{"id":485311,"date":"2019-12-18T08:00:33","date_gmt":"2019-12-18T07:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=485311"},"modified":"2019-12-18T14:42:09","modified_gmt":"2019-12-18T13:42:09","slug":"di-che-colore-e-la-tua-pagina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2019\/12\/di-che-colore-e-la-tua-pagina\/","title":{"rendered":"Di che colore \u00e8 la tua pagina interiore?"},"content":{"rendered":"<p>\u201cQuando mutano i paradigmi il mondo stesso cambia con essi\u201d \u00e8 un\u2019affermazione dello storico della scienza ed epistemologo statunitense Thomas Kuhn (1922-1996) noto soprattutto per il suo saggio \u201cLa struttura delle rivoluzioni scientifiche\u201d. La posizione piuttosto radicale di Kuhn ha dato il via ad un interessante confronto con un altro importante epistemologo, Karl Raimund Popper ma, come i miei lettori ben sanno, non intendo trattare accademicamente la questione, mi interessa, per dirla con Kierkegaard, che la riflessione filosofica riguardi la vita di ognuno nel quotidiano oltre che nei massimi sistemi.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_671\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_671\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">La domanda pertanto diviene: quale relazione pu\u00f2 mai stabilire il paradigma di Kuhn con il nostro tuttigiorni? Ebbene, a parte il condizionamento reciproco tra il quotidiano di ogni essere umano e l\u2019approccio di sistema dell\u2019ottica epistemologica, il paradigma \u00e8 quell\u2019angolazione inconsapevole dalla quale scrutiamo il mondo intorno a noi. Prospettiva che reputiamo essere molto pi\u00f9 personale di quanto non sia poich\u00e8, ripeto, inconsapevolmente, assumiamo in larga parte l\u2019angolazione costruita dalla storia per l\u2019umanit\u00e0, tra l\u2019altro omologata ancor pi\u00f9 oggi dalla globalizzazione. Per dirla pi\u00f9 chiaramente: il sistema valoriale, socio culturale, economico e di controllo nel quale ci siamo venuti a trovare, non per nostra scelta, ci colloca di fronte alla vita con una possibilit\u00e0 di osservazione piuttosto pre-determinata.<\/p>\n<p>Un altro grande pensatore pi\u00f9 di un paio di secoli prima di Kuhn affermava che la nostra mente \u00e8 un foglio di carta bianca (a blank slate), molti traducono con l\u2019espressione \u201ctabula rasa\u201d di romana memoria, mi riferisco al filosofo britannico John Locke ed al suo \u201cSaggio sull\u2019intelletto umano\u201d del 1690. \u00c8 interessante precisare che il concetto che voleva esprimere il filosofo era che la pagina andava ancora scritta, nella sua allegoria l\u2019elemento pi\u00f9 rilevante non era il colore della carta ma il fatto che fosse intonsa e che avrebbe dovuto l\u2019esperienza tracciarvi i propri segni, quelli che ci fanno affermare di essere ci\u00f2 che leggiamo scritto e rielaborato sulla nostra pagina interiore. Potremmo affermare, con la libert\u00e0 del \u201cpensiero altro\u201d, che la pagina di Locke ha diversi punti in comune con il paradigma di Kuhn, intanto ognuno ha una sua pagina, ma non possiamo essere certi del colore, credo che, al variare del quando e dove, muti la colorazione del foglio. La questione non \u00e8 puramente speculativa se proviamo a decriptare lo sviluppo dell\u2019allegoria con arguzia e personale lettura. Il fatto \u00e8, ovvio quanto trascurato, che tutti i segni impressi sulla pagina bianca \u00e8 indispensabile che vengano scritti con colori che non siano il bianco. Ovviamente quelli scritti con colori particolarmente contrastanti con il bianco verranno presi come fondamentali dal lettore, mentre tanto pi\u00f9 la tinta si far\u00e0 tenue, tanto pi\u00f9 le notazioni grafiche diverranno meno rilevanti. Di quanto possa esservi impresso ma con il colore bianco nemmeno avremo mai coscienza che sia stato tracciato sulla pagina. Ovviamente lo stesso ragionamento varrebbe per una pagina nera o di qualsivoglia altro colore.<\/p>\n<p>Normalmente i pi\u00f9 avveduti analisti si soffermano ad esaminare le caratteristiche del segno grafico, altri si occupano degli spazi vuoti tra le parole, altri ancora del rapporto tra le maiuscole e le altre lettere, dell\u2019uso dell\u2019interpunzione, dell\u2019andamento ascendente o discendente del rigo, addirittura si pu\u00f2 mettere in relazione la struttura del periodo con l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019emozione che lo genera, anche l\u2019andare a capo \u00e8 significativo, la scelta del carattere, della dimensione della parola e della sua collocazione nella pagina\u2026 ma non credete che sia fondamentale una preludiale disamina intorno al colore della pagina? Esistono interi periodi, magari di fondamentale rilevanza, che non possiamo leggere sulla nostra pagina interiore poich\u00e8 del medesimo colore della stessa. Quale rilevanza avrebbero assunto quei periodi ormai perduti se la nostra pagina fosse stata nera? E siamo sicuri che siano perduti? E se, al contrario, fossero determinanti proprio perch\u00e8 non posiamo leggerli, proprio perch\u00e8 divengono la trama misteriosa della nosta pagina pi\u00f9 sconosciuta, chiss\u00e0, magari della nostra anima? E come possiamo essere sicuri che la nostra pagina conserver\u00e0 per sempre il medesimo colore? E se mutasse portando alla superficie la scritta che da sempre ci abita? Forse allora potremmo affermare di poterci conoscere? E ancor di pi\u00f9, come possiamo pretendere di comprendere gli altri senza aver dato una sbirciatina irriverente alla loro pagina interiore? Sempre che la cosa sia possibile\u2026 ed ecco che l\u2019intuizione di Kuhn diventa ancor pi\u00f9 interessante. Poco pi\u00f9 oltre nel suo scritto che, lo rammento, riguarda solo l\u2019osservazione scientifica, possiamo leggere: \u201cParadigmi successivi ci dicono cose differenti sugli oggetti che popolano l\u2019universo [\u2026]\u201d. La nostra riflessione pu\u00f2 trasformare l\u2019affermazione dell\u2019epistemologo statunitense in questo modo: \u201cAl variare del colore della mia pagina interiore comprendo cose differenti sugli esseri umani ed il loro agire\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019allegoria esposta nelle righe precedenti potrebbe complicarsi in maniera estremamente affascinante se ci concedessimo di essere una pagina da scrivere ma non monocroma, piuttosto caleidoscopica. Nessuno pu\u00f2 avere la certezza di aver non dico conosciuto oggettivamente ma nemmeno rappresentato il mondo, quindi abbandoniamo l\u2019aggressiva supponenza, eliminiamo l\u2019arroganza caratteristica di ogni egoriferito, credo che l\u2019azione pi\u00f9 eticamente meritoria che potremmo compiere \u00e8 quella di smettere di giudicare per decicarci a disegnare bellezza sulla nostra pagina con tutti i colori di cui siamo capaci, nella speranza di scoprirci pittori e di regalare, cos\u00ec, bellezza a tutto il mondo senza nulla chiedere in cambio.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-485311","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/485311","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=485311"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/485311\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=485311"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=485311"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=485311"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}