{"id":489157,"date":"2020-02-05T11:52:43","date_gmt":"2020-02-05T10:52:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=489157"},"modified":"2020-02-05T12:02:24","modified_gmt":"2020-02-05T11:02:24","slug":"rula-jebreal-porta-sul-palco-del-festival-di-sanremo-il-femminicidio-nel-savonese-quasi-uno-allanno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/02\/rula-jebreal-porta-sul-palco-del-festival-di-sanremo-il-femminicidio-nel-savonese-quasi-uno-allanno\/","title":{"rendered":"Rula Jebreal porta sul palco del Festival di Sanremo il femminicidio: nel savonese quasi uno all&#8217;anno"},"content":{"rendered":"<p><strong>Liguria.<\/strong> \u201cNon dobbiamo pi\u00f9 avere paura, noi donne vogliamo essere libere nello spazio e nel tempo, essere silenzio e rumore e musica\u201d. E\u2019 il riassunto delle parole pronunciate ieri sera (4 febbraio), sul palco del teatro Ariston di Sanremo, durante la settantesima edizione del <strong>Festival della Canzone Italiana<\/strong>, da <strong>Rula Jebreal<\/strong>.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_2\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_2\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Un urlo, quello della giornalista internazionale, carico di forza e sentimento, a tratti crudo e duro (con il racconto della madre morta suicida), ma anche dolce (attraverso i testi di canzoni che hanno fatto la storia, scritte da uomini e dedicate alle donne).<\/p>\n<p>Parole che non possono non riportare alla mente le storie di <a href=\"https:\/\/www.ivg.it\/tag-personaggio\/loredana-colucci\/\">Loredana Colucci<\/a> (2015) ad Albenga, <a href=\"https:\/\/www.ivg.it\/tag-personaggio\/janira-damato\/\">Janira D\u2019Amato<\/a> (2017) a Pietra Ligure, <a href=\"https:\/\/www.ivg.it\/tag-personaggio\/roxana-zenteno\/\">Roxana Karin Zenteno<\/a> (2018) a Boissano e <a href=\"https:\/\/www.ivg.it\/tag-personaggio\/deborah-ballesio\">Deborah Ballesio<\/a> (2019) a Savona. Nomi e volti e di donne mai dimenticate, <strong>vittime di femminicidio in provincia di Savona<\/strong>. Non \u201csemplici\u201d ricordi, ma triste memoria per tutto il nostro territorio.<\/p>\n<p>Una piaga mondiale che, anche <strong>in Italia, ha numeri spaventosi<\/strong>. Ogni giorno sono ben 88 in Italia le donne vittima di qualche tipo di violenza, una ogni 15 minuti. Nel 2019 sono state 95 le donne uccise (dato aggiornato a novembre), quasi una ogni tre giorni; il totale dal 200 ad oggi \u00e8 arrivato a 3230. E numerosi, purtroppo, sono stati i casi di femminicidio che si sono consumati nella provincia di Savona, praticamente a cadenza annuale.<\/p>\n<p>E <strong>il monologo<\/strong> di Rula Jebreal \u00e8 dedicato a loro, a tutte le donne uccise da \u201ccarnefici che non hanno avuto bisogno di bussare alla porta per un motivo molto semplice: avevano le chiavi di casa\u201d, a tutte coloro che sono state \u201ctorturate, uccise, violentate\u201d. Una infusione di coraggio per chi subisce violenza e non ha la forza di reagire e un monito agli uomini affinch\u00e9 facciano l\u2019unica cosa giusta, tanto \u201csemplice\u201d quanto grande: \u201cLasciare le donne libere di essere ci\u00f2 che vogliono essere\u201d.<\/p>\n<p>Il discorso della giornalista sul palco dell\u2019Ariston \u00e8 iniziato con una serie di domande \u201cposte in un\u2019aula di tribunale a due ragazze che in Italia, non molto tempo fa, hanno denunciato una violenza sessuale\u201d. Domande che la giornalista ha definito \u201cinsinuanti, melliflue, che sottintendono una verit\u00e0 amara, crudele: noi donne non siamo mai innocenti. Non lo siamo perch\u00e9 abbiamo denunciato troppo tardi, perch\u00e9 abbiamo denunciato troppo presto, perch\u00e9 siamo tropo belle o troppo brutto perch\u00e9 eravamo troppo disinibite e ce la siamo voluta\u201d.<\/p>\n<p>\u201cIo sono cresciuta in un orfanotrofio, insieme a centinaia di bambine. La sera, una per volta, noi bambine\u00a0raccontavamo una storia, le nostre storie. Erano una specie di favole tristi. Non favole di mamme che conciliano il sonno, ma favole di figlie sfortunate, che il sonno lo toglievano. Ci raccontavamo delle nostre madri:\u00a0torturate, uccise, violentate\u201d, ha proseguito. \u201cOgni sera, prima di dormire, ci liberavamo tutte insieme di quelle parole di dolore. Io amo le parole. Ho imparato, venendo da luoghi di guerra, a credere nelle parole e non ai fucili, per cercare di rendere il mondo un posto migliore. Anche e soprattutto per le donne. Ma poi ci sono i numeri\u201d.