{"id":315204,"date":"2016-03-24T08:12:40","date_gmt":"2016-03-24T07:12:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=315204"},"modified":"2016-03-24T08:12:40","modified_gmt":"2016-03-24T07:12:40","slug":"il-vescovo-lupi-alla-messa-crismale-contrastare-il-male-nel-mondo-con-la-nostra-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2016\/03\/il-vescovo-lupi-alla-messa-crismale-contrastare-il-male-nel-mondo-con-la-nostra-vita\/","title":{"rendered":"Il vescovo Lupi alla Messa Crismale: &#8220;Contrastare il male nel mondo con la nostra vita&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona.<\/strong> \u201cDobbiamo contrastare il male che c\u2019\u00e8 nel mondo con la nostra vita e la nostra testimonianza di cristiani\u201d. Con queste parole, quasi un appello alla responsabilit\u00e0 dei fedeli di fronte a questi gravi atti di violenza, il vescovo Vittorio Lupi ha aperto la Messa Crismale del mercoled\u00ec Santo. Il presule ha poi rivolto un pensiero alla vittime degli attentati nella capitale belga e alle giovani studentesse tragicamente scomparse nell\u2019incidente stradale in Spagna.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_759\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_759\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\">Alla celebrazione di ieri sera ha partecipato come sempre una folla molto numerosa, proveniente da tutte le comunit\u00e0 della diocesi. E da tutta la diocesi provenivano ovviamente anche i sacerdoti riuniti per celebrare assieme al vescovo Lupi questo momento importante dell\u2019anno liturgico. A sottolineare ulteriormente questo momento d\u2019unione, altre due vive testimonianze della nostra Chiesa significativamente poste ai lati del presbiterio: da una parte (presso l\u2019altare della Misericordia) il gruppo composto da cantori di varie realt\u00e0 corali delle diverse parrocchie (tre realt\u00e0 di Savona e poi Cogoleto, Celle, Finale, Gameragna, Valleggia\u2026) che, diretto da padre Piergiorgio Ladone, ha animato la liturgia; dall\u2019altra (presso l\u2019altare delle Anime), i numerosi rappresentanti delle confraternite diocesane che hanno come di consueto presenziato in cappa proprio di fronte al coro.<\/p>\n<p>Davanti a queste centinaia di fedeli \u2013 numerose persone hanno dovuto rimanere in piedi \u2013 e di fronte a tutto il clero, riunito per la rituale benedizione e consacrazione degli oli, il vescovo ha ricordato il perch\u00e9 di questo radunarsi in Duomo: \u201cSiamo qui a testimoniare l\u2019unit\u00e0 della diocesi in primo luogo attraverso l\u2019Eucarestia poi con gli olii che saranno consacrati e che saranno poi utilizzati nelle diverse parrocchie\u201d. Non casuale la presenza di numerosi cresimandi, ragazzi ai quali il vescovo ha rivolto un particolare saluto: \u201cLa cresima vi far\u00e0 cristiani adulti, stasera farete un\u2019esperienza nuova, forse la celebrazione vi sembrer\u00e0 un po\u2019 lunga, ma qui \u00e8 riunita la comunit\u00e0 di cui presto farete parte da protagonisti\u201d.<\/p>\n<p>E proprio l\u2019unit\u00e0 della comunit\u00e0 cristiana e in particolare dei presbiteri \u00e8 stata al centro dell\u2019omelia pronunciata dopo le letture dal vescovo Lupi: \u201cL\u2019unit\u00e0 \u00e8 la realt\u00e0 pi\u00f9 difficile da costruire, ed \u00e8 quella che pi\u00f9 di tutte realizza il Regno di Dio qui sulla terra, proprio per questo Ges\u00f9 la mette al primo posto nella sua preghiera per noi. Ci troviamo in un clima di famiglia e vogliamo sentirci uniti a coloro che non possono essere tra noi questa sera, ma che fanno