{"id":463887,"date":"2019-04-10T08:30:36","date_gmt":"2019-04-10T06:30:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=463887"},"modified":"2019-04-09T17:35:48","modified_gmt":"2019-04-09T15:35:48","slug":"ascoltare-il-silenzio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2019\/04\/ascoltare-il-silenzio\/","title":{"rendered":"Ascoltare il silenzio"},"content":{"rendered":"<p>\u201c\u00c8 la parola che procura l\u2019essere alla cosa\u201d insegna Martin Heidegger nel saggio \u201cIn cammino verso il linguaggio\u201d che raccoglie scritti prodotti dal 1950 al 1959 e che rimangono a tuttoggi riferimenti essenziali per una riflessione filosofica sul linguaggio. Forse l\u2019espressione heideggeriana pu\u00f2 risultare criptica, ma proviamo a riflettere assieme sul concetto di parola: \u00e8 solo dopo che la parola adamica ha dato un nome alle cose che queste sono divenute ci\u00f2 che la parola indicava. Nella metafora biblica, infatti, Dio presenta le bestie che ha creato ad Adamo, ma esse divengono loro stesse solo nel momento in cui il primo uomo le noma distinguendo le mansuete dalle feroci e, sempre pi\u00f9 specializzando il proprio lessico, ri-conoscendo tra le prime le pecore dai capretti e tra le altre le tigri dai leoni.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_60\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_60\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_60').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_60\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Insomma, la realt\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che la parola invera dando un senso a se stessa, la parola diviene ed \u00e8 nello stesso momento in cui viene pensata come rappresentsante di un contenuto definendo e determinando il contenuto stesso. Ma siamo ancora in una fase preludiale del linguaggio, certo, fondativa e qualificante, ma agganciata a realt\u00e0 che vengono \u201cpresentate\u201d all\u2019uomo, enti che pre-esistono e si pongono come interrogartivi per divenire definitivamente qualcosa nella \u201crisposta\u201d dell\u2019uomo. Ora, non mi sembra il caso di addentrarci nella sottile speculazione heideggeriana intorno ai pregiudizi metafisici ed al rapporto tra essere ed esser-ci, ma possiamo certamente riflettere intorno a \u201cparole pi\u00f9 complesse\u201d di quelle che identificano le bestie nell\u2019Eden.<\/p>\n<p>Mi riferisco a termini come libert\u00e0, giustizia, fratellanza e, per proseguire le argomentazioni dello scorso articolo, rispetto. Evidentemente la \u201cdomanda\u201d, il \u201cpresentarsi\u201d non \u00e8 pi\u00f9 quello della bestia al cospetto dell\u2019uomo, la stessa domanda \u00e8 auto-posta dal soggetto che le dar\u00e0 battesimo. La contemporaneit\u00e0 di domanda e risposta nell\u2019atto crea qualche complicazione. In questi casi possiamo affermare che le parole sono come dei sacchi, ottimi contenitori ma, se non vengono riempite di significati, ecco che si afflosciano perdendo ogni ragion d\u2019essere. Va anche detto che l\u2019atto di riempimento della parola-sacco non \u00e8, specie nel caso che andiamo ad analizzare, cio\u00e8 quello del rispetto, una attivit\u00e0 cos\u00ec ovvia.<\/p>\n<p>\u00c8 importante comprendere che ogni azione di riempimento \u00e8 ci\u00f2 che Heidegger definirebbe come \u201crisposta alla chiamata dell\u2019essere nel tempo\u201d. Il linguaggio del filosofo \u00e8 spesso evocativo, allusivo e poetico nell\u2019accezione pi\u00f9 alta del termine, ma proviamo a portarlo a livello della nostra conversazione esplicitandolo: l\u2019atto di assegnazione di senso non \u00e8 mai \u201cuna volta per tutte\u201d, ma \u00e8 sempre un\u2019azione frutto del tempo stesso che la determina, un tempo che diviene, che muta con l\u2019umanit\u00e0 che lo abita, che lo determina e ne \u00e8 progenie contemporanea.<\/p>\n<p>Quella che Heidegger chiama \u201capertura\u201d \u00e8, quindi, la realt\u00e0 contingente nella quale ogni uomo si trova e dalla quale, in qualche misura, \u00e8 sempre determinato ma, proprio essendo responsabile del senso che assegna al proprio linguaggio, diviene creatore di senso, insomma, la parola nel suo significato \u00e8 la risposta del passato in cui ci siamo trovati e contemporaneamente la domanda che ci viene rivolta. La nostra responsabilit\u00e0 sta nella risposta che diamo presentificandola nei contenuti e rendendola la risposta-domanda che interrogher\u00e0 le prossime generazioni.<\/p>\n<p>Se la parola fosse definitiva significherebbe che tutto \u00e8 stato detto e questo comporterebbe che nulla pi\u00f9 quella parola saprebbe dire, al contrario ogni detto proviene da un silenzio che ne \u00e8 la radice inesauribile, il silenzio di ci\u00f2 che ancora non \u00e8 stato detto e che attende di essere pronunciato. Solo sapendo ascoltare quel silenzio sar\u00e0 possibile ridonare alla parola la possibilit\u00e0 e la forza per essere contemporaneamente risposta e nuova domanda. Una interrogazione capace di far comprendere \u201cl\u2019apertura del mondo\u201d che non abbiamo determinato ma nella quale ci siamo trovati \u201cgettati\u201d e dalla quale siamo stati determinati.<\/p>\n<p>\u00c8 importante comprendere che questa situazione non ci solleva da responsabilit\u00e0, anzi, ci rende capaci a nuove aperture, all\u2019ascolto del silenzio che facciamo divenire parola nuova ed ecco allora che dobbiamo domandarci quale testimonianza \u2013 risposta lasciamo a chi verr\u00e0? Un breve spunto polemico ma, spero, costruttivo pu\u00f2 essere il suggerire di osservare l\u2019uso e l\u2019abuso della parola nei dibattiti televisivi: il rispetto di cui spesso si parla scompare nel momento in cui l\u2019antagonista diviene un nemico e la parola, lungi dall\u2019essere strumento di comunicazione, si asserve alla macchina del fango. Il rumore confuso delle voci che si sovrappongono non consente pi\u00f9 la sopravvivenza del silenzio, proprio di quel disporsi all\u2019ascolto per cogliere il silenzio che la parola non pu\u00f2 dire senza l\u2019ausilio di un orecchio intelligente che sappia divenire strumento per dar voce a ci\u00f2 che sar\u00e0 eredit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Per un Pensiero Altro\u00a0\u00e8 la rubrica filosofica\u00a0di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoled\u00ec.<br>\nPerch\u00e8 non provare a consentirsi un \u201caltro\u201d punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicit\u00e0, ma con la massima onest\u00e0 intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libert\u00e0 di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, \u201ctracce per itinerari alternativi\u201d. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.<br>\n<a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/per-un-pensiero-altro\/\">Clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per un Pensiero Altro&#8221; \u00e8 la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoled\u00ec, partendo da frasi e citazioni, tracce per &#8220;itinerari alternativi&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":18922,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[99780],"class_list":["post-463887","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-per-un-pensiero-altro"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/463887","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/18922"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=463887"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/463887\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=463887"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=463887"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=463887"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}