{"id":498034,"date":"2020-05-29T08:53:01","date_gmt":"2020-05-29T06:53:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=498034"},"modified":"2020-05-29T08:53:01","modified_gmt":"2020-05-29T06:53:01","slug":"granaccia-e-barbarossa-due-vini-che-raccontano-il-savonese-cancellati-da-una-distrazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/05\/granaccia-e-barbarossa-due-vini-che-raccontano-il-savonese-cancellati-da-una-distrazione\/","title":{"rendered":"Granaccia e Barbarossa, due vini che raccontano il savonese &#8220;cancellati&#8221; da una distrazione"},"content":{"rendered":"<p>Diciamolo subito, l\u2019idea di coltivare Granaccia a Roccavignale, Val Bormida di Langa, quasi Piemonte, non mi aveva convinto (e chissenefrega, sento e leggo dal labiale di chi sta leggendo, ed ovviamente non posso che dare ragione\u2026), ritenevo (e ancora lo faccio) che in Liguria la granaccia, alicante anticamente dell\u2019albenganese (a proposito, poi racconter\u00f2 perch\u00e8 non fu inserita tra le Doc Riviera Ligure di Ponente nel 1989), granaccia a Quiliano, dia il meglio respirando l\u2019aria di mare. Quando, nel 2016, avevo scoperto che un gruppo di pazzi visionari aveva impiantato granaccia, e non dolcetto, per esempio, a Roccavignale, avevo pensato ad un inutile spreco di energie. Ed invece\u2026<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_129\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_129\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_129').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_129\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Capita, casualmente, che ad una cena tra amici ci sia una bottiglia di Gublot, vino rosso in etichetta (non pu\u00f2 certo vantare Doc o Igp per merito\/colpa delle regole), 13,5 gradi, che al fuori della burocrazia \u00e8 la granaccia di RoccaVinealis, quella coltivata e prodotta a Roccavignale. Gli amici sono persone che, di vino (e non solo) ne sanno pi\u00f9 di me, Marco Rezzano, sommelier e soprattutto presidente di Enoteca regionale della Liguria, Augusto Manfredi, sommo sommelier Ais, Aimone Vio, grande produttore anche di Granaccia a Bastia d\u2019Albenga. Nei loro confronti, ovviamente, io sono solo un povero \u201ccadetto di Guascogna\u201d, ma certo quando mi hanno detto granaccia sono partito con pre-giudizio: vino corposo, caldo, avvolgente, frutti rossi al palato e macchia mediterranea al naso, e invece\u2026Un vino rosso scarico, non particolarmente fruttato, sapido, deludente ad un primo assaggio per il pre-giudizio. Poi, onest\u00e0 intellettuale vuole, che si mettano da parte i pre-giudizi e la degustazione riparte da zero, e allora\u2026 Allora esce fuori un ottimo vino, certo non ha il salino del mare, la macchia mediterranea, ma in bocca \u00e8 asciutto, poco acido, beverino (ma attenzione ai gradi), capace di accompagnare torte verdi, focacce, ma anche piatti di mare corposi (non solo stoccafisso, ma anche polpo, seppie, totani), insomma, un vino nuovo nel panorama enologico ligure, assolutamente da non sottovalutare.<\/p>\n<p>ROCCAVINEALIS NEL SITO DI VITE IN RIVIERA<br>\nLa Societ\u00e0 Agricola RoccaVinealis S.r.l. nasce da un\u2019idea di quattro imprenditori: Amedeo Fracchia, Davide Bosio, Stefano Perugini e Paolo Anelli. Alla fine del 2015 un post su Facebook dell\u2019assessore regionale che invitava tutti gli amanti del vino ad acquistare gli ultimi diritti di impianto per nuovi vigneti in Liguria, prima del passaggio di competenza al Ministero, aveva risvegliato in loro il desiderio di investire nel territorio, nella vigna. Iniziano i contatti con i proprietari di quei terreni dove i vecchi raccontavano si raccogliesse l\u2019uva pi\u00f9 pregiata della Val Bormida e con 14 \u00e8 bastata una stretta di mano per accordarsi. Sulla fiducia, hanno autorizzato Amedeo, Davide, Stefano e Paolo a presentare la domanda per realizzare la prima vigna. Nella primavera del 2016, arriva il nulla osta dell\u2019Ispettorato Agrario, di l\u00ec a poco sono tutti seduti intorno ad un tavolo per acquistare i 10 ettari di terra necessari e la Societ\u00e0 Agricola RoccaVinealis S.r.l. da un progetto ambizioso si trasforma in realt\u00e0.<\/p>\n<p>ALICANTE O GRANACCIA<br>\nE\u2019 una storia di ordinaria incomprensione che ha privato, per molto tempo, gli amanti del buon vino di due eccellenze vinicole oggi caparbiamente recuperate. Parliamo dell\u2019Alicante (o Granaccia) e del Barbarossa, uno dei vitigni pi\u00f9 antichi della Liguria ed escluso dalla Doc data ai Vini della Riviera ligure alla fine degli Anni \u201980. Racconta Flavio Maurizio, fondatore delle Cantine Calleri, uno dei \u201cpadri\u201d della Doc: \u201cE\u2019 successo che il funzionario della Provincia anzich\u00e8 scrivere Barbarossa scrisse Barbera, che evidentemente non poteva avere una Doc in Riviera. La Granaccia, ad Albenga era conosciuta come Alicante, invece, non fu proprio scritta. Non ci possibile cambiare nulla, noi addirittura dovemmo sradicare una vigna che era stata impiantata a Barbarossa, un vino che all\u2019epoca andava per la maggiore. Vedo che oggi, anche senza marchi di garanzia, diversi viticoltori ripropongono sia la Granaccia, che non \u00e8 quella di Quiliano, bisogna essere chiari, che il Barbarossa. Due vini importanti, tradizionali, che raccontano il nostro territorio e che sono stati lasciati nell\u2019oblio per troppi anni solamente per una distrazione\u201d.<\/p>\n<p><em>\u201cLiguria del gusto e quant\u2019altro\u201d \u00e8 il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa (alla scrittura) e Stefano (alle ricerche), per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potr\u00e0 obiettare. Vero, ma diversa perch\u00e9 cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarit\u00e0, le curiosit\u00e0, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici, ogni luned\u00ec e venerd\u00ec: <a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/liguria-del-gusto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Liguria del gusto e quant&#8217;altro&#8221; \u00e8 la rubrica gastronomica di IVG, ogni luned\u00ec e venerd\u00ec<\/p>\n","protected":false},"author":18168,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[91746],"class_list":["post-498034","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-liguria-del-gusto"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/498034","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18168"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=498034"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/498034\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=498034"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=498034"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=498034"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}