{"id":503524,"date":"2020-08-01T14:00:45","date_gmt":"2020-08-01T12:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=503524"},"modified":"2020-08-01T08:18:53","modified_gmt":"2020-08-01T06:18:53","slug":"lomicidio-del-medico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/08\/lomicidio-del-medico\/","title":{"rendered":"L\u2019omicidio del medico"},"content":{"rendered":"<p>Alcune settimane fa ho dedicato un articolo ai cosiddetti \u201cangeli della morte\u201d, ossia una categoria di serial killer atipici, che lavorano in ambito ospedaliero\/sanitario, medici o infermieri prevalentemente, la cui caratteristica attitudinale \u00e8 quella di procurare la morte ai loro pazienti.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_788\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_788\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_788').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_788\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Ma esiste anche un rovescio della medaglia, per quanto meno diffuso, ossia quello del paziente che uccide il medico.<br>\nJonathan Preston Haynes, trentacinquenne americano, era un folle sostenitore della supremazia dei bianchi. Nel 1994 viaggi\u00f2 per ben dieci ore, dal Maryland a Chicago, per uccidere un chirurgo plastico nel suo studio. L\u2019uomo, dopo l\u2019arresto, aveva poi confessato che, una volta arrivato a destinazione, aveva scelto a caso la sua vittima cercando sull\u2019elenco telefonico tra i chirurghi plastici.<\/p>\n<p>Aveva quindi preso un appuntamento con il dottore sessantottenne Martin Sullivan, atteso tranquillo il suo turno nella sala d\u2019aspetto, dopodich\u00e8 era entrato nello studio del medico e lo aveva giustiziato senza battere ciglio. Haynes avrebbe poi riferito di avercela a morte con la gente che \u201cdiluiva la bellezza ariana creando dei surrogati\u201d.<\/p>\n<p>Senza andare cos\u00ec lontano, a Sanremo, il 27 setttembre 2018, un ex commerciante ambulante, Vincenzo Mercurio, cinquantacinquenne, aveva ucciso, massacrandolo a coltellate, il medico legale Giovanni Palumbo, ritenendolo responsabile di una mancata perizia che gli avrebbe permesso di ricevere un risarcimento per alcuni danni subiti alla vista. Mercurio \u00e8 stato condannato a trent\u2019anni di carcere.<\/p>\n<p>Una categoria particolarmente a rischio di aggressioni da parte dei propri pazienti \u00e8 quella degli psichiatri. Secondo un rapporto dell\u2019American Psychiatric Association, infatti, nel corso della carriera professionale il 40% dei medici psichiatri subisce almeno un\u2019aggressione, di cui quasi i tre quarti durante il primo incontro.<\/p>\n<p>In quel momento, infatti, lo psichiatra non sa quanto sia grave la malattia del paziente, n\u00e9 se in costui siano presenti impulsi omicidi. Non ha ancora avuto il tempo di instaurare una relazione terapeutica che possa impedire o limitare atti pericolosi. Ed \u00e8 possibile che in una situazione simile uno psichiatra, cos\u00ec come uno psicologo, si trovino in pericolo, perch\u00e9 potrebbero essere assunti all\u2019istante come oggetto dei deliri di persecuzione di un paziente disturbato.<\/p>\n<p>Per questo motivo, durante il periodo di specializzazione, agli psichiatri viene consigliato di portare cravatte con la clip, per evitare di essere strangolati dal paziente, cos\u00ec come di prediligere uffici con due porte: se ci fosse una sola porta, alle spalle del medico, il paziente potrebbe avere l\u2019impressione che gli venga bloccato il passaggio di cui avrebbe bisogno se temesse di perdere il controllo dei propri impulsi violenti.<\/p>\n<p>Sembrano accorgimenti assurdi, questi, ma purtroppo non lo sono affatto: sono molti gli operatori psichiatrici rimasti vittime di violenze sul lavoro.<\/p>\n<p>Uno di questi, ad esempio, \u00e8 stato gravemente mutilato da una lettera contenente dell\u2019esplosivo. Altri sono stati uccisi.