{"id":313481,"date":"2016-02-29T16:35:49","date_gmt":"2016-02-29T15:35:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ivg.it\/?p=313481"},"modified":"2016-02-29T16:35:49","modified_gmt":"2016-02-29T15:35:49","slug":"sepolture-anomale-e-nuove-datazioni-le-ultime-dallo-scalo-di-san-calocero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.ivg.it\/2016\/02\/sepolture-anomale-e-nuove-datazioni-le-ultime-dallo-scalo-di-san-calocero\/","title":{"rendered":"Sepolture anomale e nuove datazioni: le ultime dallo scalo di San Calocero"},"content":{"rendered":"<p><strong>Albenga<\/strong>. Ancora una volta il sito di San Calocero, nuovamente al centro della ricerca dal 2014 da parte del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, non cessa di stupire e di fornire dati significativi per la ricostruzione di periodi storici poco battuti anche dall&#8217;archeologia. <\/p>\n<p>A spiegarlo \u00e8 il professor Pergola, direttore scientifico degli scavi: \u201cDopo la prima sepoltura anomala, la probabile adolescente rinvenuta prona di fronte alla facciata della chiesa, anche lo scorso anno abbiamo posto in luce una seconda sepoltura inquietante: si trattava ancora una volta di una giovane donna che \u00e8 stata gettata alla base di una grossa fossa di scarico, aperta al centro della navata principale e successivamente coperta da una grande quantit\u00e0 di pesante pietrame. Oltre alla dinamica di sepoltura particolare, tutto lo scheletro presentava i chiari segni di una combustione. Di fronte a questo secondo caso anomalo, oltre ad un ricontrollo di tutta la stratigrafia archeologica da parte della mia \u00e9quipe coordinata da Stefano Roascio e da Elena Dell\u00f9, per gli aspetti antropologici, abbiamo deciso di sottoporre i resti scheletrici a datazione al Carbonio 14 da parte di uno dei laboratori pi\u00f9 specializzati al mondo: il Beta Analytic di Miami (USA). <\/p>\n<p>\u201cCon l&#8217;occasione abbiamo ricontrollato anche la cronologia della sepoltura prona del 2014. Se per quest&#8217;ultima la datazione attorno alla met\u00e0 del XV secolo viene pienamente confermata, la notizia eclatante \u00e8 che la giovane morta bruciata avrebbe una cronologia compresa tra la fine del Cinquecento e la met\u00e0 del Seicento, cio\u00e8 in un periodo in cui ormai il convento di San Calocero era stato abbandonato e traslato in citt\u00e0, nel sito in cui poi sorse l&#8217;ospedale vecchio di Albenga, un fatto decisamente strano, anche se gli spazi consacrati, come le chiese, anche dopo il loro spostamento non perdono una certa sacralit\u00e0&#8221; precisa il professor Pergola.<\/p>\n<p>\u201cIl 2 maggio del 1593, con una grande e solenne processione pubblica guidata dal vescovo Luca Fieschi e dal capitolo al completo, le reliquie del San Calocero vennero traslate dalla vecchia sede sul Monte al nuovo convento urbano, che visse fino alle soppressioni napoleoniche &#8211; spiega il direttore dello scavo Stefano Roascio -. Pertanto la probabile giovane ragazza bruciata venne sepolta, per le modalit\u00e0 di deposizione oserei dire quasi nascosta, in una chiesa ormai sconsacrata ed abbandonata. Sappiamo troppo poco, per ora, del complesso di San Calocero successivamente alla traslazione del convento per cercare spiegazioni razionali. Il fondo venne comprato dai Peloso Cepolla, una potente famiglia cittadina, ed effettivamente le cucine del convento hanno risistemazioni tarde, di XVII secolo, che dimostrano come la struttura venne ancora utilizzata dai nuovi proprietari. Poco si sa di come venisse impiegata la ex chiesa del convento, ma certo che la grossa fossa aperta nella navata centrale in cui venne gettata la povera ragazza bruciata, poi coperta di pietre, ci restituisce l&#8217;immagine di uno spazio ormai abbandonato, forse utilizzato solo come rimessaggio\u201d. <\/p>\n<p>\u201cPer ora ogni ipotesi della presenza di una tale sepoltura appare prematura. Sicuramente gli spazi del convento non dovettero perdere una certa sacralit\u00e0 data dalla antica chiesa e dalla lunga permanenza pregressa delle spoglie del venerato Santo. Tuttavia i documenti successivi alla traslazione ci restituiscono una propriet\u00e0 &#8220;laica&#8221;, dei Peloso Cepolla, che non ci autorizza a pensare ad una sepoltura canonica, avvenuta come in qualsiasi cimitero o spazio sacro. Del resto le modalit\u00e0 dell&#8217;inumazione, con il corpo bruciato e gettato frettolosamente in una fossa, poi coperta di pietre, sembrano allontanarci da una normale deposizione cristiana. Resta comunque aperta la possibilit\u00e0 di una malattia virulenta e contagiosa, che avrebbe potuto decretare una sepoltura frettolosa in uno spazio defilato, ancora comunque percepito come sacro e protetto dalla precedente presenza di un corpo santo e il fuoco potrebbe essere stato impiegato come garanzia di purificazione e sanificazione delle spoglie, ma ogni ipotesi allo stato appare ancora aperta e occorrer\u00e0 approfondire maggiormente la storia del convento dopo l&#8217;abbandono&#8221; conclude Roascio.<\/p>\n<p>Elena Dell\u00f9, l&#8217;archeoantropologa che ha svolto le indagini preliminari sullo scheletro afferma: \u201cNon possiamo sapere se la combustione registrata dalle ossa sia stata la causa della morte dell&#8217;individuo (probabilmente di sesso femminile) o se sia intervenuta successivamente alla sua morte, certo, se cos\u00ec fosse, non dovette passare molto tempo dal decesso perch\u00e9 il rogo interess\u00f2 una salma non ancora scheletrizzata, quindi non decomposta. Lo scheletro non restituisce segni evidenti di morte violenta e neppure di gravi patologie registrate dalle ossa ad eccezione di un forte stato anemico, va comunque precisato che molte malattie virali o acute non avrebbero comunque lasciato tracce evidenti sulle ossa, quindi occorrer\u00e0 attendere eventuali indagini specifiche per avere ulteriori dati&#8221;. <\/p>\n<p>Concludono Pergola e Roascio: &#8220;per l&#8217;ottobre del 2016 \u00e8 gi\u00e0 programmata la terza campagna di scavo in concessione ministeriale, che ci auguriamo porter\u00e0 ancora ulteriori novit\u00e0 ad un sito gi\u00e0 ricchissimo di sorprese. Contestualmente allo scavo, assieme ai nostri preziosi sponsor Fondazione De Mari e Fondazione Lamboglia, organizzeremo un grande convegno internazionale proprio sulle sepolture anomale, che servir\u00e0 a fare il punto a livello europeo su questa interessantissima tematica dell&#8217;archeologia funeraria e riporter\u00e0 nuovamente Albenga al centro della ricerca, come lo fu ai tempi di Nino Lamboglia&#8221;. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Per l&#8217;ottobre del 2016 \u00e8 gi\u00e0 programmata la terza campagna di scavo in concessione ministeriale&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":2394,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[76198],"class_list":["post-313481","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-altre","tag-scavo-san-calocero","post_cat_citta-albenga"],"amp_validity":null,"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/313481","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/users\/2394"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/comments?post=313481"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/posts\/313481\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/media?parent=313481"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/categories?post=313481"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/staging.ivg.it\/ediapi\/wp\/v2\/tags?post=313481"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}