{"id":446657,"date":"2018-08-30T10:24:21","date_gmt":"2018-08-30T08:24:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=446657"},"modified":"2018-08-30T10:24:21","modified_gmt":"2018-08-30T08:24:21","slug":"all-the-stan-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2018\/08\/all-the-stan-1a-parte\/","title":{"rendered":"All the Stan (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cVialogando on the road\u201d \u00e8 il diario di viaggio del savonese Luca Negro che, con il friulano Giacomo Iachia, su un vecchio piccolo scomodo fuoristrada di quasi 30 anni battezzato \u201cPulce\u201d partecipa a scopo benefico al Mongol Rally 2018. Il progetto \u00e8 reso possibile grazie al contributo della Coop Augusto Bazzino di Savona:\u00a0\u201cIn quest\u2019epoca di rapidi cambiamenti ci apriremo insieme verso il mondo arricchendoci di nuovi orizzonti, in controtendenza verso la paura e la chiusura su ci\u00f2 che ci \u00e8 distante e diverso\u201d.<br>\n<\/em><em>Dall\u2019Europa alla volta della Siberia, un ponte immaginario tra occidente e oriente attraverso 18 paesi: <a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/2018\/07\/savona-alla-siberia-suzuki-del-1989-beneficenza-la-pazza-impresa-luca-negro-giacomo-iachia\/\">una lunga odissea da Savona<\/a> fino ad Ulan Ude, nella Siberia Meridionale, poco sopra la Mongolia. In questa rubrica Luca prover\u00e0\u00a0a raccontare, attraverso la sua personale sensibilit\u00e0, gli orizzonti che superer\u00e0 durante questo movimentato e intenso percorso. Vialogando \u201ctravelling stories\u201d \u00e8 invece il \u201cmain project\u201d ideato da Giacomo e si potr\u00e0 seguire l\u2019avventura scritta e documentata insieme sul sito ufficiale <a href=\"http:\/\/www.vialogando.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.vialogando.it<\/a>\u00a0e <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/vialogando\/\">su Facebook<\/a>.<\/em><\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_233\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_233\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], 'div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_233').\n                                        defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                        addService(googletag.pubads()).\n                                        setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                        setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n\n                                } else {\n\n                                    document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_233\").remove();\n\n                                }\n\n\n                        <\/script>\n                    <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Uzbekistan<\/p>\n<p>Khiva \u00e8 un sogno intatto antico migliaia di anni, il villaggio fuori dal tempo ancora vive. Il turismo, seppur ovviamente molto presente, non \u00e8 ancora al suo apice e non si deve pagare un biglietto per vederlo.<br>\nNonostante la stanchezza, appena arrivati, mi sono riuscito a ritagliare una frazione di tempo dove andare a caccia di immagini con la fotocamera compatta (ormai purtroppo l\u2019unica funzionante). Da subito la sensazione di possibilit\u00e0 \u00e8 stata grandiosa, gli scorci, i monumenti, le persone nella vita reale, le scene inaspettate \u2026 cos\u00ec gi\u00e0 mi sentivo meglio e l\u2019atmosfera del luogo faceva il resto.<br>\nIl giorno dopo, la mattina, ancora immagini gironzolando libero, mi apparivano continue sorprese che hanno continuato a darmi quella bella soddisfazione che un\u2019amante della fotografia sa riconoscere.<\/p>\n<p>La strada per Bukhara \u00e8 prima liscia e veloce, desertica e senza un distributore per centinaia di chilometri, poi in un secondo momento sar\u00e0 un disastro di buche e salti.