{"id":46224,"date":"2009-01-13T14:23:11","date_gmt":"2009-01-13T13:23:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=46224"},"modified":"2010-02-12T16:22:04","modified_gmt":"2010-02-12T15:22:04","slug":"ancora-sui-vitigni-della-liguria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2009\/01\/ancora-sui-vitigni-della-liguria\/","title":{"rendered":"Ancora sui vitigni della Liguria"},"content":{"rendered":"<p>Torniamo a parlare dei vitigni del nostro territorio. L\u2019anno scorso abbiamo visto i pi\u00f9 \u201cblasonati\u201d, ma i prossimi due che andremo a leggere sono assolutamente caratteristici sia come sentori e profumi sia come radici nella nostra regione. Il testo che segue \u00e8 tratto dal Libro \u201cLa Liguria in 100 Prodotti\u201d di prossima pubblicazione. \u201cIl vitigno Barbarossa (Barbarossa di Finalborgo). Sinonimi: Verduna o Verdona nel finalese. E\u2019 un vitigno molto raro che ha come zone vocate le province di Savona e Genova. Ha caratteristiche foglie cotonose appena dentellate, acini di colore rosso vinoso; il grappolo permane verde fino a tutto agosto poi si arrossa successivamente. A maturit\u00e0 il grappolo si presenta di medie dimensioni, composto, spargolo. Cultivar di origine probabilmente toscana, importata in epoche di emigrazione diffusa, data soprattutto la presenza di vitigni omologhi in varie parti della penisola e della Francia meridionale. Veniva apprezzata in passato come uva da tavola e a duplice attitudine. Attualmente i frutti del vitigno barbarossa possono essere consumati freschi o vinificati nel locale vino Nostralino (da tavola)\u201d.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_532\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_532\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">\u201cEsistono 4 cloni, evidenziati e differenziati, di cui due a maturazione pi\u00f9 tardiva e denominati Verdoni. Raro \u00e8 l\u2019assaggio, ma chi l\u2019ha provato ne serba ancora un ottimo ricordo. Anche il secondo vitigno \u00e8 di origini forse toscane: il vitigno Albarola \u00e8 da sempre coltivato nel Levante Ligure. Nel genovesato prende il nome di Bianchetta Genovese ed \u00e8 ancora oggi coltivato sulle colline sovrastanti la citt\u00e0, una volta ricche di orti e vigneti. Infatti molti autori sostengono che il Bianchetta (in dialetto \u201cGianchetta\u201d) sia originario della Val Polcevera (la cita anche il Maineri alla fine del 1700). Tale ipotesi \u00e8 confermata dal Gallesio (1839), il quale afferm\u00f2 che l\u2019uva Bianchetta \u00e8 la base del vino di Coronata e la sua coltivazione inizia appunto in Val Polcevera\u201d.<\/p>\n<p>\u201cIl grappolo ha dimensioni medio medio-piccole, \u00e8 cilindro e conico, l\u2019acino \u00e8 ellissoidale, a volte deformato dalla compattezza del grappolo; proprio da questa caratteristica nel territorio di Sarzana \u00e8 chiamato anche Calcatella. Nel resto del Levante ligure viene chiamata Albarola ed \u00e8 il vitigno maggiormente utilizzato (almeno l\u201985%) per  fare il vino Bianchetta del Golfo del Tigullio: un vino di colore giallo paglierino pi\u00f9 o meno carico con lievi riflessi verdognoli. Odore abbastanza ampio, intenso, persistente, con sentori di mela, pesca e lievi di resine di conifere e finocchietto selvatico. Sapore secco ma morbido, sapido, discretamente pieno e continuo. \u00c8 prevista la tipologia frizzante.Alcolicit\u00e0: 11 \u2013 12%. Come vitigno, l\u2019Albarola \u00e8 presente nei vini DOC Cinque Terre e Cinque Terre Sciacchetr\u00e0:0-40%; nel Colline di Levanto: 20-55%, nel Golfo del Tigullio: 20-70%, min. 85% con menzione del vitigno (Bianchetta genovese), nel Val Polc\u00e8vera: 60-100% (da sola o con altre uve), min. 85% con menzione del vitigno (Bianchetta genovese).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torniamo a parlare dei vitigni del nostro territorio. L\u2019anno scorso abbiamo visto i pi\u00f9 \u201cblasonati\u201d, ma i prossimi due che andremo a leggere sono assolutamente caratteristici sia come sentori e profumi sia come radici nella nostra regione. 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