{"id":491159,"date":"2020-02-28T07:55:49","date_gmt":"2020-02-28T06:55:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=491159"},"modified":"2020-02-28T07:56:02","modified_gmt":"2020-02-28T06:56:02","slug":"gianpietro-mainero-salvatore-del-gelso-in-valbormida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/02\/gianpietro-mainero-salvatore-del-gelso-in-valbormida\/","title":{"rendered":"Gianpietro Mainero &#8220;salvatore&#8221; del gelso in Valbormida"},"content":{"rendered":"<p>Una ne pensa, ma nel contempo 100 ne fa. Gianpietro Mainero, pensionato (?), fiduciario della Condotta Slow Food della Val Bormida, \u00e8 un vulcano di idee e iniziative per la valorizzazione della biodiversit\u00e0. Ha salvato, valorizzato, trasformato in economia la Zucca di Rocchetta di cengio, ha riscoperto e fatto riscoprire il moco, antico cereale valbormidese, il \u201cpisello odoroso\u201d (lo so, ha un nome che fa sorridere, ma si chiama cos\u00ec, ed \u00e8 anche buono\u2026), ed oggi si lancia in una nuova avventura: valorizzare il gelso, albero un tempo diffuso perch\u00e8 serviva a nutrire i bachi da seta. Lui non lo dice, ma il sogno \u00e8 far ritornare l\u2019allevamento di bachi per riportare la produzione di seta nella valle. Follia? certo, ma senza follia e visione il telefono sarebbe ancora appeso al muro di casa e, per parlare con un utente di un\u2019altra regione (se non provincia) si dovrebbe ancora passare dalle signorine della Teti (Sip per i pi\u00f9 giovani, ma ormai vecchietti anche loro). Il post \u00e8 un po\u2019 lungo, ma interessante.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_86\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_86\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Spiega Gianpietro: \u201cGran parte dell\u2019attivita\u0300 che la Condotta Slow Food delle Valli della Bormida ha svolto in questi 15 anni e\u0300 stata nel nome della conservazione e valorizzazione della biodiversita\u0300 che rappresenta il perno centrale della sua politica a difesa dei beni comuni. Una biodiversita\u0300 strettamente legata all\u2019agricoltura e al cibo, un insieme di culture, tradizioni e saperi che appartengono al nostro territorio, tramandate di generazione in generazione. A questi saperi, e alla cultura che li sottende, abbiamo sempre fatto riferimento nella costruzione di progetti che hanno trovato realizzazione sul territorio.<\/p>\n<p>Cosi\u0300 e\u0300 stato per Il Mercato della Terra, la Zucca di Rocchetta, il Moco delle Valli della Bormida , e per le antiche varieta\u0300 di mele della valle. In prossimita\u0300 del Congresso siamo chiamati a sviluppare ulteriormente questa azione, e a questo proposito vi invitiamo a leggere i documenti preparati in particolare nel nostro caso sulla biodiversit\u00e0\u201d.<br>\nProsegue: \u201cVenendo nel concreto sulla situazione contingente, e\u0300 stata delineata una nuova iniziativa quella di riportare sul territorio il Mu\u0300 ovvero il gelso nero (Morus nigra). Abbiamo gia\u0300 prodotto e inviato alla Regione e al Comune la documentazione per inserire un esemplare radicato a Cengio nell\u2019elenco degli alberi monumentali nazionali. L\u2019eta\u0300 di questo Gelso che ha una circonferenza di 420 cm e\u0300 presumibilmente di oltre un secolo, (probabilmente due) da fine 1800 fino agli anni 30\/40 del 1900, il Gelso era coltivato sia per il frutto che per la produzione di foglie per l\u2019allevamento dei bachi da seta, attivita\u0300 molto diffusa in Valle Bormida. Merita riportare cosa raccontava Padre Isola nell\u2019opera \u201cCarcare e le scuole Pie\u201d (1897), i Carcaresi erano abili coltivatori, ognuno di essi possedeva almeno un piccolo appartamento e un podere nel quale, oltre alle tradizionali coltivazioni (grano,viti,ortaggi e alberi da frutto), si dedicava anche alla coltura del gelso per l\u2019allevamento del baco da seta, dalla cui vendita si ricavavano buone somme di denaro, sufficienti per affermare che a Carcare la poverta\u0300 era ai piu\u0300 \u201cdel tutto sconosciuta\u201d. A Cengio e nei paesi a valle , Saliceto , Monesiglio nei primi del 1900 era diffusa la coltura del Gelso proprio per l\u2019allevamento del baco da seta e proprio a Monesiglio era allocata una \u201cfilanda\u201d nata da un piccolo laboratorio nel 1850 e chiusa 70 anni fa\u201d.