<br>\nAd un certo punto ci fermiamo a pranzare in un luogo un po\u2019 estremo dove facevano solo pesce fritto molto spinoso, ne scegliamo uno \u00e8 lo dividiamo, il nostro stomaco gi\u00e0 dalla mattina non si sentiva molto bene \u2026<br>\nRicordo di aver lasciato in auto una specie di salsiccia\/w\u00fcrstel che non avevamo consumato nel deserto turkmeno ed era da un po\u2019 che me ne volevo liberare, cos\u00ec la vado a prendere nell\u2019auto e insieme ad una bottiglia vuota di plastica rientro dento il locale estremo e faccio il gesto di volerle buttare, alla fine cassa il tipo prende la bottiglia e la butta, poi mi guarda e gli indico anche la carne confezionata, lui la prende e poi va ad aprire un cassetto, penso subito che abbia inteso uno scambio e che magari mi dar\u00e0 una mela, alla fine tira fuori dalla cassa 10 biglietti da 1000 e mi paga la salsiccia, io sorrido stupito e rimango esterrefatto, gli dico di no, ma lui insiste e non vuole ragioni, allora provo almeno a dare una mancia ad un ragazzetto che ci aveva fritto il pesce in quell\u2019olio anch\u2019esso estremo, ma pure lui rifiuta fermamente. Rimango cos\u00ec spiazzato che intasco i soldi ed esco in preda ad una ridarella assurda che mi dura parecchi minuti!<br>\nLa strada comincia poi ad essere davvero terribile e lo stomaco ancor peggio, una resistenza di oltre 100 km mi massacra ma resisto fino all\u2019arrivo in citt\u00e0, quando si sta male \u00e8 tutto meno bello, stanco e mezzo disidratato cerco di mangiare leggero, la notte non la passer\u00f2 per niente bene.<br>\nBukhara \u00e8 lo stare male \u2026 ma la splendida monumentale piazza centrale, la mattina regala una cos\u00ec bella emozione da non poter che apprezzare la sua magnificenza.<br>\nLa strada per Samarcanda scorre, il paesaggio per lo pi\u00f9 arido \u00e8 a volte coltivato dove qualche canale vi porta l\u2019acqua, a pranzo ci fermiamo in un altro posto assurdo, dove alle 3 di pomeriggio uomini ubriachi barcollano, ci salutano, si alzano e si siedono, brindano.<br>\nIl padrone sua moglie e qualche bimbo, ci fanno sedere dentro, ordine non difficile: roba asciutta e un po\u2019 di th\u00e8 \u2026 dopo un po\u2019, dalla finestra, intravedo due uomini che fuori si fanno minacciosi tra loro, i loro corpi come due esseri allo stato animale si muovono sospinti avanti e indietro dai loro pesi appoggiati l\u2019uno sull\u2019altro, allargano le braccia, si puntano testa a testa, qualcuno li prova a separare, la rissa per fortuna non parte \u2026 continuo a mangiare, poi guardo la signora e dico con tono interrogativo: \u201czapoj\u201d? (Cercatelo su Wikipedia di cosa si tratta n\u00e9 vale la pena, io l\u2019ho imparato leggendo la biografia di Limonov scritta da Carrere)<br>\nLa signora ride e conferma: \u2018zapoj\u2019 spera che conosca almeno qualcosa di russo, ma quella \u00e8 solo una delle nemmeno 10 parole che conosco. I due, come nella sceneggiatura finale di un film, vengono allontanati, il tipo 1 sparisce, il tipo 2 abbraccia chi l\u2019ha separato trovando la comprensione che cercava, un vecchietto che serve da comparsa barcolla cos\u00ec tanto da non credere possibile che stia in piedi, eppure non cade, finisce che tutti, o quasi, si ritirano sul retro in una di quelle grandi panche sopraelevate quadrate dove mangiano e poi spesso dormono.<\/p>\n<p>Samarcanda, la mitica e famosa Samarcanda.<br>\nLa prima impressione non \u00e8 magica come Khiva, la sera tardi la piazza monumentale pi\u00f9 famosa \u00e8 chiusa, ma poi a sorpresa si illumina di luce artificiale e allora rivela la sua grandezza! Intanto visto che le condizioni non migliorano prendo l\u2019antibiotico. Il giorno dopo libero! Libero di girare a zonzo come voglio, nessun programma, solo il mal di pancia come compagno, ma non importa, cos\u00ec mi perdo dentro i monumenti, la citt\u00e0, gli scorci e la fotografia, incontro anche altri 2 team italiani del mongol rally e prevediamo anche tratti assieme, cos\u00ec tanto per sognare liberamente con l\u2019istinto del momento.