{"id":489147,"date":"2020-02-05T09:50:59","date_gmt":"2020-02-05T08:50:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=489147"},"modified":"2020-02-05T09:50:59","modified_gmt":"2020-02-05T08:50:59","slug":"labisso-che-ci-abita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2020\/02\/labisso-che-ci-abita\/","title":{"rendered":"L&#8217;abisso che ci abita"},"content":{"rendered":"<p>\u201cChi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, cos\u00ec facendo, un mostro. E se scruterai a lungo in un abisso, anche l\u2019abisso scruter\u00e0 dentro di te\u201d. \u00c8 una nota e, forse, troppo spesso citata affermazione nietszcheana contenuta nel quarto capitolo del provocatorio e destabilizzante saggio \u201cAl di l\u00e0 del bene e del male\u201d. Mi \u00e8 necessario sottolineare che l\u2019edizione alla quale faccio riferimento \u00e8 quella curata e prefata da Giorgio Colli per i caratteri dell\u2019Adelfi. Lo devo all\u2019amico Gershom Freeman cos\u00ec come \u00e8 altrettanto dovuta una spiegazione delle ragioni che richiedono una simile precisione che non \u00e8 puramente accademica.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_791\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_791\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">La scorsa serata di Sabato, rientrato da una cena da un amico varazzino, ho ricevuto la visita di Gershom per conversare un poco del suo ultimo romanzo \u201cIl respiro dell\u2019anima\u201d che presenter\u00f2 alla Feltrinelli di Savona il prossimo gioved\u00ec (6 febbraio ore 18 per i lettori che fossero interessati). Il nesso che lega l\u2019aforisma di Nietzsche a \u201cIl respiro dell\u2019anima\u201d mi \u00e8 divenuto chiaro nel corso della nostra chiacchierata cos\u00ec come i sottili distinguo tra le diverse traduzioni in italiano del pensiero in oggetto; insomma, Gershom mi ha spiegato le ragioni per cui alcune sfumature tra le traduzioni rendono quella prediletta da lui la pi\u00f9 prossima al pensiero del filosofo. Non mi sembra il caso, in questa sede, di addentrarmi in sottili analisi filologiche ed ermeneutiche, trovo pi\u00f9 rilevante sottolineare che, pur avendo letto con passione, attenzione e gusto il romanzo di Gershom, fino alla sera di Sabato la prospettiva, che ora mi appare cos\u00ec illuminante ed evidente, non ero riuscito a coglierla con il rigore e la lucidit\u00e0 che, come \u00e8 bene che sia, erano chiarissime nel pensiero di Gershom. In effetti pi\u00f9 volte nelle nostre conversazioni aveva fatto irruzione il pensiero di Camus, da entrambi condiviso, quando afferma che un buon romanzo \u00e8 la rappresentazione letteraria di una grande idea filosofica.<\/p>\n<p>Il filo conduttore del thriller, non ne svelo ovviamente trama ed epilogo per consegnarlo intatto al piacere dei futuri lettori, oltre alle vicende investigative decisamente coinvolgenti, oltre alle analisi psicologiche dei vari personaggi che sanno renderli cos\u00ec vivi da poterne condividere l\u2019esistenza in noi e nelle persone che frequentiamo, oltre alle emozioni intense che suscitano i sentimenti profondi, attori fondamentali della storia tanto quanto gli esseri che li provano, oltre ai paesaggi urbani e naturali che fanno da sfondo e da co-interpreti della vicenda, (compresi alcuni luoghi del nostro entroterra) il filo conduttore, dicevo, \u00e8 il sottile confine tra chi caccia un mostro e chi il mostro lo \u00e8! Per cacciare e catturare un mostro \u00e8 necessario riuscire a pensare come lui, sentirne intimamente le ragioni, comprenderle, certo, non necessariamente condividerle, anzi, ma comprenderle profondamente, ed ecco il pericolo in agguato: quanto spesso la capacit\u00e0 di condividere una prospettiva regala la coscienza di essere capaci del medesimo sguardo! E quanto \u00e8 facile, osservando l\u2019abisso che abita il comportamento di un mostro, prendere coscienza che tale abisso ci osserva da laggi\u00f9, da sempre, forse perch\u00e8 quell\u2019abisso \u00e8 il nostro abisso, il mostro che \u00e8 in noi, che altrimenti non potremmo coglierlo tanto intimamente. Il passaggio successivo \u00e8 scoprire che il mostro lentamente solleva l\u2019orrenda maschera dal proprio viso per mostrare quello pi\u00f9 familiare dell\u2019essere umano, un viso i cui tratti riconosciamo come intimi, condivisibili, desiderabili, forse addirittura i tratti di un possibile amore, di una occasione di vita profondamente diversa da quella che ci siamo scelti o che ci \u00e8 stata cucita addosso.<\/p>\n<p>Dopo la chiacchierata notturna con Gershom mi sono reso conto di aver compreso pi\u00f9 profondamente, oltre al suo romanzo, anche il pensiero di Nietzsche espresso in quelle righe. \u00c8 tutta la vita che studio i testi e la filosofia del grande pensatore ma sempre osservando da fuori il suo abissale enigma, quello che gli fa scrivere in un Ditirambo: \u201d [\u2026] in mezzo a due nulla rannicchiato, un punto interrogativo, uno stanco enigma un enigma da uccelli predatori, essi di certo ti \u201crisolveranno\u201d, gi\u00e0 bramano la tua \u201crisoluzione\u201d, svolazzano intorno a te, il loro enigma, intorno a te, impiccato!\u2026Oh Zarathustra!\u2026Conoscitore di te stesso!\u2026Carnefice di te stesso!\u201d.<\/p>\n<p>In qualche modo Nietzsche ha sempre cercato di rivelare se stesso a s\u00e9 ed ai propri lettori postumi, tentava di suggerire un messaggio di immenso valore etico: se scopri l\u2019orrido che sei non puoi pi\u00f9 con supponenza oggettivistica presumere l\u2019esistenza di una morale assoluta \u2026 se scopri che guardare dentro di te \u00e8 sempre guardare abissi, allora prendi coscienza che non esistono i mostri, non quelli che ti hanno raccontato da bambino almeno. Nel romanzo, infatti, si incontrano orrori vestiti da gente per bene, vittime che non hanno rispetto della vita ed omicidi che l\u2019hanno amata tanto. Allora quale mai pu\u00f2 essere il metro di valutazione? Come stabilire chi \u00e8 il mostro? Credo che Nietzsche si sia sentito osservato come un errore, che abbia sofferto tanto del disamore del mondo, almeno quanto abbia sofferto per il terrore che gli suscitavano le sue profonde oscurit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019ispettrice Giorgia Clerici, protagonista di un romanzo che comunque rimane corale, credo ben rappresenti la coscienza anarchica dell\u2019autore, vi si incontrano elementi nietzscheani, almeno nella capacit\u00e0 di conservare uno sguardo profondamente umano anche quando veste professionalmente i panni della legge combattendo mostri reali o presunti. Ed ora vado a rileggermi il romanzo, finalmente pi\u00f9 ricco dello sguardo illuminante di Gershom sperando di avervi compagni di avventura mentre ascolto assorto e silenzioso \u2026 \u201cIl respiro dell\u2019anima\u201d.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-489147","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/489147","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=489147"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/489147\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=489147"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=489147"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=489147"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}