ugualmente parte di questa grande famiglia che \u00e8 la nostra chiesa locale. Teniamo presenti in modo particolare i Presbiteri defunti di quest\u2019ultimo periodo e che, partecipando alla liturgia celeste, sono uniti a noi questa sera: monsignor Leonardo Botta, don Luigi Pampararo, don Giuseppe Rebagliati. Sono spiritualmente presenti a questa celebrazione anche i Presbiteri ammalati e impossibilitati a partecipare: don Osvaldo Dettoni, don Ernesto Bottero, don Antonio Giusto, don Antonio Elena e il sacerdote missionario a Cuba don Michele Farina\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa Messa crismale ci ricorda la natura sacerdotale dell\u2019intero popolo di Dio, le letture di questa sera ci aiutano a comprendere bene questa realt\u00e0 di un\u2019assemblea regale, un popolo sacerdotale, gente santa, stirpe benedetta dal Signore; in esse vengono contemplate due grandezze: da una parte quella del profeta, dell\u2019inviato, dell\u2019evangelizzatore, che, nel brano evangelico \u00e8 Cristo, che annuncia efficacemente la liberazione; dall\u2019altra, il popolo degli oppressi che vengono chiamati a libert\u00e0 \u2013 ha proseguito ancora monsignor Lupi \u2013 questa chiamata, come ha affermato ripetutamente il Concilio Vaticano II, non ci tocca solo isolatamente, ma fa di noi un corpo sacerdotale che nelle singole chiese locali assume la forma del presbiterio attorno al vescovo. A queste affermazioni fa eco una frase dell\u2019enciclica Presbiterorum Ordinis che recita: \u201cnessun presbitero \u00e8 in condizione di realizzare a fondo la propria missione, senza unire le proprie forze a quelle degli altri presbiteri, sotto la guida di coloro che governano la Chiesa\u201d. Direi che l\u2019unit\u00e0 tra i presbiteri \u00e8 fondamentale per l\u2019unit\u00e0 della chiesa. I pastori, che sono chiamati dal Signore per promuovere l\u2019unit\u00e0 dei carismi presenti nella chiesa, possono farlo solo se hanno sperimentato, vissuto, sofferto l\u2019impegno per l\u2019unit\u00e0 all\u2019interno del presbiterio. Solo in quel modo avranno la capacit\u00e0, la forza, l\u2019esperienza per favorire l\u2019unit\u00e0 nella loro comunit\u00e0 e nella chiesa. L\u2019unit\u00e0 della Chiesa locale si forma anzitutto nell\u2019Eucaristia, e particolarmente in questa Eucaristia celebrata dal presbiterio col suo vescovo e i fedeli, in comunione con tutta la Chiesa e tradotta in un atteggiamento di carit\u00e0 pastorale che esprima l\u2019ansia che viene dallo Spirito di mettersi corpo e anima a disposizione dei fratelli. Questa carit\u00e0 pastorale \u00e8 impegno di tutto il popolo di Dio, tutti sono chiamati ad essere responsabili della missione che Ges\u00f9 ha lasciato alla chiesa, ma per noi presbiteri assume una caratteristica particolare. Amare per noi sacerdoti vuol dire amare nella realt\u00e0 del nostro essere preti, cio\u00e8 con quella caratteristica propria del nostro ministero che \u00e8 la forma tipica di amare con il fine di dare ai fratelli il dono pi\u00f9 grande, che non \u00e8 la salute, non \u00e8 il benessere fisico, o economico, non la realizzazione professionale, o il successo, o altre realt\u00e0 umane, ma dare la vicinanza, la vita, il perdono, la gioia del Signore, dare loro il Regno; con la parola e con i sacramenti far s\u00ec che il Signore entri nella vita di ognuno\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa carit\u00e0 pastorale non \u00e8 qualcosa che s\u2019improvvisa nella vita del presbitero o una conquista che si raggiunge una volta per sempre \u2013 ha rimarcato il Vescovo esortando