{"id":402074,"date":"2017-01-28T17:13:10","date_gmt":"2017-01-28T16:13:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=402074"},"modified":"2017-01-28T17:13:10","modified_gmt":"2017-01-28T16:13:10","slug":"genova-la-mostra-if-but-can-explain-dellartista-albissolese-silvia-celeste-calcagno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2017\/01\/genova-la-mostra-if-but-can-explain-dellartista-albissolese-silvia-celeste-calcagno\/","title":{"rendered":"A Genova la mostra &#8220;If (but I can explain)&#8221; dell&#8217;artista albissolese Silvia Celeste Calcagno"},"content":{"rendered":"<p><strong>Albissola Marina.<\/strong> Il Museo d\u2019Arte Contemporanea Villa Croce di Genova sta ospitando in questi giorni la mostra dell\u2019artista albissolese Silvia Celeste Calcagno \u201cIf (but I can explain)\u201d a cura di Alessandra Gagliano Candela. Inaugurata lo scorso 19 gennaio, terminer\u00e0 il 19 febbraio.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_319\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_319\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Progetto studiato site-specific per la Project Room al primo piano del Museo, \u201cIf ( but I can explain)\u201d presenta una nuova condizione del proprio \u201cstare\u201d. Partendo da un lavoro autobiografico, l\u2019artista evoca una condizione di sospensione, in cui il corpo di donna vive o sopravvive: in una riflessione metafisica, gli oggetti del quotidiano, gli abiti, le fotografie appese al muro, diventano il racconto di una quotidianit\u00e0 infranta. Come nei fotogrammi di un film, vengono proposti brandelli di una vita che \u00e8 stata spogliata, depauperata, violata. Un\u2019esistenza che si interroga su quel che \u00e8 stato e su quel che sarebbe potuto essere.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 lo stato perpetuo del \u201cs\u00e9\u201d. Sono solo due lettere quelle che danno il titolo all\u2019installazione: due lettere che, per\u00f2, aprono a un universo di contenuti: il dubbio, l\u2019incertezza, il pentimento, l\u2019ipotesi. \u00c8 un \u201cs\u00e9\u201d che guarda all\u2019infinito quello che l\u2019artista propone al pubblico, coinvolgendo lo spettatore in un viaggio intimo, in cui ciascuno si pu\u00f2 riconoscere. Dopo \u201cl\u2019uno, nessuno e centomila\u201d delle numerose donne protagoniste delle precedenti opere, dalle installazioni dedicate a \u201cRose\u201d a quelle di \u201cCarla\u201d e \u201cInterno 8\u201d, la Calcagno supera il dramma esistenziale di una identit\u00e0 fragile.<\/p><div class=\"single-img-content-container fullwidth-single shortcode standard\">\n    <div class=\"image_container\" style=\"text-align: center;\">\n        <picture class=\" lazyload\"><img loading=\"lazy\" class=\"lazy\" data-srcset=\"https:\/\/www.ivg.it\/photogallery_new\/images\/2017\/01\/silvia-celeste-calcagno-380870.jpg 1024w, https:\/\/www.ivg.it\/photogallery_new\/images\/2017\/01\/silvia-celeste-calcagno-380870.jpg 970w, https:\/\/www.ivg.it\/photogallery_new\/images\/2017\/01\/silvia-celeste-calcagno-380870.jpg 660w, https:\/\/www.ivg.it\/photogallery_new\/images\/2017\/01\/silvia-celeste-calcagno-380870.jpg 316w, https:\/\/www.ivg.it\/photogallery_new\/images\/2017\/01\/silvia-celeste-calcagno-380870.jpg 150w\" data-src=\"https:\/\/www.ivg.it\/photogallery_new\/images\/2017\/01\/silvia-celeste-calcagno-380870.jpg\" alt=\"silvia celeste calcagno\"><\/picture>\r\n\n    <\/div>\n    <\/div>\n\n<p>\u201cIf\u201d \u00e8 un\u2019installazione composta da tre elementi: una quadreria di lastre in gr\u00e8s che avvolgono le pareti della Project Room, una suggestione sonora e un video. If (but I can explain) racconta un\u2019esistenza sospesa, incompiuta. Il riferimento ideale \u00e8 il Cimitero di Modena, progettato negli anni Settanta da Aldo Rossi, la soglia tra la vita e la morte, tra la realt\u00e0 e il ricordo, come scrive Alessandra Gagliano Candela.<\/p>\n<p>Nei suoi lavori, Silvia Celeste Calcagno fa riferimento a una dimensione autobiografica, che, tuttavia, diventa biografia di un femminile in senso ben pi\u00f9 ampio. Esperienze, vissuti che da strettamente personali si fanno universali, per citare Angela Madesani. Un mantra, scritto dall\u2019artista, intitolato \u201cCould you please stop talking?