{"id":494161,"date":"2020-04-08T08:00:25","date_gmt":"2020-04-08T06:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=494161"},"modified":"2020-04-07T13:38:46","modified_gmt":"2020-04-07T11:38:46","slug":"sindrome-del-maresciallo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/04\/sindrome-del-maresciallo\/","title":{"rendered":"Sindrome del maresciallo"},"content":{"rendered":"<p>\u201cChi vuol comprendere un testo deve essere pronto a lasciarsi dire qualcosa da esso. Perci\u00f2 una coscienza ermeneuticamente educata deve essere preliminarmente sensibile all\u2019alterit\u00e0 del testo. Tale sensibilit\u00e0 non presuppone n\u00e9 un\u2019obiettiva \u201cneutralit\u00e0\u201d n\u00e9 un oblio di s\u00e9 stessi, ma implica una precisa presa di coscienza delle proprie pre-supposizioni e dei propri pregiudizi.\u201c Cos\u00ec scriveva Hans-Georg Gadamer in Verit\u00e0 e metodo. Precisava anche che l\u2019atto del comprendere e della comunicazione consiste nella fusione degli orizzonti dei due attori dell\u2019azione; ritengo di poter aggiungere che tale affermazione \u00e8 formidabile sia intesa nel rapporto tra due persone che tra un essere umano ed un testo, un\u2019opera pittorica o musicale o cinematografica \u2026!<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_935\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_935\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_935').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_935\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Giorni fa, con mio grande compiacimento, mi ha scritto un ex alunno per il solo piacere di scambiare punti di vista e considerazioni con il suo vecchio professore di filosofia. Oltre alla gratificazione ovvia che regalano affetto e stima, nella circostanza abbiamo avuto modo di riflettere con reciproca soddisfazione intorno al rapporto docente discente. La prima sottolineatura dell\u2019amico, ora ovviamente siamo amici, il rapporto si \u00e8 svincolato inevitabilmente dalla prigione dei ruoli, \u00e8 stata circa il fatto che il mio comportamento come insegnante si \u00e8 sempre fondato sul principio che non \u201csono\u201d ma \u201cfaccio\u201d il professore. In effetti ho sempre cercato di rimanere fedele a questo imperativo categorico anche alla luce della prospettiva gadameriana che il circolo ermeneutico che si crea tra esseri umani \u00e8 assoluta responsabilit\u00e0 dei protagonisti dello stesso. Vedo immediatamente di esplicitare il concetto che, per l\u2019amico col quale scambiavo considerazioni era ben chiaro in quanto precisatosi nel corso di alcuni anni di quasi quotidiana frequentazione, ma non \u00e8 assolutamente scontato che lo sia per ogni lettore. Il principio gadameriano al quale mi riferisco liberamente, liberamente nel senso che non mi interessa esplicitarlo in una logica di ortodossia didattica, afferma, nella sua applicazione empirica, che se mi pongo come professore inevitabilmente incontrer\u00f2 alunni, allo stesso modo se mi vivo come venditore non potr\u00f2 che fare conoscenza di potenziali acquirenti, se mi penso come assassino \u2026 sfortunato chi mi frequenta. Nella mia, ahim\u00e8, lunga carriera nel ruolo di insegnante non mi sono mai ritenuto tale, mi sono sempre vissuto come un viandante della conoscenza, in questo modo chi ha condiviso il mio cammino non \u00e8 mai stato un alunno ma sempre un compagno di viaggio.<\/p>\n<p>Un comportamento assolutamente antitetico, non per questo scorretto, voglio precisarlo, una delle regole ferree del mio manicheismo esistenziale mi impone di non ergermi mai a giudice, \u00e8 quello che sovrappone il ruolo alla persona che lo interpreta. La questione non \u00e8 di cos\u00ec scarso rilievo specie se riflettiamo su alcune conseguenze implicite e, troppo spesso, inconsapevoli o trascurate. Chi insegna, si presume, abbia compreso qualcosa che intende comunicare al proprio interlocutore \u2026 mi rendo conto che alcuni sono convinti che l\u2019insegnante sia un \u201ctrasmettitore di informazioni\u201d ma io credo che questo sia assolutamente riduttivo. Negli ultimi mesi, a causa della pandemia tristemente nota, hanno costretto i docenti ed i discenti ad una attivit\u00e0 