poi i sacerdoti a mantenere saldi i principi della propria missione pastorale \u2013 noi presbiteri siamo, ovviamente, immersi nella societ\u00e0, nella cultura del nostro tempo, e siamo facilmente esposti ad assorbire la mentalit\u00e0 corrente e alla tentazione di pensare il nostro sacerdozio e vivere il ministero e la nostra vita in maniera funzionale. Una vita intesa secondo i parametri dell\u2019efficientismo, un\u2019esistenza stressata dai vari impegni, la tentazione di dare importanza all\u2019esteriorit\u00e0, al successo, intanto ci\u00f2 che conta, \u00e8 quello che appare, quello che fa notizia, quello che si vede e l\u2019essere visti\u201d. \u201cLa carit\u00e0 pastorale si esprime attraverso l\u2019obbedienza quotidiana a quello che il Signore ci prospetta ogni giorno. Amare \u00e8 sapersi adattare a tutte le situazioni in cui veniamo a trovarci: il brutto tempo, il ragazzo che ti fa perdere la pazienza, la persona che viene a disturbarti mentre lavori, perch\u00e9 ha bisogno di essere ascoltata, oppure anche il non essere capito, ascoltato \u2026 dalle persone che ti stanno attorno, o anche dai superiori \u2013 ha rimarcato il presule \u2013 la carit\u00e0 pastorale \u00e8 quindi un amore che si vive nel proprio ministero quotidiano e conduce non dove vogliamo noi, ma dove siamo mandati\u201d. Infine un appello per nuove vocazioni: \u201cAbbiamo bisogno di sacerdoti santi per le nostre comunit\u00e0\u2026 mi rivolgo ai giovani tra i quali sicuramente qualcuno \u00e8 chiamato ad offrire la propria vita al Signore per una causa che non \u00e8 umana, ma divina, una causa per la quale il Signore ha promesso il centuplo in questa vita e la vita eterna. E il Signore mantiene le sue promesse\u201d.<\/p>\n<blockquote><p>TESTO INTERGRALE DELL\u2019OMELIA<\/p>\n<p>La nostra Chiesa locale, in sintonia con tutte le altre chiese locali nel mondo si ritrova questa sera, come ogni anno, per celebrare quell\u2019unit\u00e0 che Ges\u00f9 ha fortemente voluta sempre, ma in particolare in quell\u2019ultima sera in cui sapeva di dover lasciare i suoi discepoli.<br>\nLi aveva scelti Lui stesso e li amava di un amore tenerissimo; nel momento in cui deve lasciarli offre la sua preghiera al Padre affinch\u00e9 possano essere sempre in unit\u00e0 con Lui e col Padre, ma anche tra di loro. L\u2019unit\u00e0 che regna all\u2019interno della vita trinitaria deve essere il modello su cui viene fondata la vita della Chiesa e gli apostoli sono i primi che devono realizzarla. Anche noi tutti, sacerdoti e fedeli, siamo stati scelti da Lui, lo stesso amore che aveva per i discepoli Ges\u00f9 lo ha per noi, chiamati per portare al mondo il suo messaggio. Anche per noi Egli dona la sua vita, anche per noi rivolge la sua preghiera al Padre affinch\u00e9 siamo uniti in Lui, col Padre, nello Spirito, e tra di noi: un\u2019unit\u00e0 da portare al mondo, cui poterci offrire come modello, con molta umilt\u00e0, ma con l\u2019impegno a testimoniare con i fatti il nostro amore e il nostro essere uniti.<br>\nL\u2019unit\u00e0 \u00e8 la realt\u00e0 pi\u00f9 difficile da costruire, ed \u00e8 quella che pi\u00f9 di tutte realizza il Regno di Dio qui sulla terra, proprio per questo Ges\u00f9 la mette al primo posto nella sua preghiera per noi. Ci troviamo in un clima di famiglia e vogliamo sentirci uniti a coloro che non possono essere tra noi questa sera, ma che fanno ugualmente parte di questa grande famiglia che \u00e8 la nostra chiesa locale. Teniamo presenti in modo particolare i Presbiteri defunti di quest\u2019ultimo periodo e che, partecipando alla liturgia celeste, sono uniti a noi questa sera: Monsignor Leonardo Botta, Don Luigi Pampararo, Don Giuseppe Rebagliati. Sono spiritualmente presenti a questa celebrazione anche i Presbiteri ammalati e impossibilitati a partecipare: Don Osvaldo Dettoni, don Ernesto Bottero e don Antonio Giusto, don Antonio Elena e il sacerdote missionario a Cuba: Don Michele Farina.