{"id":433401,"date":"2018-03-16T11:29:47","date_gmt":"2018-03-16T10:29:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=433401"},"modified":"2018-03-16T11:29:47","modified_gmt":"2018-03-16T10:29:47","slug":"16-marzo-1978-perche-giovani-possano-comprendere-cosa-gli-anni-piombo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2018\/03\/16-marzo-1978-perche-giovani-possano-comprendere-cosa-gli-anni-piombo\/","title":{"rendered":"16 marzo 1978, perch\u00e8 i giovani possano comprendere cosa erano gli anni di piombo"},"content":{"rendered":"<p>Quando si avvicina il 16 marzo, si apprestano giornate di tristezza anche nella mia famiglia, nel ricordo dell\u2019agguato in Via Fani del 1978, noi che a quel tempo vivevamo nel quartiere Boccea, adiacente al quartiere \u201cTrionfale\u201d, dove fu decimata la scorta di Aldo Moro, presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana, rapito e successivamente assassinato dalle Brigate Rosse il 9 maggio. Riviviamo ogni anno quegli avvenimenti in tv, che un tempo erano il quotidiano vivere di ansia, apprensione, terrore, in cui mio padre, un tempo di servizio radiomobile nella Caserma Podgora, che gi\u00e0 fece d\u2019autista non solo ad Aldo Moro, ma anche al Generale Dalla Chiesa, Giulio Andreotti ed altre personalit\u00e0 civili, politici e militari, ribadisce puntuale la sua frase: \u201cPotevo esserci io\u2026 sono un miracolato\u2026\u201d (al posto di Domenico Ricci).<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_221\" style=\";\">\n                        <script>\n\n                                if (!(document.getElementById(\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_221\").offsetParent === null)) {\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        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cavallo alla caserma Pastrengo, accanto al capitano dei Carabinieri campione olimpionico Raimondo D\u2019Inzeo, amico di famiglia, seguendolo con onore lungo un percorso di vittorie equestri in Europa, negli ultimi 15 anni di carabiniere, venendo a mancare mia sorella in tenera et\u00e0 per malattia, scelse di rimanere accanto alla famiglia in Roma passando al servizio di radiomobile, purtroppo in quei terribili anni di piombo.<\/p>\n<p>Chi non li ha vissuti come carabiniere, poliziotto, ed altre forze dell\u2019ordine e rispettivi familiari, in metropoli come Roma, forse non pu\u00f2 comprendere, che ancor oggi ricorrono gli incubi notturni degli inseguimenti armati in divisa ad alta velocit\u00e0, alternati ad insonnia, dovuti a molteplici volte in cui il terrorismo e la delinquenza di partiti estremisti imperavano e minavano l\u2019incolumit\u00e0 delle \u201cdivise\u201d e dei civili inermi.<\/p>\n<p>Era notizia giornaliera di un rapimento, una strage, una bomba, un attentato, un ferimento, un assassinio, una rapina,\u2026 il tutto in nome di un estremismo politico che prepotentemente minava la folla e le istituzioni, e per fortuna combattuto e sconfitto col passare degli anni.<br>\nRicordo personalmente che una volta ci spararono alle tapparelle di casa, proprio in corrispondenza della camera da letto, e mio padre soleva dormire con la pistola accanto al cuscino per difendere la famiglia se occorreva, dato che ci avevano per intimidazione anche rubato le gomme dalla macchina nel cortile sotto il palazzo e sostituite da mattoni, e per un certo periodo, quindi, andavo a scuola accompagnata da mia madre e una persona dell\u2019ordine \u201cin borghese\u201d.<\/p>\n<p>Questa era la vita romana di un carabiniere e suoi familiari, che dovevano vivere in quei terribili anni \u201970, e soprattutto in quei 55 giorni di prigionia della grande e stimata personalit\u00e0 di Aldo Moro, in cui il servizio era raddoppiato, e per vedere mio padre dovevo scendere all\u2019alba per salutarlo giornalmente.<\/p>\n<p>Era un rito per me costante, inconsapevolmente e psicologicamente necessario, l\u2019appuntamento alle 6:00 del mattino circa, e mio padre sorridendo mi sporgeva un boccone di pane zuccherato intinto nel caffellatte: chiss\u00e0 se ogni mattina poteva essere il nostro ultimo incontro.<br>\nEbbi anche la sfortuna di vederlo per prima ritornare a casa un giorno tutto incerottato in viso, appena operato con tagli ed ematomi evidenti, scampato da un annegamento nel fiume Aniene dopo un inseguimento di un malvivente con l\u2019alfetta di pattuglia: una visione terribile per una bambina, anche se gi\u00e0 preparata alla sofferenza e morte con la dipartita prematura della sorella per malattia, nel 1975, e mio nonno materno anziano e malato in casa da assistere.<\/p>\n<p>Certo che agli occhi dei bambini, tutto viene tenuto nascosto, facendo finta di nulla, da genitori attenti e responsabili, anche quando mia madre rimase tre volte vittima di furti, scherzando persino, nascondendo il pianto e la disperazione, perch\u00e9 la normalit\u00e0 serena del quotidiano vivere non venga scalfita, ma una bambina capisce lo stesso che tutto \u00e8 diverso aspettandosi anche l\u2019irreparabile.