{"id":495194,"date":"2020-04-22T08:00:57","date_gmt":"2020-04-22T06:00:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=495194"},"modified":"2020-04-21T14:58:08","modified_gmt":"2020-04-21T12:58:08","slug":"gli-sguardi-dellanima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/04\/gli-sguardi-dellanima\/","title":{"rendered":"Gli sguardi dell\u2019anima"},"content":{"rendered":"<p>\u201cMeglio due di uno solo\/ [\u2026]\/ E se cadono uno dei due\/ Rialzer\u00e0 il suo compagno\u201d Si tratta di un passo tratto dal Qoh\u00e9let, pi\u00f9 noto come Ecclesiaste, che ho conosciuto nella traduzione di Guido Ceronetti il quale, nella sua prefazione, lo definisce \u201cvitale linguaggio di frantumi [\u2026] ben acre tentazione per un disgregato scriba contemporaneo\u201d, evidentemente si riferisce a se stesso. Poco oltre, sempre in relazione al particolarissimo testo in oggetto, aggiunge \u201cUna scrittura che non sia cattedra, che non sia ectoplasma di Comitati Scientifici, ma che sia all\u2019altezza della mole di rifiuti di una metropoli d\u2019oggi, con le sue infinite mosche di morte, questo \u00e8 necessario, questo \u00e8 bisogno pubblico, evento sociale, offerta\u201d. E mi piace chiudere questa nostra consueta premessa ringraziando l\u2019amica Annamaria Peluffo che mi ha pilotato nei meandri della memoria per recuperare i versi di apertura che mi percorrevano i labirinti della mente senza trovarne l\u2019uscita.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_763\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_763\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_763').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_763\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">L\u2019attualit\u00e0 del testo, specie nella prospettiva di Ceronetti, si rivela nell\u2019urgenza dell\u2019uomo moderno di un mezzo di comunicazione che sia adeguato ai tempi in cui le \u201cinfinite mosche di morte\u201d non sono le tragedie della pandemia, evocazione troppo ovvia per essere vera, ma l\u2019impossibilit\u00e0 di un vero contatto umano aldil\u00e0 dell\u2019impedimento fisico contingente. Ci raccontiamo che stiamo soffrendo di solitudine, ma siamo afflitti dalla sindrome del branco, se potessimo ci raduneremmo in piazza per abbracciarci e cantare e ballare e, ma solo forse, per amarci: che meraviglioso spettacolo! Eppure quando era possibile non lo abbiamo fatto, certo, consumavamo ore in happy hours o in locali rumorosi, e quanto manca a molti tutto questo! Ma parlare e, ancor di pi\u00f9, ascoltare, non sentire, ascoltare? Mi sembra di poter affermare, senza retorica ma con partecipata malinconia, che la vera solitudine \u00e8 quella condivisa, \u00e8 il non riuscire a riconoscersi negli occhi di chi ti sta guardando, si, guardando senza vederti, sentendo senza condividerti, un orrido immenso divide due espressioni solo apparentemente simili: essere soli e sentirsi soli. Quante volte sar\u00e0 capitato a molti di rientrare a casa e di non trovare nessuno, il silenzio come unico abitante. La prima reazione, purtroppo, \u00e8 solitamente quella di accendere la televisione o qualsiasi altro strumento sonoro a disposizione, mi \u00e8 occorso sovente di trovarmi in situazioni dove la televisione fosse accesa ininterrottamente senza che nessuno la stesse n\u00e9 guardando n\u00e9 ascoltando, credo sia logico domandarsene ragione: ebbene, sono convinto che la voce del silenzio sia fonte di disagio per molti esseri umani.<\/p>\n<p>Ognuno di noi \u00e8, per sua natura, simile ad una valle dell\u2019eco, ci ritorna, nel silenzio, la voce dell\u2019anima, la nostra parola pi\u00f9 intima, la pi\u00f9 inattesa e, spesso, la pi\u00f9 disorientante. Per questa ragione ci spaventa e ci porta, troppo spesso, a non volerla ascoltare, forse \u00e8 troppo vera, troppo oscenamente intima, troppo nostra. Siamo assuefatti a rapporti superficiali, sia chiaro che l\u2019intimit\u00e0 di natura sessuale non pu\u00f2 garantire una vera profonda condivisione, e questa \u00e8 la vera radice della solitudine, non l\u2019assenza di persone intorno a noi, ma l\u2019impermeabilit\u00e0 delle relazioni tra le anime delle persone che pure possono essere estremamente prossime. Ma l\u2019humus