{"id":447029,"date":"2018-09-05T09:41:05","date_gmt":"2018-09-05T07:41:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=447029"},"modified":"2018-09-05T09:41:05","modified_gmt":"2018-09-05T07:41:05","slug":"all-the-stan-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2018\/09\/all-the-stan-2a-parte\/","title":{"rendered":"All the Stan (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cVialogando on the road\u201d \u00e8 il diario di viaggio del savonese Luca Negro che, con il friulano Giacomo Iachia, su un vecchio piccolo scomodo fuoristrada di quasi 30 anni battezzato \u201cPulce\u201d partecipa a scopo benefico al Mongol Rally 2018. Il progetto \u00e8 reso possibile grazie al contributo della Coop Augusto Bazzino di Savona:\u00a0\u201cIn quest\u2019epoca di rapidi cambiamenti ci apriremo insieme verso il mondo arricchendoci di nuovi orizzonti, in controtendenza verso la paura e la chiusura su ci\u00f2 che ci \u00e8 distante e diverso\u201d.<br>\n<\/em><em>Dall\u2019Europa alla volta della Siberia, un ponte immaginario tra occidente e oriente attraverso 18 paesi: <a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/2018\/07\/savona-alla-siberia-suzuki-del-1989-beneficenza-la-pazza-impresa-luca-negro-giacomo-iachia\/\">una lunga odissea da Savona<\/a> fino ad Ulan Ude, nella Siberia Meridionale, poco sopra la Mongolia. In questa rubrica Luca prover\u00e0\u00a0a raccontare, attraverso la sua personale sensibilit\u00e0, gli orizzonti che superer\u00e0 durante questo movimentato e intenso percorso. Vialogando \u201ctravelling stories\u201d \u00e8 invece il \u201cmain project\u201d ideato da Giacomo e si potr\u00e0 seguire l\u2019avventura scritta e documentata insieme sul sito ufficiale <a href=\"http:\/\/www.vialogando.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.vialogando.it<\/a>\u00a0e <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/vialogando\/\">su Facebook<\/a>.<\/em><\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_250\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_250\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Il Pamir<\/p>\n<p>Salutare tutti qui a Dushanbe dopo la serata di ieri \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile del solito, pi\u00f9 volte ci invitano a rimanere ancora, ma noi purtroppo sappiamo che dobbiamo andare la strada \u00e8 ancora lunga e sar\u00e0 sempre pi\u00f9 dura \u00e8 piena di imprevisti, cos\u00ec l\u2019ultimo saluto viene sinceramente gestualizzato mettendosi la mano sul cuore, un modo che in questi giorni pi\u00f9 e pi\u00f9 volte abbiamo assorbito proprio come fanno i tagiki, e questo crea un nodo in gola che sfuma lentamente uscendo dalla citt\u00e0.<\/p>\n<p>Le strade si snodano tra le colline gialle, secche e rase fini dalla raccolta del foraggio. I camionisti a volte fermi per queste strade si aiutano l\u2019uno con l\u2019altro incontrandosi tra i problemi, e io vi giuro per un attimo vorrei sporcarmi le mani di grasso nero e dargli una mano, fumando magari una sigaretta, dimenticandomi del tempo e dei programmi, cogliendo solo quello che riserverebbe il destino.<br>\nSecondo varie indicazioni e suggerimenti scegliamo la strada sud, apparentemente la migliore, la prima tratta \u00e8 davvero magnifica, poi piano piano peggiora e superati vari passi entriamo nella regione speciale autonoma del Gorno-Badakhshan (occupa i 45% del territorio tagiko, ma solo, il 3% della sua popolazione), mostriamo i permessi al primo punto di controllo e via liberi nella regione del Pamir di cui \u00e8 parte (per lo pi\u00f9 un altipiano tra i tre e quattro mila metri, che comprende anche una porzione dell\u2019Afghanistan, del Kirghizistan, della Cina e del Pakistan per l\u2019esattezza) dove la mitica M41 (la seconda strada pi\u00f9 alta del mondo) si sgroviglia tra le alte montagne tra paesaggi che sono una gioia per gli occhi e non solo.