{"id":464609,"date":"2019-04-17T12:04:08","date_gmt":"2019-04-17T10:04:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=464609"},"modified":"2019-04-17T12:04:08","modified_gmt":"2019-04-17T10:04:08","slug":"aspettavamo-landini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2019\/04\/aspettavamo-landini\/","title":{"rendered":"Aspettavamo Landini"},"content":{"rendered":"<p>Oggi il segretario della CGIL Landini a Savona.<br \/>\nAspettavamo lui per farci fare la lezione:<br \/>\nQuesto uno stralcio del suo intervento:<br \/>\n&#8220;Capitolo area di crisi complessa: l&#8217;istruttoria in corso (ormai gi\u00e0 da diversi mesi) ha visto la bocciatura di quattro aziende; altre, invece, aspettano i finanziamenti necessari a partire. A questo proposito Landini ha commentato affermano che &#8220;ci\u00f2 conferma l&#8217;assenza di una politica industriale e della presenza di lungaggini molto forti. La gestione dell&#8217;area di crisi complessa non \u00e8 cos\u00ec solo a Savona: in Italia abbiamo diverse aree di crisi complessa per le quali sono state presentate offerte e ci sono interessi di investimento che non vengono sbloccati. Cosa che sarebbe utile in questo caso, visto che stiamo parlando di realt\u00e0 che gi\u00e0 esistono sul territorio&#8221;.<\/p>\n<p>E in questo senso: &#8220;E&#8217; singolare che si decreti un&#8217;area di crisi complessa per far venire nuove attivit\u00e0 e quelle che ci sono e che si potrebbero sviluppare vengano fatte saltare. Siamo di fronte ad una contraddizione. Sarebbe utile che le varie funzioni del governo, dal ministero della difesa al ministero dello sviluppo economico agli altri ministeri coinvolti, avessero un momento di confronto per ragionare sullo sviluppo del territorio e come favorirlo. Poi qui c&#8217;\u00e8 anche un problema che riguarda gli investimenti che i privati devono fare e confermare in questo impianto&#8221;<\/p>\n<p>E&#8217; necessario allora, considerata la scoperta dell&#8217;acqua calda fatta oggi dal segretario generale della CGIL, risalire all&#8217;estate del 2016 quando si era pensato di porre le organizzazioni sindacali in guardia rispetto a ci\u00f2 che sarebbe potuto accadere. Analisi reiterata pi\u00f9 volte nello sviluppo degli eventi per oltre 3 anni, al punto da ricevere una diffida da parte del segretario della Camera del Lavoro ad inviargli altri testi, ricevere la definizione di &#8220;semplice cittadino&#8221; (pur informato) senza titolo a interloquire con istituzioni e vedere i propri interventi non pubblicati da testate online timorose di &#8220;non disturbare il manovratore&#8221;.<\/p>\n<p>I risultati sono quelli che ci troviamo sotto gli occhi, Landini scopre una situazione gi\u00e0 abbondantemente compromessa, i lavoratori di Bombardier e Piaggio restano in bilico e disoccupati in provincia di Savona sono la bella cifra di 8.000, in una provincia dall&#8217;et\u00e0 media molto anziana e dal precariato assai sviluppato considerata la stagionalit\u00e0 del turismo.<\/p>\n<p>Il tutto semplicemente a futuro memoria, con grande amarezza.<\/p>\n<p>Segue un testo del Luglio 2016:<\/p>\n<p>Naturalmente ai sei punti posti in conclusione non \u00e8 mai pervenuta alcuna risposta (nel frattempo la centrale Tirreno Power \u00e8 stata chiusa e si \u00e8 acuita fortemente la crisi Piaggio).<\/p>\n<p>ATTENZIONE AL CONCRETO DI CIO&#8217; CHE SIGNIFICA DICHIARAZIONE DI AREA DI CRISI COMPLESSA (da una ricerca a cura di Franco Astengo \u2013 Luglio 2016)<\/p>\n<p>Il precipitare della situazione economico \u2013 produttiva della zona centrale ligure, tra Savona, Vado Ligure e la Valbormida, acuita dalle crisi contemporanee della centrale Tirreno Power e del sito Bombardier ha creato grandi aspettative circa la possibilit\u00e0 che l&#8217;area sia dichiarata &#8220;di crisi complessa&#8221;.<\/p>\n<p>In questo momento la soluzione appare come la panacea di tutti i mali.<\/p>\n<p>Attenzione per\u00f2, \u00e8 necessario approfondire molti aspetti problematici sui quali sarebbe bene fare chiarezza<\/p>\n<p>Prima di tutto \u00e8 necessario mettere in guardia tutti i soggetti interessati di fronte ad un problema.