<br>\nLa Messa crismale ci ricorda la natura sacerdotale dell\u2019intero popolo di Dio, le letture di questa sera ci aiutano a comprendere bene questa realt\u00e0 di un\u2019assemblea regale, un popolo sacerdotale, gente santa, stirpe benedetta dal Signore; in esse vengono contemplate due grandezze: da una parte quella del profeta, dell\u2019inviato, dell\u2019evangelizzatore, che, nel brano evangelico \u00e8 Cristo, che annuncia efficacemente la liberazione; dall\u2019altra, il popolo degli oppressi che vengono chiamati a libert\u00e0 e fatti, come dice Isaia, sacerdoti del Signore, ministri del nostro Dio, sacerdoti per il Dio e Padre di Cristo Ges\u00f9. \u00c8 questa stirpe eletta, questo popolo di sacerdoti, questa nazione santa che va anzitutto collocata al centro della nostra attenzione, se vogliamo situare in maniera corretta \u201cil presbiterio\u201d in questa celebrazione che ha una accentuazione particolare per coloro che sono stati chiamati a donare la vita \u201cper stare con Lui e per essere inviati\u201d. Per loro infatti \u00e8 contemplato in questa celebrazione il rinnovo delle promesse sacerdotali.<br>\nSe, come dice San Paolo \u00e8 Lui, il Cristo che ha donato apostoli ed evangelisti, profeti e pastori, lo ha fatto non per creare un corpo a s\u00e9 stante di privilegiati, ma per costituire il ministero di coloro che, uniti dallo Spirito Santo e posti a reggere quella Chiesa che Dio acquist\u00f2 a prezzo del sangue del suo Figlio, costituiscono il corpo dei successori degli apostoli e dei pastori che si pongono in stato di servizio per la crescita del popolo di Dio.<br>\nLa Parola di Dio, come sempre, ci offre luce e guida per la nostra vita.<br>\nDove ci collochiamo, dunque nel quadro richiamato dalle tre letture, che presenta da un lato la generazione degli inviati, dall\u2019altro la generazione dei poveri, degli oppressi, dei salvati? Anzitutto ci sentiamo dalla parte del popolo salvato e redento, che canta le meraviglie di colui che ci ha liberato dai nostri peccati con il suo sangue, ma allo stesso tempo ci sentiamo, per una grazia immeritata, coinvolti nell\u2019azione del sommo sacerdote della Nuova Alleanza, chiamati a condividere, in forza dell\u2019imposizione delle mani, la sua missione di liberare gli uomini dalla schiavit\u00f9 del peccato. Ora questa chiamata, come ha affermato ripetutamente il Concilio Vaticano II, non ci tocca solo isolatamente, ma fa di noi un corpo sacerdotale che nelle singole chiese locali assume la forma del presbiterio attorno al vescovo. A queste affermazioni fa eco una frase dell\u2019enciclica Presbiterorum Ordinis che recita: \u201cnessun presbitero \u00e8 in condizione di realizzare a fondo la propria missione, senza unire le proprie forze a quelle degli altri presbiteri, sotto la guida di coloro che governano la Chiesa\u201d. Direi che l\u2019unit\u00e0 tra i presbiteri \u00e8 fondamentale per l\u2019unit\u00e0 della chiesa. I pastori, che sono chiamati dal Signore per promuovere l\u2019unit\u00e0 dei carismi presenti nella chiesa, possono farlo solo se hanno sperimentato, vissuto, sofferto l\u2019impegno per l\u2019unit\u00e0 all\u2019interno del presbiterio. Solo in quel modo avranno la capacit\u00e0, la forza, l\u2019esperienza per favorire l\u2019unit\u00e0 nella loro comunit\u00e0 e nella chiesa.