{"id":495758,"date":"2020-04-29T08:00:13","date_gmt":"2020-04-29T06:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=495758"},"modified":"2020-04-28T14:30:11","modified_gmt":"2020-04-28T12:30:11","slug":"i-topi-buzzatiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/04\/i-topi-buzzatiani\/","title":{"rendered":"I topi buzzatiani"},"content":{"rendered":"<p>\u201cChe ne \u00e8 degli amici Corio? Che sta accadendo nella loro vecchia villa di campagna, detta la Doganella? Da tempo immemorabile ogni estate mi invitavano per qualche settimana. Quest\u2019anno per la prima volta no. Giovanni mi ha scritto poche righe per scusarsi. Una lettera curiosa, che allude in forma vaga a difficolt\u00e0 o a dispiaceri familiari; e che non spiega niente.\u201d Si tratta dell\u2019incipit di un racconto di un grande giornalista e scrittore italiano, Dino Buzzati, troppo frettolosamente etichettato come \u201cil Kafka italiano\u201d. Certo, una sorta di apprezzamento, ma anche un modo per non andare a ricercare l\u2019originalit\u00e0, le peculiarit\u00e0, le intuizioni inquietanti di un maestro della nostra letteratura del 900. Interessante, a mio avviso, sarebbe studiare comparativamente la sua attivit\u00e0 di scrittore e quella di pittore, ricordo la rappresentazione del mito di Orfeo ed Euridice in \u201cPoema a fumetti\u201d, un piccolo capolavoro sia nella rivisitazione scritta che nell\u2019iconografia, ma \u00e8 il momento, come sempre, di far seguire ad una apertura, che in questo caso avrei voluto potesse essere pi\u00f9 ampia per meglio rendere omaggio all\u2019opera dell\u2019autore che cito, il tentativo di raccogliere il testimone ed inoltrarmi per un itinerario indiziario che prover\u00e0 ad accompagnare il lettore lungo un percorso suggerito da \u201cun pensiero altro\u201d.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_296\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_296\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_296').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_296\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Il racconto narra di una famiglia, i Corio, che vivevano in una graziosa casa di campagna, gente semplice e ospitale. Giovanni Corio accoglieva l\u2019amico, che ora racconta l\u2019accaduto, ogni estate per una vacanza, ma quell\u2019anno aveva \u201cdifficolt\u00e0\u201d; \u201cdispiaceri familiari\u201d. Senza precisarne la natura si era visto costretto a comunicare la propria impossibilit\u00e0 ad ospitarlo per la prossima estate. Per la verit\u00e0 il narratore aveva gi\u00e0, in occasione di precedenti vacanze, tentato di affrontare l\u2019argomento della presenza di piccoli roditori nell\u2019abitazione, ma entrambe i coniugi Corio avevano cercato palesemente di evitare il discorso e lui, da buon amico e cortese ospite, si era limitato al silenzio. L\u2019arte delicatamente quotidiana della narrazione buzzatiana \u00e8 efficacissima, tratteggia un crescendo d\u2019angoscia che coinvolge, con assurda pacatezza, l\u2019intera famiglia. Oltre ai due coniugi, infatti, vivevano nella casa anche i genitori ed i figli. Il nodo intorno al quale si aggroviglia la vicenda \u00e8: c\u2019\u00e8 un problema ma non se ne deve parlare! Tutti rispettosamente si attengono al copione mentre i topi crescono di numero e di dimensione. I Corio tentano qualche intervento ma senza mai ammettere le loro difficolt\u00e0, quasi che fosse sconveniente, quasi fosse una loro colpa la presenza dei roditori nell\u2019abitazione. Ad un certo punto il problema sembra risolversi, le minacciose bestiole che erano oramai tanto forti e numerose da aver eliminato due grossi gatti cacciatori, si vanno a concentrare in una zona sotterranea della casa e da l\u00ec, pur continuando a proliferare, sembrano essere divenute inoffensive, insomma, \u201ctutto normale\u201d, infine, finalmente \u201ctutto sotto controllo\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 tipico della letteratura di Buzzati narrare vicende apparentemente banali, come una casa di campagna con qualche difficolt\u00e0 per la presenza di topi, rivelandone aspetti che mi permetto di definire metafisici nell\u2019ottica della pittura di De Chirico. Quanto pu\u00f2 essere inquietante la fragile ombra di una bimba che gioca col cerchio, mi riferisco a \u201cMistero e malinconia di una strada\u201d, quando in una piazza comune appare anche solo in lontananza un\u2019ombra nella solitudine