<\/p>\n<p>Se si vogliono attivare questi strumenti si richiedono &#8220;due competenze: amministrativa e politica &#8211; istituzionale e di cittadinanza attiva, se vogliamo che i fondi non si perdano n\u00e9 per corruzione n\u00e9 per omissione&#8221;. E, mentre il ritardo della nostra citt\u00e0 nel seguire procedure cos\u00ec complesse \u00e8 noto, non si dimentichi che il territorio in questione \u00e8 al centro di una grave questione riguardante (per quel che concerne la centrale Tirreno Power) il rapporto tra la produzione e l&#8217;ambiente con precisi risvolti di carattere giudiziario.<\/p>\n<p>Andiamo quindi ad analizzare il decreto legge dell&#8217;agosto 2012 che riordina la disciplina delle aree di crisi industriale.<\/p>\n<p>Notiamo come:<\/p>\n<p>&#8211; Nel comma 2 la Regione \u00e8 istituzione indispensabile e strategica di questo genere di accordi, sia nella istituzione dell&#8217;area di crisi che attraverso il cofinanziamento all&#8217;area (che non \u00e8 esclusivo ma pone la regione come soggetto preminente),<\/p>\n<p>&#8211; Nel comma 6 &#8220;Per la definizione e l&#8217;attuazione degli interventi del Progetto di riconversione e riqualificazione industriale, il Ministero dello sviluppo economico si avvale dell&#8217;Agenzia nazionale per l&#8217;attrazione degli investimenti e lo sviluppo d&#8217;impresa, S.p.A., le cui attivit\u00e0 sono disciplinate mediante apposita convenzione con il Ministero dello sviluppo economico&#8221;.<\/p>\n<p>E&#8217; necessario quindi avere chiari alcuni passaggi. Basta che Regione e Invitalia (questo il nome dell&#8217;agenzia) facciano sinergia, tra politiche finanziarie e scelta dei partner, e l&#8217;area interessata rischia di fatto l&#8217;imposizione di una politica dettata altrove.<\/p>\n<p>Passiamo quindi a capire un attimo Invitalia. E qui c&#8217;\u00e8 da vigilare moltissimo, visto che Invitalia \u00e8 reduce dal sostanziale fallimento della riconversione di Termini Imerese e dai forti rilievi della Corte dei Conti, come gi\u00e0 documentato dalla stampa quotidiana..<\/p>\n<p>Viste le indicazioni che vengono dalla vicenda tarantina, che pure ha originato il decreto, cerchiamo di capire come funzionano i fondi a supporto delle aree a crisi industriale.<\/p>\n<p>Il decreto \u00e8 chiaro: i fondi provenienti dalle varie istituzioni riconducibili allo stato centrale sono vincolati ai&#8221;limiti degli stanziamenti disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica&#8221;.<\/p>\n<p>Non ci vuole molto a capire che di stabilit\u00e0 la legge di stabilit\u00e0 regola e, se necessario, sposta e contrae questi fondi. E proprio una misura prevista nella legge rischia di rendere lo strumento della individuazione delle aree di crisi complessa una cornice vuota, perlomeno dal punto di vista dei fondi dello stato centrale. Infatti: nella bozza legge di stabilit\u00e0 per soddisfare il controllo previsto dal Two Pack di Bruxelles c&#8217;\u00e8 &#8220;la previsione una riduzione di investimenti per 500 milioni: concretamente si tratta di spese relative al cofinanziamento di fondi europei, che le Regioni potevano escludere dai vincoli del Patto di stabilit\u00e0 interno. Ora questa possibilit\u00e0, appena introdotta con l&#8217;articolo 36 della legge di Stabilit\u00e0, verr\u00e0 meno&#8221;.<\/p>\n<p>Verifichiamo allora (\u00e8 bastata una piccola ricerca in via telematica) alcuni elementi di criticit\u00e0 gi\u00e0 rilevati in altre situazioni:<\/p>\n<p>DE IURE. L&#8217;assenza di regolazione nel decreto dei vettori finanziari, player bancari etc. che sono decisivi per l&#8217;allocazione delle risorse e per riuscita e programmazione degli interventi. Non \u00e8 chiaro ad esempio, si pone a problema da capire, il DL 120 del 1989, riordinato dal decreto del 2012 in questione, effettivamente come si ordini la questione dei player finanziari. Non \u00e8 poco perch\u00e8 una cosa \u00e8 far intervenire la cassa depositi e prestiti in progetti di riconversione, altra, con ricadute sui costi pubblici e sulla qualit\u00e0 dell&#8217;occupazione, l&#8217;istituto del project financing<\/p>\n<p>DE FACTO<\/p>\n<p>Manca la comprensione dello strumento economico complessivo di riconversione del modello di sviluppo territoriale. Oltre infatti ad un rischio commissariamento Regione-Invitalia, che va scongiurato con patti seri e certificabili, c&#8217;\u00e8 la questione delle risorse strutturali disponibili. Guardiamo ad esempio il destino dei fondi ex FAS, oggi coesione e sviluppo che possono rientrare nella cornice dell&#8217;accordo sulle aree a crisi complessa. Per sbloccare questi fondi bisogna capire quando c&#8217;\u00e8 &#8220;disponibilit\u00e0 di bilancio in conseguenza delle scelte del legislatore (Governo e Parlamento) nella determinazione delle manovre correttive di finanza pubblica e delle annuali sessioni di bilancio&#8221; .