<br>\nL\u2019unit\u00e0 della Chiesa locale si forma anzitutto nell\u2019Eucaristia, e particolarmente in questa Eucaristia celebrata dal presbiterio col suo vescovo e i fedeli, in comunione con tutta la Chiesa e tradotta in un atteggiamento di carit\u00e0 pastorale che esprima l\u2019ansia che viene dallo Spirito di mettersi corpo e anima a disposizione dei fratelli. Questa carit\u00e0 pastorale \u00e8 impegno di tutto il popolo di Dio, tutti sono chiamati ad essere responsabili della missione che Ges\u00f9 ha lasciato alla chiesa, ma per noi presbiteri assume una caratteristica particolare.<br>\nAmare per noi sacerdoti vuol dire amare nella realt\u00e0 del nostro essere preti, cio\u00e8 con quella caratteristica propria del nostro ministero che \u00e8 la forma tipica di amare con il fine di dare ai fratelli il dono pi\u00f9 grande, che non \u00e8 la salute, non \u00e8 il benessere fisico, o economico, non la realizzazione professionale, o il successo, o altre realt\u00e0 umane, ma dare la vicinanza, la vita, il perdono, la gioia del Signore, dare loro il Regno; con la parola e con i sacramenti far s\u00ec che il Signore entri nella vita di ognuno. La carit\u00e0 pastorale \u00e8 una forma specifica d\u2019amore, se preferite un modo particolare d\u2019amare che nel sacerdote ordinato assume una caratteristica particolare. Si tratta di un dono di s\u00e9 che si radica, nella realt\u00e0 sacramentale in cui il presbitero viene costituito nel momento dell\u2019ordinazione. Quindi ogni gesto, ogni parola del presbitero devono essere segnati da questa carit\u00e0 pastorale, in modo tale che egli giunga al dono totale di s\u00e9, andando oltre la dedizione di quanti anche con grande generosit\u00e0 s\u2019impegnano nella loro attivit\u00e0 lavorativa o nella professione. Mi pare che la \u201ccarit\u00e0 pastorale sia ben definita nella prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi: \u00ab\u2026 come Dio ci ha trovati degni di affidarci il vangelo, cos\u00ec lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori \u2026 siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. Cos\u00ec affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perch\u00e9 ci siete diventati cari\u00bb (1 Tess. 2, 4-8).<br>\nNon si pu\u00f2 evangelizzare con il cuore attaccato a tante altre cose. Usare molto la parola \u00abevangelizzazione\u00bb non significa che in realt\u00e0 si evangelizzi. Il cuore dell\u2019apostolo comunica il vangelo quando lo ha vissuto con intensit\u00e0. E\u2019 un modo per vivere la nostra castit\u00e0, che non consiste solo nel non avere moglie o nel non fare uso della genitalit\u00e0, ma significa avere un cuore grande come quello di Cristo, nel quale ogni persona trova posto; un cuore che ama le persone.<br>\nLa carit\u00e0 pastorale non \u00e8 qualcosa che s\u2019improvvisa nella vita del presbitero o una conquista che si raggiunge una volta per sempre; piuttosto \u00e8 qualcosa che inerendo allo stato sacerdotale \u00e8 destinata a non venir meno neanche quando, per motivi di salute o et\u00e0, si viene sollevati \u2013 per il bene proprio e della comunit\u00e0 a cui fino ad allora si \u00e8 servito \u2013 da determinati incarichi pastorali; potr\u00e0 mutare il modo d\u2019esercitarla, ma non la sostanza. Noi presbiteri siamo, ovviamente, immersi nella societ\u00e0, nella cultura del nostro tempo, e siamo facilmente esposti ad assorbire la mentalit\u00e0 corrente e alla tentazione di pensare il nostro sacerdozio e vivere il ministero e la nostra vita in maniera funzionale.