{"id":474760,"date":"2019-08-14T08:00:07","date_gmt":"2019-08-14T06:00:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=474760"},"modified":"2019-08-12T13:41:29","modified_gmt":"2019-08-12T11:41:29","slug":"il-puzzle-dellio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2019\/08\/il-puzzle-dellio\/","title":{"rendered":"Il puzzle dell&#8217;io"},"content":{"rendered":"<p>\u201cDi ci\u00f2 che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso\u201d Lo so, \u00e8 un disperato bisogno di ogni essere umano avere la certezza di essere qualcuno di certo, identificabile, magari non del tutto conoscibile ma esistente esattamente in qualche modo. In effetti anche accettare di non riuscire a cogliere quella precisa entit\u00e0 \u00e8 meglio che dover riconoscere che tale impossibilit\u00e0 non \u00e8 data principalmente dalla limitatezza delle nostre capacit\u00e0, ma dall\u2019inesistenza della stessa. In realt\u00e0 anche l\u2019affermazione di apertura dello scrittore siciliano Luigi Pirandello non afferma che non esiste un io, ma che tale individualit\u00e0 \u00e8 inconoscibile sia a me stesso che a chiunque altro.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_279\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_279\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_279').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_279\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Un problema preliminare \u00e8 di ordine gnoseologico: l\u2019atto del conoscere presuppone un soggetto conoscente ed un oggetto conoscibile, il conosci te stesso che dalle porte del tempio di Delfi ci suggerisce la ricerca e che da sempre ha percorso il pensiero di filosofi e intellettuali di tutto il mondo, non afferma esplicitamente ci\u00f2 che, surrettiziamente, introduce nel pensiero di ogni essere umano: esiste un te stesso che puoi conoscere. Una tale paradossale affermazione ha avuto enorme successo per il semplice motivo che \u00e8 un bisogno congenito ad ogni individuo: chi pu\u00f2 mai accettare di non esistere? E se non esisto come posso affermarlo se non postulando che sono colui che afferma di non esitere? E se affermo qualcosa ci\u00f2 non implica la mia esistenza? E se penso non \u00e8 forse vero che esisto come soggetto pensante? \u00c8 certo che \u00e8 facile riconoscere in questa parte del nostro ragionamento il fondamento cartesiano di tutta la filosofia moderna, Je pense donc je suis, ma in realt\u00e0 tutto questo si basa su un assioma indimostrato, il problema sta nel \u201cdonc\u201d, l\u2019ergo della versione latina pi\u00f9 nota anche se successiva all\u2019originale. In verit\u00e0 il fatto di pensare dimostra solo che si sta pensando ed acquista dignit\u00e0 esistenziale solo come conseguenza al postulato che io sono il mio pensiero.<\/p>\n<p>Una domanda improrogabile a questo punto \u00e8: ma se nessuno pu\u00f2 affermare di aver conosciuto se stesso, al massimo di aver deciso che quell\u2019io che conosce qualcosa afferma che quel qualcosa \u00e8 esattamente lui, come possiamo avere la certezza che tale io sia realmente qualcosa e non solo il prodotto della mia mente all\u2019interno della mia coscienza? E se qualcosa \u00e8 mia (la mia mente) e si trova all\u2019interno di qualcosa di mio (la mia coscienza) come posso lecitamente affermare l\u2019identit\u00e0 tra ci\u00f2 che sono e ci\u00f2 che utilizzo e che pertanto reputo essere mia propriet\u00e0? Ora, anche se sarebbe estremamente stimolante riflettere sul concetto di relazione tra propriet\u00e0 ed identit\u00e0, mi vedo costretto a limitare non poco l\u2019ambito dell\u2019analisi ed anche a riportarla ad un contesto meno teoretico come \u00e8 caratteristico della nostra rubrica: bene!<\/p>\n<p>Credo sia capitato a tutti di leggere un libro, percorrere un\u2019intera pagina andando a capo ad ogni fine rigo, raggiungere il termine della stessa, comunicare alla mente la necessit\u00e0 di voltare pagina, dare ordine alle dita di afferrare l\u2019angolo del foglio per voltarlo e consentire allo sguardo di risalire all\u2019inizio della pagina successiva e, spesso, aver coscienza solo in quel momento di non avere nessuna consapevolezza di cosa si fosse letto nella pagina precedente, non \u00e8 cos\u00ec? Ebbene: chi ha letto la pagina precedente? Di chi sono gli occhi e le dita che hanno svolto il compito? Chi ha dato ordine che ci\u00f2 accadesse? Chi ha preso coscienza del fatto che tutto ci\u00f2 non \u00e8 nella coscienza di chi ha dato l\u2019ordine? Nella coscienza \u201caltra\u201d la pagina \u00e8 stata letta e compresa? Mi sar\u00e0 mai possibile mettere in relazione i due stati coscienziali? Le due coscienze sono entrambe mie o io sono a seconda della coscienza che riesco ad avvertire? Posso affermare che io sono entrambe le coscienze e anche il soggetto terzo che avverte l\u2019esistenza di entrambe pur non potendo prenderne possesso simultaneamente? La somma delle parti del puzzle \u00e8 la totalit\u00e0 dello stesso nell\u2019unit\u00e0 di ci\u00f2 che rappresenta?<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto mi sembra che il problema sia chiaro, anzi \u2026 per niente! In verit\u00e0, per tornare all\u2019allegoria del titolo di questo incontro, \u00e8 come se affermassimo che ognuno di noi \u00e8 un puzzle. Chi di cento pezzi, chi di mille, non siamo tutti uguali, ma sempre un puzzle, sarebbe gi\u00e0 una certezza. Ma la scatola del puzzle non \u00e8 il suo contenuto, noi siamo il contenuto! Accettiamo il parallelismo: quindi per sapere chi siamo dobbiamo comporre il puzzle, ma il puzzle per essere composto ha bisogno di una immagine che era all\u2019origine e che \u00e8 stata frantumata in numerosi componenti che presuppongono un ordine precedente e ricomponibile, quindi la nostra identit\u00e0 \u00e8 garantita ed accessibile solo se la ipotizziamo come esterna e precedente a noi. Ma chi dovrebbe compiere il lavoro di ricomposizione? E se io sono colui che riassembla le parti, come posso essere il puzzle stesso, i suoi componenti, l\u2019immagine originale, la logica che ne consente la ricomposizione?<\/p>\n<p>Non so chi mi legge se si pensi come un puzzle di pochi o numerosissimi pezzi, in ogni caso, non sarebbe pi\u00f9 divertente non cercare di risalire al progetto che ci precede e ci condiziona, sempre che esista, ma decidere ogni giorno di inverarci nuovamente? Come sentenzia il mio amico Freeman: \u201cinventati la vita attimo per attimo cos\u00ec che sia pi\u00f9 vera\u201d.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-474760","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/474760","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=474760"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/474760\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=474760"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=474760"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=474760"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}