{"id":465135,"date":"2019-04-24T08:55:12","date_gmt":"2019-04-24T06:55:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=465135"},"modified":"2019-04-24T08:55:12","modified_gmt":"2019-04-24T06:55:12","slug":"apologia-di-un-baro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2019\/04\/apologia-di-un-baro\/","title":{"rendered":"Apologia di un baro"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201cIl poker dovrebbe essere insegnato a scuola. Infatti offre, in sintesi, la rappresentazione di tutti i rapporti umani che i bambini ritroveranno pi\u00f9 tardi, nella vita\u201d<\/strong>. Cos\u00ec assicura l\u2019attore Yves Montand.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_521\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_521\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">La riflessione d\u2019apertura suggerisce alcune considerazioni conseguenti al parallelismo tra la vita ed il gioco e, soprattutto, al fatto che normalmente si giochi per vincere, con buona pace di Pierre de Coubertin. Altro elemento comune, tra vita e gioco, \u00e8 che ci si accosta ad entrambi quando le regole sono gi\u00e0 state determinate, insomma, ogni cosa ci \u00e8 gi\u00e0 data all\u2019interno di una catena di rimandi d\u2019uso al solo scopo di consentire al gioco di funzionare. Sarebbe interessante sviluppare anche la considerazione che, in quest\u2019ottica, ci\u00f2 che importa \u00e8 il gioco e non il giocatore e, aspetto altrettanto rilevante, che il verbo funzionare prevede un progetto, un fine e, inevitabilmente, un progettista, ma rimando tali pensieri ad un approfondimento in altra sede.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto che sottolineo ora \u00e8 che non bisogna assolutamente domandarsi se ogni cosa \u00e8 davvero in funzione a come la uso n\u00e8 per quale ragione lo faccio: per vincere al gioco non devi farti domande, devi semplicemente essere il pi\u00f9 bravo nel gioco stesso. Poich\u00e8 tutti sono impegnati nella competizione il fine del gioco diviene vincere, e cos\u00ec che il fatto che ci sia o meno una ragione nel gioco stesso passa in secondo piano: una volta entrati puoi solo vincere o perdere e, poich\u00e9 a nessuno piace perdere, ecco che il senso del tutto \u00e8 la logica conseguenza dell\u2019assenza della domanda sul senso stesso. Paradossalmente il gioco acquista senso solo se acconsenti a non pretendere che lo abbia.<\/p>\n<p>A questo punto della nostra riflessione credo che, senza risalire alle guardie che si giocano ai dadi gli indumenti di Cristo, \u00e8 interessante una breve escursione storica sul gioco d\u2019azzardo. Il primo uomo che concep\u00ec l\u2019idea di fare dei soldi manipolando il gioco d\u2019azzardo nacque a Milano nel 1501. Nella sua vita la fortuna non gli sorrise gi\u00e0 da prima di venire al mondo, la madre cerc\u00f2 invano di abortire ingerendo un infuso, il piccolo ostinato nacque minuto e fragile ma sembra che un prodigioso tuffo in un tino di vino rosso lo rinvigor\u00ec e gli consent\u00ec di crescere. Anche da ragazzo fu vessato e sfruttato da un padre poco amorevole che, solo sotto ricatto della moglie, acconsent\u00ec a farlo studiare. Il giovane era cos\u00ec brillante che divenne Rettore nell\u2019universit\u00e0 nella quale si era laureato come medico. Le sue infinite competenze e curiosit\u00e0, forse rinvigorite dal giovanile incontro con Leonardo da Vinci, lo fecero cimentare precocemente anche con il gioco d\u2019azzardo ed i suoi studi, applicati al gioco dei dadi, gli procurarono il denaro necessario per pagarsi il corso di studi. Una volta famoso trascrisse le sue teorie nel \u201cLiber de ludo aleae\u201d (Il libro del gioco d\u2019azzardo). Oggi il nostro giocatore \u00e8 noto per un sistema di pompaggio dell\u2019acqua che ora \u00e8 utilizzato nelle automobili e prende il nome dal suo ideatore: sto parlando del giunto cardanico, il protagonista della storia \u00e8 infatti Gerolamo Cardano.<\/p>\n<p>Dopo di lui il calcolo delle probabilit\u00e0, alla base di ogni gioco d\u2019azzardo, divenne lentamente una scienza, vi si ciment\u00f2 anche Blaise Pascal che ide\u00f2 il \u201ctriangolo di Pascal\u201d stimolato da un\u2019idea di Fermat. Oggi siamo addirittura arrivati ad erigere una citt\u00e0 assurda nel bel mezzo del deserto per celebrare il gioco d\u2019azzardo, mi riferisco ovviamente a Las Vegas.<\/p>\n<p>Ma torniamo al nostro pensiero iniziale: se immaginiamo la vita come un\u2019immensa partita di poker \u00e8 evidente che chiunque si sieda al tavolo si debba adattare alle regole del poker; se a qualcuno passasse per la testa di giocare, chess\u00f2, a ramino, gli occorrerebbe inevitabilmente di perdere. Forse potrebbe sostenere di non voler pagare il piatto perch\u00e9 se il gioco fosse stato ramino avrebbe vinto, ma dubito che un simile approccio possa avere successo, e poi, il piatto si copre all\u2019inizio della mano, se successivamente non punti nulla, semplicemente sei fuori dallo stesso. Evidentemente l\u2019unica possibilit\u00e0 di non perdere per il \u201cBastian contrario\u201d appassionato di ramino, \u00e8 quella di non sedersi al tavolo del poker, scelta che lo escluderebbe dalla comunit\u00e0 degli uomini-giocatori. Che poi non esista alternativa alla sovrapposizione tra le due figure non lo vedo cos\u00ec inevitabile, ma pare che sia assioma consolidato nella nostra cultura.<\/p>\n<p>Cosa pu\u00f2 fare allora uno spirito libero? Deve necessariamente adattarsi ad essere un emarginato? Ed eccoci alla provocazione: se sufficientemente geniale, cio\u00e8 oltre la media dei giocatori che non ha alternative se non quella di sperare nella fortuna o di galleggiare, senza perdere troppo, tra la maggioranza dei competitori poco abili, il nostro eroe, che ovviamente non dispone di grandi capitali iniziali, potr\u00e0 sempre giocare violando le regole. Esatto, potr\u00e0 lecitamente barare. Una forma di \u201cfrode barata\u201d accettata dalla comunit\u00e0 \u00e8 quella del bluff, ma essendo lecita e prevista dal sistema non \u00e8 perseguibile; altra attivit\u00e0 \u00e8 nascondere degli assi nella manica.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che l\u2019allegoria va letta e decifrata cum grano salis, ma non sarebbe pi\u00f9 opportuno porsi altre domande del tipo: chi ha deciso che il gioco non possa premiare con la sola gioia del giocare? Perch\u00e9 reputiamo inevitabile dover rischiare per provare piacere nella partita? Perch\u00e9 si gioca tutti allo stesso gioco? Perch\u00e9 \u00e8 importante che funzioni il gioco anche se crea tanti sconfitti e pochissimi vincitori? Perch\u00e9 l\u2019unit\u00e0 di riferimento non \u00e8 pi\u00f9 n\u00e9 l\u2019uomo n\u00e9 il gioco ma il denaro? Perch\u00e9 se entrambi sono stati creati da noi ora sono loro a decidere della nostra felicit\u00e0?<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-465135","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/465135","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=465135"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/465135\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=465135"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=465135"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=465135"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}