{"id":314379,"date":"2016-03-13T16:10:03","date_gmt":"2016-03-13T15:10:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=314379"},"modified":"2016-03-13T16:10:03","modified_gmt":"2016-03-13T15:10:03","slug":"gialli-savonesi-lomicidio-di-amanda-desiglioli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2016\/03\/gialli-savonesi-lomicidio-di-amanda-desiglioli\/","title":{"rendered":"&#8220;Gialli savonesi&#8221;, l&#8217;omicidio di Amanda Desiglioli"},"content":{"rendered":"<p><strong>Savona.<\/strong> Prosegue il viaggio negli \u201comicidi savonesi\u201d, le storie che hanno insanguinato la provincia di Savona dall\u2019inizio del \u2018900. Questa volta Roberto Nicolick racconta l\u2019omicidio di Amanda Desiglioli, 18enne uccisa a Savona da un colpo di pistola alla testa il 12 maggio 1945, subito dopo la liberazione.<\/p>\n<div class=\"injected_element injected_element_1 inread_video_ad\"><div class=\"ads-container\">\n                        <div class=\"adunit\" data-name=\"PN-VIDEOINARTICLE-01\" id=\"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_92\" style=\"\">\n                                                    <script>\n                                (function() {\n                                    const slotElementId = \"div-gpt-ad-PN-VIDEOINARTICLE-01_92\";\n                                    const slotElement = document.getElementById(slotElementId);\n\n                                    if (!slotElement || slotElement.offsetParent === null) {\n                                        if (slotElement) {\n                                            slotElement.remove();\n                                        }\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    if (typeof googletag !== \"object\" || !googletag.cmd) {\n                                        return;\n                                    }\n\n                                    googletag.cmd.push(function() {\n                                        const slot = googletag.defineSlot(`\/${dfp_account_id}\/PN-VIDEOINARTICLE-01`, [320,180], slotElementId).\n                                            defineSizeMapping(googletag.sizeMapping().addSize([990, 0], [[600,337]]).addSize([0,0], [[320,180]]). build()).\n                                            addService(googletag.pubads());\n                                        slot.setConfig({\n                                            targeting: {\n                                                Sezione: [edinet_get_sezioni_dfp()],\n                                                Sito: [edinet_get_site_dfp()]\n                                            }\n                                        });\n                                        GPT_Slots[GPT_Slots.length] = slot;\n                                    });\n                                })();\n                            <\/script>\n                                            <\/div>\n                <\/div><\/div><p data-insertion=\"1\" data-new=\"1\" data-parent-tag-name=\"body\"><em>Una giovanissima ragazza, molto bella ed avvenente, alta e snella, capelli neri corvini, occhi marroni molto espressivi e profondi, muore assassinata nelle vie di Savona, durante la notte del 12 maggio 1945, a liberazione avvenuta. La giovane donna a nome Amalia Desiglioli ha da poco compiuti i 18 anni ed \u00e8 piena di speranze per il futuro che vorrebbe poter migliorare, fra i suoi obiettivi c\u2019\u00e8 fare l\u2019attrice entrando nel mondo dello spettacolo per sfuggire alle tristezze dell\u2019immediato dopo guerra con le sue stragi e con la sua cupezza.<\/em><\/p>\n<p><em>Nata a il 24 aprile 1927, abita in un quartiere antico di Savona, Villapiana, con la famiglia in cui \u00e8 perfettamente integrata, viene assassinata con un colpo di pistola alla testa, poco dopo la mezzanotte, mentre tutti dormono o se sono svegli si guardano bene dal farsi gli affari degli altri .