<\/p>\n<p>Mio padre mi racconta sovente, sorridendo a volte, che un ladro da lui arrestato per furto una mattina, se lo ritrov\u00f2 nel cortile sotto casa nostra la sera, con l\u2019ardire strafottente dell\u2019offerta di un caff\u00e8, elogiando se stesso di aver scampato la galera, dopo che era stato arrestato altre due volte in quello stesso giorno, e rilasciato puntualmente ogni volta.<\/p>\n<p>Di certo non c\u2019era la comunicazione mediatica di oggi per evitare simili errori da una caserma all\u2019altra in quartieri che gi\u00e0 allora erano vere e proprie cittadine super popolate, ma una certa complicit\u00e0 di avvocati disonesti che sfoggiavano mille cavilli per proteggere i propri pupilli, e avevano anche il piglio arrogante di offendere e stravolgere la realt\u00e0, contro i carabinieri che dovevano testimoniare in tribunale durante i processi.<\/p>\n<p>Quando non c\u2019era collaborazione di intenti ed etica nelle istituzioni, come poteva un onesto carabiniere svolgere il proprio lavoro?<br>\nSono questi purtroppo i motivi per i quali \u00e8 difficile indagare per risolvere i vari casi di delinquenza sia lievi che gravi, ed ancor oggi non se ne venga a capo per disbrogliare la matassa d\u2019omert\u00e0 e depistaggio avvinghiata accanto all\u2019assassinio della povera cavia, ma indimenticabilmente illustre Aldo Moro, vittima anche della burocrazia politica, non solo della delinquenza.<\/p>\n<p>Si resta anche indignati ed allibiti a scoprire un comportamento indecente e maleducato di irrispettosi frangenti di delinquenza che hanno avuto la sfrontataggine di imbrattare insultando la memoria dei carabinieri della scorta di Moro a 40 anni di distanza.<br>\nSono affronti riprovevoli di gente che, non solo, non ha vissuto i terribili anni di piombo, ma neanche ha avuto l\u2019opportunit\u00e0 e l\u2019intelligenza di apprendere e comprendere l\u2019importanza del ricordo e del rispetto dei Carabinieri che ogni giorno sacrificano la propria vita familiare per lo Stato, rimettendoci anche la vita purtroppo.<\/p>\n<p>Dietro le divise di Carabinieri, Poliziotti, Guardia di Finanza, Forze dell\u2019Ordine,\u2026 c\u2019\u00e8 sempre un cuore che batte e che rischia la vita in continua battaglia contro la delinquenza e il terrorismo, che nei decenni si alternano a minare la serenit\u00e0 della comunit\u00e0.<br>\nErano tempi quelli in cui gi\u00e0 a Roma, se pur miraggio di artisti in cerca di successo e meta di turisti ingordi di memorabile passato artistico e storico, era tangibile l\u2019avvento della droga accanto alle scuole, con mille raccomandazioni di evitare personaggi loschi, offerte di caramelle e dolciumi da estranei, e fa tristezza che nel caos disordinato rumoroso sporco e deteriorato da incuria e delinquenza, in 40 anni non solo nulla \u00e8 cambiato da allora, ma tutto in ogni frangente sia peggiorato.<\/p>\n<p>La sopravvivenza a quegli angoscianti anni di piombo, anni \u201970 memorabili perle solo per i cantautori, per fortuna mio padre l\u2019ha potuto emulare per crescere accanto alla propria famiglia, non solo nel ricordo di una medaglia d\u2019oro in memoria: forte ed indispensabile era la sua fermezza nel voler abbandonare la caotica Roma non appena termin\u00f2 i 30 anni di carabiniere coincidenti con quelli della fine delle mie medie inferiori scolastiche, per ritornare al paese natio in provincia montana ligure, ben pi\u00f9 tranquillo e sereno ed ordinato.<\/p>\n<p>E\u2019 sempre vivo per\u00f2 il ricordo di un certo terrore latente sommesso, inconsapevole, che mi spingeva sempre a chiudere tutti gli sportelli della macchina con la sicura del nostro vecchio Fiat 128 rosso, anche nello sperduto paese montano ligure, in cui tutti si conoscevano e non c\u2019era alcuna paura e nessuna allerta di furto o rapimento 40 anni fa.<\/p>\n<p>Ci ritornammo varie volte a Roma, per ritrovare amici e rivedere i monumenti storici, questa volta con l\u2019occhio spensierato da turisti, anche vittime di ennesimi furti purtroppo, e sempre, senza rimpianti, con la certezza di ritornare a dormire notti tranquille liguri, senza essere svegliati da sirene e trambusti vari in piena notte.<\/p>\n<p>Il 16 marzo \u00e8 da 40 anni, per la mia famiglia, un triste ricordo correlato da una rassicurante certezza del presente, sempre con la speranza che i giovani possano vivere un futuro migliore di ora, libero dalla malvivenza che cambia nome nei decenni ma conferma sempre macabre finalit\u00e0.<br>\nLa speranza \u00e8 viva e deve essere tutelata da tutti sia civili che militari, perch\u00e9 i tutti i padri di famiglia possano dire un giorno \u201csono un miracolato\u201d perch\u00e9 nessun evento simile all\u2019agguato di Via Fani, non avvenga mai pi\u00f9 in nessun paese del mondo.<\/p>\n<p>Simona Bellone<br>\npres. caARTEiv<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si avvicina il 16 marzo, si apprestano giornate di tristezza anche nella mia famiglia, nel ricordo dell\u2019agguato in Via Fani del 1978, noi che a quel tempo vivevamo nel quartiere Boccea, adiacente al quartiere \u201cTrionfale\u201d, dove fu decimata la scorta di Aldo Moro, presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana, rapito e successivamente assassinato 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