{"id":482498,"date":"2019-11-27T08:00:32","date_gmt":"2019-11-27T07:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=482498"},"modified":"2019-11-27T08:33:49","modified_gmt":"2019-11-27T07:33:49","slug":"la-gallina-e-il-chicco-di-grano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2019\/11\/la-gallina-e-il-chicco-di-grano\/","title":{"rendered":"La gallina e il chicco di grano"},"content":{"rendered":"<p>\u201cMi guardo dal di fuori come fossimo due persone [\u2026]E invece non so niente, sono a pezzi, non so pi\u00f9 chi sono | capisco solo che continuamente io mi condiziono | devi essere come un uomo, come un santo, come un dio | per me ci sono sempre i come e non ci sono io.\u201c Si tratta di una estrapolazione da un testo del non mai sufficientemente apprezzato \u201ccantattorautore\u201d Giorgio Gaber, il titolo, per chi fosse interessato al testo integrale, \u00e8 : Cerco un gesto naturale. La questione del \u201cConosci te stesso\u201d \u00e8 antica come il pensiero coscienziale, ma troppo spesso sottovalutata o superficialmente data per scontata. In fondo ognuno di noi ha la ferma convinzione che, se anche costretto per gran parte della propria vita ad indossare maschere ed interpretare ruoli, in fondo rimane una identit\u00e0 precisa e, soprattutto, profondamente conosciuta da quel se stesso che, evidentemete, non \u00e8 l\u2019oggetto della conoscenza ma, complesso cortocircuito gnoseologico, l\u2019oggetto. Sembrerebbe, secondo questa logica, che il soggetto abbia modo di conoscersi indipendentemente dalle interpretazioni che quotidianamente realizza per gli altri, altri che sono spettatori di ci\u00f2 che mette in scena senza che abbiano modo di conoscerlo fuori dal ruolo circostanziale. Una diversa scuola di pensiero sostiene, al contrario, che sia proprio la relazione con \u201cl\u2019altro\u201d la via regina per darsi l\u2019opportunit\u00e0 di misurarsi, conoscersi e, forse, sapersi. Mi torna alla memoria una surreale barzelletta che, se anche non dovesse suscitare nemmeno un sorriso, per certo suggerisce diversi spunti di riflessione. Ve la racconto!<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_49\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_49\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">In una casa di cura per malattie mentali era rinchiuso, oramai da molto tempo, un paziente che soffriva di una grave patologia, era profondamente convinto di essere un chicco di grano. Dopo lunghe terapie che avevano visto impegnati i pi\u00f9 noti specialisti del settore, sembrava che il nostro eroe fosse finalmente guarito tanto da poter essere dimesso e tornarsene finalmente tra gli esseri umani. Solo un ultimo colloquio con il responsabile dell\u2019equipe internazionale che lo aveva seguito lo separava dal traguardo. Ecco che arriva il gran giorno. Il paziente viene introdotto nello studio del luminare, si accomoda nella grande poltrona davanti alla scrivania ed attende in educato silenzio, il luminare \u00e8 impegnato, si sa come sono i luminari. Finalmente il professore alza la testa dalle carte che stava sfogliando e lo fissa negli occhi, la sua domanda \u00e8 di certo il risultato di anni e anni di ricerca psicanalitica, ascoltiamola anche noi in rispettoso silenzio: \u201cAllora, mi risponda con assoluta sincerit\u00e0, lei crede ancora di essere un chicco di grano?\u201d. Il paziente non si lascia intimidire, \u00e8 saldamente fondato su incrollabili certezze e replica: \u201cCerto che no, sono guarito, so bene di non essere un chicco di grano\u201d. Soddisfatto il luminare sorride, firma il certificato delle dimissioni e congeda l\u2019ex paziente con cordialit\u00e0, lo accompagna alla porta e si rituffa fra le sue sudate carte ma, non \u00e8 trascorso che forse un minuto, ed ecco che, ansimante e trafelato, si ripresenta il paziente con aria sconvolta urlando: \u201cDottore, dottore, nel cortile l\u00e0 fuori c\u2019\u00e8 una gallina\u201d. Il luminare lo guarda sorpreso e l\u2019apostrofa: \u201cMi scusi, lei sa bene di non essere un chicco di grano\u201d. La replica del paziente \u00e8 formidabile: \u201cCerto, io lo so, ma la gallina?\u201d<\/p>\n<p>Non so se sono riuscito a suscitare un sorriso ma provo a suggerire qualche riflessione: a mio modo di vedere di malati gravi come il protagonista della storiella ne possiamo trovare molti e riconoscere noi stessi, se siamo forniti di sufficiente auto ironia. Chiss\u00e0 quante volte ci siamo giudicati alla luce del consenso riscosso, chiss\u00e0 quante volte ci siamo perdonati perch\u00e8 qualcosa che reputavamo sbagliato per la nostra etica non lo era per quella comune, chiss\u00e0 quante volte siamo entrati in crisi per via della reazione negativa suscitata negli altri che ci osservavano, e quante volte abbiamo fatto cose che forse interessavano pi\u00f9 chi condividevamo che non noi stessi, o ancora ci siamo semplicemente omologati per non doverci accettare come poco adeguati al contesto, magari fino a convincerci che le scelte che avevamo compiuto ci stessero rivelando lati profondi di noi che fino a quel momento non avevamo sperimentato. Insomma, se nella metafora della gallina riconosciamo la societ\u00e0, l\u2019ambiente di lavoro, il gruppo di amici e conoscenti che frequentiamo pi\u00f9 spesso, non \u00e8 forse vero che l\u2019idea che ci possano reputare un chicco di grano potrebbe anche spaventarci fino a temere di essere mangiati? \u00c8 altres\u00ec conseguente che va decriptata l\u2019allegoria del chicco di grano. Sentirsi un chicco di grano quando gli altri sono visti come galline \u00e8 piuttosto esplicito come vissuto, a questo punto le domande pi\u00f9 urgenti divengono: siamo sicuri che ci siano solo galline l\u00e0 fuori? Dovremmo allora frequentare solo chicchi di grano o magari carnivori indifferenti al nostro sapore? E perch\u00e9 mentire al luminare ed a noi stessi? E se fosse magari un sacco divertente essere un chicco di grano? E se fino ad oggi sono riuscito ad interpretare altri ruoli, perch\u00e9 non continuare, magari recitando la parte di un gallo?<\/p>\n<p>La provocazione di Giorgio Gaber assume un nuovo sapore, per troppi \u201cci sono sempre i come e non ci sono io\u201d, ma se provassimo ad ascoltarci consentendoci alla sorpresa, senza giudicarci, senza eccessiva condiscendenza n\u00e8 severit\u00e0, se accettassimo di essere un po\u2019 tutti galline e grano, chiss\u00e0, forse non dovremmo pi\u00f9 tentare di essere \u201ccome\u201d ma cominceremmo a diventare \u201cchi\u201d.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-482498","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/482498","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=482498"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/482498\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=482498"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=482498"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=482498"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}