{"id":32792,"date":"2008-08-28T09:36:11","date_gmt":"2008-08-28T07:36:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/2008\/08\/28\/vela-una-lettera-di-pietro-e-gianfranco-sibello-dopo-la-decisione-del-tas\/"},"modified":"2008-08-28T09:36:11","modified_gmt":"2008-08-28T07:36:11","slug":"vela-una-lettera-di-pietro-e-gianfranco-sibello-dopo-la-decisione-del-tas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2008\/08\/vela-una-lettera-di-pietro-e-gianfranco-sibello-dopo-la-decisione-del-tas\/","title":{"rendered":"Vela, una lettera di Pietro e Gianfranco Sibello dopo la decisione del Tas"},"content":{"rendered":"<p><strong>Alassio<\/strong>. \u201cRestiamo sconcertati: perch\u00e9 non affidarsi alle regole, visto che esistono?\u201d. E\u2019 quanto si chiedono i fratelli Pietro e Gianfranco Sibello, in una lettera pubblicata sul sito della Federvela, dopo la sfortunata esperienza olimpica.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_156\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_156\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">\u201cAbbiamo letto le motivazioni della sentenza del Tas del 23 agosto\u201d dichiarano, \u201ce rimaniamo sconcertati da come risulti lampante che, nonostante siano state violate numerose regole, la giuria abbia palesemente favorito l\u2019equipaggio danese addirittura nel nome dello spirito sportivo ed olimpico.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa andiamo per ordine. Sono state ignorate tre regole presenti nell\u2019Olympic Measurement regulations: ogni imbarcazione deve portare sullo scafo e sulla vela le insegne (lettere e bandiera) della propria nazione; \u00e8 stato richiesto agli equipaggi di montare sull\u2019imbarcazione una telecamera del peso di circa 3 kg (tutte le imbarcazioni hanno portato a bordo la stessa struttura dell\u2019 identico peso); dalle ore 19,00 della sera precedente alla medal race, tutte le dieci barche qualificate sono obbligate ad entrare in una zona chiusa non accessibile chiamata area di quarantena, a disposizione per qualsiasi controllo di stazza. La penalit\u00e0 o la squalifica per l\u2019infrazione di queste regole non \u00e8 automatica ma \u00e8 a discrezione della giuria.\u201d<\/p>\n<p>\u201cLa stessa giuria ha motivato la non squalifica in questo modo: l\u2019equipaggio danese non ha ottenuto alcun vantaggio competitivo a regatare con le insegne croate, gli equipaggi spagnoli e italiani non hanno avuto alcun svantaggio. Le insegne nazionali servono solamente per il pubblico e per i media. Noi abbiamo sviluppato la strategia in un certo modo non vedendo i danesi alla partenza, durante la regata abbiamo visto la barca croata in lontananza, abbiamo considerato che fossero i croati usciti per assistere alla regata, non avremmo mai potuto immaginare che a bordo ci fosse l\u2019equipaggio danese. Il comitato di regata era a conoscenza del cambio di barca ben 15 minuti prima della partenza, perch\u00e9 non ha avvertito i rimanenti nove equipaggi? Dov\u2019\u00e8 lo spirito sportivo e olimpico?\u201d<\/p>\n<p>\u201cLa giuria ha poi sentenziato che i danesi non hanno avuto alcun vantaggio a non montare la telecamera, nelle particolari circostanze 3 kg in meno rispetto a tutta la flotta sono irrilevanti, anzi i poveri danesi hanno dovuto regatare con una barca armata per un altro equipaggio e regolata per altre condizioni. Il medesimo giudizio \u00e8 stato ribadito per quanto riguarda la quarantena, non c\u2019\u00e8 stato alcun vantaggio, le barche sono tutte uguali, l\u2019imbarcazione croata \u00e8 stata controllata e ritenuta ok nonostante abbia passato la notte fuori dalla zona, allora perch\u00e9 siamo obbligati a posizionare le nostre barche nell\u2019area di quarantena?