<br>\nUna vita intesa secondo i parametri dell\u2019efficientismo, un\u2019esistenza stressata dai vari impegni, la tentazione di dare importanza all\u2019esteriorit\u00e0, al successo, intanto ci\u00f2 che conta, \u00e8 quello che appare, quello che fa notizia, quello che si vede e l\u2019essere visti.<br>\nIl \u201cDirettorio per il ministero e la vita dei presbiteri\u201d al n. 44, a questo proposito dice: \u00abLa carit\u00e0 pastorale corre, oggi soprattutto, il pericolo d\u2019essere svuotata del suo significato dal cosiddetto funzionalismo. Non \u00e8 raro, infatti, percepire, anche in alcuni sacerdoti, l\u2019influsso di una mentalit\u00e0 che tende erroneamente a ridurre il sacerdozio ministeriale ai soli aspetti funzionali. \u2018Fare\u2019 il prete, svolgere singoli servizi e garantire alcune prestazioni d\u2019opera sarebbe il tutto dell\u2019esistenza sacerdotale. Tale concezione riduttiva dell\u2019identit\u00e0 e del ministero sacerdotale, rischia di spingere la vita di questi verso un vuoto, che viene spesso riempito da forme di vita non consone al proprio ministero. Il sacerdote che sa d\u2019essere ministro di Cristo e della sua Sposa, la Chiesa, trover\u00e0 nella preghiera, nello studio e nella lettura spirituale la forza necessaria per vincere anche questo pericolo\u00bb.<br>\nUn padre, una madre amano il figlio in forza della loro paternit\u00e0 e maternit\u00e0, in quanto appunto sono padre e madre e perch\u00e9 quel bambino \u00e8 loro figlio; essi lo amano non perch\u00e9 egli si merita il loro amore e se anche il figlio si meritasse il loro amore, il padre e la madre lo amerebbero a prescindere da questo suo merito e dalle sue doti. Io lo amo \u2013 sarebbe la risposta di quel pap\u00e0 e di quella mamma \u2013 perch\u00e9 sono suo padre, perch\u00e9 sono sua madre; lo amo perch\u00e9 \u00e8 mio figlio; anzi pi\u00f9 un figlio \u00e8 fragile e in difficolt\u00e0 pi\u00f9 i genitori, proprio per questa fragilit\u00e0 o per le sue difficolt\u00e0, lo amano di pi\u00f9. Ugualmente, il modo d\u2019amare, di servire, di pazientare, di perdonare del prete sar\u00e0 molto simile all\u2019amore di un padre, di una madre, e inoltre, non potr\u00e0 mai prescindere dal fatto di essere presbiteri, ossia chiamati a servire i fratelli, rendendo loro presente attraverso parole e gesti di Cristo e della Chiesa, il Signore Ges\u00f9.<br>\nRisaliamo all\u2019inizio del ministero ordinato, ossia a quando Ges\u00f9 trasmette il suo servizio \u2013 potere alla Chiesa nel conferimento del primato a Pietro sulle rive del lago di Tiberiade. Per ben tre volte Ges\u00f9 si rivolge a Pietro e condiziona il conferimento di pascere le pecore alla risposta di Pietro che per tre volte risponde alla domanda di Ges\u00f9: s\u00ec, Signore ti amo. Cos\u00ec, alla fine, \u00e8 proprio l\u2019amore che dice la genuina appartenenza al ministero del Signore, il buon pastore, cio\u00e8 alla persona di Ges\u00f9 capo, al quale serviamo \u201crendendolo presente\u201d \u2013 questo \u00e8 lo specifico sacerdotale; cos\u00ec, alla fine, \u00e8 ancora l\u2019amore a dire la nostra appartenenza alle persone alle quali siamo stati mandati.