nel quale pu\u00f2 facilmente affondare le radici la solitudine \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di guardarsi dentro, di osservare il proprio abisso, per ricorrere ancora alle parole di Nietzsche. Se imparassimo ad affrontare la barriera che abbiamo eretto tra noi e noi, laggi\u00f9, dove non ci avventuriamo, convinti cos\u00ec di poter rimuovere vigliaccamente il peccato che \u00e8 l\u2019origine dell\u2019autoinganno \u2026 se ricominciassimo a frequentare ed amare noi stessi, per quello che troviamo laggi\u00f9, oltre il muro sovrastato di cocci di bottiglia del quale siamo vittime e progettisti \u2026 se \u2026 allora scopriremmo che \u00e8 impossibile essere soli frequentando se stessi e che, d\u2019un tratto, proprio dove una volta nasceva l\u2019angoscia, potremo incontrare uno sguardo, gli occhi di un altro, che da tempo ti stavano aspettando, certo, anche in quel caso sar\u00e0 indispensabile avere coraggio, ma come dice ancora una volta l\u2019amico Nietzsche, l\u2019uomo \u00e8 l\u2019animale pi\u00f9 coraggioso.<\/p>\n<p>Ed ora solo un paio di riferimenti letterari che, per\u00f2, non potranno trovare adeguata analisi in questa sede che gi\u00e0 troppo ho trattenuto chi mi legge, anche se mi prendo l\u2019impegno di approfondire i riferimenti in una prossima occasione. Bene, il primo testo \u00e8 dell\u2019inizio ottocento, scritto dalla giovanissima Mary Shelley e divenuto famoso per le avventure del dottor Victor Frankestein e della sua creatura. A parte il diffuso convincimento che Frenkestein fosse il nome del \u201cmostro\u201d e non del suo creatore, mi interessa sottolineare che il primo sentimento avvertito dall\u2019essere, che teoricamente non avrebbe dovuto provarne, fu di solitudine, tanto da richiedere al suo \u201cgenitore artificiale\u201d di generare per lui una compagna. Ricordo, alla prima lettura, che mi immaginai l\u2019originario primate che si seppe uomo e lo pensai disorientato, osservare le scimmie intorno a lui, cos\u00ec simili e cosi diverse e lontane, ero e sono convinto che la sua prima emozione fu quella della solitudine. Come dicevo l\u2019analisi meriterebbe pi\u00f9 spazio e rimando ad altra data per presentarne in questa occasione una seconda, questa volta una fiaba a lieto fine \u2026 forse! Mi riferisco a \u201cLe avventure di Pinocchio\u201d. Anche in questo caso il non scritto, ci\u00f2 che passa negli gli spazi bianchi fra le parole, \u00e8 un\u2019immensa solitudine. Geppetto \u00e8 un vecchio solo che decide di costruirsi il figlio che non ha mai avuto, ma, forse per una sorta di contrappasso genetico, anche Pinocchio si sente solo e tutta la sua esistenza \u00e8 un crescendo di angoscia e sofferenza fino a che la Fata Turchina, e vogliamo credere, ma con qualche riserva, che il suo amore non fosse utilitaristico come quello di Geppetto, lo trasforma in quel bambino che risponder\u00e0 finalmente alle aspettative paterne e che potr\u00e0 integrarsi in un mondo di umani. Il seguito della storia \u00e8 tutto da scrivere e forse il buon Lorenzini decise di non proseguire consapevole di non aver fatto un gran regalo al piccolo Pinocchio umanizzandolo.<\/p>\n<p>Mi sono tornate alla memoria le parole che, in un meraviglioso film di Luchino visconti degli anni 70 dal titolo \u201cRitratto di famiglia in un interno\u201d, venivano pronunciate da un eccellente Burt Lancaster: \u201cLe aquile volano sole e in altro, i corvi a stormi\u201d, ma il protagonista, raffinato intellettuale in fuga dalla banalit\u00e0 dell\u2019umanit\u00e0 comune, dovr\u00e0 misurarsi proprio con i versi che hanno aperto questo incontro e che, parafrasati, lo chiudono: sfortunato chi cammina da solo poich\u00e9 non avr\u00e0 nessuno a rialzarlo quando cadr\u00e0.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-495194","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/495194","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=495194"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/495194\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=495194"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=495194"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=495194"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}