{"id":485514,"date":"2019-12-19T17:06:45","date_gmt":"2019-12-19T16:06:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=485514"},"modified":"2019-12-19T17:10:53","modified_gmt":"2019-12-19T16:10:53","slug":"borgio-verezzi-lancia-un-nuovo-sito-archeologico-ecco-il-progetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2019\/12\/borgio-verezzi-lancia-un-nuovo-sito-archeologico-ecco-il-progetto\/","title":{"rendered":"Borgio Verezzi lancia un nuovo sito archeologico: ecco il progetto"},"content":{"rendered":"<p><strong>Borgio Verezzi<\/strong> lancia un <strong>nuovo sito archeologico<\/strong> grazie alla valorizzazione del Castellaro di Verezzi, un progetto promosso dal Comune e sostenuto dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria e dal Museo Archeologico di Finale Ligure.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_280\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_280\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\"><strong>\u201cAlle origini delle nostre borgate. La riscoperta del Castellaro di Verezzi\u201d<\/strong> \u00e8 il titolo dell\u2019iniziativa.<\/p>\n<p>Il <strong>sito del Castellaro di Verezzi<\/strong> si presenta attualmente in totale stato di abbandono, semisepolto dalla vegetazione, dalla quale affiorano numerose e possenti strutture murarie. Ad oggi non esiste un rilievo delle strutture, n\u00e9 tanto meno esse sono mai state oggetto di specifica lettura stratigrafica delle murature per individuare le diverse fasi di costruzione ed effettuare un inquadramento cronologico relativo.<\/p>\n<p>Peraltro, pur essendo stata verificata la presenza di deposito archeologico, non sono mai stati effettuati scavi sistematici che permetterebbero di reperire in maniera ordinata reperti con relativa distribuzione spaziale, di ricavare informazioni sul paesaggio antico e l\u2019economia di sussistenza sulla base di resti archeobotanici e datazioni assolute per un pi\u00f9 corretto e preciso inquadramento cronologico.<\/p>\n<p>Gli obiettivi del progetto sono: <strong>tutela e valorizzazione del sito e una indagine conoscitiva del sito medesimo<\/strong>. \u201cUna iniziativa davvero importante, di rilevanza culturale e di richiamo turistico\u201d afferma<strong> Daniele Arobba, direttore del Museo Archeologico del Finale<\/strong>.<\/p>\n<p>Il progetto, della durata di due anni, prevede<strong> diverse fasi<\/strong>, per la <strong>tutela del sito<\/strong>: pulizia del sottobosco dell\u2019area del sito archeologico; apertura di un sentiero di accesso al sito archeologico; rilievo georeferenziato delle strutture archeologiche.<\/p>\n<p>Per la <strong>valorizzazione del sito<\/strong>: realizzazione di segnaletica direzionale e pannelli illustrativi; promozione del sito archeologico (d\u00e9pliant, web, social network); organizzazione di attivit\u00e0 di fruizione dell\u2019area.<\/p>\n<p>Altra fase operativa l\u2019<strong>indagine conoscitiva del sito<\/strong>: survey sistematico di superficie e l\u2019individuazione di aree per l\u2019esecuzione di saggi archeologici.<\/p>\n<p>\u201cDal progetto ci aspettiamo una migliore conoscenza del sito archeologico attraverso una precisa perimetrazione e il rilievo delle strutture appartenenti alle diverse fasi storiche (castellaro dell\u2019et\u00e0 dei Metalli; torre di et\u00e0 storica; ecc.), oltre ad una maggiore tutela del sito attraverso la sensibilizzazione della popolazione affinch\u00e9 sia consapevole del patrimonio presente e ne diventi \u201ccustode\u201d. Infine una valorizzazione del sito archeologico attraverso un sistema di fruizione costante indirizzata sia agli abitanti, sia al settore turistico, sia alle scolaresche, con l\u2019organizzazione di visite guidate e libere \u2013 supportate da apposita pannellistica \u2013 e la pubblicazione di un d\u00e9pliant e di una guida cartacea da presentarsi in occasione di una giornata di studio dedicata al Castellaro di Verezzi\u201d sottolinea <strong>Andrea De Pascale, conservatore del Museo Archeologico del Finale<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>STORIA E ORIGINI:<\/strong><br>\nDalle fonti antiche, in particolare da Tito Livio in merito alla narrazione delle guerre tra Romani e Liguri, sappiamo che il sistema d\u2019insediamento dei Liguri preromani era composto da castella \u2013 quelli che oggi chiamiamo \u201ccastellari\u201d \u2013 i vici (villaggi) e centri maggiori definiti oppida.