\u201d riferimento al testo di Raymond Carver accompagna lo spettatore. Recitato da una voce maschile, descrive stralci di esistenza che si concludono con la litania \u201cVuoi star zitto, per favore?\u201d. Una rabbia che non eccede mai nell\u2019ira, pur travalicando la sottile linea che separa il dolore dalla collera. A completare il percorso \u00e8 un video, \u201cAir ferm\u00e9\u201d, che riprende con telecamera fissa il paesaggio urbano da una finestra attraverso una tenda. Un filtro che registra lo scorrere del tempo, marcato dal variare delle luci, osservando i ritmi dell\u2019esistere.<\/p>\n<p>Vincitrice del 59\u00b0 Premio Internazionale Faenza della Ceramica d\u2019Arte Contemporanea, Silvia Celeste Calcagno porta avanti una ricerca, in cui il contenuto si \u00e8 sviluppato in continua simbiosi con l\u2019evoluzione tecnica, a dimostrare lo stretto legame fra concept e studio materico. La riflessione sul corpo, sull\u2019esistenza, sulla femminilit\u00e0 si sposano con la fotografia e la ceramica, attraverso una interpretazione personale e innovativa, in grado di accompagnare uno dei media pi\u00f9 antichi, la ceramica, nel mondo dell\u2019arte contemporanea.<\/p><div class=\"single-img-content-container fullwidth-single shortcode standard\">\n    <div class=\"image_container\" style=\"text-align: center;\">\n        <picture class=\" lazyload\"><img loading=\"lazy\" class=\"lazy\" data-srcset=\"https:\/\/www.ivg.it\/photogallery_new\/images\/2017\/01\/silvia-celeste-calcagno-380871.jpg 1024w, https:\/\/www.ivg.it\/photogallery_new\/images\/2017\/01\/silvia-celeste-calcagno-380871.jpg 970w, https:\/\/www.ivg.it\/photogallery_new\/images\/2017\/01\/silvia-celeste-calcagno-380871.jpg 660w, https:\/\/www.ivg.it\/photogallery_new\/images\/2017\/01\/silvia-celeste-calcagno-380871.jpg 316w, https:\/\/www.ivg.it\/photogallery_new\/images\/2017\/01\/silvia-celeste-calcagno-380871.jpg 150w\" data-src=\"https:\/\/www.ivg.it\/photogallery_new\/images\/2017\/01\/silvia-celeste-calcagno-380871.jpg\" alt=\"silvia celeste calcagno\"><\/picture>\r\n\n    <\/div>\n    <\/div>\n\n<p>Ogni installazione \u00e8 frutto di un lungo e complesso lavoro che costituisce, esso stesso, una performance. L\u2019artista parte da una serie di constatazioni fotografiche, scattate in modo ossessivo per ore e ore, sino al raggiungimento della totale trasposizione emotiva nello scatto. A questo punto, il passaggio alchemico: la fusione fra immagine e materia. Un percorso di ricerca che ha preso il via, ormai una decina di anni fa, dalla decalcomania per raggiungere vertici del tutto inaspettati che mettono insieme tecniche, in apparenza, incompatibili. L\u2019immagine fotografica \u00e8 impressa su impasto da gr\u00e8s ingobbiato a fresco e sottoposta a cotture ad alta temperatura, ottenendo un risultato che pu\u00f2 evocare la serigrafia conservando una dinamicit\u00e0 e una poeticit\u00e0 del tutto nuove.<\/p>\n<p>La mostra \u00e8 accompagnata da un catalogo che documenta il progetto, pubblicato da Nomos editore, con un\u2019intervista di Ilaria Bonacossa all\u2019artista, testi di Alessandra Gagliano Candela e Angela Madesani. Il catalogo verr\u00e0 presentato nel corso dell\u2019esposizione.<\/p>\n<p>Silvia Celeste Calcagno, nata a Genova nel 1974, vive e lavora ad Albissola. Ha esposto in importanti eventi a livello nazionale e internazionale, tra i quali ricordiamo: GNAM Galleria Nazionale Arte Moderna Roma, Biennale Internationale Contemporaine, Mus\u00e9e Magnelli, Vallauris, ECC 2014 Danish Prize Art, Kontakt Bornholms Kunstmuseum. \u00c8 seguita da importanti gallerie italiane e ha vinto, come prima donna italiana dalla storia del concorso, il Primo Premio al 59\u00b0 Faenza Prize.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inaugurata il 19 gennaio, durer\u00e0 fino al 19 febbraio<\/p>\n","protected":false},"author":10593,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[],"class_list":["post-402074","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/402074","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/10593"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=402074"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/402074\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=402074"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=402074"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=402074"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}