<\/p>\n<p>Conclude: \u201cTestimonianze confermano che l\u2019esemplare in oggetto faceva parte di una diffusa presenza di Gelsi coltivati in questa zona che per la sua collocazione e\u0300 al riparo da venti freddi essendo posizionata a ridosso dei calanchi e rocce di Cengio Alto. Ancora oggi, nel periodo di maturazione dei frutti, vi e\u0300 un notevole afflusso di persone a raccogliere i frutti. Il secondo step (indipendentemente dal riconoscimento a meno dell\u2019albero segnalato come albero monumentale) prevede la possibilita\u0300 di far adottare nel nostro territorio (un po\u2019 come e\u0300 stato per le mele antiche) delle nuove piante di Gelso nero.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo intanto e\u0300 quello di richiamare l\u2019attenzione , far mettere a dimora un buon numero possibile di piantine di Gelso e gia\u0300 questo sarebbe un buon risultato per la difesa della biodiversita\u0300 e la storia locale e avere nei prossimi anni nuovi Gelsi anche per i frutti. Non sappiamo se da questa nostra nuova iniziativa scaturira\u0300 lo stimolo per reintrodurre il baco da seta, cosa che in Italia si sta gia\u0300 sperimentando , intanto ci portiamo avanti , piantando i Gelsi\u2026In occasione del decimo MelaDay di sabato 14 marzo, edizione che sara\u0300 \u201ccelebrativa\u201d con il report statistico, fotografie, schede pomologiche, le marze e vie dicendo, presenteremo l\u2019iniziativa con la possibilita\u0300 di \u201cadottare\u201d le prime piantine di Gelso\u201d.<\/p>\n<p>Note storiche sui Gelsi e sulla bachicoltura in Val Bormida<br>\nA cura di Alessandro Marenco*<br>\n\u201cGelso e baco da seta sono indissolubili. La bachicoltura pare sia nata in Cina da tempi immemorabili. Fin da subito fu chiaro ai detentori dell\u2019arte serica quanto fosse necessario mantenere il segreto. Anche gli antichi romani conoscevano la seta, ma non ne conoscevano la tecnologia.<br>\nNon per niente la via di comunicazione piu\u0300 antica, tra la Cina e l\u2019Europa e\u0300 detta ancora oggi: \u201cVia della seta\u201d.<br>\nPare che siano stati alcuni monaci a sottrarre qualche baco e portarlo a Costantinopoli, intorno al VI secolo d.c. e da li\u0300 poi si sarebbero diffusi, insieme alla tecnologia, per tutto il continente.<br>\nIl settentrione d\u2019Italia ha dato i terreni e le condizioni migliori per sviluppare la produzione e il commercio della miglior seta.<br>\nIl declino della seta e dunque del gelso, indispensabile per allevare i bachi, inizia tra le due guerre e si conclude con l\u2019arrivo delle fibre sintetiche.<br>\nOggi, con la riscoperta del naturale e del biologico, si e\u0300 risvegliato un interesse sempre piu\u0300 forte per una produzione che ha grandi potenzialita\u0300 di sviluppo, senza avere un grave impatto sull\u2019ambiente, portando arricchimento del territorio con la biodiversita\u0300 e la partecipazione attiva in pratiche colturali e dunque culturali.<br>\nL\u2019allevamento del baco ha lasciato alcuni detti che val la pena ricordare. In dialetto: \u201cSe i bigatti fan ben, as mariuma l\u2019an chi ven\u201d, che vuol dire: \u201cSe i bachi da seta renderanno sufficientemente, l\u2019anno prossimo ci sposiamo\u201d. Quasi come una promessa di matrimonio che il moroso fa alla morosa, o alla sua famiglia, per rassicurare, e dire che se le cose vanno bene si possono intraprendere progetti importanti. Tutto dipende da come andra\u0300 quell\u2019investimento, quanto frutteranno i bachi da seta.<br>\nAlla fine dell\u2019Ottocento, il celebre agronomo Giuseppe Antonio Ottavi, sosteneva in un suo scritto che un gelso con i bachi valeva quanto una vacca. Consideriamo anche che il gelso, oltre alla foglia per il baco, dona delle ottime more (bianche o nere) e un poco di rami di potatura.<br>\nLe nostre nonne erano incaricate di far schiudere i bachi, e dunque di mantenerli in un luogo sicuro e al caldo. Quindi ponevano la bustina con le uova in seno, ben protetti e a temperatura costante.