{"id":497531,"date":"2020-05-22T12:27:37","date_gmt":"2020-05-22T10:27:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=497531"},"modified":"2020-05-22T12:27:37","modified_gmt":"2020-05-22T10:27:37","slug":"la-polenta-bianca-quando-si-usavano-le-patate-per-risparmiare-la-farina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/05\/la-polenta-bianca-quando-si-usavano-le-patate-per-risparmiare-la-farina\/","title":{"rendered":"La polenta bianca: quando si usavano le patate per risparmiare la farina"},"content":{"rendered":"<p>La sua storia si perde nella notte dei secoli. Il suo nome deriva dal latino puls, veniva fatta con il farro (da qui la radice far-ina): \u00e8 la polenta, non quella che siamo portati abitualmente a considerare, quella di mais, gialla (quella arriva due secolo dopo Colombo, alla fine del \u2018700, anche se nel 1740 Pietro Longhi la dipinge in una famosissima tela), ma quella fatta con farina di farro, appunto, fave, grano, castagne (soprattutto nell\u2019entroterra ligure e negli Appennini), e dai primi dell\u2019800 (grazie ancora a Colombo), patate.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_647\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_647\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Ed \u00e8 proprio la polenta bianca, fatta di patate e farina di grano, che caratterizza gran parte dell\u2019entroterra ligure. Una polenta non polenta, insomma, risparmia la (poca) farina di grano ligure per utilizzare le patate, quelle di montagna, saporite e poco umide (meno farina c\u2019\u00e8, pi\u00f9 buona \u00e8 la polenta), che si sposa splendidamente con i prodotti della media montagna, i funghi, in primo luogo, ma anche i porri (prima quelli selvatici, della Valle Arroscia, della Val Bormida, della Valle Argentina per non parlare della Val di Vara o della Val Tanaro dove la farina di grano viene sostituita dal grano saraceno), poi quelli coltivati nella Piana di Albenga (oggi, purtroppo, non pi\u00f9), per sughi a base di panna d\u2019alpeggio (parliamo di zone di confine, tra la cultura dell\u2019olivo e quella di malga).<\/p>\n<p>Ad oggi la polenta bianca che polenta non \u00e8, si trova raramente nei ristoranti (ed \u00e8 un peccato mortale dal punto di vista del gusto), pi\u00f9 facilmente  nelle case di Calizzano e Bardineto (si chiama polenta \u201cbardenolla\u201d, dal nome degli abitanti e la farina \u00e8 quasi bandita), di Erli, al confine con Garessio, dove in estate si organizzano due sagre per promuovere questo gustosissimo piatto povero (e il sugo, di panna, mette assieme porri e funghi), delle Alpi LIguri in genere. L\u2019abbinamento enologico \u00e8 variegato. Chi ama il rosso pu\u00f2 abbinare un bell\u2019Ormeasco, vino di montagna, chi ama il bianco un Pigato Superiore, magari invecchiato di qualche anno, capace di sposarsi in maniera elegante sia con i porri che con i funghi.<\/p>\n<p><em>\u201cLiguria del gusto e quant\u2019altro\u201d \u00e8 il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa (alla scrittura) e Stefano (alle ricerche), per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potr\u00e0 obiettare. Vero, ma diversa perch\u00e9 cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarit\u00e0, le curiosit\u00e0, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici, ogni luned\u00ec e venerd\u00ec: <a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/liguria-del-gusto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Liguria del gusto e quant&#8217;altro&#8221; \u00e8 la rubrica gastronomica di IVG, ogni luned\u00ec e venerd\u00ec<\/p>\n","protected":false},"author":18168,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[91746],"class_list":["post-497531","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-liguria-del-gusto"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/497531","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18168"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=497531"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/497531\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=497531"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=497531"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=497531"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}