{"id":392666,"date":"2016-09-14T15:23:00","date_gmt":"2016-09-14T13:23:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=392666"},"modified":"2016-09-14T15:23:00","modified_gmt":"2016-09-14T13:23:00","slug":"la-crisi-tirreno-power-va-parlamento-sel-arturo-scotto-presenta-uninterrogazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2016\/09\/la-crisi-tirreno-power-va-parlamento-sel-arturo-scotto-presenta-uninterrogazione\/","title":{"rendered":"La crisi di Tirreno Power va in parlamento: Sel Arturo Scotto presenta un&#8217;interrogazione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Vado Ligure<\/strong>. La vertenza di Tirreno Power sbarca alla Camera dei Deputati. Ieri il capogruppo di Sel Arturo Scotto ha presentato al ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti e al ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda una interrogazione a risposta scritta riguardante la situazione dei lavoratori dell\u2019azienda con sede anche a Vado Ligure.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_335\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_335\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">\u201cTirreno Power \u00e8 una delle maggiori societ\u00e0 di produzione di energia elettrica presenti in Italia, proprietaria di vari impianti di produzione di diversa tipologia presenti nella Liguria, Lazio e Campania \u2013 si legge nel documento \u2013 Tutti gli impianti termoelettrici (Ccgt) sono alimentati a gas naturale (metano) con una potenza installata di 2400 megawatt, i due gruppi a carbone con una potenza installata di 660 megawatt sono stati dichiarati chiusi da Tirreno Power nel giugno 2016. Inoltre, c\u2019\u00e8 un polo di energie alternative, composto di piccoli impianti idroelettrici di poco pi\u00f9 di 70 megawatt ubicati nelle regioni Liguria, Piemonte e Emilia Romagna\u201d.<\/p>\n<p>\u201cTirreno Power nasce nell\u2019anno 1999 a seguito della liberalizzazione del mercato elettrico italiano mediante conferimento di una parte degli impianti di produzione di Enel all\u2019epoca monopolista del mercato elettrico. Nasce come generation company 3 denominata prima Interpower e oggi Tirreno Power. Dal 1999 questa \u2018Genco\u2019 \u00e8 rimasta esclusivamente produttrice di energia elettrica, a differenza delle Genco 1 e 2 poi acquisite da altri gruppi\u00a0multi utility\u00a0nel panorama del mercato energetico nazionale. Dopo varie vicissitudini azionarie, oggi Tirreno Power ha sempre avuto come azionisti di riferimento le due societ\u00e0: Engie ex \u2018Gas de France\u2019 e Sorgenia anche loro produttori di energia elettrica e non solo\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNel 2013 Tirreno Power informa i sindacati nazionali di categoria della difficolt\u00e0 nel continuare a onorare il proprio debito e della richiesta dalle banche creditrici di rientrare del medesimo, esploso a 830 milioni di euro; pervengono da parte aziendale voci su un\u2019apertura di mobilit\u00e0 per 199 unit\u00e0;\u00a0in questo clima di gravi difficolt\u00e0, sia di assetto azionario che di bilancio, nel marzo del 2014, per decisione della magistratura savonese sono chiusi mediante sequestro i due gruppi a carbone della centrale di Vado Ligure; il solo personale addetto a questi impianti inizia un percorso di cassa integrazione\u201d.<\/p>\n<p>\u201cTirreno Power ricorre contro la decisione di chiusura dei due gruppi a carbone. Nel giugno 2014 presenta un piano \u2018Lacrime e Sangue\u2019 di licenziamenti per 315 unit\u00e0 su un totale di 520 dipendenti. Grazie all\u2019intervento del Ministero dello sviluppo economico, delle forze politiche locali e nazionali e delle organizzazioni sindacali, con l\u2019accordo del 7 luglio 2014 firmato tra i sindacati Filctem Cgil, Flaei-Cisl e Uiltec-Uil e Tirreno Power, viene annullata la procedura di licenziamenti obbligatori. Tale accordo conteneva un piano di licenziamenti volontari e incentivati per 111 dipendenti arrivati poi a 133 unit\u00e0 e la gestione degli ulteriori esuberi annunciati mediante l\u2019utilizzo dei contratti di solidariet\u00e0 tra tutti i lavoratori per almeno due anni da ottobre 2014 al 2016 eventualmente rinnovabili. Gli accordi sopra annunciati hanno contribuito ad acquisire nel novembre 2015 l\u2019omologa del debito sottoposto a\u00a0ex\u00a0articolo 182-bis\u00a0(ristrutturazione del debito) contratto con le banche finanziatrici e Tirreno Power\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNel giugno 2016 Tirreno Power annuncia la rinuncia alla produzione di energia elettrica con il carbone disponendo la chiusura dei due impianti a carbone di Vado Ligure. A seguito di tale decisione l\u2019azienda dichiara, di avere 186 esuberi su una forza ad oggi di solo 384 dipendenti, indicando il numero dei dipendenti a tendere a sole 196 unit\u00e0 su tutto il territorio nazionale. Il 7 settembre 2016 Tirreno Power apre la procedura di licenziamenti collettivi per 186 dipendenti\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa procedura cos\u00ec come aperta riguarda lavoratori di et\u00e0 media di 