{"id":425407,"date":"2017-11-30T08:52:13","date_gmt":"2017-11-30T07:52:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=425407"},"modified":"2017-11-30T08:52:23","modified_gmt":"2017-11-30T07:52:23","slug":"roberto-nicolick-racconta-leccidio-degli-alpini-della-monterosa-colle-tortagna-calizzano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2017\/11\/roberto-nicolick-racconta-leccidio-degli-alpini-della-monterosa-colle-tortagna-calizzano\/","title":{"rendered":"Roberto Nicolick racconta &#8220;L&#8217;eccidio degli Alpini della Monterosa a Colle Tortagna a Calizzano&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Usciti dalla galleria, del cosiddetto forte centrale, del Colle del Melogno che immette ad una spianata occupata da un ottimo ristorante, imbocchiamo la vecchia stradina militare sterrata la quale, dopo alcune curve attraverso un bosco ceduo, porta ad un bivio, dopo aver svoltato a sinistra, entriamo in una maestosa foresta , ad una altezza sul livello del mare di circa 1090 metri. Percorriamo un tratturo fangoso e arriviamo ad uno spiazzo dove pare che il tempo si sia fermato. Qui con un cippo, una statua del Cristo ed una targa di ottone si vuole ricordare con cristiana piet\u00e0 una delle tante atrocit\u00e0 commesse nel corso della Guerra Civile, uno dei tanti episodi in cui Italiani che si consideravano \u201cbuoni\u201d, scannavano senza piet\u00e0 altri Italiani che loro consideravano \u201ccattivi\u201d, ecco i fatti.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_924\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_924\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">A fine novembre del 44, due plotoni di alpini della Divisione Monterosa della Repubblica Sociale Italiana, appartenenti alla 67\u00b0 compagnia del Battaglione Cadore provenienti da Garessio e dall\u2019alta Valle Tanaro, entrano in contatto, sulla strada montana oltre Bardineto, con preponderanti formazioni partigiane, la 5\u00b0 brigata Partigiana Garibaldina composta da ben tre distaccamenti.<\/p>\n<p>I combattimenti sono violentissimi e l\u2019impegno \u00e8 estremo da parte di entrambi i contendenti, uno dei due plotoni Repubblicani riesce a sganciarsi e ritorna al proprio reparto accasermato a Ceva, mentre l\u2019altro circondato, continua a combattere nella speranza di ricevere rinforzi che tuttavia non possono raggiungere, nell\u2019immediato, la zona.<\/p>\n<p>Il plotone di artiglieria alpina, perde nello scontro, l\u2019ufficiale comandante, il sottenente Armando Merati, decorato con medaglia d\u2019argento al V.M. alla memoria, che viene sostituito durante i combattimenti, da un sottotenente medico, Mario Da Re, il quale con altrettanta capacit\u00e0, guida il reparto nella difesa della posizione, che dura per otto lunghissime ore infliggendo alla brigata partigiana forti predite, negli scontri anche l\u2019alpino semplice Primo Durante rimane ferito gravemente sempre con le armi in pugno e morir\u00e0 verso la fine di novembre .<\/p>\n<p>Al termine dello scontro violentissimo, gli alpini superstiti, diciassette, verranno disarmati e dichiarati prigionieri di guerra, ma \u00e8 essere \u201cprigionieri\u201d di reparti partigiani \u00e8 solo un eufemismo che significa vita brevissima. In seguito saranno portati al forte Tortagna, una fortificazione posta sulla sommit\u00e0 del colle e rinchiusi in una cantina, nel livello pi\u00f9 basso della rocca. La loro vita sta per finire in modo tragico.<\/p>\n<p>Dopo essere stati rinchiusi all\u2019interno di un sotterraneo del forte Tortagna, gli artiglieri alpini verranno passati per le armi in spregio a qualsiasi convenzione militare e soprattutto umana. Un giovanissimo militare, poco pi\u00f9 che diciassettenne, sopravisse alla strage e ebbe la possibilit\u00e0 di relazionare al proprio comando cosa accadde all\u2019alba del 27 , il ragazzo si chiamava Albareti e potr\u00e0 scampare alla morte grazie alla richiesta del suo comandante, il sottotenente Mario Del Re, che inviter\u00e0 alla clemenza per il giovanissimo alpino,vista la sua et\u00e0. Ecco il racconto del sopravissuto, corredato dalle dichiarazioni spontanee di alcuni appartenenti alla formazione partigiana.<\/p>\n<p>I prigionieri, dopo la loro cattura, vennero da subito privati delle armi e poi dell\u2019abbigliamento personale, giacche, calzoni, maglioni e calzature. Dopo la spoliazione delle divise, i poveretti trascorsero la gelida notte in condizioni proibitive all\u2019interno di una umida segreta del forte Tortagna, a quota 1030, in un mese freddo, novembre, e soprattutto in una localit\u00e0 nota per le temperature decisamente rigide soprattutto se affrontate senza abbigliamento.<\/p>\n<p>Viene dato per imminente un contrattacco dei militari della R.S.I., avvisati dal plotone sfuggito all\u2019accerchiamento, per liberare i loro camerati, a questo punto i partigiani decisero di eliminare i prigionieri per evitare che venissero liberati dai rinforzi Repubblicani in arrivo.<br>\nAll\u2019alba del 27 novembre, iniziarono i \u201cprelevamenti\u201d dei prigionieri, per portarli dal forte sino davanti al plotone di esecuzione che li aspettava in uno slargo in mezzo alla foresta.