<br>\nIl vangelo di Giovanni delinea le caratteristiche del buon pastore e quelle del mercenario. Le pecore ascoltano la voce del buon Pastore che le guida una a una e le conduce; il buon pastore, poi, offre la vita per le sue pecore. Amare senza cercare di piacere, \u00e8 lo stile del Buon Pastore. Il pastore si avvicina meglio alle situazioni degli uomini quando non cerca di piacere, ma di fare il loro vero bene. La carit\u00e0 pastorale si esprime attraverso l\u2019obbedienza quotidiana a quello che il Signore ci prospetta ogni giorno. Amare \u00e8 sapersi adattare a tutte le situazioni in cui veniamo a trovarci: il brutto tempo, il ragazzo che ti fa perdere la pazienza, la persona che viene a disturbarti mentre lavori, perch\u00e9 ha bisogno di essere ascoltata, oppure anche il non essere capito, ascoltato \u2026 dalle persone che ti stanno attorno, o anche dai superiori.<br>\nLa carit\u00e0 pastorale \u00e8 quindi un amore che si vive nel proprio ministero quotidiano e conduce non dove vogliamo noi, ma dove siamo mandati.<br>\nIl presbitero, al momento dell\u2019ordinazione sacerdotale, s\u2019impegna liberamente a questo tipo di amore. Il nostro modo d\u2019amare, da quando siamo diventati preti non pu\u00f2 prescindere, non pu\u00f2 non modellarsi o misurarsi sulla carit\u00e0 pastorale.<br>\nPer richiamarci a questo tipo di amore proprio nel giorno in cui la Chiesa consacra il Sacro Crisma con cui ogni sacerdote \u00e8 stato consacrato, gli chiede di rinnovare le promesse fatte il giorno dell\u2019ordinazione.<br>\nA loro mi rivolgo con rinnovato affetto, grato per la quotidiana dedizione al loro ministero. Tutti quanti sentiamo il bisogno di essere sempre pi\u00f9 fedeli, e di rinnovare quelle promesse che un giorno, il giorno della nostra Ordinazione presbiterale, con il grande entusiasmo della giovinezza abbiamo fatto al Signore nelle mani del Vescovo.<br>\nOggi, siamo chiamati a rinnovare queste stesse promesse nella accresciuta consapevolezza di essere vasi di creta, consapevolezza dovuta all\u2019esercizio costante e a volte faticoso del nostro ministero, che ci fa costatare quotidianamente la grandezza di quello che celebriamo e la pochezza di quello che siamo. Il Sacerdote \u00e8 l\u2019uomo per il popolo di Dio: la gente ha bisogno di Dio e quando avverte nel prete non solo l\u2019uomo esperto di umanit\u00e0, capace di ascolto, cordiale, prudente, ma soprattutto l\u2019uomo che ha dimestichezza con Dio, l\u2019uomo che si lascia pervadere dalla sua presenza, l\u2019uomo di preghiera, allora gli offre una fiducia illimitata, gli affida la propria vita e lo fa perch\u00e9 sa che l\u00ec, accanto a lui, in lui, c\u2019\u00e8 Cristo stesso.<br>\nAbbiamo bisogno di sacerdoti santi per le nostre comunit\u00e0, abbiamo bisogno di chiederli insistentemente al Signore, chiediamo la santit\u00e0 per i sacerdoti che il Signore ci ha donato e chiediamo la grazia di sante vocazioni per il futuro della Chiesa.<br>\nMi rivolgo ai giovani tra i quali sicuramente qualcuno \u00e8 chiamato ad offrire la propria vita al Signore per una causa che non \u00e8 umana, ma divina, una causa per la quale il Signore ha promesso il centuplo in questa vita e la vita eterna. E il Signore mantiene le sue promesse.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;omelia del Mercoled\u00ec Santo: ecco il testo integrale<\/p>\n","protected":false},"author":10593,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[],"class_list":["post-315204","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/315204","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/10593"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=315204"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/315204\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=315204"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=315204"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=315204"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}