<\/p>\n<p>Il rischio che si corre e che \u00e8 gi\u00e0 stato segnalato da situazioni analoghe \u00e8 quindi di legarsi ad accordi di governance dove, ci venga scusato il gioco di parole, non si governa. Magari si partecipa come oggetto dell&#8217;intervento di crisi, come oggetto di intervento su fondi e politiche di immediata emergenza. Ma dove, alla lunga, i soggetti forti sono altri, come la sinergia Regione-Invitalia, e dove i fondi reali appaiono fortemente vincolati dalle politiche di tagli del governo.<\/p>\n<p>Ci sono poi altre questioni di fondo che non possono essere trascurate. Questioni che non ci risultano finora essere state discusse, in modo approfondito, in sede istituzionale. Prima tra tutte: si ha un&#8217;idea dell&#8217;impatto che ha un accordo sulle aree ad industrializzazione complessa ha sull&#8217;economia complessiva del territorio?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi la questione della sinergia politica industriale-ambientale (tema particolarmente delicato nel frangente) e politica economica complessiva del territorio e strumenti finanziari (dal macro e microcredito).<\/p>\n<p>Di conseguenza \u00e8 necessario porsi alcune questioni:<\/p>\n<p>Se la richiesta dell&#8217;ottenimento di aree di crisi industriale complessa sia pi\u00f9 adatta per l&#8217;emergenza, vedi questione fondi che la Regione pu\u00f2 attivare, che non per la programmazione reale<br \/>\nSe non ci siano delle criticit\u00e0 rispetto ad un ruolo subordinato degli enti locali entro questo genere di architettura istituzionale. Se l&#8217;architettura istituzionale che vede un ruolo forte della possibile sinergia Invitalia -Regione sia adatta per le esigenze della nostra citt\u00e0.<br \/>\nSe ci siano effettivamente fondi adatti ad programmare in tempi certi, e da parte di chi, la riconversionee la bonifica del territorio e in quali tempi<br \/>\nQuanto queste politiche possano produrre saldi occupazionali positivi, di lungo periodo ed economicamente significativi. Quale modello possa poi coprire il resto ovvero la parte significativa di popolazione che non verr\u00e0 raggiunta dalle politiche industriali e del lavoro.<br \/>\nCome in sede locale si possa ricavarsi un proprio incisivo spazio di governance multilivello fatto concretamente di collaborazioni, sinergie, istituzioni che cercano e indirizzano fondi bypassando lo spazio nazionale. E sterilizzando il primato dell&#8217;impresa cos\u00ec come \u00e8 previsto dal diritto comunitario.<br \/>\nQuale modello complessivo di territorio emerga anche su un punto non eludibile: l&#8217;uscita di Vado Ligure dalla situazione di nocivit\u00e0 ambientali.<br \/>\nAlla fine rimane un interrogativo di fondo, per quel che concerne la situazione della Bombardier di Vado Ligure: in quale posizione, dal punto di vista delle prospettive di sviluppo produttivo, si trova il sito nei riguardi del complesso di attivit\u00e0 di un gruppo multinazionale cos\u00ec importante?<\/p>\n<p>A questo domanda le istituzioni e i sindacati dovrebbero cercare di fornire una risposta plausibile e concreta che fin&#8217;ora, al di l\u00e0 della retorica dei patti traditi, non si \u00e8 avuta.<\/p>\n<p>Oppure \u00e8 sufficiente che arrivino un po&#8217; di ammortizzatori sociali tanto per spegnere la tensione immediata senza riflettere, come \u00e8 accaduto varie volte dalle nostre parti, su di una programmazione per il futuro?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Astengo<\/p>\n","protected":false},"author":10593,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[120],"tags":[],"class_list":["post-464609","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lettere","post_cat_citta-savona"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/464609","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/10593"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=464609"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/464609\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=464609"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=464609"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=464609"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}