{"id":392579,"date":"2016-09-13T15:40:21","date_gmt":"2016-09-13T13:40:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=392579"},"modified":"2016-09-13T15:40:21","modified_gmt":"2016-09-13T13:40:21","slug":"roberto-nicolick-racconta-la-vita-dei-portuali-storia-unepopea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2016\/09\/roberto-nicolick-racconta-la-vita-dei-portuali-storia-unepopea\/","title":{"rendered":"Roberto Nicolick racconta la vita dei portuali, &#8220;una storia, un&#8217;epopea&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 uscito qualche mese fa un cortometraggio che tratta del porto di Savona e soprattutto dei portuali, una categoria di lavoratori che hanno tuttora il compito di movimentare le merci da e sulle navi mercantili che attraccano nei porti. Si potrebbe definire quella dei portuali o dei camalli che dir si voglia, come un\u2019era, una epopea, con i suoi eroi, con le sue luci e con le sue ombre, con le sue precise caratteristiche ma sarebbe opportuno anche dire altre cose, magari meno santificanti ma pi\u00f9 genuine su questa categoria di operatori, che per amore di verit\u00e0 non si possono tacere, pur senza voler inficiare l\u2019onest\u00e0 della quasi totalit\u00e0 delle migliaia di persone che hanno lavorato sulle banchine del porto di Savona.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_362\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_362\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Parlo con cognizione di causa perch\u00e9 mio padre era un portuale, un camallo di Savona, classe 1921, categoria tiraggio, Steva o anche Stevanin, per lunghi anni ha mantenuto una famiglia con moglie e quattro figli, grazie alla Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie, al suo sudore, alla sua fatica spesa sulle banchine di tutte le zone in cui era suddiviso il porto. A 25 anni entr\u00f2 nei ruoli della al CULMV, prima come avventizio e poi come socio. Essere socio al porto, era considerata in quel periodo, una fortuna a Savona, un posto di lavoro sicuro anche se molto faticoso e pure pericoloso, questo era il sogno di molti giovani Savonesi, negli anni 50 e 60 e forse anche dopo.<\/p>\n<p>Avevo 8 anni, d\u2019estate ero libero dalla scuola, e mi recavo qualche mattina ad aspettare mio babbo dal lavoro, dopo che aveva passato la notte a caricare o scaricare qualche nave. Mi mettevo accanto al varco , dove c\u2019erano i cancelli e la guardiola della finanza, a sinistra le Dogane e a destra la palazzina della compagnia.<\/p>\n<p>Una fiumana di uomini, di tutte le taglie, in canottiera bianca o blu, con la bicicletta per mano, uscivano dal varco, molti sorridenti, altri accigliati e sicuramente stanchi, ma soprattutto erano persone , nel vero senso della parola. Quelle centinaia di portuali rappresentavano uno spaccato socio-psicologico di una citt\u00e0 con i suoi pregi e anche con i suoi difetti. Qualche volta all\u2019uscita si formava un capannello di uomini vocianti perch\u00e9 al centro di esso due loro colleghi si prendevano a pugni, era uno spettacolo, botte da orbi e poi dopo qualche minuto di pugni ben dati e presi, i due contendenti pesti e contusi andavano all\u2019osteria a bere assieme.<\/p>\n<p>Quando i portuali iniziavano un lavoro, sapevano l\u2019ora e il giorno di inizio ma non sapevano quando avrebbero finito, questa era una dura e impegnativa caratteristica di questo lavoro. Un\u2019altra peculiarit\u00e0 era l\u2019elevato rischio infortunistico, si poteva cadere dentro una stiva vuota, essere schiacciato da una imbragata di una gru, arrotato da uno dei camion che entravano ed uscivano dal porto, cadere in mare da una banchina, travolto dai vagoni del treno che passava sui binari delle banchine.<\/p>\n<p>Alcuni portuali erano privi di un dito, altri claudicanti come mio padre, altri portatori di diverse fratture assemblate da qualche mezzo di sintesi, c\u2019era un bel campionario di traumi da lavoro, perch\u00e9 oggettivamente la normativa antinfortunistica lasciava molto a desiderare e gli operatori erano personaggi insofferenti alle regole.