{"id":474289,"date":"2019-08-07T08:00:47","date_gmt":"2019-08-07T06:00:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=474289"},"modified":"2019-08-06T13:54:08","modified_gmt":"2019-08-06T11:54:08","slug":"onde-alfa-e-attivita-beta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2019\/08\/onde-alfa-e-attivita-beta\/","title":{"rendered":"Onde Alfa e attivit\u00e0 Beta"},"content":{"rendered":"<p>\u201cConsidero il cervello come un computer che smetter\u00e0 di funzionare quando i suoi componenti si guastano. Non c\u2019\u00e8 paradiso n\u00e9 aldil\u00e0 per i computer rotti. \u00c8 una fiaba per persone che hanno paura del buio\u201d L\u2019affermazione di Stephen Hawking proietta una luce piuttosto sinistra sull\u2019esistenza dell\u2019uomo, le toglie la speranza nell\u2019aldil\u00e0 e descrive chi ancora ci crede come un bimbo fragile ed un po\u2019 ingenuo, \u00e8 per\u00f2 difficile dargli torto, almeno quanto rinunciare ad alzare gli occhi al cielo ricordando una persona che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ma che non vogliamo assolutamente perdere almeno dentro di noi. Non mi sembra il caso di affrontare, in questa sede, un tema che appartiene alla sfera pi\u00f9 personale di ogni essere umano, mi piace, piuttosto, sottolineare il parallelismo tra computer e cervello contenuto nell\u2019aforisma del grande scienziato.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_506\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_506\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">In effetti il sistema binario, in base al quale \u00e8 stato costruito il computer, ricorda molto da vicino il principio di non contraddizione che Aristotele ha ben riconosciuto a fondamento della nostra struttura logica. D\u2019altra parte \u00e8 inevitabile che il prodotto creato dall\u2019uomo per imitare il pensiero non possa che replicare le strutture del pensiero stesso, mi sembra quasi una tautologia, ma il parallelismo si deve limitare a questo, molta strada va ancora percorsa prima di arrivare a produrre una intelligenza capace di autodeterminarsi con un atto di dliberata assunzione di responsabilit\u00e0 com\u2019\u00e8 quella umana. Prima o poi affronteremo nello specifico anche questo problema, per ora vorrei analizzare quello che la scienza moderna pensa di poter affermare con una certa sicurezza intorno al funzionamento di quell\u2019organo elettrochimico ancora troppo sconosciuto che \u00e8 il nostro cervello.<\/p>\n<p>Possiamo affermare che il cervello umano lavori a diverse frequenze misurate in hertz, frequenze che mutano al mutare della condizione emotiva del soggetto, dell\u2019attivit\u00e0 che svolge, dello stato di veglia o di sonno ed i cui effetti differiscono anche al variare della zona del cervello nella quale si manifestano. Queste frequenze vengono distinte (con lievi differenze tra le diverse scuole di pensiero) convenzionalmente in riferimento a determinati valori e ad ognuna \u00e8 stato attribuito un nome: onde Gamma (30 -42\/100 hertz) che si manifestano in momenti di particolare tensione; onde Delta (1-3,9) tipiche del sonno profondo; onde Theta (4-7,9) caratteristiche del sonno REM; attivit\u00e0 Beta (14-30), riguarda lo stato di veglia e una produzione mentale intensa e consapevole (non mi addentro in dettagli tecnici ma, in questo caso, non verificandosi il requisito della periodicit\u00e0, non si parla di onde ma di attivit\u00e0) ed onde Alfa (8-13,9), sono quelle che ci consentono lo stato ipnagogico. \u00c8 proprio questa ultima condizione quella che mi interessa analizzare: cominciamo con il definire il concetto di ipnagogico.<\/p>\n<p>Letteralmente il termine indica la fase che conduce al sonno nella quale la nostra coscienza \u00e8 \u201cfluttuante\u201d. A tutti sar\u00e0 occorso di veder proiettato sullo schermo della mente una sorta di film che presenta numerose caratteristiche comuni con il sogno, la differenza fondamentale \u00e8 che il film ipnagogico pu\u00f2 essere manipolato dalle sopravvivenze di consapevolezza della coscienza. Gi\u00e0 questa affermazione evidenzia aspetti inquietanti: se possiamo essere pi\u00f9 o meno coscienti di ci\u00f2 che il nostro cervello produce ci\u00f2 implica che non siamo n\u00e9 il nostro cervello n\u00e9 la nostra coscienza! Ma lascio lo sviluppo di queste considerazioni ad un altro momento. Nella fase ipnagogica siamo abbastanza liberi da poter far recitare nel nostro film chi vogliamo e, cosa ancor pi\u00f9 divertente, decidere cosa far fare e dire al personaggio. Lascio alla creativit\u00e0 di ognuno la possibilit\u00e0 di immaginare come utilizzare questo immenso potere, cosa, peraltro, che ogni essere umano impara a fare autonomamente gi\u00e0 da bambino.<\/p>\n<p>Quello che sarebbe opportuno riuscire a realizzare \u00e8, e questo sembra paradossale ma avviene, di non censurarsi almeno in quei momenti. Se, per ricorrere ad un lessico freudiano, nel corso dell\u2019attivit\u00e0 Beta il super-io \u00e8 ben presente, attivo e castrante con tutte le sue censure ed i suoi \u201cnon si pu\u00f2\u201d e \u201cnon si f\u00e0\u201d, quando siamo in fase Alfa, nello stato ipnagogico, nessuno pu\u00f2 vedere o giudicare il nostro film. La domanda a questo punto \u00e8: riusciamo ad essere davvero liberi almeno in questi momenti? Con tutti i limiti inevitabili in simili indagini sembra che in molti soggetti gli elementi di autocensura siano estremamente operativi anche a livello ipnagogico. Vorrei semplicemente limitarmi ad una considerazione tanto ovvia quanto provocatoria, cos\u00ec da confermare il concetto di \u201cun pensiero altro\u201d: perch\u00e9 tanta paura della libert\u00e0? Perch\u00e9 nemmeno in Alfa riusciamo a concederci ad un piacere senza censure? Come riusciamo a divenire censori di noi stessi anche quando cultura e sistema, che tanto spesso avvertiamo come limiti nel nostro quotidianio, non possono vederci e punirci? Per chiarire questo aspetto potrebbe essere utile una riflessione intorno all\u2019attivit\u00e0 creativa.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 quante volte vi sar\u00e0 capitato di chiedervi perch\u00e8 mai i grandi artisti, pur avendo l\u2019apparente fortuna di essere tali, vivano la loro genialit\u00e0 in maniera cos\u00ec disperata, provo a spiegarlo: hanno il coraggio di concedersi allo stato Alfa nella pi\u00f9 assoluta libert\u00e0, possono cos\u00ec raggiungere le infinite profondit\u00e0 dell\u2019animo umano e le pi\u00f9 alte vette del piacere, ma \u2026 c\u2019\u00e8 sempre un ma direbbe qualcuno, ma non possono che tradurre nei limiti dei codici consentiti tutta la bellezza e tutto l\u2019orrore che hanno respirato nel tentativo di condividerlo con il mondo e tale inadeguatezza \u00e8 la causa della sofferenza esistenziale. Per\u00f2, per chi magari non \u00e8 abitato da cos\u00ec grande travaglio, perch\u00e9 mai non concedersi ad un infinito istante di libert\u00e0?<\/p>\n<p>Buon Alfa a tutti.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-474289","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/474289","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=474289"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/474289\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=474289"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=474289"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=474289"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}