<br>\nLa mattina seguente sembra che la salute migliori un po\u2019 \u2026 si parte per una nuova frontiera, ancora un\u2019altra volta tutto cambia, l\u2019Uzbekistan visitato in confronto \u00e8 proprio un posto da turisti!<\/p>\n<p>Tagikistan 1a parte<\/p>\n<p>Questo paese comincia con Simone ragazzo italiano un po\u2019 pi\u00f9 grande di me, creatore del programma e responsabile locale del progetto Cesvi che abbiamo deciso di supportare economicamente, visto che il Mongol Rally \u00e8 a sfondo benefico e oltre a Coolhearth, noi abbiamo deciso di supportare questi progetti Cesvi in Tagikistan in particolare. Simone appena ci siamo fermati nella piazza centrale di Panjakent ci riconosce subito e ci appare dal finestrino. Si presenta magro, porta gli occhiali, i capelli radi corti tirati in avanti, risulta affabile \u00e8 molto tranquillo, sale in auto con noi e ci accompagna alla sede, poi ci porta a mangiare qualcosa in un locale popolare, dove conosciamo altri sui colleghi tagiki a cui ci introduce in inglese e con i quali poi comunica in un apparente stentato russo. Dopo il pranzo le foto di rito con i vari collaboratori locali e poi partenza verso uno dei progetti che ha pensato di portarci a visitare.<\/p>\n<p>Ora apro una parentesi, perch\u00e9 il programma ufficiale diciamo \u00e9 saltato, qualche settimana prima del nostro arrivo in Tagikistan, per la prima volta c\u2019\u00e8 stato un attacco esplicito contro dei ciclo turisti stranieri, una macchina dopo un\u2019inversione li ha puntati e investiti, dopodich\u00e9 un uomo armato di coltello ne ha uccisi 4 su 7 che erano \u2026 le notizie esatte sono confuse, ma di certo ci sono i morti. Visto il terribile evento alcune zone del paese (dove dovevamo andare sono state sconsigliate e quindi le eviteremo) per il resto si parla di una ritorsione politica contro il governo (anche qui una \u2018dittatura\u2019 presidenziale che \u00e8 in piedi fin dal 1993) il quale ha annunciato \u2018l\u2019anno del turismo\u2019 \u00e8 proprio per questo si dice che siano stati colpiti gli stranieri, per boicottare il presidente, si sa che la polizia ha ucciso 4 dei 5 presunti partecipanti all\u2019agguato, si dice che uno sia in fuga in queste vallate. Ora col senno di poi si \u00e8 consapevoli, che certe cose (come \u00e8 successo in numero ancora pi\u00f9 spaventoso in Europa), sono imprevedibili e le paure che ne conseguono spesso diventano irrazionali, ma \u00e8 anche oggettivamente vero che qualche deficiente cominci a fare scoppiare l\u2019effetto emulazione, cos\u00ec seppur abbastanza tranquilli, ci siamo resi conto che nell\u2019aria chi pi\u00f9 o chi meno, tra gli stranieri, questi fatto un pochino preoccupava e anche noi non ne eravamo naturalmente totalmente immuni.<\/p>\n<p>Il primo progetto che visitiamo si trova lungo la strada che da Panjakent porta ad Ayni, diciamo pure un arteria che si snoda tra le montagne collegando queste due piccole citt\u00e0. Da questa partono una miriade di stradine da ogni lato che si arrampicano strette e polverose tra i villaggi delle montagne, qui in queste zone incomincia un mondo diverso ormai da noi dimenticato, si fa un immediato salto nel passato, l\u2019agricoltura e qualche animale come unica forma di sostentamento, la mancanza dei servizi, dell\u2019acqua corrente, dell\u2019elettricit\u00e0 (solo qualche ora per i pi\u00f9 fortunati), i matrimoni ancora combinati, i sistemi d\u2019irrigazione semplici e a caduta, si raccoglie l\u2019acqua dalle montagne costruendo a mano canali con sassi e fango dove far scorrere la preziosa risorsa, qualcuno si incarica di mantenerne la funzione perch\u00e9 ogni giorno, cedimenti e imprevisti lasciano che cambi il suo corso e si disperda. Fatiche che colorano le aride terrose montagne ambrate di verde rigoglioso intorno ai fiumi, linee nette separano questi colori, il potere degli elementi che si incontrano.