<\/p>\n<p>Il lavoro era tutto, ma anche i soldi, che attraverso questo particolare lavoro erano molto importanti, e non erano pochi per i canoni dell\u2019epoca, guadagnati con fatica ma erano tanti e spesso spesi a mente leggera, tanti ne entravano e tanti ne uscivano.<\/p>\n<p>Un\u2019altra cosa importante per i portuali erano le donne, spesso corteggiate con modi bruschi e non da nobiluomini, ma pur sempre presenti nella loro mente e nei loro desideri. E le donne dell\u2019epoca sapevano di essere desiderate dai camalli e spesso ci marciavano, soprattutto quelle spregiudicate che spolpavano il portafogli di questi uomini forti e rudi ma semplici, che cadevano nelle reti della seduzione femminile. I camalli erano molto \u201cguasconi\u201dnelle loro manifestazioni, quando arrivava in citt\u00e0 qualche compagnia di variet\u00e0, con ballerine al seguito, si recavano allo spettacolo, presso il Teatro \u201cGabriello Chiabrera\u201d e omaggiavano queste soubrette con spettacolari mazzi di rose rosse nella speranza di conquistarle.<\/p>\n<p>I portuali erano al 99% di fede comunista-qualunquista, in quanto il partito era nel loro immaginario, purtroppo solo nelle loro menti, uno strumento di liberazione delle masse oppresse e non come nella realt\u00e0 un poltronificio.<\/p>\n<p>Quindi quando in citt\u00e0 arrivava qualche politico non comunista, quelli liberi dal lavoro si catapultavano in piazza a disturbare il comizio menando i poveri disgraziati che plaudivano all\u2019oratore, e in qualche occasione a scontrarsi con la Celere. Su questa politicizzazione della categoria molti furbastri ci hanno marciato, scalando i vertici della Compagnia, facendo pochissime ore di lavoro sulle banchine, strumentalizzando il lavoro degli altri e usando il consenso dei compagni per assumere cariche politiche o istituzionali grazie ai flussi elettorali molto disciplinati.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 i portuali conoscevano benissimo la stoffa dei loro dirigenti e le loro ambizioni, ma forse preferivano cos\u00ec per poter continuare a mugugnare. Ricordo un episodio sintomatico, negli anni 60 attracc\u00f2 a Savona, una nave dell\u2019allora Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, con a poppa la bandiera rossa con la falce e martello. Espletate le operazioni amministrative, i portuali salirono a bordo per iniziare i lavori di scarico ed estasiati di essere su una nave del paradiso dei lavoratori, vollero subito abbeverarsi alle fontanelle di acqua potabile, magnificando tra loro la bont\u00e0 e la purezza dell\u2019acqua dell\u2019Unione Sovietica. Loro non sapevano che quell\u2019acqua, che stavano trangugiando con tanto entusiasmo, proveniva dalla rete idrica del Comune di Savona che si era allacciata con una manichetta ai serbatoi della nave. Bevevano l\u2019acqua del Sindaco, non di Kiev, ma di Savona.<\/p>\n<p>Sulle tavole dei portuali c\u2019era sempre cibo in abbondanza, anche esotico, riso a profusione, banane in quantit\u00e0, pesce surgelato e ananas perch\u00e9 quella era merce che arrivava sui mercantili nel porto di Savona e andava, in un modo o in un altro, ad guarnire appunto le tavole delle famiglie dei lavoratori. Anche le stecche di sigarette compivano viaggi di andata senza ritorno, dalle navi all\u2019interno ai tasconi dei giacconi dei portuali che non obbligatoriamente fumavano, ma facevano quella che si chiama violazione sulle norme dei tabacchi esteri, alimentando un commercio illegale in citt\u00e0, che rivaleggiava con quello del Monopolio.<\/p>\n<p>I nomignoli che i portuali si affibbiavano tra loro erano un capolavoro di fantasia e di inventiva, ne voglio ricordare solo uno: \u201cGilera\u201d, appiccato al compianto Vitaliano, che per anni lavor\u00f2 sulle banchine del porto di Savona e che cavalcava per le vie cittadine, come un centauro, appunto un motociclo Gilera da cui il soprannome.