<\/p>\n<p>Ed eccoci qui! Il fiume Amu Darya, il pi\u00f9 lungo corso d\u2019acqua dell\u2019Asia centrale, separer\u00e0 l\u2019Afghanistan da Tagikistan per centinaia di chilometri del nostro percorso. La strada si aggrava sempre pi\u00f9, un continuo saliscendi pieno di buchi improvvisi, \u00e8 una tortura per la schiena, ma bisogna ammettere che addentrarsi fin dentro le rocce di queste montagne \u00e8 davvero uno spettacolo incredibile, ci si chiede a volte com\u2019\u00e8 possibile che la strada passi li sotto e le pietre apparentemente pericolanti ancora non siano cadute. Percorrendo i primi 100 chilometri di questa strada, si rimane impressionati dal continuo specchiarsi di questi due paesi, cos\u00ec vicini che in alcuni punti puoi tirare un sasso dall\u2019altra sponda fino a sentirne il rumore dell\u2019impatto sulla roccia, cos\u00ec distanti come storia, sviluppo e politica che alla fine non si incontrano mai, se non forse nelle credenze religiose, ma anche quelle sono state separate dalla storia e dalle radicalizzazioni. Eppure l\u2019emozione di essere a solo pochi metri dall\u2019Afghanistan, fa venire una gran voglia di attraversarlo quel fiume e di metterci davvero un piede dentro a quel paese. Tutti i preconcetti e le paure che in questi anni sono stati associati a questo paese, qui dove gli occhi continuano ad osservarlo nella sua semplice arretrata semplicit\u00e0, ci si rende conto che non hanno un senso se non quello di sapere di portarsi dietro una gigantesca immagine distorta, come se solo ci\u00f2 che \u00e8 terribile e negativo sia la realt\u00e0 di questo paese, mentre in verit\u00e0 quella \u00e8 solo un unghia marcia nel suo corpo.<br>\nLa sera sfiniti, col buio alle porte, arriviamo a Kalai Khumb, troviamo una piccola stanza con cena in una guesthouse, chiacchieriamo con due motociclisti greci che fanno la nostra stessa strada con due grosse moto ben attrezzate, ci laviamo, mangiamo e scriviamo qualcosa, il corpo \u00e8 particolarmente stanco dopo la strada di oggi.<\/p>\n<p>La mattina si parte con l\u2019ottimismo che la strada non \u00e8 molto lunga solo 240km (in realt\u00e0 ci vorranno almeno 10 ore).<br>\nQui la gente \u00e8 incredibilmente pi\u00f9 curiosa, apparentemente felice, attraversando i villaggi, non ho mai salutato cos\u00ec tanta gente di passaggio in vita mia, sicuramente noi susciteremo curiosit\u00e0 con sta piccola strana auto rossa e bianca piena di figurine, ma credo che il solo fatto di vedere da queste parti qualcuno di diverso, sia la piacevole occasione per scambiarsi un cenno di saluto, magari un largo sorriso anche di stupore per fissare quel breve attimo nel quale si ci incrocia.<br>\nLe mucche sono esseri che non conoscono la paura, puoi arrivare come un missile sulla strada e strombettare a pi\u00f9 non posso, loro rimangono indifferenti, finch\u00e9 tu per forza di cose freni e ci passi al fianco quasi sfiorandole, loro a mala pena accorgendosi di te ti lasciano la strada da un lato o dall\u2019altro, che ti vengano incontro o che le superi da dietro, rimangono praticamente indifferenti.<br>\nIl paesaggio \u00e8 sempre bello, si \u00e8 sempre dall\u2019altra parte del fiume di fronte all\u2019 Afghanistan, a tratti mi rendo conto che sar\u00e0 davvero troppo lungo se attraverseremo il corridoio di Wakhan, visto che la strada prevista sembra essere peggio di quella attuale gi\u00e0 pessima, cos\u00ec spiego a Jack l\u2019idea di proseguire per la Pamir, in modo da guadagnare magari un giorno e vedere quanto prima le montagne sugli altipianti dai 3000\/4000 mt \u2026 lui tace.<\/p>\n<p>A pranzo ci rendiamo conto che in nessun villaggio attraversato c\u2019\u00e8 qualcosa che assomiglia ad un ristorante o posto con cucina, cos\u00ec alle 2 inoltrate decidiamo di fermare l\u2019auto in un villaggetto a caso, di spegnere il motore, scendere e aspettare che qualcosa succeda, non passa neppure un minuto, che qualcuno ci saluta, alcuni bambini si avvicinano curiosi e ci invitano a seguirli, d\u2019istinto lo facciamo subito all\u2019udire la parola \u2018chay\u2019 (th\u00e9), cos\u00ec ci ritroviamo a lavarci le mani in un fresco canale in mezzo ad un campo ben tenuto, seduti su quella tipica panca\/tavolo\/letto di questi paesi a bere th\u00e9, mangiare uova, pane e biscotti, siamo dentro una famiglia locale, il piccolo di 10 anni, il pi\u00f9 sveglio, conosce qualche parola in inglese tanto da poter fare un\u2019essenziale comunicazione, i suoi nonni sono presenti, la sua mamma arriver\u00e0 oggi dalla capitale dove lavora, il padre lavora in Russia. Gli chiedo se \u00e8 mai stato dall\u2019altra parte del fiume, in Afghanistan e mi dice di no, lo chiedo al nonno mentre lui traduce e nemmeno il nonno 70enne c\u2019\u00e8 mai stato\u2026 dev\u2019essere davvero strano nascere sulle sponde di un fiume vedere tutta la vita l\u2019altra sponda e non attraversarla mai.