<\/em><\/p>\n<p><em>Il 12 maggio 1945, a notte inoltrata, tre persone in uniforme da partigiani, si presentano presso l\u2019abitazione dove bussano alla porta con fare autoritario, dichiarando di essere inviati dal Prefetto della Liberazione che all\u2019epoca era un capo partigiano, persona peraltro conosciuta dalla ragazza e dalla sua famiglia. La giovane Amalia, fiduciosa, nonostante i tempi oscuri, scende in strada con i tre uomini e viene ritrovata, dopo una mezzora, morta ammazzata in una via poco lontano dalla casa dove \u00e8 uscita con fiducia nelle persone che sono venute a rilevarla, salita Aquileia, con una chiazza di sangue che si allarga sotto il capo, qualcuno le ha sparato un solo colpo e preciso alla nuca. Ovviamente i suoi assassini non saranno mai identificati e un opportuno documento stilato il 25 di maggio 1945, dal Comitato di Liberazione collegato alla Questura di polizia ausiliaria partigiana, la definir\u00e0 come una appartenente alle famigerate Brigate Nere. Quindi nei confronti di una \u201cfascista\u201d tutto \u00e8 permesso, anche ucciderla senza essere puniti.<\/em><\/p>\n<p><em>Questi i dati oggettivi di un\u2019altra ennesima omicidio: Amalia lavorava come impiegata nell\u2019ufficio addetto alla sistemazione degli sfollati e ai danneggiati dei bombardamenti alleati, presso l\u2019attuale prefettura, che negli anni della seconda guerra mondiale era la sede del Fascio e della Federazione Provinciale Fascista Repubblicana. Amalia abitava con la famiglia, madre, padre, un fratellino tredicenne Angelo, una sorella Margherita e un fratello pi\u00f9 grande Alessandro militare nella Marina Militare.<\/em><\/p>\n<p><em>La famiglia di Amalia era di modestissime condizioni economiche e come tutti in quel periodo doveva fare i conti con pochi generi alimentari. Molti savonesi, per arricchire la misera dieta, si recavano presso la zona dell\u2019angiporto, dove accanto ad un insediamento industriale, potevano usare dei contenitori di metallo, in cui veniva versata dell\u2019acqua di mare. Il fondo di queste latte veniva scaldato con del fuoco di legna e l\u2019acqua di mare evaporando lasciava sul fondo del sale. Era un metodo semplice ed alla portata di tutti per produrre sale, da poter scambiare con altri generi alimentari.<\/em><\/p>\n<p><em>Amalia e una sua collega ed amica, Anna, in quella occasione decidono di recarsi con mezzi di fortuna nell\u2019entroterra collinare e scambiare il sale con uova o farina ed arricchire i pasti delle rispettive famiglie. Ma le cose vanno male, le due ragazze vengono fermate dalla Polizia annonaria, perquisite e viene rinvenuto il sale. Le due poverette sono accusate di \u201cborsa nera\u201d, reato molto grave all\u2019epoca. Come immediato provvedimento vengono licenziate e lasciate a casa dal lavoro di impiegate. Lavoro che permetteva loro di vivere.<\/em><\/p>\n<p><em>Arriva l\u2019aprile 1945 e si comincia a respirare aria di caduta per la Repubblica Sociale Italiana. Le due ragazze, il 24 aprile 1945 alla vigilia della grande fuga dei fascisti e delle loro famiglie verso il nord, accompagnate dai genitori e dal fratellino si recano in Prefettura \u2013 Casa del Fascio, dove lavoravano, per reclamare gli ultimi stipendi e la liquidazione, cosa che viene loro accordata.<\/em><\/p>\n<p><em>Il fratellino di Amalia osserva incuriosito la confusione all\u2019interno della casa del fascio, vede la smobilitazione degli uffici, i documenti bruciati all\u2019interno di un bidone nel cortile, vede anche alcuni militi in camicia nera, irriducibili, che scrivono sui muri la fatidica parola: \u201cRITORNEREMO\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>Purtroppo in quel clima di paura e arrabbiatura per le cose che precipitano, le due ragazze vengono costrette a unirsi alla colonna in fuga dei repubblichini, che va in direzione di Valenza Po dove \u00e8 previsto l\u2019attraversamento del grande fiume per raggiungere la Valtellina, nonostante le giovani, non abbiano posizioni di responsabilit\u00e0 all\u2019interno del Regime in disfacimento. I genitori della Amalia quindi assistono impotenti alla partenza obbligata delle ragazze e rassegnati tornano con i soldi degli stipendi a casa, nella speranza di rivederle prima o poi.