<\/p>\n<p>Ora il vecchio porto non esiste pi\u00f9, i vecchi ganci sono un ricordo da esporre in una bacheca, la fiumana di portuali \u00e8 un rigagnolo e le storie che si raccontano tra loro i vecchi camalli stanno sparendo nelle nebbie del tempo in qualche triste ospizio.<\/p>\n<p>E\u2019 uscito qualche mese fa un cortometraggio che tratta del porto di Savona e soprattutto dei portuali, una categoria di lavoratori che hanno tuttora il compito di movimentare le merci da e sulle navi mercantili che attraccano nei porti. Si potrebbe definire quella dei portuali o dei camalli che dir si voglia, come un\u2019era, una epopea, con i suoi eroi, con le sue luci e con le sue ombre, con le sue precise caratteristiche ma sarebbe opportuno anche dire altre cose, magari meno santificanti ma pi\u00f9 genuine su questa categoria di operatori, che per amore di verit\u00e0 non si possono tacere, pur senza voler inficiare l\u2019onest\u00e0 della quasi totalit\u00e0 delle migliaia di persone che hanno lavorato sulle banchine del porto di Savona.<\/p>\n<p>Parlo con cognizione di causa perch\u00e9 mio padre era un portuale, un camallo di Savona, classe 1921, categoria tiraggio, Steva o anche Stevanin, per lunghi anni ha mantenuto una famiglia con moglie e quattro figli, grazie alla Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie, al suo sudore, alla sua fatica spesa sulle banchine di tutte le zone in cui era suddiviso il porto. A 25 anni entr\u00f2 nei ruoli della al CULMV, prima come avventizio e poi come socio. Essere socio al porto, era considerata in quel periodo, una fortuna a Savona, un posto di lavoro sicuro anche se molto faticoso e pure pericoloso, questo era il sogno di molti giovani Savonesi, negli anni 50 e 60 e forse anche dopo.<\/p>\n<p>Avevo 8 anni, d\u2019estate ero libero dalla scuola, e mi recavo qualche mattina ad aspettare mio babbo dal lavoro, dopo che aveva passato la notte a caricare o scaricare qualche nave. Mi mettevo accanto al varco , dove c\u2019erano i cancelli e la guardiola della finanza, a sinistra le Dogane e a destra la palazzina della compagnia.<\/p>\n<p>Una fiumana di uomini, di tutte le taglie, in canottiera bianca o blu, con la bicicletta per mano, uscivano dal varco, molti sorridenti, altri accigliati e sicuramente stanchi, ma soprattutto erano persone , nel vero senso della parola. Quelle centinaia di portuali rappresentavano uno spaccato socio-psicologico di una citt\u00e0 con i suoi pregi e anche con i suoi difetti. Qualche volta all\u2019uscita si formava un capannello di uomini vocianti perch\u00e9 al centro di esso due loro colleghi si prendevano a pugni, era uno spettacolo, botte da orbi e poi dopo qualche minuto di pugni ben dati e presi, i due contendenti pesti e contusi andavano all\u2019osteria a bere assieme.<\/p>\n<p>Quando i portuali iniziavano un lavoro, sapevano l\u2019ora e il giorno di inizio ma non sapevano quando avrebbero finito, questa era una dura e impegnativa caratteristica di questo lavoro. Un\u2019altra peculiarit\u00e0 era l\u2019elevato rischio infortunistico, si poteva cadere dentro una stiva vuota, essere schiacciato da una imbragata di una gru, arrotato da uno dei camion che entravano ed uscivano dal porto, cadere in mare da una banchina, travolto dai vagoni del treno che passava sui binari delle banchine.<\/p>\n<p>Alcuni portuali erano privi di un dito, altri claudicanti come mio padre, altri portatori di diverse fratture assemblate da qualche mezzo di sintesi, c\u2019era un bel campionario di traumi da lavoro, perch\u00e9 oggettivamente la normativa antinfortunistica lasciava molto a desiderare e gli operatori erano personaggi insofferenti alle regole.<\/p>\n<p>Il lavoro era tutto, ma anche i soldi, che attraverso questo particolare lavoro erano molto importanti, e non erano pochi per i canoni dell\u2019epoca, guadagnati con fatica ma erano tanti e spesso spesi a mente leggera, tanti ne entravano e tanti ne uscivano.<\/p>\n<p>Un\u2019altra cosa importante per i portuali erano le donne, spesso corteggiate con modi bruschi e non da nobiluomini, ma pur sempre presenti nella loro mente e nei loro desideri. 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