<\/p>\n<p>Quando il comandante Del Re, comprese la sorte che attendeva i suoi soldati, li incit\u00f2 ad avere coraggio e li invit\u00f2 a cantare le pi\u00f9 note canzoni degli alpini, corpo a cui essi appartenevano. Nella foresta alle pendici del colle Tortagna , in quella livida mattina, due suoni contrastavano e stridevano tra loro: uno era dolce e malinconico, prodotto dalle voci degli alpini che con coraggio, intonavano le loro caratteristiche e struggenti melodie della montagna e l\u2019altro intermittente e assordante era il suono delle armi da fuoco con cui i boia partigiani fucilavano i loro inermi prigionieri.<\/p>\n<p>Ecco i nomi degli alpini, uccisi senza un minimo di piet\u00e0 e di giustizia : Alzate Mario,Calcinoti Giovanni, Canzian Giovanni, Tormena Silvio Rorato Luigi, Fiorin Lino, Ulliana Saverio, De Bastian Fermo,De Biasi Gino, Garbuio Marcello, Pietrobon Pietro, Ragazzon Vittorio, Sattin Mario, Scola alfredo, Vendramin Gino, Viviani Valter, sotto la lastra di metallo che riporta i nomi una frase molto commovente : \u201canche per noi sola legge fu il dovere\u201d. L\u2019ultimo a cadere fu il sottotenente medico Mario Del Re che ebbe un comportamento onorevole sino all\u2019ultimo istante della sua vita, cadde gridando in faccia ai suoi aguzzini \u201d Viva l\u2019Italia\u201d, in seguito, verr\u00e0 decorato dal Governo della Repubblica Sociale Italiana di Medaglia d\u2019oro al Valor Militare.<\/p>\n<p>I corpi dei militari, saranno esumati e ricomposti solo dopo quattordici anni dopo, nel 1958 presso il Cimitero di Vittorio Veneto, frazione Ceneda.<\/p>\n<p>Il semplice monumento, fatto dalle mani di alcuni reduci e che commemora la strage, \u00e8 immerso nella foresta dove avvenne l\u2019eccidio, un blocco irregolare di pietre cementare fra di loro, a forma di parallelepipedo, su di esso sfalsate si ergono tre semplici croci fatte con dei tondini di acciaio, sul davanti del blocco \u00e8 stata affissa una targa di ottone lucido con incisi i nomi dei caduti, elecati per ordine di grado, accanto ai nomi, il luogo e l\u2019anno di nascita.<\/p>\n<p>I luoghi di nascita dei militari sono tutti del Nord Est ,VittorioVeneto, Belluno, Conegliano, Cornuda, Montebelluna, Telgate, Cavarzere, Falcade, questi giovani alpini vennero a combattere e a perdere la vita in luoghi lontanissimi dai loro paesi natali.<\/p>\n<p>Dietro al blocco una lapide triangolare di pietra bianca con una breve frase:a ricordo dei 17 alpini del battaglione Cadore, caduti il 27 novembre 1944, sormontata da una stella. Su di essa una statua del Cristo che mostra il suo cuore ferito e sanguinante. Dietro a semicerchio due archi di macigni squadrati e davanti al cippo una piccola circonferenza di sassi, tutto attorno una foresta secolare di centinaia di alberi come sentinelle mute e silenziose a guardia della sacralit\u00e0 del sito.<\/p>\n<p>Forte Tortagna, dove gli alpini furono imprigionati situato a pochi minuti dal luogo della strage e del sotterramento, ha cambiato inquilini, infatti pare che sia diventato residenza privata di una persona che lo sta ristrutturando.<\/p>\n<p>Quindi la segreta dove i poveri militari della Monterosa trascorsero la loro ultima gelida notte non \u00e8 visitabile anzi addiruttura il forte \u00e8 invisibile alla vista, ovunque recinzioni corredate da cartelli di \u201d propriet\u00e0 privata, attenti al cane, vietato l\u2019accesso\u201dche proibiscono tassativamente e ripetutamente l\u2019ingresso ai \u201d non addetti ai lavori\u201d, e un nuovo cancello di acciaio verniciato di nero, alto ben sei metri impedisce di proseguire la strada sino alla fortificazione, oramai parrebbe divenuta esclusiva residenza di VIP.<\/p>\n<p>La strada di accesso a forte Tortagna , \u00e8 percorsa da suv con i vetri oscurati, la stessa strada polverosa che i poveri alpini percorsero in un senso per andare a combattere e successivamente per andare incontro alla morte, cos\u00ec \u00e8 la vita.<\/p>\n<p>Un coraggioso esponente istituzionale, Angelo Vaccarezza ha recentemente partecipato alla commemorazione di questo eccidio, per ricordare senza nessun odio o strumentalizzazione quello che uomini preda della follia e della intolleranza fecero ad altri uomini colpevoli solo di aver fatto una scelta diversa dalla loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Roberto Nicolick<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Usciti dalla galleria, del cosiddetto forte centrale, del Colle del Melogno che immette ad una spianata occupata da un ottimo ristorante, imbocchiamo la vecchia stradina militare sterrata la quale, dopo alcune curve attraverso un bosco ceduo, porta ad un bivio, dopo aver svoltato a sinistra, entriamo in una maestosa foresta , ad una altezza sul [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":12120,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[45296,56,120],"tags":[77136],"class_list":["post-425407","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-copertina","category-altre","category-lettere","tag-omicidi-savonesi","post_cat_citta-calizzano","post_tag_personaggi-roberto-nicolick"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/425407","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/12120"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=425407"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/425407\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=425407"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=425407"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=425407"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}