didattica a distanza, gli esiti spesso positivi, grazie alla professionalit\u00e0 di entrambe gli attori, hanno convinto alcuni \u201cosservatori\u201d che questa modalit\u00e0 possa sostituire integralmente la lezione de visu, quanto poco hanno compreso della meravigliosa dinamica umana, intellettuale, gnoseologica, emotiva che si sviluppa nel corso delle lezioni scolastiche. In effetti l\u2019orientamento che vuole costruire una scuola ancillare alla professionalizzazione degli studenti non si concilia con quanto affermato, \u00e8 un\u2019ottica che vede l\u2019azione pedagogica come il mezzo per fornire conoscenze e competenze per il mondo del lavoro, in questa prospettiva l\u2019essere umano diviene il lavoro che svolge se per troppo tempo non ha occasione di pensarsi come un essere umano indipendente dal lavoro stesso! Insomma: torniamo al concetto della spirale ermeneutica gadameriana. Ma riprendo il ragionamento dalla premessa: l\u2019insegnante dovrebbe essere chi ha compreso ci\u00f2 che intende comunicare. Se \u00e8 cos\u00ec, come nella stragrande maggioranza dei casi, allora l\u2019operatore non pu\u00f2 non ricordare la propria fatica per accedere a concetti che voleva sempre pi\u00f9 alti, cos\u00ec da misurarsi con gli stessi, crescere, arricchirsi culturalmente tanto da avere poi qualcosa da dare e dire. Una simile fatica consisteva, quasi sempre, nello smontare l\u2019ostacolo fino a renderlo accessibile alla propria mente per poi coglierlo nella sua totalit\u00e0 cercando di superarlo attraverso un contributo personale. Ebbene, com\u2019\u00e8 possibile che all\u2019atto della comunicazione gli stessi divengano cos\u00ec spesso oscuri, criptici, inaccessibili?<\/p>\n<p>\u201cCome parla bene , non ho capito niente\u201d, credo sia un\u2019espressione sentita in pi\u00f9 di un\u2019occasione. Proprio cos\u00ec, il famoso percorso che prevede di rendere semplice per capire e poi complicare l\u2019esposizione per dimostrare agli altri quanto sia impervio pervenire alla conoscenza di quel concetto che tu, essere superiore, possiedi, ottiene spesso l\u2019effetto paradossale che esprime l\u2019affermazione sopra citata. Personalmente lo ritengo un esercizio per capponi afflitti dalla sindrome del maresciallo: avete ragione, \u00e8 ora doveroso chiarire in cosa consiste la sindrome in questione. Non me ne vogliano i marescialli, anche se temo di non poterne contare molti fra i frequentatori di questa rubrica, ma il loro caso ben si presta all\u2019esemplificazione eponima. Il maresciallo preso come esempio \u00e8 quello che si vive per il proprio ruolo, per il potere conferitogli dalla divisa, indipendentemente dal valore di chi la indossa; molto spesso, continuando nell\u2019inconsapevole farsa, il soggetto si convince di essere proprio lui il destinatario dei sorrisi ossequiosi, delle richieste di aiuto, della considerazione e della stima tanto frequentemente verificate nei vari interlocutori. La sindrome, nel suo decorso, non manifesta sintomatologia perniciosa, ma, al momento della pensione, si realizza la tragedia. Una volta smessa la divisa, il povero maresciallo, divenuto ex qualcosa ma al momento nulla, visto che era solo la propria divisa, ecco che si vive come nulla nei saluti distratti, nei rancori infine palesati, nella scarsissima considerazione di chi incontra. Ovviamente la patologia non \u00e8 peculiare di chi indossa una divisa riconoscendosi in essa, ma in chiunque non riesca a comprendere che non siamo il ruolo che interpretiamo, ma la passione, la profondit\u00e0, l\u2019amore che produciamo nell\u2019unico vero ruolo che sia degno di essere interpretato, quello di chi vive con assoluta sincera ed onesta intensit\u00e0 ogni istante della propria vita.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-494161","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/494161","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=494161"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/494161\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=494161"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=494161"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=494161"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}