<br>\nApprofittiamo cos\u00ec di questa meravigliosa naturale ospitalit\u00e0 che ci era stata decantata presso la gente del Pamir, offrendo i nostri biscotti e regalando penne luminose e gadget vari dell\u2019associazione \u201cChicchi di Riso\u201d che ci eravamo portati fino qui a tutti i bambini superestasiati per questi semplici regali.<br>\nLa strada proseguir\u00e0, sempre guardando l\u2019altro mitico paese, osservando le sue strade a volte interrotte dalle frane, i contadini che ancora alzano al vento il grano setacciandolo, rare moto, con passeggero, guidate da figure con turbante e rari camion di vecchia e sconosciuta fattura. Da questo lato talvolta superiamo dei militari in divisa, a cui rispettosamente gli accenniamo sempre un saluto, giorni fa si racconta che dei presunti terroristi afgani hanno attraversato il fiume e hanno tentato di compiere qualche attacco prima di essere stati neutralizzati dai militari, la zona probabilmente nonostante le apparenze rimane decisamente sensibile. Sapere che \u00e8 almeno pattugliata tranquillizza un po\u2019.<\/p>\n<p>Arrivati a Korhog la sera, troviamo una piacevole sistemazione in una casa privata ben rinnovata e dotata di ogni servizio, tra cui fino alle 10 l\u2019acqua e pure calda, usiamo anche la lavatrice e cos\u00ec usciamo in citt\u00e0 dopo le 9 quando scatta il coprifuoco. Tutto risulta esser chiuso e non troviamo un posto per mangiare, alla fine si compera qualcosa all\u2019unico supermercato allo stesso prezzo di quello che avremmo speso in un ristorante locale.<br>\nLa mattina ci rechiamo al mercato a cercare di cambiare denaro in valuta locale, sar\u00e0 pi\u00f9 facile del previsto, la notte si \u00e8 deciso di affrontare subito la Pamir Highway e praticamente pronti a partire, ci accorgiamo di perdere liquido dal mozzo posteriore destro, alcuni personaggi al mercato ci hanno indicato il danno! Brutta storia, cos\u00ec non si pu\u00f2 affrontare quella lunga ed avventurosa strada, non abbiamo scelta: dobbiamo trovare un meccanico!<br>\nDopo varie peripezie troviamo quello che cerchiamo, un volenteroso meccanico biondo di chiara origine russa, ci adatta un cuscinetto cinese (l\u2019unico disponibile in citt\u00e0) cominciamo il lavoro verso le 9:30 e prima delle 3 saremo in grado di partire incredibilmente verso le montagne per macinare chilometri su quella mitica strada.<\/p>\n<p>Dopo una salita quasi serena al primo passo a soli 150km da Khorog la macchina tende a spegnersi non ce la fa, Jack \u00e8 demoralizzato, ci si inventa una soluzione e si aumenta l\u2019aria nel filtro vista l\u2019altezza di 3800mt e per un po\u2019 riusciamo a salire di nuovo, ma poi ci abbandona per davvero, mentre stiamo salendo verso il primo passo sui 4200mt l\u2019auto si spegne e ci abbandona, senza farci prendere dal panico, suggerisco di girare l\u2019auto spingendola e di farla partire in discesa, la cosa funziona e al secondo tentativo, la piccola \u2018Pulce\u2019 sale e ancora sale, un po\u2019 in prima e talvolta pure in seconda e dopo qualche chilometro, mi sento cos\u00ec esaltato che vedendo Jack super preoccupato sul sedile passeggero, lo sprono scuotendolo e urlando come un pazzo, dai che ce la facciamo, dai che arriviamo al passo e poi \u00e8 tutta discesa!! Daiiii \u2026 yoo-oo!