45 anni con punte di 60 e quindi non ancora in possesso dei requisiti contributivi per la pensione, situazione che lascia prevedere nell\u2019immediato forti problematiche per i lavoratori, per le famiglie e per i territori di appartenenza gi\u00e0 gravemente colpiti dalla problematica occupazionale. Nei mesi di luglio e agosto 2016, il ministero dello sviluppo economico ha convocato Tirreno Power e le regioni in cui ricadono i siti produttivi principali e le organizzazioni sindacali nazionali di categoria, per avere un quadro pi\u00f9 dettagliato su quali fossero le reali iniziative messe in campo dall\u2019azienda per il ricollocamento degli esuberi dichiarati. In questi due incontri l\u2019azienda ha presentato un piano industriale insufficiente per il ricollocamento di questi esuberi; in particolare, non ha mai definito un piano industriale per gli impianti di Civitavecchia, Napoli Levante e Vado Ligure\u201d.<\/p>\n\n<p>\u201cLe organizzazioni sindacali nazionali hanno messo in campo tre scioperi nazionali con il blocco della produzione di energia in tutti gli impianti Tirreno Power, dichiarandosi contrarie a ulteriori tagli di personale per le implicazioni sociali e industriali. Il processo di riduzione gi\u00e0 fatto negli anni sul personale, parte da 1105 agli attuali 384 lavoratori rischia di pregiudicare il normale esercizio degli impianti. Sempre le organizzazioni sindacali hanno incontrato gli azionisti di riferimento Engie e Sorgenia chiedendo loro atti di responsabilit\u00e0 per risolvere le problematiche occupazionali della loro controllata, ricevendo per\u00f2 solo buone intenzioni ma nessun atto formale sulla questione. Da 18 mesi la produzione di energia elettrica con i cicli combinati sta portando significativi e importanti introiti nelle casse della societ\u00e0, rispetto ad un periodo precedente (2014) sicuramente debole sul fronte della produzione di energia\u201d.<\/p>\n<p>Terminato l\u2019excursus, Scotto ha chiesto al Governo \u201cse non ritenga opportuno intervenire verso la Tirreno Power e i suoi azionisti di riferimento convocandoli, per avere risposte concrete per il mantenimento occupazionale nei siti produttivi sul territorio nazionale e la ricerca di soluzioni meno traumatiche; se non ritenga necessario chiarire la situazione di Tirreno Power nel panorama del settore elettrico, come unico e solo produttore di energia elettrica, mentre i suoi azionisti di riferimento e\u00a0competitor, sono aziende\u00a0multi utility\u00a0che hanno la possibilit\u00e0 al loro interno, di gestire esuberi venutesi a creare nelle proprie controllate\u201d.<\/p>\n<p>E ancora, \u201cse il Governo non ritenga necessario adoperarsi affinch\u00e9 vi sia un\u2019analisi profonda sulla genesi del debito di Tirreno Power e di come il medesimo si \u00e8 determinato a fronte degli eccezionali guadagni ricevuti in un oltre un decennio come primario produttore di energia elettrica, in quanto, in questa vertenza, il debito elevatissimo contratto in passato da Tirreno Power, \u00e8 il fattore principale che ha determinato il problema occupazionale dei lavoratori oggi purtroppo ritenuti esuberi; se il Governo non ritenga di chiedere alla Tirreno Power dettagli sul suo futuro industriale come esclusivo produttore di energia elettrica, privo del settore di vendita sul mercato libero e di come intenda affrontare il mercato elettrico con una organizzazione del lavoro ridotto al minimo, cos\u00ec leggera che si rischia di mettere in pericolo non solo la sicurezza impiantistica ma anche quella dei lavoratori impiegati\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSe il Governo non ritenga necessario fare una riflessione sul fallimento totale della privatizzazione e liberalizzazione del mercato elettrico e in particolare di questa Genco 3, denominata prima Interpower e poi Tirreno Power che, lasciata volutamente dagli azionisti di riferimento come solo produttore di energia elettrica, lascia pensare all\u2019uso improprio di risorse pubbliche per la gestione degli esuberi annunciati, il tutto secondo l\u2019interrogante per ridurre il costo degli attuali occupati, di fatto rendendo Tirreno Power appetibile per l\u2019acquisizione da parte degli attuali azionisti di riferimento o di altri soggetti presenti sul mercato elettrico nazionale o internazionale\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSe il Governo non ritenga necessario approfondire gli aspetti legati alla volont\u00e0 annunciata nel piano presentato da Tirreno Power il 7 settembre 2016 per l\u2019apertura di licenziamenti collettivi ad avviso dell\u2019interrogante, in cui l\u2019azienda espelle lavoratori elettrici con specializzazioni ben precise ed esperienza impiantistiche consolidate nel tempo, sostituendoli con personale esterno proveniente da ditte terze, ad avviso dell\u2019interrogante con il solo intento di abbassare il costo del lavoro negli impianti a cui il piano aziendale fa riferimento, tutto ci\u00f2 sempre con risorse pubbliche\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; 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