<br>\nSaliamo un poco e lasciamo, la nostra piccola auto \u2018Pulce\u2019 per salire su una Lada Niva, la quale corre fortissima tra le montagne, divora il terreno sconnesso e soprattutto ci sembra comoda come non mai rispetto alla piccola \u2018Pulce\u2019 con le sue balestre dure e cigolanti.<br>\nArriviamo ad un villaggio tranquillo, essenziale, sguardi curiosi ci scrutano senza intervenire, salendo ancora raggiungiamo il punto pi\u00f9 alto raggiungibile con la Lada, un uomo ci aspetta, pelle bruna dal sole, occhi vispi, corporatura secca e tenace, gli stivali di gomma scura ai piedi, i vestiti di uno che lavora la terra, ci presentano e lui ci guida a salire per ripidissimi sentieri fino a raggiungere il luogo del progetto. Dopo una lunga camminata si esce dal villaggio e si supera l\u2019ultimo canale di terra e pietre fino a sfondare la linea di colore, superata quella si apre una semplice rudimentale recinzione fatta con materiale naturale. Ecco aprirsi la vista sulle montagne, grandi, imperiose che come vedette guardano questo piccolo puntino di mondo come fosse una perlina luccicante. Questa terrosa collina, \u00e8 ora stata piantata di centinaia di alberi, ognuno con il suo solco, ognuno nella giusta posizione ad una ragionevole distanza, gli alberelli sono giovani piante che in futuro saranno il sostentamento di questa famiglia. Intanto il bambino pi\u00f9 grande corre spericolato incontro al padre, lui scende e noi saliamo, l\u2019acqua qui sembra abbondare \u00e8 il limite del colore verde fissato dal canale qui \u00e8 superato in altezza verso la montagna. Questo progetto \u00e8 stato avviato e selezionato, per la sua storia e per la sua realizzabilit\u00e0, per il sogno che questo contadino aveva di ritornare nella sua terra, dalla sua famiglia (un magnifico esempio che cambia nel suo piccolo il mondo invertendo i flussi dei movimenti umani da una terra all\u2019altra), lui era stato 5 anni in Russia a lavorare come immigrato, non ho neppure osato chiedergli che cosa faceva la, si percepiva, come si percepisce il freddo, che lui la aveva sofferto. Si dice che la, un tagiko sia malvisto, sia considerato inferiore, che siano razzisti \u2026 ma nella vita di quest\u2019uomo quel tipo di \u2018freddo\u2019 \u00e8 passato, i suoi occhi fieri, i suoi figli, sua moglie la dietro che continua a far bollire acqua per il th\u00e8 che non smettono mai di offrirci, le albicocche secche sopra tavole di legno che erano servite per costruire la grande vasca di contenimento della preziosa acqua, il cuore del progetto, scavata a mano e realizzata portando il cemento fino lass\u00f9 con al massimo l\u2019aiuto di un asino, le piccole mele fresche, qualche tozzo di pane e caramelle. Tutto questo piccolo reale miracolo era dolce e buono come il gusto delle albicocche secche, che mangiavo dimenticandomi che fino a poco fa avevo mal di pancia, un qualcosa che solo gli occhi di quell\u2019uomo potevano esprimere di quanto era grato al destino di star concretamente realizzando quello che \u00e8 il suo sogno. Per certe cose mancano quasi le parole, ma vedere concretamente questo \u00e8 una grande forte emozione.