<br>\nDopo nemmeno altri 3 km l\u2019auto ci abbandona questa volta senza nessuna speranza di risoluzione, siamo in una strada sterrata leggermente in salita ma non abbastanza da poter girarla e provare a spingerla, l\u2019altimetro che ho con me segna 4147mt d\u2019altezza, il sole ci sta tramontando alle spalle, tra un po\u2019 qui far\u00e0 un freddo pazzesco. Distante laggi\u00f9 a sud est scorgo, una mandria di animali muoversi, dico a Jack, vado la dai pastori, vedo se hanno un auto e se ci trainano fuori di qui fino al passo! Jack ha un viso preoccupato, ma l\u2019idea seppur l\u2019unica \u00e8 sempre una possibilit\u00e0 prima di rischiare di passare qui la notte al freddo con un auto che non ne vuole sapere di accendersi. Cos\u00ec vado dai pastori e ci sto 50 minuti, il sole \u00e8 calato da un po\u2019 e fa buio, Jack arriva a pensare che mi hanno fatto fuori e si preoccupa, cos\u00ec nel frattempo chiude l\u2019auto e si allontana da essa con il suo coltellino svizzero in mano. Nello stesso momento intanto i pastori caricano tre pecore e una capra, tutte con le zampe legate, sul portapacchi della grossa jeep Toyota, fuori fa freddo e da un po\u2019 mi hanno fatto sedere dentro il loro grosso fuoristrada, mi fanno una foto con il telefono che uno di loro ha e da dove talvolta traduce parole russe in inglese, alla fine ci avviciniamo con le luci della loro auto a \u2018Pulce\u2019, Jack non c\u2019\u00e8, ma poi dopo 5 minuti esce allo scoperto, (mi confider\u00e0 poi che aveva anche pensato cose non troppo belle su com\u2019ero finito con i pastori). Alla fine, c\u2019\u00e8 solo una possibilit\u00e0 tornare indietro, cos\u00ec ci trainano fino alla prima casa a quota 3800mt, ci accoglie un pastore, dormiremo l\u00ec da lui, suo padre e sua madre con visi fuori dal tempo, scuri e bruciati dal sole, a cena per fortuna avevamo una scatola di tonno e due pomodori con il pane, altrimenti c\u2019era solo th\u00e8 e pane secco. La notte la passeremo a dormire nei nostri sacchi a pelo in una stanza con l\u2019odore di pecore e capre, alle 9 tutto spento, la batteria a 12v attaccata a due fili era l\u2019unica fonte di luce, il bagno nemmeno chiedo se c\u2019\u00e8 \u2026 gi\u00e0 so \u2026 mi accontento di pisciare sotto le stelle e con l\u2019acqua in bottiglia mi lavo pure i denti. In quel momento realizzo che l\u2019eventuale giorno che avremmo potuto guadagnare era gi\u00e0 perso, ma pi\u00f9 di tutto penso che forse non usciremo da questo paese se non troveremo modo di risolvere seriamente i problemi alla macchina. L\u2019altitudine la notte mi fa venire male alla testa.<br>\nLa mattina biscotti th\u00e8 e pane secco, la macchina non parte e pensiamo di ritornare a Khorog in qualche modo, ma poi dopo che tutti gli occhi possibili in quel luogo avevano visto e fatto proposte sul problema decidiamo ancora una volta di spingerla in discesa e per miracolo parte!<br>\nDai Jack rischiamo e andiamo! Sei sicuro? Si dai proviamo! \u2026 e cos\u00ec abbiamo scavalcato quel maledetto passo e bevuto un th\u00e8 e mangiato verdure all\u2019unico villaggio Alichur a 3995mt.<\/p>\n<p>Poi proseguendo l\u2019amara sorpresa, ci fermiamo per fare pip\u00ec e cambiarci alla guida, l\u2019auto alla prima accelerata per partire ci lascia ancora (salendo a queste altezze sembra non tenere e si spegne) cos\u00ec ancora una volta si \u00e8 persi oltre i 4mila nel nulla, non passa nessuno e c\u2019\u00e8 un silenzio assordante. Jack a modo suo reagisce nervoso camminando distante dall\u2019auto fino a diventare un puntino minuscolo, io mi prendo il libro di Tiziano Terzani \u2018buonanotte signor Lenin\u2019 che ho con me e calmo ne leggo alcune pagine, poi osservo il puntino Jack, ed \u00e8 ancora pi\u00f9 piccolo e distante, mi rendo conto che anche in questo caso c\u2019\u00e8 un abisso sul modo di affrontare gli imprevisti, siamo proprio due esseri distanti.