{"id":496339,"date":"2020-05-06T10:49:34","date_gmt":"2020-05-06T08:49:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=496339"},"modified":"2020-05-06T10:49:34","modified_gmt":"2020-05-06T08:49:34","slug":"occhi-di-cane-azzurro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/05\/occhi-di-cane-azzurro\/","title":{"rendered":"Occhi di cane azzurro"},"content":{"rendered":"<p>\u00abFu allora che rammentai la solita cosa e dissi: \u201cOcchi di cane azzurro\u201d. Lei mi disse, senza ritrarre la mano dalla lampada: \u201cGi\u00e0. Non lo dimenticheremo mai.\u201d Usc\u00ec dall\u2019orbita, sospirando: \u201cOcchi di cane azzurro. L\u2019ho scritto dappertutto.\u201d\u00bb Il breve scambio di frasi tra un uomo ed una donna \u00e8 tratto dal racconto \u201cOjos de perro azul\u201d contenuto nell\u2019eponima raccolta scritta dal giovane Gabriel Garcia Marquez. Una lettura che mi ha innamorato al primo incontro negli anni del liceo e nella quale mi sono imbattuto recentemente come rimando in una analisi comparata con un testo di Jean-Paul Sartre: \u201cErostrato\u201d. Non ho compreso il parallelo e continuo a non considerarlo interessante ma gli sono grato per avermi restituito d\u2019improvviso il profumo dei pensieri di tanti anni fa che ora, intrisi da decenni di filosofia, mi si presentificano alla mente con occhi pi\u00f9 nuovi e profondi, probabilmente \u201cocchi di cane azzurro\u201d.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_352\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_352\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Sgomberiamo il campo dalla questione di critica comparata. Il racconto di Sartre, precedente a quello di Marquez, rinvia ad un personaggio dell\u2019antica Grecia che pu\u00f2 essere considerato l\u2019antesignano dei purtroppo numerosi mitomani che abitano le vie dell\u2019occidente, specie quelle statunitensi. Erostrato, al fine di essere ricordato nel tempo, diede alle fiamme il tempio di Artemide. Per il suo gesto fu condannato e giustiziato e, ci\u00f2 che conta, gli Efesini, suoi concittadini, fecero il possibile per cancellarne la memoria, vollero, insomma, vanificare il suo gesto teso a renderlo immortale nel ricordo dell\u2019umanit\u00e0. L\u2019epigono sartriano si chiama Paolo Hilbert e progetta una strage, rivisitazione decisamente inquietante ed anticipatrice, ma al momento opportuno viene bloccato da un interrogativo esistenziale: che senso ha uccidere persone che sono gi\u00e0 morte? L\u2019esito sar\u00e0 che il \u201cborghese piccolo piccolo\u201d sparer\u00e0 ad un solo ignaro passante senza nemmeno portare a compimento il progettato suicidio successivo. Nel racconto di Marquez un uomo ed una donna si incontrano solo in sogno senza conoscersi, nulla a che vedere con il testo di Sartre se non per il fatto che, ad un certo punto della narrazione, i due diversi protagonisti maschili osservano una donna con un elemento, almeno a mio modo di vedere, solo irrilevantemente comune. Nel racconto del filosofo francese si legge: \u201cQuella notte e le tre che seguirono, sognai sei bucolini rossi messi in circolo intorno al suo ombelico\u201d; in quello del sudamericano:\u201dAvevo sempre desiderato vederti cos\u00ec, con la pancia piena di buchi profondi, come se ti avessero fatta di legni.\u201d L\u2019intento sartriano era una feroce riflessione esistenzialista sul senso della vita, provocatoria nel suo proporre una diversa prospettiva, quella che il pensatore definiva \u201cla prospettiva dall\u2019alto\u201d, probabilmente la rappresentazione di situazioni-limite. In effetti la raccolta di racconti \u201cIl muro\u201d, che contiene il citato Erostrato, si articola in cinque diverse vicende che mi sembra corretto definire situazioni-limite. Un simile concetto \u00e8 esplicitato con profondit\u00e0 ed efficacia da Karl Jaspers nel suo scritto \u201cFilosofia\u201d: \u201cEsse  [ \u2026 ] sono come un muro contro cui urtiamo e naufraghiamo. Non possiamo operare in esse alcun mutamento, ma dobbiamo limitarci a considerarle con estrema chiarezza, senza poterle spiegare o giustificare in base a qualcosa\u201d. A mio avviso ben diversa \u00e8 la narrazione di Marquez protesa in quell\u2019immaginifico onirico nel quale si incontrano e si perdono i protagonisti, non un uomo e una donna, ma due anime in attesa.