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon finisce qui\u201d proseguono i Sibello, \u201cnel regolamento della classe 49er esiste una chiara regola che indica che in caso di rotture \u00e8 consentito sostituire solamente ed unicamente l\u2019equipaggiamento danneggiato. \u00c8 una regola fondamentale, non interpretabile e certamente non discrezionale come quelle precedentemente menzionate. Anche in questo caso la giuria ha emesso la sua interpretazione pur ammettendo la violazione, dicendo testualmente che questa regola va interpretata per le specifiche circostanze e che bisogna prendere atto dei principi generali della competizione sportiva; ma queste belle parole non sono menzionate in alcuna regola!\u201d<\/p>\n<p>\u201cAggiungono poi che i danesi non avevano tempo per sostituire il materiale danneggiato, ma l\u2019unico modo per adempiere al punto 19.7 delle istruzioni di regata era quello di sostituire in blocco l\u2019intera imbarcazione. (il punto 19.7 dice che una barca qualificata alla medal race deve fare un genuino sforzo per partecipare alla medal race stessa, ma questa regolina \u00e8 stata inserita per obbligare ad esempio equipaggi gi\u00e0 matematicamente vincitori a regatare ugualmente nel rispetto degli alti equipaggi ancora in lotta o per obbligare equipaggi fuori dai primi posti a regatare al meglio per non falsare i risultati).\u201d<\/p>\n<p>\u201cPer rispettare questo punto delle istruzioni di regata i danesi hanno infranto altre regole, nessuno ha considerato poi che la rottura del\u2019 albero non \u00e8 stata causata da terzi, bens\u00ec a causa di una loro imperizia, nonostante ci\u00f2 sono stati aiutati in tutti i modi per poter partire in tempo, usufruendo di una barca gi\u00e0 pronta nel porto quando \u00e8 espressamente vietato tenere all\u2019interno del porto Olimpico uno scafo di riserva. La giuria aggiunge: valutando il fatto che nella classe 49er le imbarcazioni sono virtualmente identiche, bisogna considerare che la competizione sia solo fra equipaggi e non fra costruttori di barche, \u00e8 stato corretto dare la possibilit\u00e0 all\u2019equipaggio che sportivamente ha dominato la regata fino a quel momento di giocarsi la medaglia in acqua e non in un aula di giuria. Hanno infine anche elogiato i croati dicendo che sono stati un esempio di spirito olimpico quando hanno deciso di prestare la barca ai colleghi danesi.\u201d<\/p>\n<p>\u201cCi domandiamo per quale motivo esistano innumerevoli regole nella vela Olimpica, quando possono essere cos\u00ec facilmente calpestate a vantaggio dello spirito olimpico. Ma questo spirito sportivo ed olimpico vale solo per i danesi? Lo stesso spirito di lealt\u00e0 sportiva sarebbe dovuto valere per tutti ed in particolar modo per i cinque equipaggi che nella finale Olimpica si giocavano le medaglie. Sarebbe meglio affidarsi solo alle regole dal momento che esistono.\u201d<\/p>\n<p>\u201cLa storia Olimpica\u201d concludono Gianfranco e Pietro Sibello, \u201c\u00e8 ricca di esempi in cui grandi imprese sportive sono state messe da parte per il rispetto delle regole. Noi italiani ricordiamo l\u2019impresa di Dorando Pietri, piccolo Italiano dal cuore grande, che durante la maratona delle Olimpiadi di Londra nel 1908 surclass\u00f2 ogni avversario ed entr\u00f2 nello stadio ormai vincitore, ma a pochi metri dall\u2019arrivo le forze lo abbandonarono e cadde al suolo. Gli ufficiali di gara lo aiutarono a rialzarsi e lui tagli\u00f2 il filo di lana, ma fu squalificato in un istante (l\u2019aiuto ricevuto non era permesso), la Regina d\u2019Inghilterra volle ringraziare il nostro atleta per le emozioni ricevute e lo premi\u00f2 personalmente con una copia della coppa che and\u00f2 al vincitore, ma non pot\u00e9 restituirgli l\u2019oro Olimpico che perse quando cadde\u2026\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alassio. \u201cRestiamo sconcertati: perch\u00e9 non affidarsi alle regole, visto che esistono?\u201d. 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