<br>\nPoi come \u00e8 giusto che sia qualcuno passa, alla fine due personaggi scuri sul loro camioncino Uaz vecchio e malconcio ci trainano per un lungo pezzo, fermi per un controllo ulteriore, un Van di svizzeri proveniente dal senso opposto si ferma e il guidatore originario dello Sri Lanka risulta essere un meccanico, cos\u00ec ci aiuta e ci risolve il problema, ci controlla pure il mozzo posteriore dove ieri il meccanico biondo ci ha cambiato il cuscinetto artigianalmente e che ora continua a perdere parte del liquido di trasmissione. Pu\u00f2 sembrare un discorso astratto ma oggettivamente, faccio notare a Giacomo, che se non ci fossimo fermati e trovati in panne, non avremmo incontrato il meccanico svizzero che ci ha risolto i problemi e per cui non dovremmo perdere altro tempo a cercarne un altro, ma percepisco che il mio ottimismo per lui \u00e8 solo un caso fortunato e non di certo una conseguenza della volont\u00e0 di mantenere un\u2019energia positiva rivolta agli eventi.<\/p>\n<p>\u00c8 incredibile ma siamo arrivati qui a Murghab, dove non c\u2019\u00e8 nulla se non un paesino lunare e polveroso, la doccia si fa con un catino mischiando acqua fredda e calda, riscaldata con un semplice sistema a legna, i cellulari come esseri alieni per i locali si caricano dalle 8 alle 11 solo grazie al rumore del generatore qui fuori. Quanto sono stanco, quanto \u00e8 stata dura la strada dissestata \u00e8 piena di salti spacca schiena \u2026 l\u2019altitudine 3700mt anche qui mi fa star malaccio, gambe molli e mal di testa. Due pensionati olandesi ci raccontano del loro viaggio in bicicletta che durer\u00e0 un anno e arriveranno fino in Nuova Zelanda, che belli, e lui che parla un po\u2019 l\u2019italiano durante la cena composta da una brodaglia con pasta e verdure e un pezzo di pecora, mi dice \u201cspaghetti alle vongole\u201d e mi sento quasi male al solo immaginare quel piatto delizioso. Almeno qui chiacchierare in inglese con i due pensionati olandesi o con i giovani tedeschi di Monaco, rendono la serata un poco pi\u00f9 piacevole che con i pastori, li e con tutti i tagiki incontrati nel bisogno, solo il russo poteva essere utile ma sappiamo solo dire grazie e arrivederci \u2026 non sono nemmeno le 10 che mi butto nel letto.<\/p>\n<p>La mattina si riparte, il confine con la Cina a tratti si manifesta con il filo spinato sostenuto da pali di legno a T. Gli ultimi due passi, il pi\u00f9 alto a 4655mt segna il confine con il Kirghizistan, sembra irreale, ma dopo tutto quello che c\u2019\u00e8 successo quel passaggio lo raggiungiamo davvero e senza ulteriori problemi. Osservando le montagne intorno a noi ci rendiamo conto che alcune superano i 7000mt.<br>\nLass\u00f9 la polizia di frontiera, a noi e ad altri due ragazzi serbo\/tedeschi incontrati li, anche loro del mongol rally, prova in tutti i modi a farci pagare dei soldi, varie tasse inesistenti, quarantena dell\u2019auto etc. I continui rifiuti da sostenere, anticipiati dagli svizzeri incontrati ieri dopo un quarto d\u2019ora danno i propri frutti, via libera! Potete andare, altro ufficio e timbri d\u2019uscita sui passaporti. Il Tagikistan \u00e8 alle spalle e il confine kighizo ormai superato, ma non c\u2019\u00e8 ancora traccia di un posto di frontiera \u2026 dopo parecchi chilometri di discesa ci chiediamo ma \u00e8 normale? Siamo in una terra di nessuno?<\/p>\n<p>Continua\u2026<\/p>\n<p><em>\u201cVialogando On The Road\u201d \u00e8 il diario in cui Luca Negro racconta il suo Mongol Rally, da Savona alla Siberia: <a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/vialogando\/\">clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Vialogando on the road&#8221; \u00e8 il diario di Luca, che con Giacomo affronta il Mongol Rally: 18 paesi dall&#8217;Europa alla Siberia su una Suzuki del 1989<\/p>\n","protected":false},"author":19252,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[45296,56],"tags":[102602],"class_list":["post-447029","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-copertina","category-altre","tag-vialogando"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/447029","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/19252"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=447029"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/447029\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=447029"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=447029"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=447029"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}