{"id":485284,"date":"2019-12-17T16:21:53","date_gmt":"2019-12-17T15:21:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=485284"},"modified":"2019-12-17T16:25:00","modified_gmt":"2019-12-17T15:25:00","slug":"arretra-la-qualita-della-vita-a-savona-e-provincia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2019\/12\/arretra-la-qualita-della-vita-a-savona-e-provincia\/","title":{"rendered":"Arretra la qualit\u00e0 della vita a Savona e provincia"},"content":{"rendered":"<p>Questa la notizia che sta rimbalzando in questi giorni circa la realt\u00e0 socio \u2013 economica della Provincia di Savona: per \u201cIl Sole 24 Ore\u201d Savona \u00e8 al 72\u00b0 posto. Nella graduatoria del quotidiano economico della Confindustria \u2013 diversa dall\u2019altra classifica elaborata e pubblicata da Italia Oggi \u2013 la provincia savonese perde posizioni: nel 2018 era al 51\u00b0 posto. Savona \u00e8 al 56\u00b0posto per ricchezza e consumi; 53\u00b0 per ambiente e servizi; 86\u00b0 per giustizia e sicurezza; 58\u00b0 per affari e lavoro; 107\u00b0 demografia e societ\u00e0; 15\u00b0 cultura e tempo libero. Savona \u00e8 dietro a Genova al 45\u00b0posto a La Spezia al 49\u00b0ed \u00e8 davanti a Imperia all\u2019 89\u00b0posto. In testa alla classifica c\u2019\u00e8 invece Milano. L\u2019indagine del quotidiano economico \u00e8 arrivata alla trentesima edizione. Misura il benessere nelle province e nelle citt\u00e0 metropolitane italiane con 90 indicatori.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_364\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_364\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n  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vista del valore aggiunto.<\/p>\n<p>Occorre per\u00f2 guardare a fondo le ragioni di questo invecchiamento progressivo: fenomeno che dura da molti anni.<\/p>\n<p>La causa principale di questo stato di cose deriva soprattutto dalla carente offerta di lavoro qualificato: fatto che sta alla base della \u201cfuga di cervelli\u201d ormai in atto da decenni, si potrebbe dire fin dagli anni\u201960, nei settori di maggiore richiesta di professionalit\u00e0 capaci di realizzare \u201cintelligenza produttiva\u201d.<\/p>\n<p>Da un recente sondaggio condotto da \u201cYougov\u201d per conto dell\u2019European Council of Foreign Relations nel merito dei fenomeni migratori riguardanti i giovani che dalle province italiane emigrano all\u2019estero o in altre province del Paese emerge, in maniera assolutamente sorprendente, che dalla provincia di Savona la media di giovani che emigrano verso altre provincie italiane in cerca di lavoro e\/o di carriera, \u00e8 ancora superiore alle media nazionale.<\/p>\n<p>La media savonese, infatti, \u00e8 dello 0,76% di fronte ad una media nazionale dello 0,53%.<\/p>\n<p>Savona invece non compare nella graduatoria delle province nelle quali la ricerca di emigrazione si rivolge prevalentemente verso l\u2019estero, come accade invece a Imperia che si colloca in questa speciale classifica alla pari di Bolzano: \u00e8 evidente come il fenomeno risulti accentuato dalla vicinanza delle frontiere e quindi probabilmente si tratta \u2013 appunto \u2013 di un fenomeno di carattere transfrontaliero.<\/p>\n<p>Il fenomeno savonese s\u2019inquadra, invece, all\u2019interno di una ricerca a raggio ridotto con le mete tradizionali di Genova e Milano privilegiate dai giovani che cercano sbocchi lavorativi pi\u00f9 adeguati alle loro capacit\u00e0 e si sentono soffocati da una situazione locale che davvero non offre sbocchi praticabili se non in forma precaria e in settori di secondaria importanza.<\/p>\n<p>Il fenomeno della \u201cfuga dei cervelli\u201d risale molto indietro nel tempo e deve essere considerato come uno dei fattori decisivi della crisi che ha investito la nostra provincia nel quadro di quel processo di deindustrializzazione dovuto soprattutto alla perdita di competitivit\u00e0 tecnologica delle nostre pi\u00f9 grandi aziende che ha caratterizzato la situazione savonese a partire almeno dagli anni\u201960.<\/p>\n<p> In quel periodo, infatti, si avvi\u00f2, infatti, in una forma quasi \u201ccarsica\u201d quella \u201cfuga di cervelli\u201d che poi esploder\u00e0 in una misura particolarmente evidente negli anni\u201970-\u201980, quelli che fecero registrare un incontrovertibile impoverimento generale, mascherato dalla tenuta dei livelli pensionistici degli ex-operai dell\u2019industria e dei portuali che contribuirono a tenere alto il livello medio di vita.