{"id":38737,"date":"2008-10-27T09:21:18","date_gmt":"2008-10-27T07:21:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/2008\/10\/27\/trasporto-locale-gli-italiani-insoddisfatti-degli-autobus\/"},"modified":"2008-10-27T09:21:18","modified_gmt":"2008-10-27T07:21:18","slug":"trasporto-locale-gli-italiani-insoddisfatti-degli-autobus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2008\/10\/trasporto-locale-gli-italiani-insoddisfatti-degli-autobus\/","title":{"rendered":"Trasporto locale: gli italiani insoddisfatti degli autobus"},"content":{"rendered":"<p>Gli italiani sono tra i pi\u00f9 insoddisfatti della Unione europea del trasporto pubblico locale e bocciano decisamente il livello del servizio: troppo lento, di scarso appeal, il pi\u00f9 costoso per le casse pubbliche, eppure tra i meno utilizzati d\u2019Europa. Negli ultimi 15 anni, ha perso utenti (soprattutto in citt\u00e0), non ha guadagnato in velocit\u00e0 (mentre l\u2019auto s\u00ec) e ha costi pi\u00f9 elevati di tutti gli altri. E\u2019 un quadro decisamente impietoso quello che emerge da un focus sul settore contenuto nella serie \u201cQuestioni di economia e finanza\u201d di Bankitalia. <\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_963\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_963\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Il lavoro studia l\u2019evoluzione del Tpl e l\u2019impatto del processo di riforma del comparto avviato alla fine degli anni \u201990. La percentuale di italiani insoddisfatti e\u2019 in crescita negli anni, mentre quella degli altri utenti europei decresce. In pi\u00f9, la quota di utilizzatori dei mezzi pubblici urbani in Italia rimane stabile nel tempo, mentre aumenta nel resto d\u2019 Europa. E sono proprio le aree metropolitane (dove invece ce ne sarebbe pi\u00f9 bisogno) a non vedere crescere la percentuale di utenti dei mezzi pubblici, nonostante l\u2019introduzione di numerosi vincoli e limitazioni (Ztl, corsie preferenziali e sosta a pagamento) per scoraggiare l\u2019uso dell\u2019 auto privata. L\u2019insoddisfazione degli utenti si traduce di fatto in un massiccio impiego di mezzi privati. <\/p>\n<p>Negli anni \u2013 rileva la ricerca \u2013 non si \u00e8 accresciuta la quota di utenti, neanche nelle citt\u00e0 di maggiore dimensione, e al basso utilizzo del servizio si associa una valutazione negativa sulle sua diverse componenti qualitative. E anche le tariffe permangono notevolmente inferiori ai costi. Cos\u00ec l\u2019Italia \u00e8 fanalino di coda tra gli altri paesi avanzati in quanto a intensit\u00e0 di utilizzo del Tpl. Nel 2005 dichiarava di aver utilizzato il Tpl negli ultimi 12 mesi il 40% degli italiani (57% nella media Ue-25), terzultimo in classifica (prima di Cipro e Slovenia) mentre Regno Unito, la Germania e la Spagna sono al di sopra della media. Il basso utilizzo in Italia sembra collegabile al giudizio poco lusinghiero sulla qualit\u00e0 del servizio, afferma Bankitalia. Il 68% degli italiani dichiara che il servizio non \u00e8 \u201csufficientemente attrattivo\u201d per indurre una riduzione nell\u2019 uso dell\u2019 auto (il 58% nella media Ue 25). <\/p>\n<p>I cittadini italiani in area Ue, mostrano il grado pi\u00f9 elevato di insoddisfazione per il Tpl: nel 2004 il 40% ne considerava la qualit\u00e0 inadeguata, circa il doppio della media Ue-25. Rispetto a 2 anni prima, la quota di italiani non soddisfatti del servizio risultava in crescita mentre quella della media Ue era in diminuzione. Di conseguenza, la quota di utilizzatori di autobus, filobus e tram \u00e8 risultata in calo, passando dal 24,4% nel 1996 al 24% nel 2006; pi\u00f9 alta in Centro Italia (31,1%), mentre nel Mezzogiorno supera appena il 17%. Proprio nelle aree metropolitane la quota di utilizzatori \u00e8 per\u00f2 rimasta immutata nel tempo (mentre \u00e8 lievemente aumentata nei comuni limitrofi), nonostante l\u2019introduzione nel decennio in esame di numerosi vincoli al trasporto privato. Inoltre fra il 2001 e 2006 la velocit\u00e0 media dei mezzi pubblici \u00e8 anzi lievemente diminuita nella media nazionale, anche se un modesto aumento \u00e8 da registrare nelle grandi citt\u00e0. <\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 tra l\u2019altro paradossale visto che nello stesso periodo la velocit\u00e0 media degli spostamenti urbani con mezzi privati \u00e8 invece aumentata, soprattutto nelle grandi citt\u00e0. In altri termini, sembrerebbe che l\u2019uso di misure di regolazione del traffico abbia favorito pi\u00f9 i mezzi privati autorizzati che il Tpl. Il modesto calo del costo medio per km (-2,0%) \u00e8 stato il risultato di un incremento dei km per addetto (23,2%) in presenza di un aumento contenuto del costo medio pro capite (3,6%). <\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, gli indicatori di performance dei gestori di Tpl risultano in Italia tra i peggiori nel confronto internazionale, con costi operativi per km pi\u00f9 elevati di circa un terzo ed una quota di copertura degli stessi da parte dei ricavi che, anche per via delle tariffe relativamente contenute, \u00e8 pari a meno di due terzi di quella registrata nella media dei paesi di confronto. Di conseguenza, l\u2019ammontare dei contributi pubblici italiani per km \u00e8 superiore del 57% a quello medio degli altri paesi. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli italiani sono tra i pi\u00f9 insoddisfatti della Unione europea del trasporto pubblico locale e bocciano decisamente il livello del servizio: troppo lento, di scarso appeal, il pi\u00f9 costoso per le casse pubbliche, eppure tra i meno utilizzati d\u2019Europa. 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