<\/p>\n<p>Ayni \u00e8 una piccolissima cittadina, silente, un solo ristorante la notte e pure nascosto, Simone vive qui da circa un anno, da un po\u2019 si \u00e8 spostato da solo in una casa dove ci ospita, c\u2019\u00e8 un cortile, una cucina, varie stanze non comunicanti tra loro, una buona vasca con doccia, un bagno grande e piastrellato ma con solo un buco nella profondit\u00e0 del terreno per i propri bisogni, qui non esistono le turche ne i sistemi fognari, funziona cos\u00ec e cedetemi questo \u00e8 un bel bagno, in giro, nei ristoranti di strada etc. Ho visto cose pazzesche (rimangono sempre sul retro a decine di passi di distanza, ma poi arrivati laggi\u00f9 si vedono e sentono cose mostruose). Si chiacchiera un po\u2019 dopo la cena, poi vista la debolezza e la salute di sti giorni, stanotte che ho una stanza per me mi ritiro prima del solito.<br>\nLa mattina via gi\u00f9 per la strada verso la capitale, lasciata \u2018Pulce\u2019 ai bordi della nuova vallata si va a visitare su ancora con la Lada Niva, il progetto della costruzione di un rifugio per gli animali e il pastore che andranno al pascolo ad alta quota. Mattoni fatti di argilla paglia e sole, pali di legno e solo un tetto zincato come unico fattore moderno. Lass\u00f9 il paesaggio sembra una favola tra le montagne, la vista di ci\u00f2 che \u00e8 qui sembra essersi fermata da tempo eterno se non fosse per una Lada in mezzo al prato con una tenda impermeabile vicino.<\/p>\n<p>Si mangia e si saluta il collega tagiko di Simone che ritorner\u00e0 ad Ayni con la Lada mentre lui verr\u00e0 con noi fino a Dushanbe.<br>\nL\u2019arrivo alla sede ufficiale di Cesvi in Tagikistan nella capitale risulta molto piacevole, ci aspettano Filippo il presidente, le biondissime Virginia che \u00e8 qui da un anno e la fresca arrivata Caterina, solo per citare i connazionali, poi vari personaggi anche di altre associazioni presenti nello stesso edificio. Facciamo l\u2019intervista a Simone e Filippo e poi ci sistemiamo nella casa di fronte in gestione all\u2019associazione. Giacomo rimane a casa e io e Simone decidiamo di farci un giro in centro. Quando mi trovo distante dal mio compagno di viaggio riesco sempre ad avere un energia diversa. Da soli si trasmette qualcosa di pi\u00f9 puro, di pi\u00f9 vero e ricettivo. Sono magnifici ma molto rari i casi in cui questo succede anche con un compagno di viaggio da poco conosciuto, un amico\/a \u2026 decisamente non \u00e8 il caso nostro! In ogni caso il ritaglio di tempo con Simone \u00e8 magnifico, breve, libero, faccio anche foto nei dintorni di una fontana mentre parliamo, lui qui in citt\u00e0 sta bene e lo percepisco, come se gli bastasse solo essere qui. Chiacchieriamo, compriamo le sigarette, un poco di spesa per domani (dovr\u00f2 ripartire verso zone decisamente meno fornite). Giriamo a piedi e i macchina, mi racconta che Dushanbe era una citt\u00e0 con una certa energia, un vero fascino, ma che ora sta cambiano, il figlio del presidente \u00e8 diventato il sindaco e da un po\u2019 di anni sta cambiando la faccia di questo luogo, alti palazzi multipiano stanno nascendo e altri sono gi\u00e0 completati, uno sventramento totale di quello che \u00e8 stata, una citt\u00e0 ordinata, spaziosa in stile sovietico \u2026 ti piacciono i murales sovietici? Vieni te ne faccio vedere qualcuno, fini mosaici propagandistici di un tempo passato, l\u2019arte aveva questa via di sfogo vincolata, ma di di forte impatto \u2026 non resisto a fargli poi una domanda personale, che cosa lo ha spinto a venire qui, in un mondo cos\u00ec diverso, cos\u00ec distante da quello da cui veniamo? C\u2019\u00e8 stato qualche fatto in particolare che ti ha spinto a cambiare radicalmente la tua vita? Forse a fuggire da un qualcosa che non sostenevi pi\u00f9?<br>\nMi risponde sereno, che non c\u2019era un motivo vero e proprio, che lui lavorava nell\u2019edilizia in giro qui e la per lunghi periodi in Italia e poi c\u2019\u00e8 stata la crisi, che stava davvero male con il suo \u2018capo\u2019 tanto da pensare di poter prima o poi superare i limiti, poi ha trovato questa opportunit\u00e0 ha studiato e ottenuto l\u2019abilitazione ed ora \u00e8 qui.