<\/p>\n<p>Il fenomeno della \u201cfuga dei cervelli\u201d merita un attimo di approfondimento: a Savona funzionavano allora istituti tecnici di grande prestigio e in grado di formare forti capacit\u00e0 nel campo della ricerca e dell\u2019applicazione; ebbene, gran parte dei diplomati da quegli istituti, proprio a partire dagli anni\u201960, dovettero cercare lavoro fuori citt\u00e0 (in un primo tempo principalmente a Genova, successivamente anche a Milano) perch\u00e8 la nostra industria che, nel frattempo, aveva subito nuovi colpi sul piano occupazionale, con il ridimensionamento dello stabilimento \u201cScarpa e Magnano\u201d passato dall\u2019Edison, al momento della nazionalizzazione dell\u2019energia elettrica, al gruppo Magrini di Bergamo che in quella citt\u00e0 aveva trasferito quadri tecnici fondamentali per lo sviluppo e il rinnovamento del \u201cknow-how\u201d dell\u2019azienda savonese e la partenza per Trieste del reparto fonderia dell\u2019Italsider, aveva gi\u00e0 mancato l\u2019appuntamento con i punti pi\u00f9 avanzati del processo di riconversione industriale, gi\u00e0 in atto in altre parti del Paese: un elemento, questo, che avr\u00e0 riflessi davvero decisivi sull\u2019insieme della prospettiva economico \u2013 sociale del savonese.<\/p>\n<p>Ancora sarebbero da ricordare, soltanto come esempi, la perdita progressiva di know \u2013 how della Ferrania dopo la cessione da parte della 3M e l\u2019apertura di una distruttiva fase di confronto sul tema lavoro \u2013 ambiente riguardante l\u2019ACNA al riguardo delle quale manc\u00f2 totalmente la volont\u00e0 politica di affrontare una questione di portata internazionale.<\/p>\n<p>Per comprendere i fenomeni ancora in atto e che abbiamo segnalato in apertura \u00e8 necessario risalire all\u2019indietro nella nostra storia industriale per capire le ragioni di un declino ormai inarrestabile per una Citt\u00e0 e una Provincia per le quali, nel corso dei decenni, \u00e8 stato proposto un modello \u2013 fondato sulla speculazione \u2013 profondamente e colpevolmente sbagliato da parte dell\u2019insieme di una borghesia e di un quadro istituzionale votati alla speculazione e a una visione quasi fatalistica di abbandono all\u2019ineluttabilit\u00e0 dei fenomeni pi\u00f9 negativi.<\/p>\n<p>Senza dimenticare la dirimente \u201cquestione morale\u201d degli anni\u201980.<\/p>\n<p>Una borghesia, quella savonese, ridotta alla mera conservazione e accumulazione dei propri patrimoni, incapace di sviluppare un progetto complessivo di riqualificazione dell\u2019economia, con Camera di Commercio e Unione Industriali semplicisticamente abbarbicate nel mantenimento di uno \u201cstatus quo\u201d che appariva inscalfibile.<\/p>\n<p> Successivamente, quando questi soggetti si accorsero dell\u2019insostenibilit\u00e0 della loro posizione, non riuscirono a oltrepassare la logica di proposta interna a una \u201clogica di scambio\u201d.<\/p>\n<p>Le istituzioni, dopo un primo tentativo di programmazione comprensoriale della gestione del territorio e del conseguente possibile sviluppo economico (il PRIS che prese avvio nel 1964) cedettero gradualmente alle miopi scelte compiute da quei privati che erano ancora in grado di utilizzare grandi concentrazioni di capitali sul territorio.<\/p>\n<p>Fu quello il momento \u2013 appunto \u2013 dell\u2019apparire sulla scena della gi\u00e0 citata \u201clogica di scambio\u201d.<\/p>\n<p>Si forn\u00ec, infatti, il terreno di coltura a forme di intervento (soprattutto in campo urbanistico) sulla base delle quali si stabil\u00ec, in Citt\u00e0 e nel Ponente, un rapporto diretto tra \u201ccultura del cemento\u201d, deindustrializzazione, pratica delle tangenti.<\/p>\n<p>Si era cos\u00ec aperta la strada alla \u201cfuga dei cervelli\u201d, all\u2019impoverimento generale, a scelte francamente deleterie come quella legata alla davvero deprimente presenza delle crociere, i cui effetti oggi abbiamo con drammatica evidenza sotto il nostro sguardo di ormai anziani osservatori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Analisi dopo i dati de &#8220;Il Sole 24 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