<\/p>\n<p>E arrivano i dati quantomai sconfortanti: \u201cIn Italia, in questo magnifico Paese che mi ha accolto, i numeri sono spietati: ogni 3 giorni viene uccisa una donna, 6 donne sono state uccise la scorsa settimana.\u00a0E nell\u201985% dei casi, il carnefice non ha bisogno di bussare alla porta per un motivo molto semplice: ha le chiavi di casa. Ci sono le sue impronte sullo zerbino, l\u2019ombra delle sue labbra sul bicchiere in cucina\u201d.<\/p>\n<p>\u201cMia madre Zakia, che tutti chiamavano Nadia, ha preso il suo ultimo treno quando io avevo 5 anni. Si \u00e8 suicidata, dandosi fuoco. Ma il dolore era una fiamma lenta che aveva cominciato a salire e ad annerirle i vestiti quando era solo un\u2019adolescente. Il suo corpo era qualcosa di cui voleva liberarsi, era stato la sua tortura. Perch\u00e9 mia madre Nadia fu stuprata e brutalizzata due volte: a 13 anni da un uomo e poi dal sistema che l\u2019ha costretta al silenzio, che non le ha consentito di denunciare. Le ferite sanguinano di pi\u00f9 quando non si \u00e8 creduti. L\u2019uomo che l\u2019ha violentata per anni, il cui ricordo incancellabile era con lei, mentre le fiamme mangiavano il suo corpo, aveva le chiavi di casa\u201d.<\/p>\n<p>\u201cQuante volte siamo state Sally?\u00a0Mentre\u00a0Franca Rame\u00a0veniva violentata il 9 marzo del 1973, cerc\u00f2 salvezza nella musica. \u2018Devo stare calma. Devo stare calma. Mi attacco ai rumori della citt\u00e0, alle parole delle canzoni, devo stare calma\u2019, recitava nel suo potente monologo \u2018Lo stupro\u2019, in cui ripercorreva quel fatto drammatico. Le parole delle canzoni possono essere messaggi d\u2019amore e di salvezza.\u00a0 Io sono diventata la donna che sono perch\u00e9 lo dovevo a mia madre, lo devo a mia figlia che \u00e8 seduta in mezzo a voi. Lo dobbiamo tutte, tutti, a una madre, una figlia, una sorella, al nostro paese, anche agli uomini, all\u2019idea stessa di civilt\u00e0 e uguaglianza. All\u2019idea pi\u00f9 grande di tutte: quella di libert\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>\u201cParlo agli uomini, adesso. Lasciateci libere di essere ci\u00f2 che vogliamo essere: madri di dieci figli e madri di nessuno, casalinghe e carrieriste, madonne e puttane, lasciateci fare quello che vogliamo del nostro corpo e ribellatevi insieme a noi, quando qualcuno ci dice cosa dobbiamo farne. Siate nostri complici. E quando qualcuno ci chiede \u2018Lei cosa ha fatto per meritare ci\u00f2 che \u00e8 accaduto?\u2019\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSono stata scelta per celebrare la musica e le donne, ma sono qui per parlare delle cose di cui \u00e8 necessario parlare. Certo ho messo un bel vestito.\u00a0Domani chiedetevi pure al bar \u2018Com\u2019era vestita Rula?\u2019. Che non si chieda mai pi\u00f9, per\u00f2, a una donna che \u00e8 stata stuprata: \u2018Com\u2019era vestita, lei, quella notte?\u2019. Mia madre ha avuto paura di quella domanda. Mia madre non ce l\u2019ha fatta. E cos\u00ec tante donne\u201d.<\/p>\n<p>\u201cE noi non vogliamo pi\u00f9 avere paura. Vogliamo essere amate. Lo devo a mia madre, lo dobbiamo a noi stesse, alla nostre figlie. Nessuno pu\u00f2 permettersi il diritto di addormentarci con una favola. Vogliamo essere note, silenzi, rumori, libere nel tempo e nello spazio. Vogliamo essere questo: musica\u201d, ha concluso la Jebreal nel silenzio dell\u2019Ariston, rotto solo da un lungo e caloroso applauso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le ultime vittime sono Loredana Colucci (2015), Janira D\u2019Amato (2017), Roxana Karin Zenteno (2018) e Deborah Ballesio (2019)<\/p>\n","protected":false},"author":10593,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[45296,56,34],"tags":[46116,18872],"class_list":["post-489157","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-copertina","category-altre","category-cronaca","tag-femminicidio","tag-festival-di-sanremo","post_tag_personaggi-rula-jebreal"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/489157","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/10593"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=489157"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/489157\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=489157"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=489157"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=489157"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}