<br>\nSi usa dire ad un lavorante sfaccendato: \u201cDormi della quarta\u201d, o \u201cDormi della grossa\u201d proprio perche\u0301 questa e\u0300 una peculiarita\u0300 dei bachi da seta, che s\u2019inerpicano sui rami disposti a spalliera sulle lettiere e dormono per ben quattro volte, una per ogni muta, finendo appunto con l\u2019imbozzolamento.<br>\nPrimo Levi, nel racconto \u201cIdrogeno\u201d, presente in \u201cIl sistema periodico\u201d, riporta una consuetudine dei contadini del Piemonte settentrionale, allevatori di bachi e coltivatori di gelsi: quando il baco era gonfio di seta e pronto a imbozzolarsi, veniva brutalmente spezzato in due. Dai due tronconi cosi\u0300 divisi si generava un filo di seta grosso e resistente che veniva utilizzato dai pescatori come ottima lenza.<br>\nQuesta e\u0300 piu\u0300 una suggestione, diciamo un argomento da approfondire, un ambito di ricerca\u2026<br>\nA Saliceto ci sono gli affreschi di Sant\u2019Agostino, databili intorno alla fine del Quattrocento. In una scena in particolare vediamo un uomo chino sulla Bormida, pescare con la canna.<br>\nNiente di strano, se non fosse che nel Quattrocento (e per qualche secolo ancora) non erano ancora apparse quelle fibre sintetiche cosi\u0300 appropriate per pescare a canna. Dunque c\u2019e\u0300 una possibilita\u0300 che quello di Saliceto sia (oltre a una delle prime rappresentazioni di un pescatore con la sua canna) un coltivatore di bachi che sfrutta la seta come lenza. Ipotesi sostenuta anche dalla presenza, alle sue spalle, di una coltivazione di gelsi.<br>\nChabrol sostiene che la bachicoltura sia giunta in Piemonte nel XII secolo. I gelsi servono da confine tra le proprieta\u0300. I piu\u0300 grandi arrivano a produrre 6 q.li di foglie.<br>\nSi propaga per talea o da seme. Dopo la raccolta delle foglie la pianta va potata.<br>\n150 kg di foglie di gelso forniscono 100 kg di bozzoli (proporzione variabile secondo le annate). Nel circondario di Montenotte (che comprendeva Acqui, Ceva, Savona e Porto Maurizio) si producevano (a fine Settecento, nel momento migliore) circa 500 tonnellate di bozzoli.<br>\nLa rendita e la qualita\u0300 della produzione dei bozzoli dipende essenzialmente dalla qualita\u0300 delle foglie di gelso che vengono somministrate. I danni maggiori sono causati dalla variazione improvvisa della temperatura: tanto il freddo che il caldo sono<br>\nnemici del baco. Si dice che basti un tuono molto forte a far smettere di filare i bachi\u201d.<\/p>\n<p>\u2022 Alessandro Marenco, Scrittore, ha lavorato nell\u2019industria chimica. Ha scritto romanzi e brevi saggi di storia locale, con un interesse particolare per la storia dell\u2019alimentazione, la storia della scuola, la storia dell\u2019agricoltura.<\/p>\n<p><em>\u201cLiguria del gusto e quant\u2019altro\u201d \u00e8 il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa (alla scrittura) e Stefano (alle ricerche), per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potr\u00e0 obiettare. Vero, ma diversa perch\u00e9 cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarit\u00e0, le curiosit\u00e0, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici, ogni luned\u00ec e venerd\u00ec: <a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/liguria-del-gusto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Liguria del gusto e quant&#8217;altro&#8221; \u00e8 la rubrica gastronomica di IVG, ogni luned\u00ec e venerd\u00ec<\/p>\n","protected":false},"author":18168,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[91746],"class_list":["post-491159","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-liguria-del-gusto"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/491159","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18168"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=491159"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/491159\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=491159"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=491159"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=491159"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}