<\/em><\/p>\n<p><em>La fuga dalla citt\u00e0, dura poco, la colonna repubblicana in fuga viene fermata a Valenza Po, i componenti arrestati ed internati nel carcere di Alessandria e le due ragazze, dopo un interrogatorio del Comitato di liberazione nazionale, rilasciate dai partigiani, libere di tornare a Savona visto che nulla era emerso a loro carico ed infatti fanno ritorno presso le rispettive famiglie.<\/em><\/p>\n<p><em>Accade, tuttavia, un fatto particolare qualche mese prima del 25 aprile 1945, che forse potrebbe essere la chiave di lettura della morte della povera ragazza: il fratellino della Amalia, trova per strada una borsa piena di tabacco, nel cui interno, \u00e8 nascosto un lasciapassare rilasciato dalle formazioni partigiane per un trasportatore di Savona. Il ragazzino porta a casa la borsa e mostra ad Amalia ed alla sua amica il lasciapassare. L\u2019amica di Amalia affermando di conoscere l\u2019intestatario del lasciapassare, si offre di andare a restituire il documento personalmente. Qualcuno, pare una donna, si reca dall\u2019intestatario del salvacondotto, e forse tenta un ricatto , minacciando di rivelare i suoi contatti con i partigiani. A fronte del ricatto il personaggio paga , affermer\u00e0 in seguito ai partigiani di aver versato una somma ad una donna che comunque non \u00e8 la Amalia e neppure la sua amica. Si innesca una dinamica perversa che porter\u00e0 a conseguenze terribili per la povera Amalia.<\/em><\/p>\n<p><em>La notte del 12 maggio 1945, passata da circa mezzora la mezzanotte, tre persone che indossano l\u2019uniforme dei partigiani, con al braccio un nastrino tricolore, si presentano presso la casa della Amalia e le chiedono di seguirli, motivando il fatto che il prefetto voleva conferire urgentemente con lei. Sia la Amalia che i suoi famigliari erano conoscenti del personaggio citato dai tre figuri, il cosiddetto prefetto della Liberazione, e quindi si fidano. La ragazza esce e firma cos\u00ec la sua condanna a morte.<\/em><\/p>\n<p><em>I quattro si avviano verso il centro, la ragazza \u00e8 serena, una signora residente sentir\u00e0 delle risate e si affaccer\u00e0 alla finestra incuriosita, vedr\u00e0 una donna in compagnia di due uomini e un terzo che si attarda per legarsi il laccio di una scarpa. Quello \u00e8 il trucco scelto dal boia per potersi collocare alle spalle della ragazza e colpirla alla nuca. Un solo sparo, nel silenzio della notte e la ragazza cade , assolutamente inconsapevole di quello che \u00e8 successo. Verr\u00e0 ritrovata, con il sorriso stampato sul viso, dopo poco, dalla madre in ansia, scesa a cercarla. Il corpo verr\u00e0 trasportato al cimitero di Zinola e seppellito. Le indagini, solo formali e inconcludenti della Questura di Savona, all\u2019epoca gestita dal comitato di liberazione non porteranno a un bel nulla.<\/em><\/p>\n<p><em>Una povera anima innocente \u00e8 stata assassinata per nulla e con le solite motivazioni assurde e dettate dalle barbarie. Dopo qualche anno la salma di Amalia viene esumata e traslata nel Sacrario dei caduti militari anche se lei non aveva mai indossato l\u2019uniforme. Un dolore in pi\u00f9 per il fratello che appena uscito dalla adolescenza decise di abbracciare la causa del P.C.I., e a tutt\u2019oggi non riesce a spiegarsi il movente dell\u2019uccisione della povera sorella, bella, intelligente, simpatica, un ragazza talmente bella da poter fare l\u2019attrice e che a questo scopo invi\u00f2 delle sue foto ad una rivista che si occupava di casting. La redazione artistica dopo aver visionato le foto della Amalia, la cerc\u00f2 per farle fare dei provini, ma era troppo tardi: Amalia era stata assassinata.<\/em><\/p>\n<p><em>Roberto Nicolick<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Savona. Prosegue il viaggio negli \u201comicidi savonesi\u201d, le storie che hanno insanguinato la provincia di Savona dall\u2019inizio del \u2018900. Questa volta Roberto Nicolick racconta l\u2019omicidio di Amanda Desiglioli, 18enne uccisa a Savona da un colpo di pistola alla testa il 12 maggio 1945, subito dopo la liberazione. 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