<\/p>\n<p>Nella seconda met\u00e0 del secolo scorso Nino Lamboglia avvi\u00f2 nel Ponente ligure alcune ricerche in merito e defin\u00ec \u201ccastellari\u201d una serie di siti posti in altura, in posizioni naturalmente difese, ulteriormente protetti da strutture murarie in pietre a secco di una certa consistenza. A seguito dell\u2019ampliamento delle ricerche su questa tipologia di abitati protostorici il termine \u201ccastellaro\u201d \u00e8 stato impiegato anche per indicare insediamenti d\u2019altura privi di strutture di fortificazione.<\/p>\n<p>Allo stato attuale delle ricerche sono noti in Liguria circa cinquanta \u201ccastellari\u201d, molti ubicati nella provincia d\u2019Imperia, alcuni nel Levante ma il fenomeno dei siti d\u2019altura e delle strutture murarie protostoriche non pu\u00f2 essere considerato come conosciuto in maniera del tutto esauriente.<\/p>\n<p>Nel Finalese e nelle aree limitrofe sono ad oggi conosciuti almeno tre siti arroccati risalenti a diverse fasi dell\u2019et\u00e0 del Bronzo: Sant\u2019Antonino di Perti, caratterizzato da strutture di terrazzamento a scopo abitativo con reperti risalenti a circa 1500-900 a.C., Bric Reseghe, che presenta un grande muro interpretato come elemento di fortificazione impiegato durante l\u2019et\u00e0 del Bronzo recente (1350-1200 a.C.) e Castellari di Loano che conserva invece strutture fortemente erose e ha restituito frammenti ceramici riferibili all\u2019et\u00e0 del Bronzo antico e medio (circa 1600-1350 a.C.).<\/p>\n<p>Per la successiva et\u00e0 del Ferro \u00e8 parzialmente documentato il cosiddetto \u201cVillaggio delle Anime\u201d, ubicato sulla Rocca di Perti a circa 397 m di quota, dove furono messi in luce muri a secco destinati a ottenere superfici piane per l\u2019insediamento costituito da strutture rettangolari anch\u2019esse in pietre a secco identificate come basi di capanne che dovevano avere gli alzati in materiali deperibili (legno, frasche, pelli). I materiali archeologici rinvenuti provano una frequentazione di questo ultimo sito dal IX agli inizi del IV a.C.<\/p>\n<p>Altro insediamento arroccato dell\u2019et\u00e0 del Ferro si trova in localit\u00e0 Rocca delle Fene, sulla sommit\u00e0 del Monte Trabocchetto alle spalle dell\u2019abitato di Pietra Ligure. Resti di un muro di cinta in pietre a secco e strutture di abitato, tra cui buche per palo, muri a secco, acciottolati e un silos granario, sono stati datati all\u2019VIII-VII sec. a.C.<\/p>\n<p>A questi contesti si deve aggiungere il Castellaro di Verezzi, finora praticamente mai indagato. Il sito venne per la prima volta segnalato nell\u2019aprile del 1967 dal Gruppo Ricerche del Museo Archeologico del Finale e fu oggetto di sporadiche raccolte di superficie di alcuni reperti affioranti nel terreno. Solo alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso la Soprintendenza effettu\u00f2 due piccoli saggi per verificare la presenza di deposito archeologico, che venne accertata, portando al recupero di numerosi frammenti ceramici genericamente inquadrati tra le ultime fasi dell\u2019et\u00e0 del Bronzo e l\u2019et\u00e0 del Ferro. Agli inizi degli anni Duemila, una ricerca di superficie, ha portato al recupero in punti di erosione di diversi frammenti ceramici riferiti alle ultime fasi dell\u2019et\u00e0 del Ferro (VI-III secolo a.C.) e ad un paio di frammenti d\u2019ansa di anfore e un frammento di ceramica a vernice nera che attesterebbero una frequentazione dell\u2019area anche in epoca successiva, per lo meno fino all\u2019et\u00e0 romana repubblicana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Alle origini delle nostre borgate. 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