dell\u2019evento. Allo stesso modo i topi sono l\u2019immagine silenziosa e torbida di un segreto, di una paura, una angoscia intima che si vuole negare, la consapevolezza di una colpa, chiss\u00e0, forse di una vigliacca fuga davanti alla vita. Il lento suicidio dei Corio rappresenta la rinuncia alla vita, consuetudine, a mio modo di vedere, tanto diffusa nel nostro quotidiano. Quante volte abbiamo rinunciato ad un sogno, ad un amore, ad una passione, ad un\u2019idea? Quante volte solo per paura del giudizio altrui, del rischio di non essere accettati, del terrore dell\u2019emarginazione. Ma non sarebbe stato pi\u00f9 liberatorio mentire al mondo piuttosto che a se stessi? Perch\u00e9 \u00e8 lecito se non addirittura encomiabile mentire alla stupidit\u00e0 di chi si sente depositario di verit\u00e0 incontrovertibili, lecito se non addirittura doveroso mentire a chi vuole spiare con il piacere di chi non sa vivere e osserva dal buco della serratura le vite degli altri, per poi condannarne i comportamenti solo perch\u00e9 lui stesso se li vieta per vigliaccheria. Gi\u00e0, i peggiori censori sono proprio quei frustrati che vorrebbero ma non hanno fegato ed allora censurano e condannano chi invece il coraggio lo sa dimostrare. Ma davvero \u00e8 necessario rendere partecipe chi giudicherebbe negativamente ci\u00f2 che stiamo vivendo? \u00c8 questo il topo che racconta Buzzati? Non credo, il vero maledetto roditore che ti consuma l\u2019anima \u00e8 la menzogna che hai raccontato a te stesso per giustificare la tua rinuncia alla vita. Non ci saranno trappole o chimici disinfestatori che potranno salvarti, non puoi nasconderti a te stesso. Ed allora menti al mondo vigliacco con gioia ed orgoglio, nascondi la luce che ti abita a chi ne sarebbe o accecato o invidioso, ma non rinunciarci mai.<\/p>\n<p>Giovanni Corio e signora hanno nascosto agli altri il loro travaglio fino a non riuscire pi\u00f9 a liberarsene, fino a divenirne prigionieri e schiavi, ma l\u2019ulteriore tragedia \u00e8 stata l\u2019aver trascinato con loro tutta la famiglia. Chi si presta ad un simile assurdo, infatti, affonda con s\u00e9 il sistema in cui vive, ne conferma la mediocre supponenza mettendo in scena quell\u2019insieme di educate falsit\u00e0 che regolano la vita comune. Ed ecco che tutti partecipano ad una scombinata commedia dell\u2019autoinganno in cui vince chi perde pi\u00f9 inconsapevolmente, magari sorridendo orgoglioso del plauso generale, dell\u2019apprezzamento di chi, rinunciando alla vita esattamente come te, non \u00e8 nemmeno riuscito a credere di essere vero rimanendo nel limbo della rinuncia. Tutti sconfitti, tutti ai margini della vita, quelli che si compiacciono e quelli che applaudono, ma c\u2019\u00e8 qualcuno che sorride ed \u00e8 felice dentro, qualcuno che ha avuto il coraggio di vivere senza bisogno del permesso del mondo, qualcuno che di certo non far\u00e0 la triste fine della famiglia Corio. Gi\u00e0, perch\u00e9 l\u2019epilogo del racconto \u00e8 illuminante. Il narratore dichiara di non aver pi\u00f9 avuto notizie degli amici e di non aver osato raggiungerli visto il loro cortese invito a non farlo, ma anche di essersi comunque informato sulle loro condizioni cos\u00ec da aver avuto strane e contrastanti notizie al riguardo. Addirittura si dice che \u2026 \u201cUn contadino che si \u00e8 avvicinato \u2013 ma non molto perch\u00e9 sulla soglia della villa stava una dozzina di bestiacce in atteggiamento minaccioso \u2013 dice di aver intravisto la signora Elena Corio, la moglie del mio amico, quella dolce e amabile creatura. Era in cucina, accanto al fuoco, vestita come una pezzente; e rimestava in un immenso calderone, mentre intorno grappoli fetidi di topi la incitavano, avidi di cibo. Sembrava stanchissima ed afflitta. Come scorse l\u2019uomo che guardava, gli fece con le mani un gesto sconsolato, quasi volesse dire: \u201d Non datevi pensiero, \u00e8 troppo tardi. Per noi non ci sono pi\u00f9 speranze \u201c.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-495758","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/495758","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=495758"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/495758\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=495758"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=495758"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=495758"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}