<\/p>\n<p>Bene, sgombrato il campo possiamo concederci a una riflessione altra. Nel racconto di Marquez un uomo ed una donna o, come meglio dicevo poco sopra, due anime, si incontrano ogni notte all\u2019interno di un sogno condiviso, ogni notte la loro unione si fa pi\u00f9 assoluta, definitiva; ogni notte si cercano e non possono sfiorarsi per le leggi misteriose ed incontrovertibili del codice onirico, ogni notte si ripromettono di cercarsi nel mondo del quotidiano e condividono, nel dialogo notturno, una frase che possa loro permettere di trovarsi finalmente anche una volta svegli, \u201cOcchi di cane azzurro\u201d, appunto. Sono passati troppi anni da quella mia prima folgorante lettura e non sono pi\u00f9 certissimo di quanto affermo ora, la memoria non \u00e8 certo \u201cla mente che non erra\u201d come assicurava il vecchio Alighieri, \u00e8 la mente che, attraverso il ricordo, porta al presente della tua coscienza quello che allora era ben altro e la differenza, impossibile da conoscere per intero. Tra la memoria di allora ed il ricordo di adesso si colloca il viaggio che hai condotto nella tua vita sino a condurti all\u2019adesso e da dove stai osservando l\u2019allora. Ma questo \u00e8 argomento di un ulteriore appuntamento, per ora torniamo a Marquez. Come dicevo non ne sono certissimo, ma credo che la frase sia stata pronunciata dall\u2019uomo che aveva osservato la magia negli occhi della donna del sogno, l\u2019espressione suggestiva proprio perch\u00e9 figlia di un linguaggio onirico, liberato dalle censure e dalle pastoie dell\u2019ovviet\u00e0 della parola del quotidiano, era divenuta il segno che i due amanti sarebbero andati a cercare nel mondo della veglia.<\/p>\n<p>Ogni giorno, nel loro rispettivo \u201cmondo reale\u201d, continueranno a cercarsi, pronunciando la frase nella speranza che qualcuno ne comprenda il valore, scrivendola sulle pareti lungo le strade \u2026 avrebbero potuto anche urlarla, fare affiggere manifesti o studiare qualsiasi altro stratagemma, che possibilit\u00e0 avrebbero mai avuto di trovarsi? Nessuno dei due poteva conoscere il nome dell\u2019altro, n\u00e9 avere notizia di dove abitasse, n\u00e9 la via, n\u00e9 la citt\u00e0 e nemmeno lo stato o il continente. Ci\u00f2 che ancora di pi\u00f9 sconvolge \u00e8 che nemmeno potevano avere la certezza della loro esistenza simultanea nel tempo convenzionale e, si sa, il tempo e lo spazio dei sogni non sottostanno alle regole convenzionali della nostra prigione banale che chiamiamo spazio-tempo reale. Ma la riflessione pi\u00f9 assurda credo sia che l\u2019incontro notturno, cos\u00ec libero, cos\u00ec definitivo, cos\u00ec intimo, non mancava di nulla, non richiedeva l\u2019incontro fisico che mai avrebbe potuto aggiungere o togliere alcunch\u00e9 a quanto gi\u00e0 era avvenuto ai due amanti. Certo, come rinunciare ad una carezza, ad un bacio, ad una pi\u00f9 profonda intimit\u00e0 sessuale, ma forse l\u2019amore \u00e8 solo ex stasi, incontrarsi altrove e nel non tempo, e se la pelle ed i sensi nel momento d\u2019amore sanno regalarci un simile viaggio, solo allora per un diverso sentiero \u00e8 possibile cogliere la perfezione assurda di occhi di cane azzurro.<\/p>\n<p>Mi trovo di nuovo a citare l\u2019amico Gershom Freeman che in una meravigliosa sintesi poetica descrive \u201cIl momento d\u2019amore\u201d in un profondissimo silenzio complice fatto di sguardi e di pensieri, un silenzio che le parole avrebbero solo potuto violare che, chi mi legge lo sa bene, le parole servono per ci\u00f2 che potrebbe essere taciuto mentre i silenzi sono l\u2019espressione di quanto non \u00e8 possibile dire. Non mi resta che riportare i brevi intensi versi di Gershom Freeman:<br>\n\u2026ci svegliammo<br>\ned eravamo insieme<br>\ncos\u00ec ci riaddormentammo<br>\nfronte contro fronte<br>\nper incontrarci in sogno<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-496339","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/496339","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=496339"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/496339\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=496339"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=496339"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=496339"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}