<br>\nHa deciso di lasciare il progetto a settembre e non sa ancora cosa far\u00e0 della sua vita, se torner\u00e0 in Italia, andr\u00e0 altrove, rimarr\u00e0 qui per un nuovo lavoro. Gli chiedo il perch\u00e9 ha deciso di abbandonare. Mi racconta delle difficolt\u00e0 sul campo, della mancata soddisfazione dovuta all\u2019impossibilit\u00e0 reale di riuscire a gestire le cose al meglio, quando era arrivato qui era pieno di forza, energia, quasi aveva l\u2019adrenalina, ora tutto questo si \u00e8 perso. Il progetto e ci\u00f2 che ha creato rimane, ma lui in un certo senso per salvare se stesso come essere vitale ha deciso di ritirarsi.<br>\nParliamo ancora molto, come due vecchi amici, in ultimo gli chiedo che cosa gli manca di pi\u00f9 della sua vita precedente e dell\u2019Italia? Alla fine mi confida che non \u00e8 mai stato bene come qui, in Italia, forse mai aveva trovato un senso ottimale alla sua vita, affabile, gentile anche riservato, non \u00e8 mai stato per cos\u00ec dire un eroe vitale dell\u2019italianit\u00e0 decantata nella \u2018bella vita\u2019.<br>\nQui invece ha trovato rispetto, riconoscenza, vere amicizie, per un po\u2019 di tempo anche l\u2019amore, qui la sua vita ha preso un senso migliore di quelli che ha avuto altrove, qui Simone in questo spazio temporale in cui cammina con me \u00e8 a casa, nel suo luogo!<br>\nDopo in ultimissimo mi risponde alla domanda precedente dicendomi: \u201csai che cosa mi manca? Non l\u2019Italia, non la mia vita precedente, quello che mi manca quando sono distante da qui, ad Ayni o nelle vallate \u00e8 Dushanbe\u201d.<\/p>\n<p>La sera dopo giorno di disturbi intestinali etc. Festeggiamo il nostro passaggio, i nostri incontri ad un bel ristorante Ucraino nel centro, Filippo, con sua moglie tagika sposata in Mozambico e il suo piccolo figlioletto, propone subito un\u2019ottima bevanda alcolica tipica a base di rafano (una vera delizia per i miei gusti) seguono birre, ottimi piatti e una simpatia a pelle che mi cattura nel suo personaggio. Una serata davvero memorabile e piacevole come non mai. Simone che sorride sereno \u2026 il passeggiare e raccontarci con Caterina da perdere per un attimo il gruppo, poi con Virginia, e poi camminando tutti insieme altro minuti piacevoli e preziosi che il giusto alcool e l\u2019abbondante cena rendevano i sensi soddisfatti dopo chiss\u00e0 quanto tempo in questo viaggio, come essere tra vecchi amici che si incontrano con immenso piacere.<br>\nAncora qualche chiacchiera sull\u2019uscio e chiudiamo gli occhi, domani l\u2019avventura continua e cambier\u00e0 di nuovo faccia.<\/p>\n<p><em>\u201cVialogando On The Road\u201d \u00e8 il diario in cui Luca Negro racconta il suo Mongol Rally, da Savona alla Siberia: <a href=\"http:\/\/www.ivg.it\/tag\/vialogando\/\">clicca qui per leggere tutti gli articoli<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Vialogando on the road&#8221; \u00e8 il diario di Luca, che con Giacomo affronta il Mongol Rally: 18 paesi dall&#8217;Europa alla Siberia su una Suzuki del 1989<\/p>\n","protected":false},"author":19252,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[45296,56],"tags":[102602],"class_list":["post-446657","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-copertina","category-altre","tag-vialogando"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/446657","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/19252"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=446657"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/446657\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=446657"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=446657"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=446657"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}