<\/p>\n<p>A Portland, negli Stati Uniti, Michael McCullock, quarantun anni, decise di trattare nel suo studio privato un trentottenne affetto da schizofrenia paranoide, con una lunga storia di violenza alle spalle. Il medico prese questa decisione nonostante sapesse che l\u2019uomo aveva precedentemente minacciato di uccidere un suo professore all\u2019universit\u00e0 e avesse subito diversi trattamenti psichiatrici obbligatori.<\/p>\n<p>Questo paziente svilupp\u00f2 un vero e proprio delirio persecutorio nei suoi confronti: immagin\u00f2 che questi lo stesse torturando con una macchina per stimolare il cervello. Nella sua mente, l\u2019unico modo per porre fine alla tortura ed al dolore era quello di ucciderlo. E cos\u00ec fece: un giorno, l\u2019uomo, irruppe nello studio di McCullock e gli spar\u00f2 a bruciapelo, estraendo un fucile dall\u2019impermeabile. Dododich\u00e8 rimase tranquillo ad attendere l\u2019arrivo della polizia. Quando successivamente fu interrogato, non mostr\u00f2 rimorsi. A causa del suo delirio, era convinto di aver avuto dei buonissimi motivi per ucciderlo.<\/p>\n<p>Nel 1994, a Genova, la neuropsichiatra Fernanda Conterno, trentaquattrenne, venne uccisa con sei coltellate da un paziente, Flavio Macchi, di cinquantadue, per cui aveva disposto un ricovero coatto. L\u2019uomo, affetto da disturbo dissociativo, era, fino a quel momento, considerato un paziente tranquillo. La tragedia avvenne nel pieno centro della citt\u00e0.<br>\nUn discorso ancora a parte \u00e8 quello dei medici uccisi dai propri pazienti in seguito a comportamenti di stalking.<\/p>\n<p>Monica Moretti era un\u2019urologa di Sassari, di trentotto anni. Venne uccisa nel 2002 da Raimondo Gaspa, trentunenne ,che era stato ricoverato nel reparto dove la donna lavorava. Gia\u0300 durante la degenza, Gaspa, equivocando un complimento della dottoressa, diede inizio ad un comportamento di stalking (telefonate, pedinamenti), facendole capire di conoscerne abitudini, spostamenti, turni di lavoro. Tuttavia la dottoressa sottovalut\u00f2 la situazione, non sporse denuncia, pur comunicando all\u2019uomo,durante una telefonata, l\u2019intenzione di farlo. Venne uccisa con cinquantuno coltellate sul pianerottolo di casa sua.<\/p>\n<p>Casi come quelli sopra citati, per quanto, appunto, abbastanza ridotti in percentuale (secondo uno studio pubblicato su rivistadipsichiatria.it , in Italia, nel periodo compreso tra il 1988 e il 2013, diciotto medici sono stati vittime di omicidio lavoro-correlato, con un tasso di 0,3\/100.000. Il dato e\u0300 fortunatamente scarso e non presenta un andamento crescente nel tempo), dovrebbero comunque far riflettere chi lavora in ambito medico.<\/p>\n<p>Prendere precauzioni e mai scelte avventate, la persona che si ha davanti potrebbe essere (o diventare) chiunque. Agire con prudenza, specialmente in caso di pazienti affetti da disturbi particolari. E non sottovalutare mai i campanelli d\u2019allarme, quando si ha la fortuna che ce ne siano.<\/p>\n<p><em>\u201cNera-mente\u201d \u00e8 una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: <a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/nera-mente\/\">clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Nera-Mente&#8221; \u00e8 la rubrica di Alice, appassionata di criminologia<\/p>\n","protected":false},"author":17675,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[45296,34],"tags":[106259],"class_list":["post-503524","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-copertina","category-cronaca","tag-nera-mente"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/503524","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/17675"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=503524"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/503524\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=503524"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=503524"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=503524"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}