cos\u00ec che non \u201cun uomo\u201d ma \u201cquesto uomo\u201d  potr\u00e0, accompagnato dal suo luminoso sorriso,  con diritto e gioia, uscire dal \u201ctutto della Filosofia\u201d per accedere all\u2019assoluto della propria individualit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-505694","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/505694","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=505694"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/505694\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=505694"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=505694"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=505694"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}