{"id":32475,"date":"2008-08-25T11:39:16","date_gmt":"2008-08-25T09:39:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/2008\/08\/25\/albissola-scoperto-bollettino-parrocchiale-sequestrato-nel-1941\/"},"modified":"2008-08-25T11:39:16","modified_gmt":"2008-08-25T09:39:16","slug":"albissola-scoperto-bollettino-parrocchiale-sequestrato-nel-1941","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2008\/08\/albissola-scoperto-bollettino-parrocchiale-sequestrato-nel-1941\/","title":{"rendered":"Albissola, scoperto bollettino parrocchiale sequestrato nel 1941"},"content":{"rendered":"<p><strong>Albissola Marina<\/strong>. La scoperta \u00e8 avvenuta per caso pochi giorni fa su una bancarella di vecchie carte a Ceva: nel gennaio del 1941 il bollettino parrocchiale di Albissola Marina, che in quegli anni era stampato dai Paolini di Alba, fu sequestrato dal prefetto di Cuneo Reimondi per la sua \u201cintenzione esageratamente pacifista\u201d. Quale la colpa dell\u2019allora parroco don Carlo Ferro? L\u2019aver invocato il dono della pace a sette mesi dall\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia. A riferire la vicenda \u00e8 l\u2019attuale parroco di Albissola don Gino Peluffo nel numero del bollettino \u201cConcordia\u201d diffuso ieri, che riporta l\u2019intera pagina \u201cincriminata\u201d.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_49\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_49\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads()).\n                                            setTargeting(\"Sezione\", [edinet_get_sezioni_dfp()]).\n                                            setTargeting(\"Sito\", [edinet_get_site_dfp()]);\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Il carteggio fra l\u2019allora prefetto di Cuneo e il Ministero dell\u2019interno bolla quindi come \u201cesageratamente pacifista\u201d lo scritto di don Carlo Ferro, che, all\u2019inizio del 1941, si limita ad auspicare \u201cquella pace, che forma l\u2019anelito del nostro cuore, per la quale affratellati nel cuore di Dio, possiamo essere vicendevolmente utili e quindi riposare tranquilli sulla mutua carit\u00e0\u201d e ad osservare che la pace \u201c\u00e8 un dono esclusivo di Dio: e gli uomini si affaticano inutilmente a procurarla, se Iddio non interviene colla sua potenza e con la sua bont\u00e0\u201d. Commenta don Peluffo: \u201cAll\u2019occhiuto censore di Cuneo questa non andava bene. Era disfattismo da perseguire e, detto, fatto, avvenne il sequestro del pericoloso giornaletto\u201d.<\/p>\n<p>Da notare, peraltro, come lo scritto di don Carlo Ferro passi rapidamente dall\u2019invocazione della pace alla reprimenda, consueta in quegli anni, della moda femminile: \u201cAbbiamo una giovent\u00f9 femminile\u201d tuonava il parroco, \u201cche con la sua moda, in cui domina il vestire corto, succinto, ridotto pi\u00f9 che all\u2019estremo, il portamento procace, la spensieratezza imbecillita, l\u2019esposizione di se stessa la pi\u00f9 sfacciata, la truccatura la pi\u00f9 falsa e ridicola, insomma tutto ci\u00f2 ch\u2019\u00e8 provocante ed eccitante al male fino al limite massimo, fa orribile contrasto colla gentilezza del suo sesso\u201d. Tranciante la conclusione: \u201cFino a tanto che da noi si camminer\u00e0 cos\u00ec malamente non sar\u00e0 facile essere ascoltati e beneficati da Dio\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Albissola Marina. La scoperta \u00e8 avvenuta per caso pochi giorni fa su una bancarella di vecchie carte a Ceva: nel gennaio del 1941 il bollettino parrocchiale di Albissola Marina, che in quegli anni era stampato dai Paolini di Alba, fu sequestrato dal prefetto di Cuneo Reimondi per la sua \u201cintenzione esageratamente pacifista\u201d. 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